Il polmone di Roma non ha tempo

Jacobin Italia - Wednesday, August 5, 2026

A Spin Time è ormai soprattutto una questione di tempo. Il palazzo nei pressi di Santa Croce in Gerusalemme a Roma, sgomberato per un principio di incendio, vede ormai da sette giorni i suoi occupanti, circa 400 persone, molti bambini e anziani, accampati sulla strada di fronte in attesa che la situazione di disagio e di pericolo sanitario venga risolta. Le trattative istituzionali tra gli abitanti, il Comune, la Prefettura, con la presenza discreta ma reale del Vaticano, vanno avanti abbastanza velocemente. Ma il problema centrale è poter rientrare nelle proprie case da cui gli abitanti dell’immobile sono stati cacciati, per motivi di sicurezza, costretti ad abbandonare le proprie cose. Tanto da provocare fatti come quello di una persona sotto cura psichiatrica che senza i propri farmaci ha avuto una crisi che avrebbe potuto provocare dei malintesi con le forze di polizia e che si è dovuta risolvere con un trattamento sanitario obbligatorio. 

Martedì mattina si è svolta l’ennesima conferenza stampa in cui i rappresentanti di Spin Time hanno fatto “il punto” sul tavolo di trattativa che si è tenuto lunedì sera, 3 agosto, in prefettura, al quale hanno partecipato il prefetto, il sindaco, il vicario generale della Diocesi di Roma, il questore, l’assessore capitolino al patrimonio e i rappresentanti della proprietà dell’immobile. La situazione al momento è questa:  il Comune ha presentato una proposta concreta, basata sulla valutazione dell’Agenzia del demanio, per l’acquisizione dell’immobile. La proprietà ovviamente tratta sul prezzo, al momento non c’è un esito.  «Ma è un passo avanti che non avremmo ottenuto senza la determinazione di chi da giorni resiste in strada, grazie alla mobilitazione della comunità resistente che ha abbracciato Spin Time in questi giorni» spiegano gli abitanti che fanno trapelare ottimismo e soddisfazione per aver potuto rimettere al centro «la regolarizzazione di questo palazzo» in direzione di uno spazio privato che torna pubblico. E quindi, dicono, grazie a «tutta la rete di solidarietà che si è stretta attorno a noi in queste settimane: dai sindacati, ai centri sociali, alla Chiesa e a tutte le realtà che si sono mobilitate ogni giorno». Realtà, anche singole, che in effetti si sono attivate prontamente, nonostante il caldo e il mese agostano. Un punto su cui torneremo più avanti. 

Solo che tutto questo, per quanto importante, è ancora «insufficiente». La vita in strada, per quanto resa decorosa dalla presenza massiccia della Protezione civile, di un presidio sanitario e di tanti volontari e volontarie, è comunque una vita che al momento si svolge sotto tendoni improvvisati mentre la notte si dorme nelle tende Igloo posizionate sull’asfalto. Ci sono bambini da custodire, adolescenti che oscillano tra l’allegria della propria età e lo sguardo un po’ perso, anziani costretti a stare sdraiati su letti improvvisati sul marciapiede. «Ci sono malati cronici, persone in chemioterapia, donne in gravidanza. Chiediamo che le loro condizioni di salute vengano prese sul serio, che gli animali rimasti dentro al palazzo vengano tutelati subito, e ricordiamo che ci sono ancora persone che non possono entrare a recuperare le proprie medicine» «Abbiamo fiducia nei confronti del percorso che è stato intrapreso – aggiungono gli abitanti – ma non abbiamo tempo». Nel tardo pomeriggio di martedì poi, a causa del caldo, un bambino è stato trasportato in codice rosso al Policlinico. L’intervento dei soccorsi è stato immediato e le condizioni del minore sono migliorate, ma lo stato di emergenza è più che evidente.

Leggi anche…

POLITICA

I movimenti del Vaticano

Salvatore Cannavò

Ecco quindi che viene rilanciato l’appello a partecipare al presidio e alle sue attività culturali – l’altra sera è intervenuto Roberto Saviano, martedì sera il film Pinocchio ha visto la presenza di Matteo Garrone e Massimo Ceccherini: «Ora, più che mai, è fondamentale essere qui con i propri corpi. Invitiamo le realtà culturali, gli artisti e tutte le persone che ci hanno sostenuto in questi giorni a essere qui con noi e a partecipare». 

