L’arte del possibile e l’orizzonte del necessario. Una vita per l’ambiente

Pressenza - Monday, June 1, 2026
Gianni Mattioli ci ha lasciato. Se ne va un uomo che ha dedicato l’intera vita a un’idea semplice e rivoluzionaria: che la scienza debba stare dalla parte della Terra. Gianni Francesco Mattioli, nato il 29 gennaio 1940, è stato molto più di un fisico, molto più di un parlamentare, molto più di un ministro. È stato uno di quegli uomini rari che riescono a tenere insieme rigore intellettuale e passione civile, senza sacrificare l’uno all’altra. Lo ricordiamo nelle aule della Sapienza di Roma, dove ha insegnato Fisica generale, Fisica ambientale e Complementi di fisica matematica con quella rara capacità di far sentire gli studenti partecipi di qualcosa di più grande di un programma accademico. Perché per Mattioli la fisica non era mai fine a sé stessa: era uno strumento per capire il mondo, e capire il mondo significava anche difenderlo. Insieme a Massimo Scalia, è stato uno dei pilastri dell’ambientalismo scientifico italiano, quell’approccio che ha voluto l’ecologia fondata sui dati, sui fatti, sulla responsabilità della conoscenza. Non ambientalismo del sentimento soltanto, ma della coscienza. Tra i fondatori dei Verdi e del Movimento Ecologista, ha portato in politica la voce della scienza quando la politica italiana faticava ancora a capire cosa significasse la parola “ambiente”. La sua battaglia contro il nucleare in Italia fu la battaglia di un fisico che sapeva esattamente di cosa parlava, e che proprio per questo sentiva il peso della responsabilità più degli altri. Come parlamentare e come Ministro per le politiche comunitarie ha cercato di tradurre quella visione in leggi, in accordi, in scelte concrete sapendo che la politica è l’arte del possibile, ma non smettendo mai di indicare l’orizzonte del necessario. Ci lascia un’eredità che non si misura solo nei libri pubblicati o nelle leggi votate, ma nel metodo: quello di chi affronta le grandi crisi del presente con gli strumenti della ragione e il coraggio delle convinzioni. L’Italia perde oggi uno dei suoi padri fondatori. Grazie, Gianni.

Aurelio Angelini