Sanitari per Gaza, esempio di solidarietà transnazionale--------------------------------------------------------------------------------
Foto di Milano InMovimento
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Sanitari per Gaza è una rete di operatrici e operatori del settore sanitario
nazionale pubblico e privato che si dirama in oltre venti reti locali ed è
collegata a reti internazionali come Doctors against Genocide, e Health Workers
for Palestine che opera in vari paesi europei, Francia, Spagna, Germania, Gran
Bretagna, Olanda, Belgio e in Palestina, Sudafrica, Egitto, Turchia, Australia e
altri e che, insieme alle cento associazioni, gruppi e organizzazioni, svolge un
essenziale servizio di informazione, assistenza, cura e lavoro terapeutico in
rapporto diretto con medici e operatori sanitari che a Gaza e in Cisgiordania
rischiano la vita continuando a salvare vite e testimoniano le atrocità compiute
dall’IDF su ordine del governo di Israele.
In una serie di incontri cerchiamo di fare luce sulla realtà, per lo più
invisibile, della distruzione del sistema sanitario palestinese. In questa prima
conversazione ne parliamo con Valeria Cioni, ginecologa, Paola Prestigiacomo,
coordinatrice infermieristica e strumentista di sala operatoria e Vittorio
Infante, psichiatra e psicoterapeuta transculturale nell’Azienda Ospedaliera
Universitaria “Policlinico Tor Vergata” a Roma.
Sanitari per Gaza nasce dopo il 7 ottobre e nasce perchè avete avuto subito la
percezione che quello che stava accadendo non era come le altre volte. Che
fossero necessari interventi d’emergenza…
Paola Prestigiacomo: Sanitari per Gaza nasce nel dicembre 2023 su input del
gruppo dei sanitari di Firenze che avevano costituito un primo gruppo. Dopo
pochi giorni a Roma ci siamo riuniti, insieme a Francesca Anna Perri e ad alcuni
specializzandi dell’Ospedale Umberto primo, nella sala del sindacato al
Policlinico. Ho tanti amici nella Striscia di Gaza che hanno studiato qui e poi
sono tornati dopo la seconda intifada e con i social siamo rientrati tutti in
contatto e la percezione che abbiamo avuto è che fosse qualcosa di molto più
forte del 2014 e già nel 2014 avevamo collaborato con diversi carichi di aiuti
svuotando i magazzini di tutti gli ospedali romani e dell’ospedale di
Civitavecchia; avevamo fatto tre camion e aggirato i blocchi in Israele,
autotassandoci e facendo il carico privato. Israele già bloccava gli aiuti dopo
le prime 24 ore. Dopo il 7 ottobre, dopo quattro giorni già avevo la sensazione
che fosse molto peggio del 2014; tra l’altro un mio amico psicologo è stato
ammazzato con tutta la famiglia il 12 ottobre…
Agli inizi del 2024 siamo consapevoli del fatto che Israele non si sarebbe
fermato, che l’Unione Europea non ha voce sull’ipotesi di ‘cessate il fuoco’,
che in qualche modo era legata all’opzione “due popoli due stati” che già da
tempo era impraticabile ed era però l’unica alternativa che si poteva dare,
mentre Israele dopo il primo ‘cessate il fuoco’ ha continuato massacri e
distruzione degli ospedali nella Striscia…
Valeria Cioni: fin dall’inizio il genocidio, oltre agli omicidi di massa, si è
connaturato con la distruzione del servizio sanitario nazionale, e subito, negli
attacchi alle maggiori strutture sanitarie di Gaza come l’ospedale Al Shifa, un
ospedale grande come per noi il Policlinico. Sono state prese subito d’assalto
le maternità, le sale parto, i centri per la procreazione assistita, i centri
per l’infanzia, le unità di terapia intensiva neonatale, quindi si è capito
subito che l’intenzione genocidaria si concentrava in quella fase sulla
distruzione del servizio sanitario. Si tratta di atti di genocidio perché
impedisce la sopravvivenza della popolazione anche alla fine delle ostilità.
