
Il mondo va male: ecco il documento dell’Onu che invita alla post-crescita
Pressenza - Wednesday, May 27, 2026Olivier De Schutter è un cattedratico belga, ma non solo. Egli è infatti anche relatore delle Nazioni Unite sulla povertà estrema e sui diritti umani. Ma chi pensa che svolga questo ruolo asetticamente, senza andare al fondo del problema, si sbaglia di grosso. Queste le sue parole nel 2024, quando presentò al Consiglio dei Diritti Umani “Eradicating poverty beyond growth” (da cui il libro La povertà della crescita):
“Per quasi sei anni, le Nazioni Unite mi hanno affidato il compito di riferire sulle soluzioni più promettenti al mondo per sradicare la povertà… La ricerca di una crescita economica perpetua è incompatibile con la vita su questo pianeta. E l’eliminazione della povertà non può continuare a essere utilizzata come scusa per perseguire un PIL in costante aumento, quando questa ricerca, al contrario, spinge le persone verso lavori mal retribuiti e spesso pericolosi per soddisfare le esigenze dell’élite… Dobbiamo respingere il mito secondo cui la crescita economica equivale al progresso umano. Anche se questo può sembrare un pensiero radicale, dopo quasi un secolo in cui ci è stato detto che tutto ciò che conta è la velocità con cui cresce l’economia, sono ottimista sul fatto che presto diventerà l’opinione dominante. Perché il pianeta, e i suoi abitanti, non sopravviveranno senza di esso…Oggi posso affermare con certezza che, nonostante ciò che politici, economisti, esperti di sviluppo e persino le istituzioni delle Nazioni Unite ci hanno indotto a credere, la risposta non è semplicemente stimolare la crescita economica”.
Ed è proprio sulle basi di questo rapporto che il 22 aprile scorso a Ginevra, è stata presentata la Roadmap for Eradicating Poverty Beyond Growth, un report ponderoso per documentazione scientifica e numero di esperti coinvolti (400 personalità del mondo accademico, delle ONG e della società civile) approntato sempre da Oliver De Schutter. In pratica, cosa afferma il documento? Che la crescita economica sta portando sempre più ad un concentramento di ricchezze in poche mani (“Viviamo su un pianeta che non è mai stato così ricco. Nel 2024 i miliardari hanno visto crescere le loro fortune in media di 2 milioni di dollari al giorno e si prevede entro un decennio ci saranno cinque trilionari”) e, nel contempo, ad una sempre più ampia fetta di persone nel mondo che vivono nella miseria. C’è dunque qualcosa di profondamente sbagliato ed anche immorale nella crescita, ma nello stesso concetto di crescita, perché crea miseria ed impoverisce la Terra (“La ricerca di una crescita economica perpetua è incompatibile con la vita su questo pianeta”).Ciò detto, il documento indica un percorso da adottare da parte delle nazioni del mondo, una “roadmap” appunto, e, anche se non arriva ad indicare la decrescita come soluzione ai mali, ha il coraggio di riconoscere che la crescita, questa crescita, l’unica che conosciamo, è un male, che un Pil che equipara la produzione di un’arma alla realizzazione di un alloggio per bisognosi è una mostruosità, che occorre in buona sostanza passare alla fase della post-crescita.
Nonostante la portata che potremmo definire “rivoluzionaria” del documento (o forse proprio per questo), esso non ha avuto eco sui media di regime. Che, invece, in direzione del tutto opposta (“ostinata e contraria”) ci raccontano ad esempio che la Germania destinerà nei prossimi anni mille miliardi di euro in armi, in modo da diventare la corazzata bellicista d’Europa (ora che l’industria automobilistica non tira più). Sarà dura, molto dura abbandonare il paradigma della crescita… prima che giustamente ci estinguiamo. Con la crescita, la via appare segnata.