Pozzuoli, i cittadini bloccano il porto e ottengono le prime risposte dopo il terremoto

L'INDIPENDENTE - Wednesday, August 5, 2026

Ai Campi Flegrei la terra trema e i suoi abitanti tornano in piazza. A quattro giorni dalla scossa più violenta degli ultimi quarant’anni, più di un migliaio di persone hanno sfidato il caldo, riversandosi tra le strade di Pozzuoli per chiedere il rispetto dei propri diritti. Dal terremoto di venerdì mancano acqua e corrente nelle case, i controlli sull’agibilità procedono a rilento e centinaia di persone sono costrette a vivere da sfollati. Al grido di “la terra trema e le istituzioni dormono”, il corteo ha raggiunto il porto cittadino, occupandolo. Grazie alla mobilitazione, i cittadini hanno ottenuto un primo risultato: la partecipazione al tavolo in prefettura alla presenza del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Contestualmente, il governo Meloni ha approvato un primo stanziamento da 100 milioni di euro per far fronte ai danni del terremoto.

La scossa di magnitudo 4.7 registrata venerdì scorso poco prima delle 20 ha reso inagibili oltre 50 edifici, portando allo sgombero di centinaia di famiglie dalle proprie abitazioni. Il numero cresce man mano che le operazioni di controllo vanno avanti. Intere porzioni del territorio puteolano sono senz’acqua e corrente, mentre il bilancio dei feriti riporta ancora cinque persone ricoverate, di cui due in condizioni serie.

Ieri mattina comitati, movimenti politici e residenti hanno portato la loro esasperazione tra le strade di Pozzuoli, di fronte all’ennesima scossa che rende poco puntuali i discorsi sull’emergenza. Il fenomeno del bradisismo flegreo è strutturale, mai come negli ultimi anni ha mostrato una continuità così intensa, e pertanto richiede una risposta adeguata, non più interventi sconnessi tra loro. È ciò che denunciano le quasi duemila persone riunitesi in Piazza della Repubblica. Da lì è partito un corteo in direzione del porto cittadino, che è stato occupato dai manifestanti per circa un’ora, fino a ottenere un incontro con Piantedosi. Oggi, infatti, una delegazione cittadina ha preso parte all’incontro convocato in prefettura, alla presenza del ministro dell’Interno.

Tra le richieste avanzate dagli abitanti figurano: il ripristino della rete idrica ed elettrica nell’intero territorio di Pozzuoli; soluzioni abitative per gli sfollati e, soprattutto, la realizzazione di «un piano di messa in sicurezza idrogeologica e degli edifici a carico dello Stato», come scrive il Laboratorio Politico Iskra, tra i promotori del corteo. Essendo «consapevoli che questi tavoli istituzionali sono nient’altro che fumo davanti agli occhi», Iskra ha invitato gli abitanti dei Campi Flegrei a non calare l’attenzione, convocando per le 18 un nuovo presidio in Piazza della Repubblica.

Il ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare Nello Musumeci ha annunciato ieri un primo stanziamento da 100 milioni di euro destinati a finanziare gli interventi di riparazione degli edifici danneggiati dal terremoto. Questa mattina, durante un’informativa urgente al Senato, Musumeci è tornato sulla questione, dichiarando che per i Campi Flegrei «siamo tutti chiamati a ridurre i disagi alla popolazione colpita e a mitigarne l’esposizione al rischio. Sì, perché chi parla di messa in sicurezza sui Campi Flegrei dice una grande bugia». Secondo Musumeci, i residenti sono ormai assuefatti al rischio: «se il cittadino non percepisce il rischio, qualunque intervento dall’alto rischia di non essere efficace».

Questo scaricabarile di responsabilità, duramente criticato dai banchi dell’opposizione, pare funzionale a un cambio di percezione tra gli abitanti, portandoli verso l’abbandono della convivenza con il bradisismo, a differenza di quanto avevano fatto le generazioni precedenti, quando — dice ancora Musumeci — «il cittadino affidava il rapporto fra sé e il rischio al fato, o al dio cattolico, o al dio greco o, se volete, al destino». La risposta degli abitanti, pronti a riscendere tra pochi minuti in piazza, è altrettanto chiara: «Qui siamo nati, qui vogliamo restare».

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