Campi Flegrei: a oltre un mese dal terremoto sono più di 4mila gli sfollatiÈ passato più di un mese da quando, la sera del 31 luglio, la terra ha tremato
violentemente ai Campi Flegrei, colpendo soprattutto la città di Pozzuoli. La
scossa, di magnitudo 4.7, è stata la più forte degli ultimi 40 anni. Ha
danneggiato centinaia di edifici — interessati da crolli parziali e crepe — che
ancora oggi risultano inagibili. Ciò ha comportato lo sgombero di più di 4mila
persone, costrette a dormire per strada, in auto, o in appoggio ad amici e
familiari. Con il contributo offerto dallo Stato, le famiglie non riescono
infatti a coprire le spese per un alloggio, scontrandosi con la realtà di un
mercato immobiliare ormai alla deriva. La rabbia dei cittadini è stata portata
in piazza durante tutto il mese di agosto. Lunedì i comitati hanno partecipato
al tavolo in prefettura guidato dal ministro degli Interni Matteo Piantedosi,
denunciando a margine un generale disinteresse da parte delle istituzioni.
Un lungomare preso d’assalto da auto parcheggiate e brandine arrangiate, 217
edifici dichiarati inagibili, oltre 4mila sfollati e servizi che funzionano a
singhiozzo. Così si presenta Pozzuoli a un mese dalla scossa del 31 luglio
scorso, la più forte degli ultimi 40 anni — un “record” aggiornato soltanto lo
scorso anno con due terremoti, uno a marzo e l’altro a giugno, entrambi di
magnitudo 4.6. Nel 2024 altre due scosse con una magnitudo superiore a 4. A
riprova della strutturalità del bradisismo flegreo, cresciuto in termini di
frequenza e intensità negli ultimi anni. I cittadini pretendono pertanto
risposte adeguate, non più interventi sconnessi tra loro. Lo hanno ribadito
anche lunedì scorso, al tavolo in prefettura con cui Piantedosi ha raccolto le
richieste provenienti dal territorio in vista della conversione del
decreto-legge Campi Flegrei — l’ennesimo provvedimento d’emergenza. Gli abitanti
hanno chiesto sostegno a lavoratori e imprese colpiti dalle conseguenze del
sisma; congelamento delle tasse e soprattutto un piano di messa in sicurezza
idrogeologica del territorio, «perché qui siamo nati e qui vogliamo vivere».
Lo scetticismo è alto, soprattutto considerando i precedenti. Nell’ultimo
decreto-legge, il governo Meloni ha previsto un sostegno parziale alle
ristrutturazioni, che oscilla tra il 50 e il 70 per cento della spesa sostenuta.
I cittadini attendono però ancora il rimborso degli interventi effettuati a
seguito dei terremoti del 2024. La messa in sicurezza degli edifici sgomberati
resta invece a carico degli abitanti, alimentando la loro frustrazione. A questi
ultimi è stato offerto un contributo statale di 200 euro a persona — più
eventuali integrazioni per anziani e bambini — per cercare una soluzione
abitativa altrove. Cittadini e comitati denunciano l’inadeguatezza della misura,
incapace di coprire gli affitti imposti da un mercato immobiliare che, tra
Napoli e provincia, risulta sempre più in balia di turistificazione e
gentrificazione.
L’associazione Pozzuoli esiste ancora riporta annunci da 1000 euro mensili per
un bilocale in zona Varcaturo, a dieci minuti di auto dal centro flegreo. Ciò ha
portato gli sfollati ad arrangiarsi, rivolgendosi ad amici e familiari. C’è chi
dorme ancora in auto o su una brandina sul lungomare. La protezione civile ha
allestito un centro a Monterusciello, mentre un centinaio di persone sono state
sistemate in strutture alberghiere della provincia napoletana, lasciando ai
cittadini l’onere della spola tra famiglia e lavoro.
Negli ultimi due anni, i cittadini flegrei si sono mossi da un disagio
all’altro, senza poter contare su risposte strutturali delle istituzioni. C’è
l’emergenza, a cui segue il clamore mediatico e politico, infine si staglia
graduale l’abbandono senza soluzioni definitive: quella di Pozzuoli, e in
generale dell’intera area dei Campi Flegrei, è una storia che racconta la
modalità, tutta italiana, di affrontare problemi e storture. Pertanto si ripete
altrove. Lo sanno bene anche ad Amatrice, che di recente ha “celebrato” i dieci
anni dal violento terremoto dal 2016. Il paese è ancora tutto un cantiere, gli
abitanti vivono nella precarietà, con servizi a singhiozzo e un sentimento
generale di abbandono dello Stato.
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