NASpI estesa a chi costretto a licenziarsi per sfuggire alla violenza
Il Messaggio INPS n. 2540 del 3 agosto 2026 riconosce il diritto all’indennità
mensile di disoccupazione (Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego) alle
lavoratrici e ai lavoratori costretti a dimettersi per sottrarsi a violenze o
atti persecutori, anche quando questi provengono da soggetti estranei
all’ambiente di lavoro, come un ex-partner o uno stalker. La segretaria della
CISL Romagna commenta: “un passo importante da tradurre in tutela concreta”.
“Fino a oggi la tutela della disoccupazione involontaria restava ancorata quasi
esclusivamente a fatti legati al posto di lavoro – ha dichiarato Elena Fiero
– Con questo provvedimento l’INPS riconosce che anche una violenza subita fuori
dall’azienda può giustificare le dimissioni per giusta causa, quando costringe
una persona a lasciare il proprio impiego per tutelare la propria incolumità.
Chi è costretto a dimettersi per mettersi in salvo non sta facendo una scelta
libera, ma un atto di autodifesa, e come tale va sostenuto economicamente, non
penalizzato”.
Nel comunicato stampa CISL Romagna spiega: “Il provvedimento nasce da un
confronto tra l’INPS e il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, che ha
richiamato anche la Raccomandazione del Consiglio d’Europa del 2002 sulla
protezione delle donne dalla violenza. La tutela, precisa il messaggio INPS, non
è automatica: serve dimostrare, con elementi oggettivi e documentati, un
collegamento tra la violenza subita e l’impossibilità di continuare a lavorare,
ad esempio un impatto grave sull’equilibrio psicofisico della persona, oppure
minacce e molestie legate al tragitto casa-lavoro”.
“È una tutela reale, ma richiede di essere documentata con attenzione – osserva
Elena Fiero – Ci rendiamo conto di quanto sia difficile trovarsi davanti a una
scelta come questa: restare in un lavoro che non si riesce più a raggiungere in
sicurezza, o dimettersi rischiando di perdere ogni tutela economica. Che questa
condizione venga oggi riconosciuta per quello che non è non una scelta libera,
bensì un atto di autodifesa, è un segnale importante.”
La tutela economica è solo una parte della risposta, evidenzia Elena Fiero: “La
NASpI può essere un sostegno importante nel momento più difficile, ma non
risolve il problema alla radice. Bisogna agire in primis perché nessuna donna
debba abbandonare il proprio posto di lavoro per paura per la propria
incolumità. Lo ripetiamo da tempo: la violenza contro le donne si combatte
innanzitutto con un salto culturale: serve un cambiamento profondo nel modo in
cui la nostra società guarda ai rapporti tra uomini e donne, nei luoghi di
lavoro come nelle famiglie e nelle scuole.. Le tutele economiche e normative
sono necessarie, ma da sole non bastano se non sono accompagnate da un lavoro
costante di educazione, prevenzione e sensibilizzazione, fin dalle nuove
generazioni”.
Redazione Italia