Rapporto Coop: per gli italiani il 2026 si apre all’insegna delle parole “preoccupazione” e “insicurezza”
Molta disillusione e poco entusiasmo accompagnano gli italiani in questo inizio
d’anno, a diretto contatto con un mondo ostile dove i conflitti bellici, le
diseguaglianze sociali, il cambiamento climatico sono moneta corrente e
influenzano pesantemente l’economia (tornano di moda i beni rifugio e gli
investimenti più remunerativi sono materie prime e terre rare, azioni delle
aziende della difesa e l’oro). La preoccupazione, la prima parola scelta dagli
italiani per definire l’anno che verrà (37% del campione), viaggia di pari passo
con l’insicurezza (23%) anche se, sul finire d’anno, non manca la voglia di
resistere con uno su 4 che si attacca comunque tenacemente all’ottimismo (25%),
e alcuni chiamano in causa persino la curiosità e la fiducia (24%). Sono alcuni
dei dati delle anticipazioni del Rapporto Coop 2025, la cui versione definitiva
sarà disponibile entro la fine di gennaio. Le previsioni 2026 sono frutto di due
indagini on-line (metodologia Cawi) condotte nel mese di dicembre 2025
dall’Ufficio studi Coop e i suoi partner. La prima, “Wish List 2026”, è stata
realizzata in partnership con Nomisma su un campione di 1.000 individui
rappresentativo della popolazione italiana di 18-65 anni ed ha visto la
collaborazione con A21 Consulting di Mirko Veratti. La seconda, “Unwrapping
2026”, rivolta alla community del Rapporto Coop, ha visto la partecipazione di
714 opinion leader italiani (titolari e manager di aziende, rappresentanti di
istituzioni pubbliche, analisti di primarie società di consulenza)
Le preoccupazioni degli italiani attengono soprattutto: al mercato del lavoro
del territorio in cui si vive (lo vede nero il 43%, solo l’11% associa
positività), al fattore sicurezza (47% negativo a fronte di un 8% positivo),
all’accesso ai servizi sanitari (il 48% versus 9%), allo stato dell’economia
italiana (percezione negativa al 42% contro il 21% positiva), alle criticità
generate dai cambiamenti climatici (percezione negativa al 50% contro il 20%
positiva). Dalle anticipazioni del Rapporto Coop 2026 emerge come la casa
continui ad essere il luogo del cibo. Stabile la crescita dell’home cooking (7
italiani su 10 non prevedono cambiamenti nella spesa alimentare per il consumo
domestico, mentre il 20% ipotizza un aumento) e perfino il delivery torna a
crescere, trascinato dalla voglia di rimanere in casa. Innovazione e più tempo
tra i fornelli sono le parole chiave della tavola 2026 degli italiani, fatta di
alimenti salutari, semplici, autentici. Chi prevede di acquistare più cibi senza
conservanti e additivi, infatti, nel 2026 supera di 21 punti percentuali chi
pensa di diminuirli (+14 nel 2024); la stessa differenza è di 18 punti
percentuali per i cibi senza / a ridotto contenuto di zuccheri (+13 nel 2024) e
di 15 per i cibi senza / a ridotto contenuto di grassi (+12 nel 2024).
Nelle intenzioni degli italiani, verdura, frutta e pesce sono in aumento (chi
prevede di acquistarne di più supera, rispettivamente, di 23, 21 e 9 punti
percentuali chi pensa di ridurli), in netto contrasto con le previsioni di spesa
per l’acquisto di carni rosse (-21) e salumi (-28). Esce radicalizzato il mantra
degli italiani degli ultimi anni che puntano al benessere a tavola associato al
principio della prevenzione come comportamento oramai acquisito. Nel carrello la
qualità trova il suo posto a fianco della convenienza e in questo senso si può
leggere sia l’ulteriore espansione dei prodotti venduti sotto il marchio di un
supermercato e non di un produttore esterno (MDD), che oramai hanno conquistato
gli italiani (l’81% dei manager food & beverage prevede un aumento della spesa
delle famiglie per alimenti e altri beni del largo consumo confezionato a Marca
del Distributore) sia il rallentamento della crescita dei discount.
Nel Largo Consumo pensando all’anno che verrà l’umore è, invece, più grigio che
nero: il 12% dei manager food & beverage intervistati intravede un
miglioramento, il 66% prevede stabilità, il 22% un peggioramento. Anche se le
intenzioni di acquisto alimentare sono moderatamente positive se crescita sarà,
sarà comunque di piccolo cabotaggio (+0,9% a valore nel 2026 rispetto al 2025) e
più che compensata dall’aumento dei prezzi, tanto da tradursi in un calo dei
volumi (-0,4%). Le speranze di migliori performance del segmento Largo Consumo
Confezionato sono affidate prioritariamente all’innovazione tecnologica e a
crederci di più sono i manager del retail (vendita al dettaglio): il saldo tra
chi prevede un miglioramento e chi teme un peggioramento sul fronte
dell’innovazione tecnologica è di +64 punti percentuali contro i +55 rilevati
nell’industria alimentare. La sostenibilità ambientale resta un compromesso
praticabile: il 34% dei manager food & beverage prevede un aumento
dell’attenzione delle imprese di settore per questo aspetto, contro un 16% di
scettici che prevede un minor impegno su questo fronte (saldo +18). Tra gli
aspetti più critici per i manager della filiera alimentare, invece, troviamo le
voci che riguardano i livelli occupazionali (saldo tra miglioramento e
peggioramento di -13 punti percentuali) e, soprattutto, il costo del lavoro
(-27), quello di materie prime e merci (-30, ma si arriva a -47 tra i manager
del retail) ed i margini / redditività (-30). Per vincere in un mercato food che
resta molto competitivo, per le imprese del Largo Consumo le priorità su cui
scommettere sono il “capitale umano” (indicato dal 49% dei manager di settore,
ma si arriva al 57% nel retail), davanti a innovazione tecnologica 47% e
ottimizzazione dei processi 43%.
Qui per approfondire le previsioni Coop 2026:
https://italiani.coop/download/rapporto-coop-2025-we-tavole/?wpdmdl=24353&refresh=695b8ef1739451767608049
Giovanni Caprio