Non solo a Ceuta, guerra ibrida alla Spagna di Sanchez
Da una parte, certo la speranza di una vita dignitosa quando nel tuo paese ti
viene negata. Ma quando sessantamila persone in un giorno attraversano una
frontiera in uno spazio tanto ristretto come l’enclave spagnola di Ceuta in
Marocco, non si può trattare di scelte di vita individuali né di una singola
organizzazione di trafficanti. Si tratta di una strategia con una pluralità di
attori coinvolti a livello internazionale, che utilizza i corpi dei migranti
come armi per raggiungere obiettivi politici che non si potrebbero perseguire in
altro modo.
Non si può certo ritenere che decine di migliaia di persone, per scavalcare la
frontiera di Ceuta, abbiano atteso una decisione legittima della Corte suprema
spagnola, che ha negato validità alle norme che stabilivano automatismi nei
respingimenti collettivi dei migranti irregolari arrivati via mare. Anche perché
quella stessa sentenza non bloccava le procedure legali di espulsione e
rimpatrio. Ma in Spagna, come in Italia, e negli Stati Uniti, fa comodo
attaccare la magistratura quando le sue decisioni non corrispondono alle attese
dei governi. Ed il resto lo fanno la disinformazione orchestrata dai media
vicini ai governi, ed il popolo invisibile dei troll che influenzano l’opinione
pubblica ed i sondaggi elettorali.
La cosiddetta “invasione” di Ceuta, mentre stranamente nell’altra enclave
spagnola di Mellilla sono arrivate nelle stesse ore appena un migliaio di
persone, è un classico esempio di guerra ibrida, che vede coinvolto in prima
linea il Marocco, che non poteva ignorare con i suoi efficienti apparati di
sicurezza, condivisi con Israele e gli Stati Uniti, quello che stava avvenendo
alla frontiera di Ceuta, e che nulla ha fatto, come altre volte in passato, per
arrestare la marea umana che si è riversata in territorio spagnolo. Sessantamila
persone non si mettono in marcia tutte insieme, mentre la polizia non vede
niente, e varcano una frontiera, senza alcun sistema organizzativo radicato a
livello istituzionale.
Già nel maggio del 2021, a seguito di un incidente diplomatico con Madrid sulla
questione del fronte Polisario, il governo marocchino aveva allentato i
controlli e circa 8 mila persone erano riuscite a varcare in soli due giorni la
frontiera sulla costa di Ceuta. Nessuno ricorda oggi che la maggior parte furono
rimpatriate in pochi giorni. Adesso altre recenti iniziative di Sanchez in
politica estera, forse una missione in Algeria, e soprattutto il suo
posizionamento contro il genocidio ancora in corso a Gaza e la pulizia etnica in
Cisgiordania, hanno aumentato il numero dei capi di governo che ne aspettano la
capitolazione, da Netanyahu a Trump, da tempo sostenitori del Re Mohammed VI del
Marocco. Mentre il Mediterraneo si conferma, giorno dopo giorno, come un mare in
guerra, soprattutto dopo la nuova crisi nel Mar Rosso, che impatta direttamente
sui transiti nel canale di Suez. La guerra degli stretti è più feroce che mai. E
Gibilterra costituisce una importante porta di accesso al Mediterraneo, decisiva
che il naviglio commerciale che è costretto a circumnavigare l’Africa.
Tra le prime vittime di questo esodo di massa dal Marocco diverse decine di
persone migranti, annegate in mare, a pochi metri dalla salvezza, altre vittime
del fascismo della frontiera, persone con una storia che scompare presto nel
nulla, obiettivo delle politiche di contrasto dell’immigrazione “illegale”, ma
il vero target che si voleva colpire è l’attuale governo spagnolo, forse anche
allo scopo, nel medio termine, di eliminare due postazioni strategiche di un
paese europeo sullo stretto di Gibilterra, sul quale gli Stati Uniti ed Israele
vogliono esercitare, con la complicità del Marocco, un controllo assoluto. Una
politica di guerra che si inquadra nel disegno più ampio di controllare gli
ingressi verso l’Unione europea, i passaggi verso Suez e le porte di uscita del
continente africano sul Mediterraneo, dal Marocco alla Tunisia, dalla Libia
all’Egitto.
