Il ruolo dei corpi intermedi in democrazia

Pressenza - Sunday, May 17, 2026

La democrazia rappresentativa parlamentare non è un difetto, una lentezza o un ostacolo da superare, ma un’acquisizione democratica evoluta, che va difesa, così come vanno difesi i corpi intermedi che di una democrazia sono la sostanza: partiti, sindacati, associazioni, libera stampa, sono elementi strutturalmente necessari per la funzione democratica che esplicano: essi, infatti mediano tra società e istituzioni, filtrano e articolano le domande sociali, organizzano il dissenso, formano l’opinione pubblica, impediscono in sostanza che il Potere si concentri in unico soggetto. Senza di loro, la rappresentanza si svuota e la democrazia degenera in plebiscito e la politica diventa volatilità emotiva.

Delegittimare i corpi intermedi non rende la democrazia più diretta, ma più debole e più esposta ai populismi.

Non dobbiamo nasconderci che il populismo attecchisce poiché mistifica e mostrifica sempre un problema reale ed avvertito: è però la soluzione prescelta che è spesso discutibile e pericolosa.

Ad esempio il finanziamento alla editoria presenta una questione realmente problematica: il finanziamento pubblico all’editoria, infatti, così com’è è diventato un sussidio per un servizio democratico inesistente – testate che ricevono risorse pubbliche senza produrre informazione di qualità, senza pluralismo, senza la necessaria verifica dei fatti.

E tuttavia, la questione non si affronta abolendo il finanziamento, ma ripensandolo radicalmente, in modo che sia premiata proprio la funzione democratica dell’editoria come corpo intermedio.

Il Finanziamento non dovrebbe avere come scopo la mera sopravvivenza della azienda editoriale, ma dovrebbe essere basato su indicatori di servizio democratico, secondo alcuni parametri chiari: numero di giornalisti indipendenti in organico, produzione di inchieste originali, rispetto di un codice etico, accesso gratuito o agevolato per i redditi bassi, trasparenza della proprietà.

In modo analogo al sistema di alcuni paesi nordici, dove ad ogni cittadino è consentito di indicare una piccola quota annuale per una testata di propria scelta. Il finanziamento pubblico verrebbe così “distribuito dal basso”, premiando i giornali che i cittadini ritengono utili ed alimentando così anche la partecipazione e responsabilità individuale.

In ogni caso, le risorse pubbliche così assegnate dovrebbero essere condizionate a verifiche da parte di un’ Autorità indipendente, in ordine alla netta separazione tra pubblicità e informazione, assenza di conflitti di interesse, rettifiche tempestive ed adeguate.
Il sostegno, inoltre, dovrebbe essere piuttosto selettivo ed in buona parte rivolto alle piccole testate locali ed alle cooperative di giornalisti, poiché spesso sono le prime a soffrire, ma anche le più radicate nel territorio e quelle più capaci di svolgere la funzione di mediazione e di prossimità con i cittadini.

Nessun finanziamento automatico a gruppi editoriali che chiudono redazioni e spostano risorse su contenitori digitali vuoti.

Attualmente il finanziamento all’editoria è, per un verso una indebita elemosina, di Stato per l’altro una mortificazione, mentre è necessario trasformare il finanziamento in un vero e proprio investimento del cittadino, una infrastruttura democratica.
Non si può continuare a regalare soldi pubblici a chi produce carta straccia, si deve invece alimentare un servizio ed il pluralismo dell’informazione che il mercato da solo non sostiene.
Esattamente ciò che si fa o si dovrebbe fare per la sanità, la scuola, la ricerca pubblica. La patologia, ovvero il divaricamento tra realtà e funzione democratica non si deve risolvere rinunciando ad un presidio democratico, ma riformando l’Istituto la cui procedura è degenerata in altro.

Ricostruire luoghi di mediazione credibili è l’unica strada per una partecipazione vera e per preservare quell’utilità democratica dei corpi intermedi su cui basa la sostanza democratica del Paese ed il disegno stesso della Costituzione.
La disaffezione della popolazione verso la politica è il risultato di ponti di mediazione interrotti. E senza ponti, nessuno attraversa più il fiume della politica.

Occorre ripristinare quei ponti a servizio della partecipazione popolare alla vita democratica, occorre tornare alla Costituzione.

Gregorio de Falco

Redazione Italia