
Ceuta: la moltitudine mediterranea in movimento
Pressenza - Friday, July 31, 2026
Ceuta, enclave spagnola che si affaccia sullo stretto di Gibilterra dalla sponda del Marocco, è un piccolo spazio di territorio di frontiera. Come lo è Melilla. Un paragone può essere Lampedusa, anche se in questi casi non si tratta di isole con attorno il mare su ogni lato. Ma l’effetto che provoca una massa di migliaia di persone che tutte insieme si riversano su questi piccoli spazi è quello distorto di un esodo biblico. Che non c’è. I numeri ci dicono, dati OIM, che gli arrivi via mare e via terra in Europa quest’anno sono diminuiti del 40%. L’effetto Lampedusa distoglie dal fatto che queste crisi sono cicliche e riguardano numeri che non si discostano di molto, se non per diminuzione, anno dopo anno.
Fino al 26 luglio sono entrate a Ceuta 2900 persone.
Rappresentano il 18% degli arrivi in Spagna via mare e via terra, esclusa la rotta canaria.
Ovviamente, la condizione oggettiva nell’immediato imporrebbe intervento di assistenza e salvaguardia della vita umana: cosa che non si può assicurare vista ad esempio la capienza del CETI, hotspot come quello di Lampedusa, che ha una capacità di 500 posti. Il rapido trasferimento in altri luoghi della Spagna si impone non solo per garantire a tutti e tutte di poter esercitare il proprio diritto a chiedere asilo, ma anche per evitare situazioni di gravissima violazione dei diritti umani che dovrebbero, sempre, essere al centro di qualsiasi strategia di gestione delle crisi, in mare come in terra.
Per l’Italia certamente non è così: la richiesta di sospensione di Schengen, per la quale l’ambasciatore italiano in Spagna è stato subito convocato dal governo iberico, fa parte invece di una strategia di utilizzo speculativo della situazione, per alimentare l’immaginario dell’invasione, che non esiste, e attaccare il governo spagnolo sulle regolarizzazioni dei lavoratori e lavoratrici migranti varata da pochi mesi. Gli sciacalli, come si sa, si cibano di carogne, ma quelli che appartengono al regno animale così facendo compiono un atto di pulizia salutare per tutti. Gli sciacalli che appartengono invece al regno della politica si cibano di carogne ma aumentano l’immondizia morale che ci circonda.
Lo sciacallaggio nell’uso propagandistico delle situazioni, spesso tragiche e con un carico di morti innocenti che coinvolgono persone migranti, è una costante che riguarda le due sponde: della Libia e della Tunisia sappiamo tutto, del Marocco molto meno. Ma c’è chi dice che questo improvviso cedimento delle forze di polizia marocchine nel lasciarsi oltrepassare da qualche migliaio di esseri umani, che hanno aperto la strada ad una marcia verso Ceuta di 20.000 persone lunga 5 km, sia legata ad una frizione politica con il governo Sanchez, e in particolare alla visita in Algeria.
Ma come non considerare il fatto che i rapporti tra amministrazione americana e monarchia marocchina sono ottimi: ultimamente il governo spagnolo non si è “comportato bene” con il padre padrone di oltre Atlantico, e non stiamo parlando dello schiaffo dei mondiali, ma di Israele e Iran. Gli sciacalli abitano anche la geopolitica.
Non c’è nessuna “invasione”, ma certo, proprio nei giorni delle celebrazioni del 27mo anno dell’ascesa al trono del Re, pensate per consacrare il nuovo corso di una “monarchia moderna illuminata e liberista”, accade questo fatto. Anche da questo punto di vista una coincidenza singolare. Che vi siano nemici interni di Re Mohammed IV che abbiano voluto rovinare la festa?
In ogni modo, sciacalli di ogni risma a parte, quello che più deve interessare a chi vede l’essere umano e non il “clandestino” ( un aggettivo inventato e usato a man bassa da chi produce clandestinità), è la disponibilità soggettiva e collettiva a misurarsi con l’impresa di rompere il confinamento obbligato. Una condizione, Harraga, che riguarda milioni di persone nel mondo ed è globale. Nel caso della moltitudine di Ceuta riguarda il Mediterraneo: uno spazio storico, politico, culturale, religioso, artificiosamente ferito dalle politiche mortali del regime dei confini.
La lotta non è tra chi pensa ad un Mediterraneo senza confini e uno con i confini. Ma sulla porosità, sul diritto di mobilità ed attraversamento, sulla pretesa di agibilità del Mediterraneo di tutti i suoi abitanti e non solo di una parte. Sarebbe un errore pensare ad una omogeneità di condizione della moltitudine mediterranea in movimento. Ci sono famiglie che praticano il diritto di poter curare i loro figli malati, altre quello di cercare luoghi migliori per lavorare. C’è una moltitudine di giovani di quella “generazione Z” che si è mobilitata lo scorso autunno in Marocco, per chiedere più risorse per istruzione e sanità, più welfare e meno warfare. Duramente repressa dagli apparati di polizia, come in tout le monde.
Ci sono quelli che si mettono in cammino arrivando da altri paesi limitrofi, come l’Algeria, dove la situazione anche economica non è certo quella del Marocco in ascesa. Tutti e tutte questi diversi nostri vicini, abitanti come noi del Mediterraneo, hanno un passaporto che non gli garantisce di potersi spostare e muovere nel Mediterraneo, oppure non ce l’hanno proprio. Il dispositivo dei visti non vale alla stessa maniera per gli abitanti del Mediterraneo.
Nel 2024 (dato disponibile più recente) sono emigrati dall’Italia 80.000 giovani. Se lo avessero fatto tutti insieme puntando su Ventimiglia per passare in Francia, chiunque avrebbe parlato di una invasione e di un esodo biblico. Ma non accade, perché il loro passaporto, o carta d’identità, gli consente di muoversi. Dal 2011 al 2024 sono 630.000 i giovani italiani che se ne sono andati altrove, la maggior parte in Europa.
La moltitudine mediterranea di Ceuta ci ricorda che se i diritti sono solo di alcuni e non per tutti, si chiamano privilegi. E contro un sistema di privilegi, organizzato per aumentare e non diminuire le diseguaglianze a questo mondo, è giusto battersi.
Accoglienza, protezione, cura per le moltitudini mediterranee. No alla violenza del regime di confinamento. No all’organizzazione dello sfruttamento della forza lavoro a mezzo di clandestinizzazione.
Un pensiero ai morti innocenti di Ceuta, figli e figlie del Mediterraneo. Come noi.