In molti Paesi al mondo la Cina è ormai più popolare degli USA, specie tra i giovani

L'INDIPENDENTE - Wednesday, July 29, 2026

Il soft power statunitense in ambito politico e socioculturale – ossia la capacità di influenzare l’immaginario collettivo e la percezione degli Stati Uniti come superpotenza esportatrice di democrazia e libertà – si sta progressivamente indebolendo, mentre contemporaneamente l’opinione sulla Cina e sul suo presidente Xi Jinping sta notevolmente migliorando, soprattutto tra i giovani, registrando un’inversione di tendenza rispetto agli anni precedenti in diversi Paesi del mondo, Italia compresa. Lo rileva una ricerca del Pew Research, centro studi statunitense con sede a Washington, che ha svolto un sondaggio in 36 Paesi dei principali continenti, tra cui Asia, Europa, America Latina e Africa. Ne emerge una visione in cui non solo il capo del Dragone gode di più consensi rispetto a Donald Trump, ma anche in cui la politica estera cinese è considerata più affidabile e responsabile per gli interessi e la pace nel mondo di quella della potenza a stelle e strisce. Si tratta di un cambiamento importante nella percezione globale delle due potenze, in quanto fino ad ora Washington si è servita del suo modello di sviluppo e del suo stile di vita libertario per colonizzare l’immaginario collettivo delle altre civiltà, fondando anche su questo aspetto buona parte del suo imperialismo economico, politico e culturale.

Tuttavia, si assiste ora a un netto cambiamento di percezione che, iniziato già con la presidenza Biden, si sta ora acuendo con l’amministrazione Trump. Secondo il sondaggio, infatti, in 25 dei 36 Paesi analizzati, gli intervistati hanno un’opinione più favorevole della Cina che non degli Stati Uniti, con un divario tra le due potenze particolarmente ampio in diverse nazioni dell’Asia-Pacifico e del Medio Oriente. Tra gli Stati in cui il distacco della percezione tra Pechino e Washington risulta più marcato a favore del Dragone compaiono, tra gli altri, Pakistan, Gerusalemme est, Cisgiordania, Indonesia, Singapore, Spagna, Italia, Grecia, Sudafrica, Nigeria e Perù, ma anche gli Stati confinanti con gli USA come Canada e Messico vedono la Cina in modo più positivo degli Stati Uniti. Inoltre, l’America Latina registra una preferenza per la Cina in quattro dei sei Paesi presi in esame: Argentina, Cile, Perù e Messico. In Messico, in particolare, la preferenza verso Pechino tocca il 70% tra i giovani tra i 18 e i 34 anni. Segno di come Washington stia mancando il bersaglio delle giovani generazioni in un’area cruciale per la loro politica di potenza. La nazione a stelle e strisce gode di un’opinione più positiva solo in sei Paesi: Israele, Giappone, India, Filippine, Polonia e Corea del Sud.

Questo cambio di percezione a livello globale è cominciato in anni recenti, sebbene alcuni Stati direttamente colpiti dalle politiche americane avessero già precedentemente un’opinione negativa delle politiche americane. A partire dal 2023 si è registrato un più radicale cambio di prospettiva in molte nazioni, tra cui diverse anche europee e occidentali: ad esempio nel 2023 la maggioranza dei canadesi (57%) aveva un’opinione positiva degli Stati Uniti, mentre solo il 14% aveva un’opinione positiva della Cina. Oggi, al contrario, la percentuale di canadesi che ha un’opinione favorevole della Cina (44%) è superiore a quella positiva nei confronti degli Stati Uniti (33%). Si registra uno schema simile anche per nazioni come Italia, Grecia, Paesi Bassi, Germania, Francia, Argentina, Regno Unito, Australia, Svizzera, Indonesia e Spagna.

Per quanto riguarda il livello di popolarità di Donald Trump e Xi Jinping, i dati del sondaggio rilevano che il gradimento di entrambi è generalmente basso, ma che, tuttavia, nella maggior parte dei Paesi intervistati, la popolazione ha un’opinione più favorevole del presidente cinese. Addirittura tra gli Stati europei, le opinioni su Xi tendono a essere più favorevoli rispetto a quelle su Trump, sebbene con un divario percentuale poco marcato. Le uniche nazioni che esprimono un livello di apprezzamento verso Trump superiore a quello del capo cinese sono Ungheria, Brasile, Colombia, Polonia, India, Filippine, Giappone e Israele. Rimangono ancora maggioritari coloro che ritengono che gli Stati Uniti rispettino di più le libertà individuali rispetto alla Cina, ma anche questa percezione si sta modificando e il divario da questo punto di vista si sta riducendo.

I motivi che hanno portato a questo cambio di prospettiva nei confronti di quella che fino a poco tempo fa era ritenuta la patria della democrazia e della libertà sono soprattutto da ricercare nella recente politica estera degli USA. Dall’indagine emerge, infatti, che la maggior parte dei cittadini delle nazioni prese in esame dalla ricerca ritiene che gli Stati Uniti interferiscano negli affari esteri degli altri Stati, al contrario della Cina, e che Pechino sia un partner più affidabile rispetto a Washington. A contribuire al calo di popolarità degli USA ha contribuito poi la complicità della Casa Bianca con Israele nella guerra a Gaza, oltre al recente conflitto con l’Iran. In particolare, il 75% degli intervistati ritiene che Washington eserciti ingerenze negli altri Stati, mentre solo il 45% afferma lo stesso della Cina. Il fascino dell’american way of life, di Hollywood, dello Star system e del progresso materiale sta inesorabilmente venendo offuscato dalle azioni statunitensi all’estero, ritenute sempre più deleterie in molte nazioni. Il che implica, da parte degli USA, la perdita potenziale di un’importante strumento di influenza e di dominio, che va di pari passo con la crisi del sistema unipolare e con il cambio di assetti internazionali.

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