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Gianni Mattioli, “maestro di verità e di virtù”: un ricordo personale – di Peppe Sini
Mi addolora profondamente la scomparsa di Gianni Mattioli, e sebbene io sappia che oggi lo ricorderanno persone di grande prestigio e notorietà, vorrei aggiungere anche il mio modesto ricordo di vecchio militante politico di base, e attestargli una volta ancora il mio affetto e la mia gratitudine. Ho conosciuto Gianni Mattioli nelle lotte del movimento antinucleare a Montalto di Castro, un’esperienza che è stata decisiva nella mia vita come in quella di tante altre persone. Come accadeva allora, dopo un po’ si era non solo compagni di lotta ma anche amici. Anni dopo accadde che in una importante manifestazione a Roma una forze politica che era tra le numerose organizzazioni promotrici pose il veto al fatto che potesse prendere la parola anche il rappresentante del popolo palestinese in Italia, che se la memoria non mi inganna era allora Nemer Hammad; gli altri promotori subirono il diktat, e al rappresentante del popolo palestinese fu impedito di parlare. Si parva licet componere magnis, espressi la mia indignazione sul settimanale che all’epoca era a Viterbo la voce dei senza voce. E quel partito mi querelò, a firma del segretario provinciale (che, paradossalmente, era anche un vecchio amico) e del segretario nazionale. A quei tempi il nostro settimanale conduceva una strenua lotta contro la penetrazione mafiosa nell’Alto Lazio e contro il regime della corruzione che la favoriva. Ricevevamo raffiche di querele per diffamazione da prominenti personaggi del sistema di potere politico ed economico (tra cui uno dei “quattro cavalieri dell’apocalisse mafiosa” di cui aveva scritto indimenticabilmente Pippo Fava). A costoro si aggiunse in quella circostanza anche quel partito, che pure si vantava libertario, con nostra grande amarezza. In vista del processo pensai di andare a chiedere ad alcune persone amiche che erano state presenti alla vicenda di venire a testimoniare in mio favore in tribunale. La prima persona cui mi rivolsi fu Gianni Mattioli: ci incontrammo mi pare nel suo ufficio parlamentare, gli dissi di che si trattava e che speravo che lui potesse essere disponibile a venire a testimoniare: lui mi disse che avrebbe fatto di più, e subito dinanzi ai miei occhi alzò il telefono e chiamò credo direttamente l’allora segretario nazionale di quel partito e gli disse con tono che non ammetteva repliche che quella querela era uno scandalo e doveva essere ritirata. A quei tempi Gianni Mattioli era un’autorità morale per tutti: quel partito ritirò la querela. Era così Gianni Mattioli: un uomo coraggioso e generoso, una persona mite e accudente, un compagno di lotte nonviolente indimenticabile, uno scienziato con una profonda coscienza morale, un maestro di verità e di virtù. Pochi anni fa ci aveva già lasciato Massimo Scalia, che era quasi una sola persona con lui. Ora ci ha lasciato anche Gianni. I vecchi compagni muoiono, il mondo si offusca, la lotta nonviolenta per il bene comune dell’umanità e per la salvaguardia di quest’unico mondo vivente continua, oggi più necessaria che mai. Peppe Sini
June 2, 2026
Pressenza
Per Gianni Mattioli, un ricordo personale
Mi addolora profondamente la scomparsa di Gianni Mattioli, e sebbene io sappia che oggi lo ricorderanno persone di grande prestigio e notorieta’, vorrei aggiungere anche il mio modesto ricordo di vecchio militante politico di base, e attestargli una volta ancora il mio affetto e la mia gratitudine. Ho conosciuto Gianni Mattioli nelle lotte del movimento antinucleare a Montalto di Castro, un’esperienza che e’ stata decisiva nella mia vita come in quella di tante altre persone. Come accadeva allora, dopo un po’ si era non solo compagni di lotta ma anche amici. Anni dopo accadde che in una importante manifestazione a Roma una forze politica che era tra le numerose organizzazioni promotrici pose il veto al fatto che potesse prendere la parola anche il rappresentante del popolo palestinese in Italia, che se la memoria non mi inganna era allora Nemer Hammad; gli altri promotori subirono il diktat, e al rappresentante del popolo palestinese fu impedito di parlare. Si parva licet componere magnis, espressi