Il carattere emergenziale della situazione non elimina però un altro fattore con cui leggere i fatti di questi giorni e che balza agli occhi mentre si attraversa il presidio in strada. Spin Time ha ricreato in pochissime ore una comunità ampia, una zona speciale nel cuore di Roma fatta di solidarietà, fiducia nella lotta collettiva, rispetto, cura delle persone e del territorio. Lo si vede nei singoli o singole che, la borsa a tracolla o nelle mani, portano quel che in questi giorni viene richiesto tramite i social: martedì sera erano «vestiti lunghi donna (leggeri), mutande donna, reggiseni, pantaloncini uomo/ragazzo, scarpe di tela, ciabatte, infradito, spazzole, cuscini, costumi mare uomo (eh sì, ci sono delle piscinette), canottiere uomo, ventilatori, ciabatte corrente, scale muratore, teli ombreggianti e spago, carrellino spesa, stendini». Di fatto, un trattato di biopolitica. Le questioni urgenti sono esattamente queste, elementi quotidiani con cui ognun@ di noi fa i conti nella propria riservatezza e privacy e che qui costituiscono invece un fatto pubblico, politico.

Ma Spin Time in questi giorni è il cuore della Roma solidale. Non c’è rete cittadina, formale e informale, che non faccia rimbalzare gli appelli alla solidarietà; non c’è realtà che non si informi, non voglia capire cosa succede e cosa succederà. Non è la solita lotta per la casa, è qualcosa di più, è una forma di mutualismo conflittuale che attorno al tema dell’abitare, declina i vari elementi di una lotta più ampia che, ad esempio, riguarda i diritti migranti, la tutela delle persone, la cittadinanza, la vivibilità della città e del territorio. Una comunità costruita nel tempo e che oggi si espone, senza pudore, a tutta la città che può così vedere quali sono i frutti di una solidarietà sedimentata senza alzare troppo la voce e senza arroganza, ma nella quotidianità di una lotta serrata. Questo è oggi Spin Time sotto i teloni di quella strada accaldata, dove giovani ragazzi tirano di pugilato, i piccoli giocano con la palla e qualcun@ riesce a bagnarsi nelle piccole piscine. Una situazione di disagio effettiva, un’urgenza a cui dare risposte immediate, ma esibite con la dignità di corpi che stanno lottando insieme.

Leggi anche…

CITTÀ

Città pubblica e città privata

Redazione Jacobin Italia

Per questo si tratta di un polmone che offre ossigeno alla città intera. E la offre anche a un’amministrazione che da troppo tempo è dedita soprattutto alla speculazione edilizia e al dissesto di alcuni territori come dimostra la vertenza degli ex Mercati generali di viale Ostiense o il cosiddetto Pratone di piazzale Clodio. Al momento il Comune di Roma sta facendo la sua parte e se il risultato verrà ottenuto – non solo l’acquisto dell’immobile, ma soprattutto il rientro immediato in casa degli abitanti – potrà vantare un risultato di eccellenza sul piano della solidarietà (a cui un contributo non indifferente sta dando il Vicariato). Però il Pd romano, il suo sindaco, continuano a voler puntare a rappresentare tutto, anche gli opposti: il polmone di solidarietà di Santa Croce in Gerusalemme e il portafogli finanziario degli ex Mercati generali. É una pretesa che il centrosinistra italiano ha da sempre, la possibilità di costruire alleanze ampie tenendo insieme sia chi lotta che chi specula. Alleanze impossibili, eppure riproposte da venti anni in qua. Sarà un tema di riflessione importante in vista delle amministrative, anche se oggi c’è un’emergenza da chiudere. Il polmone di Roma, per tornare a respirare, deve rientrare a casa.

*Salvatore Cannavò, già vicedirettore de Il Fatto quotidiano e direttore editoriale di Edizioni Alegre, è autore tra l’altro di Mutualismo, ritorno al futuro per la sinistra (Alegre, 2018) e Si fa presto a dire sinistra (Piemme, 2023).

Scuola giacobina

181920 Settembre 2026
Firenze Scopri il programma e iscriviti!

L'articolo Il polmone di Roma non ha tempo proviene da Jacobin Italia.