Chiaramente, sapendo che la protezione in guerra dovrebbe essere particolare nei
confronti dei sanitari e dei luoghi di cura sia per le convenzioni di Ginevra
che per la convenzioni contro il genocidio ci siamo resi conto della imminente
catastrofe umanitaria.
Dopo la prima impresa della Sumud Flotilla la rete si è estesa…
Vittorio Infante: La consapevolezza della gravità di quanto stava accadendo a
Gaza ha via via consolidato la rete nazionale di SpG e al contempo abbiamo
sentito l’esigenza di collegarci alle nascenti reti internazionali e a tutte le
iniziative umanitarie in corso. Non abbiamo mai smesso di denunciare la
deliberata e sistematica distruzione del Sistema Sanitario di Gaza – un
sanitaricidio – sono stati distrutti o danneggiati tutti i 36 presidi sanitari,
sono stati assassinati 1700 sanitari, e non abbiamo mai smesso di chiedere la
fine dell’occupazione sionista e la cessazione delle azioni genocidarie e di
partecipare ad eventi a carattere solidaristico e umanitario come ad esempio la
collocazione e l’assistenza di gazawi giunti in Italia perché bisognosi di cure
e, di recente, il sostegno alla Mezzaluna Rossa Palestinese per l’acquisto di
un’ambulanza per Jenin. Dopo la missione di fine 2025 della Global Sumud
Flottilla e le piazze infiammate di ottobre in tutto il mondo, la rete si è
consolidata e ha acquisito la consapevolezza “che dovevamo fare di più”. Per
questo motivo, una esponente di spicco del nostro gruppo, la coordinatrice
infermieristica Ilaria del Mastro ha deciso di partecipare alla missione di
inizio 2026 e come tutti gli altri ha subìto minacce, abusi e violenze
psicologiche e fisiche da parte dei militari dell’IDF, riportando la frattura di
alcune costole. Per lo stesso motivo stiamo partecipando alla campagna di lotta
col consorzio di reti romane “Roma sa da che parte stare”, per chiedere al
Sindaco Roberto Gualtieri e al Consiglio capitolino di “discutere e approvare”
la Delibera di iniziativa Popolare, per la quale abbiamo raccolto oltre 14 mila
firme (il triplo di quelle necessarie) per interrompere i rapporti politici,
culturali e commerciali con Israele a partire da Teva e Mekorot. È sottinteso
che una giunta che si dice di Centro-Sinistra non può usare le stesse parole
d’ordine della premier italiana in carica: è un genocidio non è un massacro.
Dopo 78 anni di massacri, occupazioni e apartheid, non è colpa del governo in
carica e dei suoi ministri ma dello Stato criminale di Israele; quella in corso
non è una guerra ma un’azione militare asimmetrica che col pretesto della lotta
al terrorismo ha eliminato ogni possibile leadership, ogni progetto politico
comunitario e ogni possibilità di autodeterminazione del popolo palestinese. Il
fatto che dovremmo scegliere tra i condizionatori accesi e la pace è parte
integrante delle narrazioni negazioniste costruite ad hoc. Non è possibile
sanzionare la pulizia etnica “solo fino a un certo punto”, la lotta politica non
si fa con progetti governisti e non viene prima la stabilità economica di
qualunque diritto civile, umano e democratico e, in definitiva, un popolo
coraggioso come quello palestinese ha diritto a ogni tipo di resistenza.
Secondo la testimonianza della psichiatra e psicoterapeuta palestinese Samah
Jabr, in Italia a metà del 2025, a Gaza i traumi non hanno un decorso ‘post
traumatico’ perchè in quella situazione un ‘post’ non c’è. Secondo te la
questione non solo della psichiatria a Gaza che diventa un elemento reale e
virtuale, ma in Europa, forse prevede una serie di aggiornamenti del lavoro
psichiatrico, visto che questo riguarda anche noi, cioè riguarda la nostra
psiche di occidentali di fronte ad una percezione comune in cui invece questo
elemento psicosociale non c’è assolutamente.
