
L’eredità di padre Angelo Cavagna nel libro “Profeta della pace e della nonviolenza”
Pressenza - Friday, June 12, 2026In un’epoca in cui il linguaggio bellico è diventato la norma e l’impotenza sociale dilaga, l’eredità di padre Angelo Cavagna torna a esercitare una pressione critica sulle nostre coscienze. Sacerdote, attivista e instancabile costruttore di ponti, Cavagna ha vissuto la nonviolenza come forza d’urto contro le ingiustizie strutturali.
Il prossimo martedì 16 giugno 2026 al Centro per la Pace di Forlì (Via Andrelini 59), alle ore 20:30, l’incontro dedicato al libro “Profeta della pace e della nonviolenza” ci costringerà a porci una domanda fondamentale: come possiamo, oggi, trasformare la memoria di una vita spesa per gli ultimi nella profezia di un domani disarmato?
Per comprendere l’eredità che si discuterà il 16 giugno, è necessario ripercorrere la vita di padre Angelo Cavagna, sacerdote dehoniano e giornalista, la cui parabola attraversa quasi un secolo di storia italiana. Ordinato sacerdote nel 1956 dopo gli studi teologici a Roma, spende i primi anni come formatore tra Albino, Padova e Bologna. Aperto ai fermenti del Concilio Vaticano II, negli anni ’70 sperimenta a Modena percorsi innovativi di formazione religiosa e inizia a collaborare a Bologna con Settimana, storico periodico dehoniano. Giornalista acuto e intellettuale militante, padre Angelo rifiuta ogni clericalismo: nei suoi 95 anni di vita sperimenta anche la realtà di prete-operaio e contadino. Alla guida della comunità bolognese di via Siepelunga prima, e come parroco di Bagnarola di Budrio poi (dal 1989 al 2008), fonde la fede evangelica con la scelta radicale di stare dalla parte degli ultimi. Mite nel tratto ma inflessibile sui principi, ha incrociato e segnato la vita di generazioni di giovani, laici e credenti, unite dal comune denominatore della giustizia sociale.
L’azione concreta di padre Angelo Cavagna ha tradotto la sua visione teologica in una pratica politica e sociale di portata storica, facendone una delle figure di riferimento del pacifismo e dell’antimilitarismo italiano tra gli anni ’70 e ’90. Il suo impegno si è espresso innanzitutto nella storica battaglia per il riconoscimento e la dignità dell’obiezione di coscienza al servizio militare. In un periodo in cui rifiutare le armi significava subire l’emarginazione o il carcere, padre Angelo si è schierato al fianco dei giovani obiettori, promuovendo il servizio civile e teorizzando forme di difesa popolare nonviolenta in aperta alternativa al militarismo di Stato. Per dare gambe a questa visione, è stato tra i fondatori del GAVCI (Gruppo Autonomo di Volontariato Civile in Italia), che ha gestito le convenzioni per il servizio civile degli obiettori, trasformando l’obbligo di leva in un’opportunità di cittadinanza attiva e di solidarietà sociale. Ma lo sguardo di Cavagna non si fermava ai confini nazionali: convinto che la pace si costruisse anche attraverso la cooperazione internazionale e lo sviluppo rurale, ha contribuito alla fondazione dell’Ong CEFA (Centro Europeo di Formazione Agraria), legando il tema del disarmo a quello della giustizia economica globale. Negli anni ’90, quando la guerra ha drammaticamente devastato l’ex Jugoslavia, padre Angelo non ha esitato a scendere in prima linea, partecipando in prima persona a coraggiose missioni di pace nei territori del conflitto, portando aiuti e tessendo fili di dialogo sotto le bombe. Come responsabile della Commissione provinciale “Giustizia e Pace”, incarico ricoperto a lungo durante il suo ministero a Bagnarola, ha riversato questa immensa esperienza in una produzione culturale instancabile, firmando diversi volumi sui temi della nonviolenza, un’infinità di articoli su riviste specializzate, interventi radiofonici e promuovendo continuativamente convegni e corsi di formazione, con l’unico obiettivo di educare le nuove generazioni alla grammatica della pace.
Il volume “Profeta della pace e della nonviolenza” si offre al lettore non come una semplice biografia postuma, ma come una vera e propria mappa concettuale per orientarsi nel disordine globale contemporaneo. Il libro raccoglie l’eredità intellettuale di padre Angelo Cavagna, mettendo in fila i suoi scritti, le riflessioni teologiche e la sua instancabile attività pubblicistica. Tra le pagine emerge con forza la sua intuizione più grande: l’idea che la pace non sia un concetto astratto o una tregua passeggera, ma una disciplina rigorosa che richiede strutture, formazione e professionalità. È qui che il libro svela la sua straordinaria attualità, mostrando come l’instancabile lavoro di padre Angelo negli anni ’70 e ’90 sia stato il seme da cui è germogliata l’idea moderna dei Corpi Civili di Pace. Cavagna aveva compreso, con decenni di anticipo, che per fermare le guerre non bastava l’interventismo militare, né il semplice aiuto umanitario: era necessario schierare sul campo giovani e professionisti formati alla mediazione dei conflitti, alla diplomazia dal basso e alla difesa non armata. I Corpi Civili di Pace, nel pensiero di padre Angelo, rappresentano l’evoluzione logica dell’obiezione di coscienza: non più solo un “no” individuale alle armi, ma un “sì” collettivo, istituzionalizzato e organizzato alla gestione nonviolenta delle crisi internazionali. Si tratta di una visione in cui la prevenzione del conflitto, il monitoraggio dei diritti umani e la riconciliazione post-bellica diventano compiti affidati a una forza civile strutturata, capace di disinnescare la violenza prima che esploda. Il testo documenta come le sue azioni – dalle reti del GAVCI fino alle pericolose missioni nell’ex Jugoslavia sotto le bombe – fossero i primi veri esperimenti sul campo di questa interposizione pacifica tra le parti in lotta. Il libro dimostra così che queste strutture civili non sono un’utopia ingenua, ma l’unica alternativa scientifica e concreta all’economia di guerra e al fallimento cronico della deterrenza militare.
Proprio per tradurre queste intuizioni in azione, l’incontro di martedì 16 giugno, accompagnato dagli interventi di Raffaele Barbiero, operatore del Centro per la Pace di Forlì, Giorgio Bonini, operatore sociale del terzo settore, il cui incontro è stato moderato dall’importante aiuto del giornalista e scrittore Fabio Gavelli, assume un’importanza cruciale. L’appuntamento si terrà al Centro per la Pace di Forlì, da sempre crocevia di attivismo e diritti umani. Sarà un momento fondamentale per fare comunità, unendo giovani e attivisti nel confronto concreto su come sostenere, oggi, la diplomazia dal basso e i Corpi Civili di Pace.
La lezione più urgente che ereditiamo da padre Angelo Cavagna è il rifiuto categorico della rassegnazione. In un presente in cui la geopolitica della deterrenza e l’assuefazione al riarmo sembrano aver anestetizzato il dibattito pubblico, la sua vita ci ricorda che la nonviolenza non è l’aspirazione ingenua di un’anima bella, ma l’unica forma di realismo politico rimasta se vogliamo salvaguardare il futuro. Rileggere oggi i suoi scritti significa comprendere che la pace va finanziata, strutturata e addestrata con la stessa caparbietà con cui gli Stati preparano la guerra.