la mia indignazione sul settimanale che all’epoca era a Viterbo la voce dei senza voce. E quel partito mi querelo’, a firma del segretario provinciale (che, paradossalmente, era anche un vecchio amico) e del segretario nazionale. A quei tempi il nostro settimanale conduceva una strenua lotta contro la penetrazione mafiosa nell’Alto Lazio e contro il regime della corruzione che la favoriva. Ricevevamo raffiche di querele per diffamazione da prominenti personaggi del sistema di potere politico ed economico (tra cui uno dei \”quattro cavalieri dell’apocalisse mafiosa\” di cui aveva scritto indimenticabilmente Pippo Fava). A costoro si aggiunse in quella circostanza anche quel partito, che pure si vantava libertario, con nostra grande amarezza. In vista del processo pensai di andare a chiedere ad alcune persone amiche che erano state presenti alla vicenda di venire a testimoniare in mio favore in tribunale. La prima persona cui mi rivolsi fu Gianni Mattioli: ci incontrammo mi pare nel suo ufficio parlamentare, gli dissi di che si trattava e che speravo che lui potesse essere disponibile a venire a testimoniare: lui mi disse che avrebbe fatto di piu’, e subito dinanzi ai miei occhi alzo’ il telefono e chiamo’ credo direttamente l’allora segretario nazionale di quel partito e gli disse con tono che non ammetteva repliche che quella querela era uno scandalo e doveva essere ritirata. A quei tempi Gianni Mattioli era un’autorita’ morale per tutti: quel partito ritiro’ la querela. Era cosi’ Gianni Mattioli: un uomo coraggioso e generoso, una persona mite e accudente, un compagno di lotte nonviolente indimenticabile, uno scienziato con una profonda coscienza morale, un maestro di verita’ e di virtu’. Pochi anni fa ci aveva gia’ lasciato Massimo Scalia, che era quasi una sola persona con lui. Ora ci ha lasciato anche Gianni. I vecchi compagni muoiono, il mondo si offusca, la lotta nonviolenta per il bene comune dell’umanita’ e per la salvaguardia di quest’unico mondo vivente continua, oggi piu’ necessaria che mai. Peppe Sini Viterbo, primo giugno 2026   Peppe Sini
June 1, 2026
Pressenza
L’arte del possibile e l’orizzonte del necessario. Una vita per l’ambiente
Gianni Mattioli ci ha lasciato. Se ne va un uomo che ha dedicato l’intera vita a un’idea semplice e rivoluzionaria: che la scienza debba stare dalla parte della Terra. Gianni Francesco Mattioli, nato il 29 gennaio 1940, è stato molto più di un fisico, molto più di un parlamentare, molto più di un ministro. È stato uno di quegli uomini rari che riescono a tenere insieme rigore intellettuale e passione civile, senza sacrificare l’uno all’altra. Lo ricordiamo nelle aule della Sapienza di Roma, dove ha insegnato Fisica generale, Fisica ambientale e Complementi di fisica matematica con quella rara capacità di far sentire gli studenti partecipi di qualcosa di più grande di un programma accademico. Perché per Mattioli la fisica non era mai fine a sé stessa: era uno strumento per capire il mondo, e capire il mondo significava anche difenderlo. Insieme a Massimo Scalia, è stato uno dei pilastri dell’ambientalismo scientifico italiano, quell’approccio che ha voluto l’ecologia fondata sui dati, sui fatti, sulla responsabilità della conoscenza. Non ambientalismo del sentimento soltanto, ma della coscienza. Tra i fondatori dei Verdi e del Movimento Ecologista, ha portato in politica la voce della scienza quando la politica italiana faticava ancora a capire cosa significasse la parola “ambiente”. La sua battaglia contro il nucleare in Italia fu la battaglia di un fisico che sapeva esattamente di cosa parlava, e che proprio per questo sentiva il peso della responsabilità più degli altri. Come parlamentare e come Ministro per le politiche comunitarie ha cercato di tradurre quella visione in leggi, in accordi, in scelte concrete sapendo che la politica è l’arte del possibile, ma non smettendo mai di indicare l’orizzonte del necessario. Ci lascia un’eredità che non si misura solo nei libri pubblicati o nelle leggi votate, ma nel metodo: quello di chi affronta le grandi crisi del presente con gli strumenti della ragione e il coraggio delle convinzioni. L’Italia perde oggi uno dei suoi padri fondatori. Grazie, Gianni. Aurelio Angelini
June 1, 2026
Pressenza