Vittorio: In realtà in questo momento a Gaza si stanno usando deprivazioni come
la fame e la denutrizione, la sete, luoghi insicuri dove dormire, come “armi
belliche” e l’urgenza dei gazawi è utilizzare ogni risorsa disponibile per
affrontare i bisogni primari della vita quotidiana, – “se questa è vita”.
Nei report della compianta Paola Manduca, biologa e fondatrice di SpG, emerge
chiaramente come già a partire dal 2008 l’aumento della natimortalità, delle
malformazioni congenite e degli effetti teratogeni e carcinogeni, era dovuto
all’uso di armi non convenzionali, in particolare alla diffusione di metalli
pesanti e del fosforo bianco, ed erano i prodromi di quanto sarebbe accaduto dal
2023 in poi con le stesse uccisioni inusuali di bambine e bambine segni
dell’infanticidio in corso.
La questione nascita-morte a Gaza è il momento ‘eccezionale’ rispetto a tutte le
guerre passate. Rispetto agli standard della ginecologia e ostetricia
occidentale, un evento del genere che rapporto ha con le vostre prassi e non
solo ma anche con l’elemento diagnostico?
Valeria: considera che lì c’erano un milione di bambini, il 50% della
popolazione di Gaza è costituito da bambini quindi questo ti fa capire anche la
proporzione…il fatto di uccidere innocenti è un elemento rilevante chiaramente
genocidario. Questo evento ci sconvolge, sconvolge tutti i parametri perché è
vero che anche prima la sanità nell’ambito dell’ostetricia non era delle
migliori e si arrivava per esempio ad un tasso di mortalità da parto di 28 donne
per centomila nativi (noi abbiamo il 6-7% per cento).
Considera che adesso a Gaza c’è un tasso che è tre-quattro volte superiore a
questo. I palestinesi avevano una percentuale di fertilità molto alta, facevano
almeno tre figli per donna, noi siamo a 1,2. Adesso la loro percentuale di
fertilità si è ridotta del 41%. Le donne lì muoiono di complicanze che per noi
sono aggredibili nelle sale parto, muoiono di emorragia perché partoriscono
nelle tende perché è pericoloso per loro raggiungere anche quella clinica o
quell’ospedale ancora funzionante, partoriscono ai checkpoint perché le fermano
e le trattengono; e poi c’è anche una violenza di genere di cui si parla poco,
perché consideriamo che a Gaza c’è una densità di popolazione atroce: hanno
circa 13 mila persone per chilometro quadrato, a Roma siamo sui 3-4 mila, quindi
queste donne, queste ragazze, che si trovano a vivere in tenda insieme a molti
uomini che non sono i loro padri, che sono stati uccisi, hanno a volte la
necessità di fare sesso (surviving sex) per riuscire a ottenere qualcosa da
mangiare che loro non riescono a procurarsi. C’è un’impennata di matrimoni
precoci perché la presenza di un uomo vicino sembrerebbe poterle aiutare. Ci
sono tantissimi problemi.
Paola: per quanto riguarda l’aspetto infermieristico io sono vedova di un
egiziano di origine palestinese per cui conosco molto bene la cultura e il loro
modo di vivere e mi sono accorta dell’intento genocidario rispetto alle altre
aggressioni quasi subito, non tanto per l’attacco diretto mirato alla sanità, –
comunque hanno ucciso il mio amico Kalil, il 17 ottobre hanno bombardato
un’ambulanza e la seconda ambulanza che è andata è stata colpita – ma perché
hanno cercato di far perdere tutti i punti di riferimento.
Nella Striscia di solito gli uomini vanno a fare la spesa e le donne stanno a
casa e guardano i bambini perché c’è una suddivisione dei compiti, non perché
come pensano all’occidentale, c’è il maschilismo.
L’uomo esce e porta da mangiare. Hanno cominciato a sparare agli uomini che
andavano al mercato: le donne si sono trovate sole. Dove si rivolge la donna? O
alla moschea o alla chiesa e alle associazioni culturali che tutelano i diritti
delle donne o alle agenzie UNHCR o all’ACS Gaza freestyle (fondata in nome di
Vittorio Arrigoni); ce ne sono altre svedesi che hanno ambulatori gratuiti
perché sono delle ONG per cui se la donna ha il bambino che sta poco bene e ha
perso il marito comunque ha diritto al pediatra e ha diritto ad essere visitata;
là c’è un’attività ricreativa e c’è la possibilità di stare in compagnia con le
altre donne.
