
MEDU: “Il Governo italiano intervenga per la liberazione dei 14 medici palestinesi detenuti
Pressenza - Thursday, July 30, 2026Medici per i Diritti Umani (MEDU) ha inviato al Presidente del Consiglio Ministri e al Vicepresidente del Consiglio Ministri e Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale la lettera che li sollecita a non ignorare l’appello sottoscritto da molte associazioni di categoria e numerosi professionisti della sanità.
La petizione chiede di intervenire in soccorso del dottor Hussam Abu Safiya e di 13 medici palestinesi.
Nel comunicato divulgato oggi da MEDU è riportato il testo della lettera:
Presidente Giorgia Meloni e Ministro Antonio Tajani,
con questa lettera Medici per i Diritti Umani si fa portavoce delle oltre settemila persone che hanno sottoscritto la petizione per la liberazione di quattordici medici palestinesi detenuti da Israele senza accusa formale e senza processo. L’appello è stato rivolto in particolare ai medici, agli operatori sanitari e a tutte le professioni della cura (petizione su change.org).
La petizione ha raccolto un ampio sostegno da parte della comunità sanitaria italiana, sia a titolo individuale sia istituzionale.
Vi ha aderito la Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri – FNOMCeO, che rappresenta circa 470.000 professionisti, insieme a Ordini provinciali, società scientifiche, associazioni sanitarie e altre realtà istituzionali (comunicato Fnomceo).
Non presentiamo, dunque, soltanto una richiesta di MEDU. Ci facciamo interpreti della profonda preoccupazione espressa da migliaia di cittadine e cittadini impegnati nelle professioni della cura.
Tra i medici detenuti figura il dottor Hussam Abu Safiya, pediatra e direttore dell’ospedale Kamal Adwan, arrestato nel dicembre 2024 dopo aver continuato ad assistere la popolazione del nord di Gaza in condizioni drammatiche. Il dottor Abu Safiya è divenuto il simbolo dei professionisti sanitari che hanno continuato a curare i propri pazienti anche quando svolgere la missione medica significava mettere a rischio la propria vita.
Come lui, gli altri tredici medici inclusi nell’appello (Dr. Musab Samaan, Dr. Omar Amar, Dr. Ahmad Musa, Dr. Nahad Abu Taima, Dr. Medhat Abu Tabng’a, Dr. Murad Alkuka, Dr. Mahmud Hallak, Dr. Hamza Abu Sabha, Dr. Ahmad Shahada, Hassan Almukayed, Dr. Raed Mahdi, Dr. Akram Abu Odeh e Dr. Muhammad Ubaid) sono stati sottratti alle loro famiglie, ai loro pazienti e a un sistema sanitario già gravemente compromesso, proprio nel momento in cui la loro presenza sarebbe più necessaria.
I nostri colleghi di Physicians for Human Rights Israel (PHRI) seguono direttamente la situazione degli operatori sanitari palestinesi detenuti e ci forniscono aggiornamenti sui singoli casi. Le informazioni raccolte da PHRI sulla durata e sulle condizioni della detenzione, sulle difficoltà di accesso all’assistenza legale e sulle testimonianze di maltrattamenti destano profonda preoccupazione e richiedono un’iniziativa urgente della comunità internazionale.
La detenzione prolungata di questi medici non colpisce soltanto le persone arrestate e le loro famiglie. Priva un’intera popolazione di professionisti indispensabili e aggrava ulteriormente le conseguenze della distruzione delle strutture sanitarie e della drammatica carenza di personale.
Chiediamo pertanto al Governo italiano di assumere iniziative politiche e diplomatiche concrete e, in particolare, di:
- intervenire formalmente presso il Governo israeliano per chiedere la liberazione immediata dei quattordici medici palestinesi indicati nell’appello;
- richiedere informazioni complete e verificabili sul luogo e sulle condizioni della loro detenzione, sul loro stato di salute e sull’eventuale formulazione di accuse;
- sollecitare, nell’attesa della loro liberazione, l’accesso effettivo a un avvocato, ai familiari, a cure mediche indipendenti e agli organismi internazionali competenti;
- promuovere un’iniziativa coordinata in sede europea per la liberazione degli operatori sanitari detenuti senza accusa e per la protezione effettiva della missione medica;
- rendere pubbliche le iniziative intraprese dall’Italia e gli esiti delle interlocuzioni diplomatiche;
La protezione del personale sanitario non può dipendere dalla nazionalità dei medici o dal luogo in cui esercitano la propria professione. Curare i malati, assistere i feriti e rimanere accanto ai propri pazienti non può diventare motivo di arresto, violenza o persecuzione.
A nome delle oltre settemila persone che hanno firmato la petizione e delle numerose organizzazioni e istituzioni sanitarie che vi hanno aderito chiediamo al Governo italiano di utilizzare tutti gli strumenti politici e diplomatici a sua disposizione per ottenere la liberazione del dottor Hussam Abu Safiya e degli altri tredici medici palestinesi detenuti.
Curare non è un crimine. La protezione della missione medica non è negoziabile.
MEDU resta disponibile a incontrare il Governo per presentare la petizione, la documentazione relativa ai quattordici medici e le informazioni raccolte anche grazie al contributo dei colleghi di Physicians for Human Rights Israel.
In attesa di un Vostro riscontro e confidando in un concreto intervento del Governo italiano, porgiamo cordiali saluti.
Marco Zanchetta, Presidente di Medici per i Diritti Umani
Alberto Barbieri, Coordinatore generale di Medici per i Diritti Umani