
Riconoscere il nostro destino comune
Comune-info - Tuesday, June 2, 2026
Dalla pag. fb Edgar MorinCi sono persone che, pur non avendole mai incontrate, abitano il nostro tempo come una presenza familiare. Edgar Morin era una di queste. A 104 anni si è spento uno dei più grandi pensatori del Novecento e del nostro presente, una voce che ha attraversato guerre, totalitarismi, speranze, illusioni e disincanti senza mai smettere di interrogare il mondo.
Con lui non scompare soltanto un filosofo o un sociologo. Si spegne una coscienza. Una di quelle che aiutano a orientarsi quando tutto sembra confuso.
Morin ci ha insegnato a diffidare delle semplificazioni, a custodire la complessità del reale, a riconoscere che gli esseri umani non sono mai riducibili a un’identità, a una bandiera, a uno schieramento. Ha dedicato la sua vita a costruire ponti là dove altri erigevano muri, a cercare connessioni là dove prevalevano separazioni e contrapposizioni.
Negli ultimi anni, mentre il mondo tornava a essere attraversato dalle guerre e dalle logiche della forza, aveva continuato a parlare di pace. Non di una pace ingenua o astratta, ma della necessità di riconoscere il nostro destino comune, di resistere alla barbarie della disumanizzazione, di non smettere di vedere nell’altro un essere umano. In un tempo che sembra premiare il cinismo, Morin continuava a difendere la responsabilità, la solidarietà, la fraternità.
Forse è questo che oggi commuove di più.
La sensazione che, quando se ne va una persona come lui, il mondo diventi un po’ più povero. Che ci sia una luce in meno a illuminare il cammino. Che ci sentiamo, in qualche modo, più soli.
Eppure il modo migliore per ricordarlo non è fermarsi alla nostalgia.
Morin apparteneva a quella schiera di uomini e donne che ci consegnano un’eredità. Ci lasciano un compito. Ci ricordano che il pensiero non è una contemplazione distante, ma una forma di responsabilità verso il mondo.
Ora che la sua voce si è spenta, tocca a noi custodire ciò che ci ha insegnato: il rifiuto delle semplificazioni, la difesa della dignità umana, la capacità di tenere insieme giustizia e comprensione, ragione e umanità.
In tempi difficili, prendere il testimone significa forse questo: continuare a pensare quando altri rinunciano a farlo. Continuare a cercare il dialogo quando prevale l’odio. Continuare a credere che la pace sia possibile anche quando sembra lontana.
Addio, Edgar Morin.
Ci lasci più soli. Ma ci lasci anche una responsabilità più grande. E una speranza ostinata da custodire.
Ci sono morti che non riguardano soltanto una persona. Riguardano tutti coloro che da quella persona hanno imparato a guardare il mondo. Edgar Morin ci lascia un’eredità immensa: il coraggio della complessità, la fedeltà all’umano, la convinzione che il futuro non sia già scritto. Oggi lo salutiamo con gratitudine. Domani dovremo provare a essere all’altezza del testimone che ci consegna.
LEGGI ANCHE QUESTO ARTICOLO DI EDGAR MORIN:
L’identità una e molteplice
L'articolo Riconoscere il nostro destino comune proviene da Comune-info.