Flouka: semplicemente Barca

Progetto Melting Pot Europa - Thursday, July 2, 2026

Sono 42 le voci del “Contro Dizionario del Confine. Parole alla deriva nel Mediterraneo Centrale”. Il volume è edito da Tamu. È il risultato di una ricerca collettiva avviata dal 2021 nel Mediterraneo centrale e firmata da un autore plurale: l’equipaggio di ricerca della Tanimar

Ogni giovedì, una voce accompagna lettrici e lettori dentro uno spazio di confine dove le frontiere non sono linee, ma pratiche che attraversano corpi, lingue e relazioni. 

Perché in un viaggio segnato da rotte, pattugliamenti, respingimenti e attese, il linguaggio diventa strumento di sopravvivenza e un possibile modo di resistere alla narrazione dominante sulla mobilità.

Notizie

Contro Dizionario del Confine. Parole alla deriva nel Mediterraneo Centrale

Ogni giovedì, per quarantadue settimane, una parola. A partire dal 19 febbraio 2026

Roberta Derosas 12 Febbraio 2026
FLOUKA: semplicemente Barca

Parola a cura di Filippo Torre, Università di Genova

Flouka è una parola araba che indica genericamente una barca. La barca è il mezzo di trasporto primario per accedere alla rotta del Mediterraneo centrale, l’elemento materiale che più di ogni altro determina e definisce la stratificazione sociale delle possibili modalità per viaggiare in forma irregolarizzata.

Le capacità di accedere a zodiac (gommone), kayak, jetski (moto d’acqua), shkaf (piccola imbarcazione), lusko (motoscafo) disegnano una gerarchia strutturata sulla base del capitale economico, della nazionalità, del genere, dell’età, della valutazione dei rischi e delle capacità personali.

Questa gerarchia garantisce un accesso privilegiato allo spazio marittimo del canale di Sicilia a quei tunisini giovani che vivono sulla costa, conoscono il mare o lavorano nel settore della pesca (si veda Comita).

Un esempio: durante il nostro lavoro etnografico è capitato diverse volte di ascoltare storie di pescatori e marinai che – lavorando a bordo di pescherecci industriali – decidono, in prossimità di Lampedusa, di tuffarsi dalla barca e provare a raggiungere l’isola a nuoto.

I motopescherecci che fanno pesca d’altura sono principalmente di due tipi, e si differenziano in base alla funzione della barca e al tipo di pesca: balansi e karkara (pescherecci a strascico) e shanshuli (rete da circuizione, dal siciliano cianciolo). Babour indica invece il traghetto, dove molti harraga provano a nascondersi o a entrare con documenti falsificati dal porto di La Goulette.

Negli ultimi anni, a fronte di una regolamentazione sempre più restrittiva nella compravendita delle imbarcazioni e dei motori, si è strutturato un ampio mercato nero delle barche, così come i porti di pesca sono pattugliati intensamente dalle polizie tunisine, specialmente di notte, per prevenire i furti.

Esempi dal campo

«Io sono partito dal porto di Chebba nel 2019: eravamo sette amici del quartiere su una piccola flouka di sei metri. All’epoca era molto più facile organizzarsi per partire. Io non l’ho detto a nessuno, la mia famiglia non sapeva niente. Un mio amico ha avuto casini con la polizia tunisina e ha proposto a noi sei di andare in Italia. Aveva litigato con suo zio, un uomo che aveva due barche: gliene ha rubata una e non abbiamo pagato niente. Siamo partiti alle due di notte e siamo arrivati all’una di pomeriggio al porto di Lampedusa». 

intervista con Omar, pescatore tunisino originario di Chebba 

Salvatore mi racconta in primo luogo la sua versione della storia della flouka tunisina e dei marinai in fuga, che secondo lui non è di Sfax, ma di Chebba, perché lo ha chiamato un pescatore di quella città per avere informazioni. Secondo lui il capitano ha avuto un’ischemia e il suo equipaggio ha contattato la capitaneria di Lampedusa. Una motovedetta italiana ha fatto attraccare la barca e ha portato il capitano in pronto soccorso. Mentre stavano ripartendo, due marinai si sono buttati dalla barca e hanno raggiunto a nuoto la costa, scatenando la caccia al migrante sull’isola: «Era tutto preparato, perché avevano le sacche per i telefoni. Poi hanno chiamato le loro famiglie che erano arrivati…»

Salvatore, pescatore lampedusanoCome sardine, estratto dai diari di campo, aprile 2025