In molti Paesi al mondo la Cina è ormai più popolare degli USA, specie tra i giovani
Il soft power statunitense in ambito politico e socioculturale – ossia la
capacità di influenzare l’immaginario collettivo e la percezione degli Stati
Uniti come superpotenza esportatrice di democrazia e libertà – si sta
progressivamente indebolendo, mentre contemporaneamente l’opinione sulla Cina e
sul suo presidente Xi Jinping sta notevolmente migliorando, soprattutto tra i
giovani, registrando un’inversione di tendenza rispetto agli anni precedenti in
diversi Paesi del mondo, Italia compresa. Lo rileva una ricerca del Pew
Research, centro studi statunitense con sede a Washington, che ha svolto un
sondaggio in 36 Paesi dei principali continenti, tra cui Asia, Europa, America
Latina e Africa. Ne emerge una visione in cui non solo il capo del Dragone gode
di più consensi rispetto a Donald Trump, ma anche in cui la politica estera
cinese è considerata più affidabile e responsabile per gli interessi e la pace
nel mondo di quella della potenza a stelle e strisce. Si tratta di un
cambiamento importante nella percezione globale delle due potenze, in quanto
fino ad ora Washington si è servita del suo modello di sviluppo e del suo stile
di vita libertario per colonizzare l’immaginario collettivo delle altre civiltà,
fondando anche su questo aspetto buona parte del suo imperialismo economico,
politico e culturale.
Tuttavia, si assiste ora a un netto cambiamento di percezione che, iniziato già
con la presidenza Biden, si sta ora acuendo con l’amministrazione Trump. Secondo
il sondaggio, infatti, in 25 dei 36 Paesi analizzati, gli intervistati hanno
un’opinione più favorevole della Cina che non degli Stati Uniti, con un divario
tra le due potenze particolarmente ampio in diverse nazioni dell’Asia-Pacifico e
del Medio Oriente. Tra gli Stati in cui il distacco della percezione tra Pechino
e Washington risulta più marcato a favore del Dragone compaiono, tra gli altri,
Pakistan, Gerusalemme est, Cisgiordania, Indonesia, Singapore, Spagna, Italia,
Grecia, Sudafrica, Nigeria e Perù, ma anche gli Stati confinanti con gli USA
come Canada e Messico vedono la Cina in modo più positivo degli Stati Uniti.
Inoltre, l’America Latina registra una preferenza per la Cina in quattro dei sei
Paesi presi in esame: Argentina, Cile, Perù e Messico. In Messico, in
particolare, la preferenza verso Pechino tocca il 70% tra i giovani tra i 18 e i
34 anni. Segno di come Washington stia mancando il bersaglio delle giovani
generazioni in un’area cruciale per la loro politica di potenza. La nazione a
stelle e strisce gode di un’opinione più positiva solo in sei Paesi: Israele,
Giappone, India, Filippine, Polonia e Corea del Sud.
Questo cambio di percezione a livello globale è cominciato in anni recenti,
sebbene alcuni Stati direttamente colpiti dalle politiche americane avessero già
precedentemente un’opinione negativa delle politiche americane. A partire dal
2023 si è registrato un più radicale cambio di prospettiva in molte nazioni, tra
cui diverse anche europee e occidentali: ad esempio nel 2023 la maggioranza dei
canadesi (57%) aveva un’opinione positiva degli Stati Uniti, mentre solo il 14%
aveva un’opinione positiva della Cina. Oggi, al contrario, la percentuale di
canadesi che ha un’opinione favorevole della Cina (44%) è superiore a quella
positiva nei confronti degli Stati Uniti (33%). Si registra uno schema simile
anche per nazioni come Italia, Grecia, Paesi Bassi, Germania, Francia,
Argentina, Regno Unito, Australia, Svizzera, Indonesia e Spagna.
Per quanto riguarda il livello di popolarità di Donald Trump e Xi Jinping, i
dati del sondaggio rilevano che il gradimento di entrambi è generalmente basso,
ma che, tuttavia, nella maggior parte dei Paesi intervistati, la popolazione ha
un’opinione più favorevole del presidente cinese. Addirittura tra gli Stati
europei, le opinioni su Xi tendono a essere più favorevoli rispetto a quelle su
Trump, sebbene con un divario percentuale poco marcato. Le uniche nazioni che
esprimono un livello di apprezzamento verso Trump superiore a quello del capo
cinese sono Ungheria, Brasile, Colombia, Polonia, India, Filippine, Giappone e
Israele. Rimangono ancora maggioritari coloro che ritengono che gli Stati Uniti
rispettino di più le libertà individuali rispetto alla Cina, ma anche questa
percezione si sta modificando e il divario da questo punto di vista si sta
riducendo.
I motivi che hanno portato a questo cambio di prospettiva nei confronti di
quella che fino a poco tempo fa era ritenuta la patria della democrazia e della
libertà sono soprattutto da ricercare nella recente politica estera degli USA.
Dall’indagine emerge, infatti, che la maggior parte dei cittadini delle nazioni
prese in esame dalla ricerca ritiene che gli Stati Uniti interferiscano negli
affari esteri degli altri Stati, al contrario della Cina, e che Pechino sia un
partner più affidabile rispetto a Washington. A contribuire al calo di
popolarità degli USA ha contribuito poi la complicità della Casa Bianca con
Israele nella guerra a Gaza, oltre al recente conflitto con l’Iran. In
particolare, il 75% degli intervistati ritiene che Washington eserciti ingerenze
negli altri Stati, mentre solo il 45% afferma lo stesso della Cina. Il fascino
dell’american way of life, di Hollywood, dello Star system e del progresso
materiale sta inesorabilmente venendo offuscato dalle azioni statunitensi
all’estero, ritenute sempre più deleterie in molte nazioni. Il che implica, da
parte degli USA, la perdita potenziale di un’importante strumento di influenza e
di dominio, che va di pari passo con la crisi del sistema unipolare e con il
cambio di assetti internazionali.
The post In molti Paesi al mondo la Cina è ormai più popolare degli USA, specie
tra i giovani appeared first on L'INDIPENDENTE.