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I gemellaggi che ci piacciono
Il Comune di Milano, a tutt’oggi, rimane gemellato con quello di Tel Aviv. Noi di “In piazza per Gaza”, dal 16 giugno 2025 presenza quotidiana in piazza del Duomo a MIlano, abbiamo scelto un altro gemellaggio: quello con le compagne e i compagni di Losanna, dal 30 giugno 2025 presenti tutti i giorni davanti alla stazione ferroviaria. Il 9 ottobre Alessandra, Michele, Paolo e Renata hanno “disertato” piazza Duomo a Milano per andare a conoscere le compagne e i compagni di Losanna, partecipando con loro al presidio che si svolge di fronte alla stazione ferroviaria, dalle 17:30 alle 18:30, ogni giorno dal 30 giugno 2025. Scorrono le stagioni: estate, autunno, inverno, primavera e poi di nuovo estate, autunno…e le persone continuano imperterrite a manifestare in strada. I passanti, per lo più frettolosi, perché stanno andando a prendere un treno, a volte sono indifferenti o addirittura abbassano la testa, a volte sorridenti e grati, a volte, più o meno apertamente, ostili. Si sentono i clacson dei veicoli che passano per la strada che separa il presidio dalla stazione e ci hanno spiegato che spesso sono saluti di sostegno rivolti proprio a chi è lì a mostrare cartelli e sventolare bandiere. In particolare avevano individuato un taxi che “salutava” sempre, finché un giorno il tassista è andato a presentarsi, ha detto di essere palestinese, che all’interno della sua vettura tiene una piccola bandiera della sua terra ed ha partecipato con loro all’azione. Samir invece ha dovuto interrompere, per questioni di lavoro, la sua presenza al presidio e, da allora, si dedica, in ogni momento che può e in ogni luogo della città, alla raccolta firme per l’iniziativa popolare federale per il riconoscimento dello stato di Palestina che è stata lanciata da un gruppo di cittadini di Ginevra. Obbiettivi del presidio di Losanna sono quindi: la protesta, l’informazione, la raccolta firme ma anche il sostegno, tramite raccolta fondi, a GazaLand, un’associazione umanitaria creata a Losanna da palestinesi di Gaza per Gaza che fornisce cibo, acqua e prodotti essenziali alle famiglie. GazaLand è stata scelta perché, al presidio, è presente regolarmente Rami, un palestinese che collabora con l’associazione. Da più di un’anno, Charlotte e Ulysse, il suo cane labrador, avevano preso l’abitudine di essere tutte le sere al presidio della stazione di Losanna. Ulysse era diventato un po’ la mascotte del gruppo, faceva parte della «famiglia». Poi, il dramma… Una sera di metà agosto, Charlotte e Ulysse avevano osservato l’eclissi solare sul balcone del loro appartamento, si erano poi soffermati, nella speranza di vedere qualche stella cadente e infine erano andati a dormire, lui sul balcone e lei nel suo letto. Verso le cinque del mattino Charlotte, svegliata dall’abbaiare di Ulysse, vede intorno a lei le fiamme. Chiama il cane rimasto sul balcone. Invano. Preso dal panico, non ce la fa a raggiungerla. Circondata dalle fiamme Charlotte deve fuggire. Infila presto pantaloni e scarpe ed esce sul marciapiede. Tutto brucia, anche il povero Ulysse. Charlotte rimane impietrita dall’orrore, ha perso tutto: casa, vestiti, documenti, foto, mobili, ricordi, è rimasto solo un cumulo di cenere. Ulysse le ha salvato la vita ma l’ha lasciata sola. Distrutta, è accolta da Luca, un amico della stazione che, ancora oggi, si prende cura di lei con altri amici. La sera dell’incontro con «gli amici di piazza del Duomo a Milano», Charlotte, per la prima volta dopo la tragedia, è tornata al presidio. E’ ancora molto fragile ma, a poco a poco, la luce filtra tra le nuvole. La lotta per la Palestina e i bambini di Gaza dà senso alla sua vita. I gazawi hanno dedicato un murale a Charlotte e Ulysse. Questo invece è il messaggio che le hanno inviato: “Un messaggio per la signora Charlotte dal cuore di Gaza, una terra che conosce il dolore, le perdite e le difficoltà. Oggi le inviamo tutto il nostro affetto e il nostro sostegno. Sappiamo che la perdita di Ulysse è stata un immenso dolore per lei, soprattutto dopo l’incendio che ha distrutto la sua casa. Perdere la propria casa è una prova terribile, ma perdere un compagno fedele che faceva parte della propria