
Perché la patrimoniale non dovrebbe essere un tabù
Pressenza - Friday, June 5, 2026Imposta patrimoniale: due parole che, quando vengono pronunciate pubblicamente, sollevano sempre un grande polverone tra molti esponenti della politica e non soltanto della compagine governativa. Eppure, persino un liberale come Luigi Einaudi era favorevole ad un’imposta patrimoniale, a condizione che fosse straordinaria.
In realtà un’imposta patrimoniale straordinaria è sempre un’implicita ammissione di colpe. Significa che mancano risorse per un eccesso di spesa pubblica, oppure le imposte ordinarie sono insufficienti rispetto alle necessità collettive, oppure il sistema fiscale ha ingiustamente tartassato i ceti meno abbienti, oppure ci sono contribuenti che hanno eluso o evaso la tassazione ordinaria, oppure un mix di queste cause.
Inoltre, è proprio la straordinarietà dell’imposta patrimoniale a lasciare perplessi. Se si tratta di un evento straordinario non è chiaro perché debba avvenire adesso (anziché ieri o domani). L’estemporaneità tradisce in ogni caso un sistema tributario incerto, inefficiente e ingiusto.
In Italia esistono già alcune imposte patrimoniali ordinarie. Secondo l’Ufficio Studi della CGIA le entrate complessive derivanti dalle imposte sul patrimonio nel 2024 ammontavano a circa 51,2 miliardi di euro annui. In dettaglio il gettito fiscale sui patrimoni era composto soprattutto da: 23 miliardi di euro dagli immobili (IMU), 8,9 miliardi da depositi e titoli, 7,5 miliardi dagli autoveicoli, 6 miliardi dalle compravendite immobiliari, 1,9 miliardi dal canone RAI.
Se si volesse ampliare l’imposizione patrimoniale, sarebbe più logico che questa operazione avesse una caratteristica periodica e stabile (e non una tantum), per evitare di ritrovarsi con lo stesso problema negli anni successivi.
Questa impostazione sarebbe anche più conforme al dettato costituzionale, che stabilisce che “tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva” (art. 53). E sicuramente il patrimonio è un elemento fondamentale della capacità contributiva, spesso erroneamente confusa con il reddito o con il livello di consumi.
Pertanto sarebbe più equo che ogni anno tutti i contribuenti presentassero una dichiarazione contributiva (e non soltanto dei redditi), nella quale venissero tenuti in conto anche i patrimoni (non soltanto immobiliari, ma anche mobiliari). In realtà questo già avviene per chi presenta l’ISEE, ma si tratta di un documento facoltativo, predisposto con lo scopo di chiedere sconti per alcuni servizi pubblici (per esempio le tasse universitarie o le rette dell’asilo nido). Se invece si rendesse obbligatoria per tutti una dichiarazione annuale che contenesse tutti i dati economici di ogni cittadino, si avrebbe un quadro più equilibrato e corretto della effettiva capacità contributiva.
La Banca d’Italia segnala che al 31 dicembre 2025 la ricchezza netta delle famiglie italiane ammontava a 11.338 miliardi di euro. Pertanto, se mettiamo a confronto i dati della ricchezza dei cittadini italiani con il totale delle imposte patrimoniali, rileviamo che in Italia il patrimonio viene attualmente tassato con una aliquota media annuale dello 0,45%.
Anche a parità di gettito fiscale, il peso delle imposte patrimoniali potrebbe essere aumentato per poter diminuire le tasse sui redditi e sui consumi. Una simile scelta andrebbe nella direzione di far pagare un po’ di più anche agli evasori, che magari sono riusciti a nascondere alcuni redditi, ma che più difficilmente possono nascondere i patrimoni.
Non sarebbe una rivoluzione e nemmeno una vera equità fiscale, ma una decisione di buon senso: ottenere qualche risorsa in più dai pochi che hanno molto, per poter chiedere un po’ meno ai tanti che hanno poco. A maggior ragione se venissero utilizzati forti “criteri di progressività”, applicando di fatto l’imposta soprattutto sui grandi patrimoni.
La proposta secondo logica dovrebbe ottenere la stragrande maggioranza dei consensi. Forse proprio per questa ragione vengono sollevati polveroni: evidentemente servono per non far comprendere come dovrebbe funzionare il sistema tributario seguendo i principi costituzionali.