
La conquista delle élite. Dov’è andata a finire la neutralità della Finlandia?
Pressenza - Sunday, July 26, 2026Non sono i carri armati e i missili a decidere il futuro dell’Europa, ma le sue élite e di chi esse siano al servizio. La Finlandia mostra a che punto questa questione possa portare – e la Svizzera è già da tempo nella stessa situazione.
Oggigiorno le conquiste militari iniziano raramente con i soldati. Cominciano nelle aule universitarie, nei programmi delle borse di studio, nelle think tanks e attraverso relazioni esclusive. Chi conquista le teste, spesso poi non ha più bisogno di ricorrere alla violenza. L’autore finlandese Olli Tammilehto ha elaborato questa tesi controversa prendendo come esempio il proprio Paese – e non manca di destare attenzione anche in Svizzera.
Per decenni la Finlandia è stata considerata un intelligente esempio di neutralità politica. Oggi il Paese fa parte della NATO e, con un accordo sulla difesa, ha concesso agli Stati Uniti l’accesso a 15 basi militari. Una di queste si trova nelle immediate vicinanze della Flotta del Nord russa. Dal punto di vista di Mosca, la Finlandia passa così ad essere un obiettivo prioritario. Il prezzo da pagare per una maggior sicurezza potrebbe essere, paradossalmente, meno sicurezza.
Per Tammilehto questo sviluppo non è casuale. Egli lo considera il risultato di un coinvolgimento pluridecennale della leadership politica nelle relazioni transatlantiche. Programmi di scambio, università d’élite, fondazioni e organizzazioni come Atlantik-Brücke, German Marshall Fund, Fulbright o l’International Visitor Leadership Program del governo statunitense avrebbero plasmato, nel corso di generazioni, politici, funzionari, studiosi e addetti ai media. Senza alcuna imposizione, ma grazie a valori condivisi, carriere e relazioni personali. Chi viene socializzato in questo modo, ad un certo punto inizia a vedere gli interessi americani come se fossero i propri.
Come esempio, l’autore cita l’attuale presidente finlandese Alexander Stubb. Quest’ultimo ha trascorso anni formativi negli Stati Uniti e descrive lui stesso quanto il modo di pensare americano lo abbia influenzato. In seguito ha intrattenuto rapporti con Valerie Plame, successivamente rivelatasi un’agente della CIA, e durante la guerra in Georgia del 2008 è stato in stretto contatto con l’allora segretaria di Stato statunitense Condoleezza Rice. Per Tammilehto queste non sono coincidenze, ma tasselli di una strategia a lungo termine.
Spetta a ciascuno giudicare se le sue conclusioni, nel dettaglio, siano convincenti. È tuttavia indiscutibile che da decenni gli Stati Uniti investano ingenti risorse in programmi di scambio internazionali, networks di dirigenti e forum sulla politica di sicurezza. L’obiettivo è quello di conoscere fin da subito i futuri leaders, creare una rete di contatti e convincerli a sostenere idee strategiche comuni. Ciò avviene in modo trasparente, legale e, nella maggior parte dei casi, con grande successo.
La Svizzera non fa eccezione. Anche qui le think tanks transatlantiche, le fondazioni, i programmi universitari, le conferenze sulla sicurezza e le reti di relazioni internazionali fanno parte da tempo della quotidianità politica. Numerosi leaders provenienti dal mondo della politica, dell’amministrazione, dell’economia, dell’esercito e dei media si muovono con naturalezza in questi ambienti. Il networking internazionale è prezioso, purché non si trasformi in dipendenza intellettuale.
A maggior ragione un Paese neutrale deve porsi una domanda scomoda: chi influenza veramente quelle persone che decidono in questioni di politica estera, di sicurezza ed economiche? L’indipendenza, infatti, non è una questione di confini nazionali. Inizia nella mente. Se le élite politiche assumono la prospettiva delle grandi potenze prima ancora che vengano prese le decisioni, un Paese perde la propria sovranità molto prima che venga firmato il primo trattato.
La vera difesa della neutralità non inizia quindi con nuove armi. Inizia con uno spirito libero – e con élite che abbiano il coraggio di rappresentare innanzitutto gli interessi del proprio Paese.
Fonte: Olli Tammilehto: Finland and the Results of Elite Capture. 13.7.26
Traduzione dal tedesco di Anna Sette