vita è un dolore indescrivibile. Noi dell’associazione GazaLand di Gaza abbiamo realizzato un disegno che ritrae lei e Ulysse. Desideravamo che questo disegno le arrivasse da Gaza come un bellissimo ricordo di lui, per dirle: Ulysse rimarrà sempre nel suo cuore e nei suoi ricordi. Alla stazione di Losanna, tutte le persone che sono al suo fianco hanno percepito il suo dolore. Siamo tutti con lei e le auguriamo tanto coraggio e forza in questo momento difficile. Charlotte, noi abitanti di Gaza sappiamo cosa significa perdere una persona cara e perdere la propria casa. Condividiamo il suo dolore e le inviamo tutta la nostra solidarietà e il nostro affetto. “ Al link sotto copiato si possono vedere: il filmato della realizzazione del murale e altro materialeuhj Presidio di Losanna Articolo di Renata Pironi e Michele Sangiorgio Redazione Milano
October 15, 2026
Pressenza
A412, ruspe e gendarmi contro la resistenza nel Chablais
ripreso da Osservatorio Repressione, a partire da un reportage di Maude Jaquet Nel Chablais francese avanza il cantiere dell’autostrada Machilly-Thonon mentre sono ancora pendenti i ricorsi degli oppositori. Ettari di bosco sono già stati abbattuti, aumentano fermi e controlli e il 5 ottobre la polizia ha sgomberato uno degli avamposti della mobilitazione. Nella foresta la resistenza continua. Le ruspe avanzano
October 12, 2026
La Bottega del Barbieri
Abusi-Chiesa: in Italia il silenzio è sacro
Impressionante l’auto-censura dei massmedia. Noi continuiamo a proporre i preziosi articoli e link di Federica Tourn, della «Rete L’abuso» e qualcos’altro. In coda una nota della Bottega (*). TRE LINK da «Preferisco i giorni feriali» (di Federica Tourn) Lo 007 del papa racconta (per sbaglio) lo scheletrone nell’armadio di Leone XIV – 19 settembre – di Giorgio Meletti «Denunciare gli
In Svizzera vince il no al referendum: rimane la neutralità filo-europeista
Il 27 settembre si è svolto, in Svizzera, il referendum sulla neutralità del paese. Il verdetto delle urne ha visto una netta vittoria del “no”, contro le richieste fatte dal comitato promotore del voto e in linea con le raccomandazioni del Consiglio federale e del Parlamento. In uno scenario di […] L'articolo In Svizzera vince il no al referendum: rimane la neutralità filo-europeista su Contropiano.
September 29, 2026
Contropiano
La conquista delle élite. Dov’è andata a finire la neutralità della Finlandia?
> Non sono i carri armati e i missili a decidere il futuro dell’Europa, ma le > sue élite e di chi esse siano al servizio. La Finlandia mostra a che punto > questa questione possa portare – e la Svizzera è già da tempo nella stessa > situazione. Oggigiorno le conquiste militari iniziano raramente con i soldati. Cominciano nelle aule universitarie, nei programmi delle borse di studio, nelle think tanks e attraverso relazioni esclusive. Chi conquista le teste, spesso poi non ha più bisogno di ricorrere alla violenza. L’autore finlandese Olli Tammilehto ha elaborato questa tesi controversa prendendo come esempio il proprio Paese – e non manca di destare attenzione anche in Svizzera. Per decenni la Finlandia è stata considerata un intelligente esempio di neutralità politica. Oggi il Paese fa parte della NATO e, con un accordo sulla difesa, ha concesso agli Stati Uniti l’accesso a 15 basi militari. Una di queste si trova nelle immediate vicinanze della Flotta del Nord russa. Dal punto di vista di Mosca, la Finlandia passa così ad essere un obiettivo prioritario. Il prezzo da pagare per una maggior sicurezza potrebbe essere, paradossalmente, meno sicurezza. Per Tammilehto questo sviluppo non è casuale. Egli lo considera il risultato di un coinvolgimento pluridecennale della leadership politica nelle relazioni transatlantiche. Programmi di scambio, università d’élite, fondazioni e organizzazioni come Atlantik-Brücke, German Marshall Fund, Fulbright o l’International Visitor Leadership Program del governo statunitense avrebbero plasmato, nel corso di generazioni, politici, funzionari, studiosi e addetti ai media. Senza alcuna imposizione, ma grazie a valori condivisi, carriere e relazioni personali. Chi viene socializzato in questo modo, ad un certo punto inizia a vedere gli interessi americani come se fossero i propri. Come