In questo frangente l’IDF ha bombardando tutti i punti di riferimento: una delle
prime cose che è stata bombardata è la casa delle donne costruita da ACS e poi
hanno colpito l’ospedale Al SHIFA con un drone, direttamente il quarto piano,
che era il reparto maternità, poi hanno assediato l’ospedale e hanno fatto
sgomberare la terapia intensiva dove lavorava Ahmed Almuda e i medici si sono
trovati a evacuare i neonati in Egitto involtolandoli nelle coperte ma senza i
genitori.
I neonati che sono stati evacuati da Al SHIFA, alcuni sono stati portati
all’ospedale Nasser, quelli che erano più gravi, quelli che potevano sopportare
il trasporto sono stati portati in Egitto ma senza la madre. Adesso sono stati
restituiti ai genitori. Questi bambini non riconoscono la madre e hanno impedito
alle donne egiziane che si sono prese cura di loro di riaccompagnarli a Rafah
per avere un momento di ‘passaggio delle consegne’, per cui immaginate il
trauma.
Altro problema: sono state distrutte le scuole che sono i punti di riferimento
ricreativi per i bambini e dove le donne andando a prendere i più piccoli
comunque si incontrano, hanno distrutto tutti i centri culturali compresi i
caffè, quelli sul mare dove c’è un pò di brezza e ci sono i giochi per i
bambini, li hanno bombardati con i droni.
Sono state bombardate le case e gli uffici dello stato. Yasser Abu Shabab era un
criminale trafficante di stupefacenti e ladro. E’ stato un mercenario di Israele
che lo ha assoldato per creare disordine a Gaza. Rubava gli aiuti umanitari che
entravano! È stato giustiziato non da Hamas ma secondo i media arabi da un
gruppo di palestinesi dopo che ha teso una imboscata (dietro compenso di
Israele) per rapire, torturare e poi uccidere Saleh Al Jafarawi, giornalista
molto bravo che stava documentando con Anas Al Sharif la distruzione sistematica
del sistema sanitario, l’uccisione di giornalisti e i rapimenti di bambini di
Gaza.
Perdere tutti i punti di riferimento scatena il panico, annichilisci la persona
per cui tutte le risorse a cui prima accennava Vittorio sicuramente ci sono
perché i palestinesi dalla nascita sono abituati a essere continuamente
attaccati, però, come dice la dottoressa Jabr, il malessere della popolazione
palestinese non è riconducibile per intero a diagnosi cliniche, come si ritiene
in occidente, ma è conseguenza dell’occupazione militare e dell’occupazione
politica di Israele…per me che seguo la realtà da decenni il fatto che il cibo
fosse razionato, che si alzi un muro, che una popolazione non abbia pari
diritti, che sia ostacolata in tutto, testimonia il fatto che il genocidio è
iniziato molto prima del 7 ottobre, ed è continuato nel tempo sotto traccia e
solo dopo il 7 ottobre dal mio punto di vista è emersa la realtà più brutale che
l’occidente e l’Europa non vogliono vedere. Non è un caso che chi si è appellato
alla Corte Internazionale di Giustizia è stato il Sudafrica che ha riconosciuto
subito la realtà di Gaza e ha fatto l’unica cosa possibile, e quello che non
riesco a capire e che si chiede Francesca Albanese nel suo ultimo splendido
libro, La luce del risveglio, è come anche tra noi non venga evidenziata con
forza qualcosa di terribile.
Questa situazione mette in evidenza il fatto che la distruzione degli ospedali e
delle infrastrutture sanitarie non comporta una ricostruzione che si farebbe nei
prossimi dieci anni o nei prossimi vent’anni.