Ancora una volta l’allarme invasione trova facile appiglio nelle immagini che
arrivano da Ceuta, Musk le diffonde paragonandole all’invasione degli zombi, la
Meloni minaccia l’ennesima sospensione della libera circolazione nello spazio
Schengen, dopo i fallimentari risultati di simili misure al confine
italo-francese ed a quello italo-sloveno, ma Macron sembra battere tutti sul
tempo sotto la spinta delle destre che su questi temi si avviano a spodestarlo
alla prossima scadenza elettorale. Secondo la Corte di giustizia dell’Unione
europea, la sospensione del sistema Schengen può essere richiesta da uno Stato
membro solo a seguito di minaccia grave e non prevedibile alla propria
sicurezza, arrivando fino a un massimo di 2 anni solo in caso di circostanze
eccezionali e qualora la minaccia riguardi l’intero Spazio Schengen. Chi non
rispetta questa regola, come l’Italia al confine con la Slovenia, rischia una
procedura di infrazione.
Mentre Giorgia Meloni cerca l’incidente diplomatico con Sanchez, il
vicepresidente del Consiglio Tajani ne spara un’altra delle sue, dichiarando che
Sanchez starebbe concedendo “la cittadinanza” a migliaia di migranti irregolari.
Mentre in realtà si tratta di una mera regolarizzazione, che dà diritto soltanto
ad un permesso di soggiorno temporaneo. Questa approssimazione rende evidente
come il vero obiettivo del governo italiano non sia una improbabile “difesa dei
confini”, quanto piuttosto una partecipazione all’attacco concentrico portato
dai governi di destra su scala globale a Pedro Sanchez, già oggetto di una
vergognosa campagna diffamatoria.
Come ha dichiarato il ministro degli esteri spagnolo Albares non si può
collegare l’invasione di massa a Ceuta con la recente regolarizzazione avviata
dal governo, perché è “falso che chiunque abbia attraversato il confine negli
ultimi giorni possa beneficiare di questa procedura, poiché richiede condizioni
molto specifiche, come dimostrare la residenza in Spagna prima del 1° gennaio
2026 e aver risieduto in Spagna per cinque mesi consecutivi al momento della
domanda”. Nessuno di coloro che sono entrati in questi ultimi giorni a Ceuta o a
Melilla potrà essere regolarizzato. Semmai si profilano respingimenti di massa,
e su queste procedure dovranno vigilare le organizzazioni non governative e le
agenzie delle Nazioni Unite, affinché non vengano cancellati i diritti umani
delle persone coinvolte e non venga esclusa la possibilità di accedere ad una
procedura di asilo.
In realtà le politiche espulsive della Spagna sono molto più rigorose nei
risultati di quelle propagandate dal governo italiano, al punto che gli accordi
con il Marocco arrivano a prevedere persino il rimpatrio forzato di minori non
accompagnati, e le procedure di accompagnamento forzato in frontiera sono più
numerose di quelle che riesce a realizzare il governo italiano, vantando grandi
successi da un anno all’altro, ma solo in termini percentuali.
Il calo degli arrivi in Spagna è tanto rilevante quanto in Italia. Finora nel
2026 a Ceuta non si erano registrati arrivi via mare di migranti irregolari
mentre erano stati 2826 quelli arrivati nella stessa enclave per via
terrestre. Secondo i dati diffusi dal Viminale l’Italia ha rimpatriato con
accompagnamento forzato appena 3.159 persone nel 2025 e 4021 nel 2026 (fino ad
oggi). La Spagna invece ha proceduto all’accompagnamento forzato di 3.400
persone nel 2025, mentre i dati per il 2026 saranno influenzati dalle procedure
di regolarizzazione in corso.
Ma grazie al lavoro degli immigrati regolari la Spagna è all’avanguardia in
Europa mentre le altre economie soffrono per la mancanza di manodopera. In ogni
caso si conferma come la effettività delle espulsioni non dipende soltanto dalle
politiche nazionali, ma soprattutto dai livelli di cooperazione con i paesi di
origine e dai finanziamenti che questi incassano.
Una speculazione vergognosa contro il governo di Pedro Sanchez per i fatti di
Ceuta, quella che rimbomba su tutti i media ormai controllati dal governo, alla
quale si aggiunge la minaccia di sospendere Schengen, che se fosse davvero
attuata, porterebbe l’Italia davanti alla Corte di giustizia Ue, con danni
incalcolabili nei rapporti con gli altri Stati membri e misure ritorsive che
ricadrebbero su tutti gli italiani. La “guerra in casa” la portano quei governi
che usano le frontiere per schiacciare corpi e sopprimere vite. Ed anche per
alimentare le paure collettive e cancellare la democrazia in nome dello Stato di
polizia.
Fulvio Vassallo Paleologo