esempio, l’autore cita l’attuale presidente finlandese Alexander Stubb. Quest’ultimo ha trascorso anni formativi negli Stati Uniti e descrive lui stesso quanto il modo di pensare americano lo abbia influenzato. In seguito ha intrattenuto rapporti con Valerie Plame, successivamente rivelatasi un’agente della CIA, e durante la guerra in Georgia del 2008 è stato in stretto contatto con l’allora segretaria di Stato statunitense Condoleezza Rice. Per Tammilehto queste non sono coincidenze, ma tasselli di una strategia a lungo termine. Spetta a ciascuno giudicare se le sue conclusioni, nel dettaglio, siano convincenti. È tuttavia indiscutibile che da decenni gli Stati Uniti investano ingenti risorse in programmi di scambio internazionali, networks di dirigenti e forum sulla politica di sicurezza. L’obiettivo è quello di conoscere fin da subito i futuri leaders, creare una rete di contatti e convincerli a sostenere idee strategiche comuni. Ciò avviene in modo trasparente, legale e, nella maggior parte dei casi, con grande successo. La Svizzera non fa eccezione. Anche qui le think tanks transatlantiche, le fondazioni, i programmi universitari, le conferenze sulla sicurezza e le reti di relazioni internazionali fanno parte da tempo della quotidianità politica. Numerosi leaders provenienti dal mondo della politica, dell’amministrazione, dell’economia, dell’esercito e dei media si muovono con naturalezza in questi ambienti. Il networking internazionale è prezioso, purché non si trasformi in dipendenza intellettuale. A maggior ragione un Paese neutrale deve porsi una domanda scomoda: chi influenza veramente quelle persone che decidono in questioni di politica estera, di sicurezza ed economiche? L’indipendenza, infatti, non è una questione di confini nazionali. Inizia nella mente. Se le élite politiche assumono la prospettiva delle grandi potenze prima ancora che vengano prese le decisioni, un Paese perde la propria sovranità molto prima che venga firmato il primo trattato. La vera difesa della neutralità non inizia quindi con nuove armi. Inizia con uno spirito libero – e con élite che abbiano il coraggio di rappresentare innanzitutto gli interessi del proprio Paese. Fonte: Olli Tammilehto: Finland and the Results of Elite Capture. 13.7.26 -------------------------------------------------------------------------------- Traduzione dal tedesco di Anna Sette ZEITPUNKT
July 26, 2026
Pressenza
In Svizzera l’acqua potabile se la beve l’intelligenza artificiale
> Un villaggio, un data center, un accampamento di protesta sgomberato e una > trasformazione del territorio mai deliberata dai suoi abitanti, e tuttavia > concessa, pratica dopo pratica. Alcune tende a Benken, nella regione vinicola di Zurigo, montate per protestare contro un data center per l’intelligenza artificiale in costruzione nella vicina Beringen, sono state sgomberate venerdì scorso dalla polizia cantonale di Zurigo, per poi essere rimontate il giorno dopo a Tengen, in territorio tedesco, a pochi chilometri dal confine, come ha comunicato sabato il gruppo «Aufstände der Allmende»: La protesta si svolge all’estero, i lavori proseguono. Scritto su un cartellone che una manifestante mostra alle telecamere: «Niente acqua potabile per i tecno-oligarchi». 36 MEGAWATT, TRE MESI A Beringen, l’azienda statunitense «Stack Infrastructure» sta realizzando un impianto da 36 megawatt di potenza che, secondo quanto emerso da una ricerca di SRF Data (servizio di analisi dati della Radio e Televisione Svizzera, N.d.T.), consumerà in futuro una quantità di energia pari a tre quarti del fabbisogno dell’intero cantone di Sciaffusa nel 2022. Si tratta quindi di un impianto che, come si legge nel rapporto, «dovrebbe aumentare il fabbisogno energetico del cantone di circa il 70 per cento». L’autorizzazione a costruirlo è stata concessa in tre mesi. Per le strade nazionali, gli aeroporti, le grandi centrali elettriche e le discariche, la Svizzera prescrive una valutazione di impatto ambientale. I data center, tuttavia, non figurano affatto nell’allegato del regolamento di legge che elenca in modo esaustivo gli impianti soggetti a valutazione – una lacuna segnalata dall’ONG Algorithm Watch in un’indagine. Le macchine, che tra le altre cose calcolano il