Valeria: A febbraio il Segretario Generale dell’Onu disse che erano necessari 70
miliardi di dollari per le prime ricostruzione a Gaza e che il 10 per cento,
sette miliardi, era necessario soltanto per gli ospedali, ma la realtà è che a
Gaza non solo sono stati distrutti gli ospedali ma è stata uccisa o incarcerata
la leadership degli ospedali e per ricostruire la leadership degli ospedali non
bastano 7 miliardi di dollari, non bastano un anno o due anni, è un periodo
lunghissimo e come tu sai è stato ucciso il collega che si chiamava Adnan
al-Bursh primario di ortopedia di fama all’Al-SHIFA Hospital che girava dal nord
a sud di Gaza e operava bambini; è stato ucciso a causa di stupro e torture
ormai dichiarate e riconosciute durante un trasferimento da un carcere
all’altro. Da aprile 2024 il corpo non è stato ancora restituito alla famiglia!
Adesso ancora noi ci battiamo perché venga liberato il dottor Hussam Abu Safiya
che era il direttore sanitario e pediatra dell’ospedale Kamal Advan, uno dei più
colpiti al centro di Gaza, che si è rifiutato di evacuare perché aveva pazienti
che non potevano essere spostati. Dopo oltre tre mesi assedio all’ospedale si è
consegnato spontaneamente il 27 dicembre 2024 all’IDF sperando che non
bombardassero ulteriormente invece…adesso è sottoposto a una regime di
detenzione particolare, è stato arrestato in base alla legge dell’Incarceration
of Unlawful Combatants, una legge che Israele ha approvato nel 2002 simile a
quella di Guantanamo ed è in condizione di isolamento. Il figlio ha lanciato
vari appelli dicendo che il padre vive in una cella di un metro per un metro, è
un uomo che ha perso 40 kg di peso, è cardiopatico quindi avrebbe bisogno di
monitoraggio continuo invece gli viene negata l’assistenza medica.
Adesso a Gaza stanno lavorando giovani medici che si sono appena laureati e
anche specializzandi i quali ovviamente non possono avere le competenze di
professionalità più avanzate; sono stati arrestati e uccisi caposala, direttori
sanitari, chirurghi senior, ortopedici, fisioterapisti, anestesisti e ciò
comporta che per anni e anni il servizio sanitario deve dipendere dall’estero,
dipende dai medici internazionali che vanno lì ad aiutare quando li autorizzano
a entrare.
Paola: non ultimo, al professor Mahmud Al Najjar, ingegnere sanitario, è stato
impedito di uscire dalla Striscia ed è stato arrestato con una scusa. Doveva
venire a Tor Vergata, stava riorganizzando la sanità per il Ministero della
Salute palestinese proprio in previsione del Board of Peace. Aveva vinto una
borsa di studio a Tor Vergata; al checkpoint è stato fermato, benchè il COGAT
(Coordination of Government Activities in the Territories) avesse già dato l’ok
al visto per cui tutti i documenti erano in ordine; è stato fermato proprio
prima di entrare in aeroporto perché risulta nelle liste dei terroristi. C’è un
sito in arabo dove ci sono tutti coloro che si sono martirizzati in nome di
Allah. Sono andata a cercare il nome e c’è uno che si chiamava esattamente allo
stesso modo che è morto in un attentato suicida nel 2003.
Allora mi chiedo, queste liste di terroristi le aggiornano gli israeliani? Hanno
giocato sul fatto che noi occidentali non leggiamo l’arabo per cui sul sito in
inglese Al Najjar è segnalato come un terrorista. Io che leggo l’arabo so che è
morto nel 2003 cioè esattamente 23 anni fa. Come si fà un riconoscimento
facciale di una persona di cui hai preso i lineamenti 25 anni prima?
Secondo me Mahmud non è uscito perché sarebbe venuto qui a studiare e per poter
portare un sapere migliore lì per la ricostruzione come responsabile degli
ospedali da campo nella Striscia, come capo della riorganizzazione
infermieristica, come responsabile di tutte le radiologie, come responsabile dei
pronto soccorsi. E’ proprio come diceva prima Valeria, uccidere le teste…
Valeria: e non conoscono neanche le prove. A volte escono anche dopo anni senza
sapere, non hanno neanche idea, e anche se volessero difendersi non sanno nulla…
(continua)
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