
NASpI estesa a chi costretto a licenziarsi per sfuggire alla violenza
Pressenza - Tuesday, August 4, 2026Il Messaggio INPS n. 2540 del 3 agosto 2026 riconosce il diritto all’indennità mensile di disoccupazione (Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego) alle lavoratrici e ai lavoratori costretti a dimettersi per sottrarsi a violenze o atti persecutori, anche quando questi provengono da soggetti estranei all’ambiente di lavoro, come un ex-partner o uno stalker. La segretaria della CISL Romagna commenta: “un passo importante da tradurre in tutela concreta”.
“Fino a oggi la tutela della disoccupazione involontaria restava ancorata quasi esclusivamente a fatti legati al posto di lavoro – ha dichiarato Elena Fiero – Con questo provvedimento l’INPS riconosce che anche una violenza subita fuori dall’azienda può giustificare le dimissioni per giusta causa, quando costringe una persona a lasciare il proprio impiego per tutelare la propria incolumità. Chi è costretto a dimettersi per mettersi in salvo non sta facendo una scelta libera, ma un atto di autodifesa, e come tale va sostenuto economicamente, non penalizzato”.
Nel comunicato stampa CISL Romagna spiega: “Il provvedimento nasce da un confronto tra l’INPS e il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, che ha richiamato anche la Raccomandazione del Consiglio d’Europa del 2002 sulla protezione delle donne dalla violenza. La tutela, precisa il messaggio INPS, non è automatica: serve dimostrare, con elementi oggettivi e documentati, un collegamento tra la violenza subita e l’impossibilità di continuare a lavorare, ad esempio un impatto grave sull’equilibrio psicofisico della persona, oppure minacce e molestie legate al tragitto casa-lavoro”.
“È una tutela reale, ma richiede di essere documentata con attenzione – osserva Elena Fiero – Ci rendiamo conto di quanto sia difficile trovarsi davanti a una scelta come questa: restare in un lavoro che non si riesce più a raggiungere in sicurezza, o dimettersi rischiando di perdere ogni tutela economica. Che questa condizione venga oggi riconosciuta per quello che non è non una scelta libera, bensì un atto di autodifesa, è un segnale importante.”
La tutela economica è solo una parte della risposta, evidenzia Elena Fiero: “La NASpI può essere un sostegno importante nel momento più difficile, ma non risolve il problema alla radice. Bisogna agire in primis perché nessuna donna debba abbandonare il proprio posto di lavoro per paura per la propria incolumità. Lo ripetiamo da tempo: la violenza contro le donne si combatte innanzitutto con un salto culturale: serve un cambiamento profondo nel modo in cui la nostra società guarda ai rapporti tra uomini e donne, nei luoghi di lavoro come nelle famiglie e nelle scuole.. Le tutele economiche e normative sono necessarie, ma da sole non bastano se non sono accompagnate da un lavoro costante di educazione, prevenzione e sensibilizzazione, fin dalle nuove generazioni”.