nostro futuro, nel presente sfuggono ai controlli. UNA FORNACE CHE NESSUNO VUOLE Il Consiglio comunale di Beringen ha autorizzato per il data center 55’000 metri cubi d’acqua all’anno, ovvero 150’000 litri di acqua potabile al giorno – la quantità domandata inizialmente era sei volte superiore. E alla fine spetterà al meteo decidere se questa quantità sarà sufficiente: l’impianto è collegato alla rete pubblica di acqua potabile, in altre parole, alla stessa rete delle abitazioni. Durante un’estate torrida, il fabbisogno dei server di acqua per il raffreddamento è al massimo. E un’estate torrida è solitamente anche secca: in quel caso, le sorgenti e le falde acquifere da cui proviene l’acqua potabile si abbassano. L’acqua scarseggia per tutti. I server, però, funzionano 24 ore su 24: spegnerli non è un’opzione. Quindi il comune dovrebbe attingere ancora più in profondità dalle falde acquifere che si stanno prosciugando. Oppure acquistare acqua da altri comuni. Carenza d’acqua? Nessun problema. L’importante è poter chiedere all’intelligenza artificiale cosa dobbiamo fare in caso di carenza d’acqua. E che ne sarà di tutto il calore che l’acqua di raffreddamento porta via dal complesso? Un data center è anche una fornace. Quasi tutta l’energia elettrica che vi affluisce si trasforma in calore: 36 megawatt che devono essere smaltiti da qualche parte. Ci si potrebbero riscaldare case, scuole, interi quartieri, oppure semplicemente li si disperde nell’aria. A Beringen la costruzione era stata autorizzata prima che si sapesse dove smaltire. Poi è arrivato uno studio dell’Ufficio federale dell’energia (UFE): a causa della mancanza di condutture e di utenti, solo il 30 % del calore verrebbe utilizzato a livello locale. Il resto va sprecato. Nel frattempo si sta provvedendo a migliorare il progetto: un bacino di accumulo sotterraneo, pompe di calore, la città di Sciaffusa come acquirente, per un costo di 58 milioni di franchi. Chi paga, chi ne è responsabile: tutto questo è ancora in sospeso. Ecco com’è la pianificazione nell’era dell’intelligenza artificiale: prima il cemento, poi le domande, poi la fattura. UN DATA CENTER CHE CONSUMA PIÙ ELETTRICITÀ DI LOSANNA Beringen non è un caso isolato. In Svizzera ci sono circa 120 data center e altri 20 sono in fase di costruzione. Con oltre 13 impianti per milione di abitanti, il Paese è tra quelli con la più alta densità al mondo, come riporta la rivista «Bilanz». Nel 2024 questi centri consumano 2,1 terawattora, ovvero il 3,6 % dell’energia elettrica svizzera. Adrian Altenburger, professore all’Università di Lucerna e autore dell’autorevole studio dell’UFE, stima che tale quota sia già oggi compresa tra il 6 e l’8 %, secondo quanto dichiarato alla SRF, e ritiene possibile che raggiunga fino al 15 % entro il 2030. Si tratterebbe di una quantità superiore a quella consumata dall’intero cantone di Zurigo. A Volketswil è previsto un unico centro da 100 megawatt che, a quanto pare, richiederà più elettricità della città di Losanna. Tra il 2014 e il 2030, le aziende elettriche del Cantone di Zurigo costruiranno nove nuove sottostazioni – ovvero quegli impianti che trasformano la corrente ad alta tensione proveniente dalla rete principale, portandola alla tensione della regione. Sei di queste saranno realizzate principalmente per i data center. Prima è stato il servizio di cloud a stimolare questo appetito, poi il trasferimento dei dati aziendali a Google, Microsoft e Amazon, e ora è l’intelligenza artificiale ad accrescerlo. Contro alcune tende di protesta nella campagna zurighese c’è solo una soluzione: una dozzina di agenti di polizia e un’unità cinofila. © zVg È possibile ricontrollare i calcoli e le affermazioni di Algorithm Watch: entro il 2030, secondo quanto previsto dalla legge sull’energia, in Svizzera dovrebbero essere prodotti circa 2’100 gigawattora in più di energia elettrica rinnovabile. Ognuno degli impianti fotovoltaici montati sui tetti, ogni impianto alpino, ogni dibattito su ogni turbina eolica, ogni votazione, ogni ricorso, ogni compromesso: ogni sforzo, sommato insieme, porta a questa cifra come risultato. I data center, tuttavia, consumerebbero nello stesso periodo oltre 4’000 gigawattora addizionali di energia. Il surplus di