Che sia libero prima che sia troppo tardi

Comune-info - Thursday, July 23, 2026
Roma, 18 luglio. Foto Sanitari per Gaza

Il dottor Hussam Abu Safiya, arrestato il 27 dicembre 2024, dopo ripetuti attacchi all’ospedale Kamal Adwan, l’ultimo rimasto funzionante nel nord di Gaza prima della distruzione totale, dove lavorava come pediatra e direttore, è in pericolo di vita.

Sabato 18 luglio a Roma si è svolto l’ultimo di una serie di presidi (e ce ne saranno ancora) promosso dalla rete dei Sanitari per Gaza, Assopace Palestina, Libere Cittadine per la Palestina e #Digiunogaza, che hanno dato seguito all’appello internazionale lanciato da Doctors against genocide e dalla Croce Rossa Internazionale che chiedono urgentemente, insieme alle numerose mobilitazioni di questi giorni, la liberazione del dottor Abu Safyia e di tutti i prigionieri palestinesi detenuti illegalmente nelle carceri israeliane.

Come riferisce Amnesty International (qui) Il dottor Abu Safyia è detenuto senza incriminazione né processo in base alla cosiddetta “Legge sui combattenti illegali”, una normativa che autorizza l’esercito a emettere ordini di detenzione rinnovabili indefinitamente nei confronti di chiunque sia sospettato di costituire una minaccia per la sicurezza dello stato o di essere coinvolto in attività ostili, sulla base di prove segrete e senza l’obbligo di presentare un atto d’accusa.

Abu Safiya è detenuto nel centro di detenzione di Rakevet, una sezione sotterranea situata sotto il complesso carcerario di Ayalon, dove i detenuti provenienti dalla Striscia di Gaza sono sottoposti a torture e a trattamenti disumani. Il centro è stato riaperto durante il genocidio, dopo essere stato chiuso nel 1985 proprio a causa delle sue condizioni disumane.

Il 16 giugno 2026 la Corte suprema israeliana ha respinto il ricorso presentato dal dottor Safiya contro la sua detenzione, confermandola almeno fino a ottobre 2026. Israele impedisce al Comitato internazionale della Croce Rossa di visitare le persone palestinesi detenute e imprigionate dall’ottobre 2023.

Il 2 luglio l’avvocato Nasser Odeh dell’associazione Physicians for Human Rights Israel ha visitato Abu Safyia e ha riferito di aver visto lividi recenti e segni di tortura sulla testa e su tutto il corpo del dottore al punto da renderlo quai irriconoscibile. Il medico si è presentato all’incontro con mani e piedi incatenati. Nella sua drammatica testimonianza l’avvocato lo ha descritto come estremamente debilitato e sul punto di perdere conoscenza.

Come già hanno confermato i Sanitari per Gaza nell’incontro di cui abbiamo scritto (qui), l’avvocato Odeh ha riferito che il dottor Safiya gli ha detto: “Questa è l’ultima volta che mi vedrai… Mi hanno portato qui per uccidermi”. Secondo quanto riferito dall’avvocato, dopo il trasferimento nel famigerato centro di detenzione di Rakevet, il medico è stato sottoposto quotidianamente a percosse, minacce e ad altre forme di violenza, non ha accesso alle cure mediche e le quantità di cibo sono misere. Abu Safiya ha perso una significativa quantità di peso, circa 40 chili.

Erika Guevara Rosas, direttrice delle ricerche e delle campagne di Amnesty International. ha detto che “i dettagli che stanno emergendo sul peggioramento delle condizioni di detenzione del dottor Hussam Abu Safiya sono davvero agghiaccianti. È inaccettabile che un pediatra, che ha dedicato la propria vita a salvare quella degli altri nella Striscia di Gaza occupata, sia sottoposto a torture e maltrattamenti, compresi gravi abusi fisici e psicologici e un prolungato isolamento, mentre viene detenuto senza alcuna giustificazione… Queste condotte rientrano tra gli elementi che caratterizzano il genocidio in corso commesso da Israele contro la popolazione palestinese della Striscia di Gaza. Le semplici espressioni di preoccupazione rappresentano ormai poco più di un cinico alibi per giustificare l’inazione degli stati di fronte alla sistematica distruzione dei diritti umani della popolazione palestinese” e, aggiungiamo, allo sterminio di giornalisti, reporter e di chiunque testimonia le atrocità compiute dall’IDF su ordine del governo di Netanyhau.

