L’eredità di padre Angelo Cavagna nel libro “Profeta della pace e della nonviolenza”
In un’epoca in cui il linguaggio bellico è diventato la norma e l’impotenza
sociale dilaga, l’eredità di padre Angelo Cavagna torna a esercitare una
pressione critica sulle nostre coscienze. Sacerdote, attivista e instancabile
costruttore di ponti, Cavagna ha vissuto la nonviolenza come forza d’urto contro
le ingiustizie strutturali.
Il prossimo martedì 16 giugno 2026 al Centro per la Pace di Forlì (Via Andrelini
59), alle ore 20:30, l’incontro dedicato al libro “Profeta della pace e della
nonviolenza” ci costringerà a porci una domanda fondamentale: come possiamo,
oggi, trasformare la memoria di una vita spesa per gli ultimi nella profezia di
un domani disarmato?
Per comprendere l’eredità che si discuterà il 16 giugno, è necessario
ripercorrere la vita di padre Angelo Cavagna, sacerdote dehoniano e giornalista,
la cui parabola attraversa quasi un secolo di storia italiana. Ordinato
sacerdote nel 1956 dopo gli studi teologici a Roma, spende i primi anni come
formatore tra Albino, Padova e Bologna. Aperto ai fermenti del Concilio Vaticano
II, negli anni ’70 sperimenta a Modena percorsi innovativi di formazione
religiosa e inizia a collaborare a Bologna con Settimana, storico periodico
dehoniano. Giornalista acuto e intellettuale militante, padre Angelo rifiuta
ogni clericalismo: nei suoi 95 anni di vita sperimenta anche la realtà di
prete-operaio e contadino. Alla guida della comunità bolognese di via Siepelunga
prima, e come parroco di Bagnarola di Budrio poi (dal 1989 al 2008), fonde la
fede evangelica con la scelta radicale di stare dalla parte degli ultimi. Mite
nel tratto ma inflessibile sui principi, ha incrociato e segnato la vita di
generazioni di giovani, laici e credenti, unite dal comune denominatore della
giustizia sociale.
L’azione concreta di padre Angelo Cavagna ha tradotto la sua visione teologica
in una pratica politica e sociale di portata storica, facendone una delle figure
di riferimento del pacifismo e dell’antimilitarismo italiano tra gli anni ’70 e
’90. Il suo impegno si è espresso innanzitutto nella storica battaglia per il
riconoscimento e la dignità dell’obiezione di coscienza al servizio militare. In
un periodo in cui rifiutare le armi significava subire l’emarginazione o il
carcere, padre Angelo si è schierato al fianco dei giovani obiettori,
promuovendo il servizio civile e teorizzando forme di difesa popolare
nonviolenta in aperta alternativa al militarismo di Stato. Per dare gambe a
questa visione, è stato tra i fondatori del GAVCI (Gruppo Autonomo di
Volontariato Civile in Italia), che ha gestito le convenzioni per il servizio
civile degli obiettori, trasformando l’obbligo di leva in un’opportunità di
cittadinanza attiva e di solidarietà sociale. Ma lo sguardo di Cavagna non si
fermava ai confini nazionali: convinto che la pace si costruisse anche
attraverso la cooperazione internazionale e lo sviluppo rurale, ha contribuito
alla fondazione dell’Ong CEFA (Centro Europeo di Formazione Agraria), legando il
tema del disarmo a quello della giustizia economica globale. Negli anni ’90,
quando la guerra ha drammaticamente devastato l’ex Jugoslavia, padre Angelo non
ha esitato a scendere in prima linea, partecipando in prima persona a coraggiose
missioni di pace nei territori del conflitto, portando aiuti e tessendo fili di
dialogo sotto le bombe. Come responsabile della Commissione provinciale
“Giustizia e Pace”, incarico ricoperto a lungo durante il suo ministero a
Bagnarola, ha riversato questa immensa esperienza in una produzione culturale
instancabile, firmando diversi volumi sui temi della nonviolenza, un’infinità di
articoli su riviste specializzate, interventi radiofonici e promuovendo
continuativamente convegni e corsi di formazione, con l’unico obiettivo di
educare le nuove generazioni alla grammatica della pace.
Il volume “Profeta della pace e della nonviolenza” si offre al lettore non come
una semplice biografia postuma, ma come una vera e propria mappa concettuale per
orientarsi nel disordine globale contemporaneo. Il libro raccoglie l’eredità
intellettuale di padre Angelo Cavagna, mettendo in fila i suoi scritti, le
riflessioni teologiche e la sua instancabile attività pubblicistica. Tra le
pagine emerge con forza la sua intuizione più grande: l’idea che la pace non sia
un concetto astratto o una tregua passeggera, ma una disciplina rigorosa che
richiede strutture, formazione e professionalità. È qui che il libro svela la
sua straordinaria attualità, mostrando come l’instancabile lavoro di padre
Angelo negli anni ’70 e ’90 sia stato il seme da cui è germogliata l’idea
moderna dei Corpi Civili di Pace. Cavagna aveva compreso, con decenni di
anticipo, che per fermare le guerre non bastava l’interventismo militare, né il
semplice aiuto umanitario: era necessario schierare sul campo giovani e
professionisti formati alla mediazione dei conflitti, alla diplomazia dal basso
e alla difesa non armata. I Corpi Civili di Pace, nel pensiero di padre Angelo,
rappresentano l’evoluzione logica dell’obiezione di coscienza: non più solo un
“no” individuale alle armi, ma un “sì” collettivo, istituzionalizzato e
organizzato alla gestione nonviolenta delle crisi internazionali. Si tratta di
una visione in cui la prevenzione del conflitto, il monitoraggio dei diritti
umani e la riconciliazione post-bellica diventano compiti affidati a una forza
civile strutturata, capace di disinnescare la violenza prima che esploda. Il
testo documenta come le sue azioni – dalle reti del GAVCI fino alle pericolose
missioni nell’ex Jugoslavia sotto le bombe – fossero i primi veri esperimenti
sul campo di questa interposizione pacifica tra le parti in lotta. Il libro
dimostra così che queste strutture civili non sono un’utopia ingenua, ma l’unica
alternativa scientifica e concreta all’economia di guerra e al fallimento
cronico della deterrenza militare.
Proprio per tradurre queste intuizioni in azione, l’incontro di martedì 16
giugno, accompagnato dagli interventi di Raffaele Barbiero, operatore del Centro
per la Pace di Forlì, Giorgio Bonini, operatore sociale del terzo settore, il
cui incontro è stato moderato dall’importante aiuto del giornalista e scrittore
Fabio Gavelli, assume un’importanza cruciale. L’appuntamento si terrà al Centro
per la Pace di Forlì, da sempre crocevia di attivismo e diritti umani. Sarà un
momento fondamentale per fare comunità, unendo giovani e attivisti nel confronto
concreto su come sostenere, oggi, la diplomazia dal basso e i Corpi Civili di
Pace.
La lezione più urgente che ereditiamo da padre Angelo Cavagna è il rifiuto
categorico della rassegnazione. In un presente in cui la geopolitica della
deterrenza e l’assuefazione al riarmo sembrano aver anestetizzato il dibattito
pubblico, la sua vita ci ricorda che la nonviolenza non è l’aspirazione ingenua
di un’anima bella, ma l’unica forma di realismo politico rimasta se vogliamo
salvaguardare il futuro. Rileggere oggi i suoi scritti significa comprendere che
la pace va finanziata, strutturata e addestrata con la stessa caparbietà con cui
gli Stati preparano la guerra.
Redazione Romagna