energia derivante dalla transizione energetica, un’opera collettiva per la quale questo Paese si batte da decenni, verrebbe consumato prima ancora di esistere. Perché questa nuova energia elettrica era destinata ad un compito: sostituire il vecchio sistema – il riscaldamento a gasolio con la pompa di calore, l’auto a benzina con quella elettrica. Ma se ora si aggiunge un nuovo consumatore, più grande dell’intero surplus, la nuova energia elettrica non sostituirà più nulla. Alimenterà il nuovo arrivato, mentre i sistemi di riscaldamento a gasolio continueranno a funzionare, per un altro anno, altri due anni, chissà. I data center non sottraggono energia alle pompe di calore, ma rallentano il ritmo della transizione energetica. Per ora il ritmo. Perché oggi nessuno può dire come si svilupperà questa tendenza. Le previsioni del settore vengono riviste al rialzo ogni sei mesi, e ogni revisione erode un’altra fetta dell’incremento. Una transizione che rallenta sempre di più, mentre il suo concorrente raddoppia: da quando si tratta ancora di un ritardo e da quando si tratta di un arresto completo? Uno scontro politico al riguardo è quasi inesistente. Un’iniziativa qui, un rapporto là, il dibattito procede a rilento, ma il settore è in piena corsa. IL CAMPO DI PROTESTA COME SISMOGRAFO In un rapporto del 2025, il Consiglio Federale svizzero ammette di non avere idea in merito a quali modelli di IA siano effettivamente in uso in Svizzera, per non parlare di quanto consumo energetico comportino. Punta sull’autoregolamentazione e attende uno studio che innanzitutto gli indichi cosa sta accadendo nel proprio Paese. In assenza di dati concreti, la politica rimane impantanata nella disputa sulle competenze, e la discussione è in pieno svolgimento. La consigliera nazionale dei Verdi Marionna Schlatter dichiara alla SRF: «In Svizzera assistiamo ad una crescita enorme di questi siti ad altissimo consumo energetico e di risorse». Schlatter chiede norme nazionali in materia di elettricità, acqua e calore residuo. Il consigliere alla Camera dei Cantoni della FDP (N.d.T. in Italiano: PLR.I Liberali Radicali), di Sciaffusa, Severin Brüngger, ritiene che invece i Cantoni abbiano il dovere e la competenza per intervenire; il suo Gran Consiglio, del resto, ha appena reso obbligatorio lo sfruttamento del calore residuo. Entrambi hanno ragione, e probabilmente è proprio questo il problema: finché la Confederazione e i Cantoni si rimpallano le competenze, nessuno delibera sulle questioni fondamentali. Gli attivisti e le attiviste – ieri a Benken, oggi a Tengen – fungono in questo senso da sismografi. Hanno compreso ciò che le autorità preposte al rilascio delle autorizzazioni non hanno dovuto verificare: che il cloud è un’entità concreta, che consuma acqua, energia termica e terra, che ogni richiesta inviata a una macchina fa girare una turbina da qualche parte. Negli Stati Uniti, riporta la rivista «Bilanz», gli elettori repubblicani e democratici per una volta sarebbero d’accordo nell’opposizione ai data center. Se la Svizzera seguisse questo esempio, sarebbe prevedibile un’iniziativa per dire “No ai data center”. Ma chi ha deciso, in realtà, che questo Paese diventasse una sede per i server? Che la sua elettricità, la sua acqua, la sua transizione energetica cedessero il passo a questa particolare industria? La risposta è: nessuno. Non c’è mai stata una decisione del genere. Ci sono state solo concessioni edilizie, un comune dopo l’altro. Esempio Beringen: autorizzazione concessa in tre mesi da un ufficio tecnico comunale. La somma di queste concessioni, però, sta cambiando il Paese. Le tende di chi protesta tuttavia sono piantate in Germania. -------------------------------------------------------------------------------- Traduzione dal tedesco di Anna Sette INFOsperber
July 23, 2026
Pressenza
Trump sabota il suo accordo
Trattare con le bombe è un’arte, ma né Trump né, a maggior ragione il genocida Netanyahu, sono degli artisti. Neanche il tempo di far incontrare nella stessa stanza la delegazione iraniana – di altissimo livello, come vedremo – e quella statunitense che già il tycoon prendeva a minacciare la controparte […] L'articolo Trump sabota il suo accordo su Contropiano.
June 21, 2026
Contropiano