Le più importanti organizzazioni sanitarie internazionali, come People Health Movement, Doctors for Gaza e Health Advisory Council of The Jewish Voice for Peace, chiedono che l’Israeli Medical Association (IMA) sia sospesa dalla World Medical Association (WMA) per non aver denunciato il genocidio dei palestinesi, la distruzione delle strutture sanitarie, le torture e le uccisioni degli operatori sanitari a Gaza.

Un articolo del 16 giugno della prestigiosa rivista scientifica The Lancet, (qui) riporta le parole di Leslie London, professore emerito di Sanità Pubblica all’Università di Cape Town, secondo il quale “l’IMA è collusa negli indicibili trattamenti riservati ai palestinesi nel corso della guerra. Non c’è alcun riconoscimento dell’evidenza che i soccorsi e il personale sanitario a Gaza siano stati bersagli, né delle crudeli, inumane e degradanti condizioni dei detenuti palestinesi nelle prigioni israeliane. Mentre i gazawi sono affamati, privati dell’acqua e di cure mediche, l’IMA rimane silente”.

Benchè l’IMA abbia sostenuto che le accuse contro di lei sono menzogne e che la petizione è un pericoloso precedente che confonde il governo del paese con le sue associazioni sanitarie, Derek Summerfield, ricercatore-senior al King’s College di Londra che l’ha firmata insieme ad altre 1150 associazioni e operatori sanitari dice che “l’IMA ha rotto ogni regola della World Medical Association”. Nell’ottobre 2025 South African Medical Association ha sospeso i legami con l’IMA e ne ha richiesto la sospensione dalla WMA per la sua condotta “nel contesto degli obblighi etico-sanitari e umanitari internazionali”.

Come ha ribadito giorni fa a Radio Onda d’Urto Vittorio Infante, psichiatra e psicoterapeuta all’Università di Roma “Tor Vergata”, attivo nei Sanitari per Gaza, più di 1.700 operatori sanitari sono stati trucidati e la sanità a Gaza è al collasso, essendo stati distrutti tutti i 36 presidi sanitari nella Striscia.

In Cisgiordania la situazione non è migliore. Paola Prestigiacomo (Sanitari per Gaza), coordinatrice infermieristica e strumentista di sala operatoria ci dice che “in Cisgiordania hanno paura che succeda quello che succede a Gaza, con la polizia israeliana che è complice dei coloni. L’arresto che c’è stato a novembre di Luisa Morgantini, Michael e Hassan Selmi ha dimostrato il clima di terrore in cui vivono i villaggi. Sono stati fermati a Masafer Yatta ed è stato detto loro che quella era una zona militare ma non lo era; uno dei coloni ha cominciato a insultarli. Hanno chiamato la polizia che ha intimato di andarsene e Luisa ha detto loro a brutto muso che quella non era zona militare. L’hanno presa – una persona di 85 anni – portata in commissariato e interrogata”. “Per questo – continua Paola- sono importanti le mobilitazioni di questi giorni, perché se uno stato riconosce che c’è genocidio, ci sono degli obblighi da parte di quello stato sia economici sia imperativi per impedire il genocidio, riparare e pagare i danni di guerra, invece i nostri governi sono complici. Israele è stato sanzionato 150 volte ma non ha firmato lo Statuto di Roma e non ha neanche confini delimitati”. Le azioni di sostegno e le mobilitazioni dei Sanitari per Gaza e di altre reti sono essenziali. “La nostra ‘mission’ per Gaza e per la Cisgiordania è che là c’è una violazione chiara dei diritti umani e dei diritti di salute delle persone. É questo che ci unisce. Noi lavoriamo h 24, ma a rotazione tu vedi turnisti in piazza, medici e operatori e operatrici che, dopo aver fatto turni massacranti, sono ai presidi sotto il sole a 40 gradi…E ci sono tante e tanti attivi nelle retrovie”.

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