Il diritto negato alla difesa civile non armata e nonviolenta

Comune-info - Thursday, June 18, 2026

Ci sono molti punti di vista attraverso i quali guardare e giudicare la Proposta di Legge (PdL) per la formazione di un “Dipartimento per la difesa civile non armata e nonviolenta”. Sul piano politico, come un avanzamento sulla via della nonviolenza, una spinta al disarmo e un tassello ulteriore per la costruzione della pace fondata sul rispetto dei diritti fondamentali per ogni essere umano e sulla garanzia assoluta del diritto internazionale; su quello etico, come riconoscimento della legittimità della scelta di non uccidere, dell’obiezione ad usare strumenti progettati per violare, sottomettere, assassinare uomini e donne, del rifiuto della coercizione, della tracotanza, della prepotenza; sul piano giuridico, come un’articolazione e un completamento della Costituzione, che finalmente saldi assieme articolo 11 e articolo 52 della nostra carta fondativa, stabilendo in via definitiva che il ripudio della guerra non può che prevedere una difesa non armata e nonviolenta; sul piano istituzionale, con la formazione di una nuova struttura dell’apparato statale che, partendo da uno dei capisaldi delle pratiche nonviolente, ovvero la coerenza e il riavvicinamento più stretto tra mezzi e fini, potrebbe avere conseguenze tanto innovative quanto dirompenti all’interno dell’ordinamento pubblico e della filiera burocratica ancorata, da sempre, a una visione gerarchica nella quale i rapporti sono stabiliti, in via esclusivamente verticale, per supremazia e subordinazione.

Il Dipartimento, tra le altre, dovrà predisporre e aggiornare i programmi nazionali di difesa civile, non armata e nonviolenta, curandone l’attuazione e la formazione del personale e della popolazione; avviare attività di studio e ricerca in materia di pace, disarmo, riconversione a fini civili delle produzioni connesse al settore della difesa, nonché elaborare modelli e linee guida per l’integrazione tra difesa civile e altre politiche pubbliche; favorire iniziative di prevenzione dei conflitti, riconciliazione, mediazione, promozione dei diritti umani, educazione alla pace e cooperazione internazionale, con particolare riferimento alle aree di crisi; organizzare e coordinare le strutture della difesa civile, non armata e nonviolenta e l’impiego del personale ad esse assegnato.

Tuttavia c’è un filo che lega assieme questi piani e dà loro solidità, prospettiva. Con questa PdL si riconosce un diritto (dovere) che va ad inserirsi pienamente in quella stagione vissuta tra la fine degli anni ‘60 e gli anni ‘70 che ha cambiato radicalmente il volto del paese nell’innesto tra riforme (Statuto del lavoratori, legge Basaglia, ecc) e riconoscimento di alcuni primari diritti civili. In quegli anni la spinta e la forza collettiva delle lotte operaie, delle fondamentali elaborazioni e mobilitazioni femministe, delle rivendicazioni studentesche, pur partendo da luoghi ideali e politici, ambiti sociali ed esigenze molto diverse, conversero – saldandosi – in quell’enorme movimento che dette pienezza e fondamento alla nostra democrazia.

A qualcunə potrà sembrare azzardato, fuori misura ma esattamente come è stato nel grande movimento per i diritti civili, in particolare per il divorzio e per l’aborto, sostenuti con la lotta e con il voto di milioni di cittadin3, dobbiamo sostenere e mobilitarci in massa perché la proposta per un Dipartimento per la difesa civile non armata e nonviolenta diventi legge e struttura dell’ordinamento istituzionale del paese. Anche per quei due fondamentali diritti civili, il divorzio e l’aborto, fu indispensabile la scelta, l’impegno, la lotta di chi – per motivi etici, religiosi o di altra natura – pur avendo dubbi e perplessità, o addirittura contrarietà personale per il loro possibile esercizio – fece prevalere l’imperativo politico che un paese democratico, edificato su una Costituzione nella quale uguaglianza, solidarietà e libertà erano i saldi fondamenti della sua rinascita, dovesse senza esitazioni dare luogo all’esercizio di quei due importanti diritti. Si trattava di una generazione in buona parte uscita dalla devastazione e dalla brutalità della guerra, dell’occupazione nazista e dall’abiezione della dittatura fascista. Un mondo violento e repressivo che aveva come principio costitutivo la prevaricazione, la tracotanza, la pretesa violenta di imporre il proprio volere su ogni uomo e ogni donna con ogni mezzo. Ieri come oggi, in un mondo che sembra volere riprecipitare in quella temperie barbara e disumana, oltre alle tante iniziative che stiamo sostenendo, questa lotta per la PdL sul Dipartimento difesa civile non armata e nonviolenta a mio parere va assunta come priorità per tutto il movimento che lotta contro tutte le guerre, per il disarmo, per il rispetto dei diritti umani e del diritto internazionale, proprio per i presupposti che ho cercato di illustrare nelle righe precedenti. 

Non 50.000 ma 500.000, un milione di firme dovrebbe essere il nostro obbiettivo entro il 15 settembre prossimo.

Naturalmente sono disponibile, assieme a tutto Opal, (Osservatorio Permanente sulle Armi Leggere), a partecipare a iniziative e confronti pubblici che ogni soggetto che ne fosse interessato volesse organizzare per illustrare e portare avanti questa importante proposta di legge.

Firmare per questa PdL è semplicissimo. Si può fare con SPID o con CIE in pochissimi minuti, cliccando su qui.

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