Parata del 2 giugno: anche i cavalli obiettano

Pressenza - Monday, June 1, 2026

Se non fosse per i tre giovani militari dei Lancieri di Montebello, due dei quali donne, e per la poliziotta, che si sono feriti e che sono stati ricoverati in ospedale, fortunatamente non in pericolo di vita, anche se due sono in condizioni critiche, ci sarebbe da ridere, ma purtroppo i fatti accaduti a Roma nella notte tra il 29 ed il 30 maggio sono molto seri e gravi.

Durante la prova della sfilata del 2 giugno, tenutasi in via delle Terme di Caracalla, quattro agenti della polizia urbana avrebbero fatto esplodere dei peterdi e dei fuochi d’artificio (pare sia una stravagante tradizione con diversi precedenti negli anni passati).

Il rumore improvviso delle esplosioni ha provocato la fuga precipitosa di una trentina di cavalli terrorizzati, che al galoppo hanno mandato in tilt il traffico, provocando diversi tamponamenti, sulla Cristoforo Colombo,  una delle principali arterie della Capitale.

Secondo il Sole 24 Ore, oltre ai feriti umani si sarebbero feriti una quindicina di cavalli tra questi uno in modo così grave da deciderne frettolosamente l’abbattimento, insomma un vero e proprio disastro.

Giovanni Barbera,  Segretario della Federazione Romana del Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea, e collaboratore di Pressenza, ha dichiarato: “La clamorosa fuga dei cavalli dell’Esercito non è un semplice incidente di percorso. E’, a tutti gli effetti, un gesto simbolico e involontariamente potente di disobbedienza alla messa in scena della militarizzazione della nostra Repubblica. La natura ci ha offerto una inattesa lezione. E’ bastato il rumore di alcuni petardi a ricordare che i cavalli sono animali liberi e sensibili, che non intendono essere comparse di una parata militare”.

La parata militare venne abolita durante la Presidenza di Sandro Pertini, il Partigiano Socialista che arrivò ad essere la più alta carica dello stato, e che, rigorosamente in linea con l’articolo 11 della Costituzione della Repubblica, nel suo discorso d’insediamento il 9 luglio 1978 pronunciò una delle sue frasi più famose “L’Italia deve essere nel mondo portatrice di Pace. Si svuotino gli arsenali di guerra, sorgente di morte, si colmino i granai, sorgente di vita per milioni di creature umane, che lottano contro la fame. Il nostro popolo generoso si è sempre sentito fratello a tutti popoli della terra. Questa è la strada, la strada della Pace che noi dobbiamo seguire”, una esortazione che più volte ribadì durante il suo settennato.

Il presidente Francesco Cossiga ripristinò la festa. Ricordo come durante il suo mandato (1985-1999) mi ritrovai ad essere testimone di una riuscita contestazione: da un camioncino, in piazza Corrado Ricci, uscirono, in costume da bagno, ciambella ai fianchi e pinne, una decina di manifestanti, uomini e donne, che tentarono di marciare verso via dei Fori Imperiali. Ad aprire l’improvvisato manipolo un gonfalone che recava la scritta “Trippe da sbarco”. Dopo lo stupore iniziale vennero trascinati via a forza, mentre sbattevano le pinne.

Anche il Presidente Oscar Luigi Scalfaro, che con Pietro Ingrao sventolò in una oceanica manifestazione per la Pace e contro la guerra in Iraq, la bandiera arcobaleno della Pace, aveva ben altra idea di come celebrare la nascita della Repubblica.

La Sfilata in pompa magna, venne ripristinata dal presidente Ciampi, che evidentemente condivideva l’idea, non autenticamente Patriotica ma militarista e patriotarda, che la massima espressione della Repubblica sia la potenza del suo esercito.

Alfio Nicotra, di “Un Ponte per…” che fa parte della Rete Pace e disarmo ha dichiarato “Quella che dovrebbe essere una festa civile, si festeggia infatti un referendum che ha scelto di farla finita con la monarchia, è diventata una parata militare. A festeggiare dovono essere i cittadini e le cittadine. Il Presidente Sandro Pertini aveva abolito la parata poichè ci vedeva un’incongruenza: è come se le truppe avessero occupato una festa di tutt’altro segno”.

Insomma la parata militare deve essere abolita e nel frattempo i primi a volerla inconsapevolmente disertare sono stati i poveri cavalli dell’Esercito, a cui nessuno aveva chiesto se gradissero far parte di una triste e incostituzionale ostentazione di forza guerresca.

 

Mauro Carlo Zanella