Cokseur: l’organizzatore logistico del viaggio

Progetto Melting Pot Europa - Wednesday, May 13, 2026

Sono 42 le voci del “Contro Dizionario del Confine. Parole alla deriva nel Mediterraneo Centrale”. Il volume è edito da Tamu. È il risultato di una ricerca collettiva avviata dal 2021 nel Mediterraneo centrale e firmata da un autore plurale: l’equipaggio di ricerca della Tanimar

Ogni giovedì, una voce accompagna lettrici e lettori dentro uno spazio di confine dove le frontiere non sono linee, ma pratiche che attraversano corpi, lingue e relazioni. 

Perché in un viaggio segnato da rotte, pattugliamenti, respingimenti e attese, il linguaggio diventa strumento di sopravvivenza e un possibile modo di resistere alla narrazione dominante sulla mobilità.

Notizie

Contro Dizionario del Confine. Parole alla deriva nel Mediterraneo Centrale

Ogni giovedì, per quarantadue settimane, una parola. A partire dal 19 febbraio 2026

Roberta Derosas 12 Febbraio 2026

Figura di passaggio, sospesa tra mondi, instabile, senza radici né garanzie, il cokseur aggrega una domanda che non può dichiararsi apertamente, la trasforma in movimento. Vive di fiducia e sospetto, di ombra e di fama.

È nel suo gesto iniziale, nel raccogliere e mettere in relazione, che il viaggio prende forma.

Non è il viaggio, ma  colui che lo rende possibile. 

Tessitore di relazioni, raccoglitore di traiettorie disperse. Talvolta onesto, altre no.

I luoghi della boza sono incerti, le sue strade non sono segnalate,  ogni direzione è rischio. Ed è allora che appare il cokseur: indica, connette, raduna. Un logista del viaggio.

Lo si incontra lontano dal mare, tra stazioni improvvisate e margini urbani, pronto a comporre gruppi di viaggiatori come fossero costellazioni temporanee: autobus, taxi, barche ancora da immaginare. È voce e ponte al contempo, memoria di percorsi già tentati e archivio vivente di contatti. Spesso è stato egli stesso un aventurier, ma ha finito per fermarsi a metà del cammino. Conosce l’avventura e proprio per questo è capace di orientare quello degli altri.

COKSEUR

Parola a cura di Vincenza Pellegrino – Università di Parma-, Ivan Bonnin e Hamid BM

Cokseur è il nome con cui viene indicata la figura di qualcuno che funge da intermediario nel dare informazioni utili a organizzare la boza. È una figura fondamentale poiché spesso gli aventurier si trovano in contesti che non conoscono, dentro i quali è difficilissimo muoversi senza essere intercettati e soprattutto è necessario acquisire informazioni e contatti per proseguire.

Il cokseur è quindi una figura di relais: offre informazioni e contatti per proseguire il viaggio, e d’altro canto è colui che raccoglie i passeggeri per formare gli equipaggi di autobus, taxi, barche, per costituire insomma il gruppo di viaggio che affronterà insieme la tappa successiva.

Termine solitamente riferito a figure terrestri più che marine (le si incontra lontano dal mare), per traslazione oggi indica anche coloro che organizzano gli equipaggi di mare (più spesso chiamati lanceurs, coloro che lanciano in mare).

Nello stesso luogo vi sono spesso molti cokseur, come attori in competizione tra loro e con reputazioni diverse. Il cokseur è quindi l’aggregatore di una domanda sociale, un soggetto liminale posto tra il mondo dei viaggiatori neri e quello dei fornitori tunisini o maghrebini più in generale.

Nella complessa organizzazione del viaggio di cui parliamo, il cokseur è spesso una persona che ha tentato la propria boza, ha desiderato raggiungere l’Europa o raggiungere una condizione di regolarità in altri paesi di transito, ma ha fallito nella propria impresa, e – avendo acquisito molta esperienza e contatti – si trova nella condizione di svolgere questo ruolo.

«Non avendo famiglia, né radicamento, né diritti, il cokseur è spesso un uomo senza radici e da questo deriva la sua inaffidabilità», mi dice Hamid. A volte però svolgono il ruolo di cokseur anche studenti in migrazione o altre figure che – avendo documenti – possono facilitare le transazioni di soldi per il pagamento dei servizi resi.

Perché una questione determinante in questi viaggi verso la salvezza è come svolgere le transazioni, visto che non si può viaggiare facilmente con soldi materiali poiché si è troppo esposti al furto (si veda Cachette).

In tal senso una delle principali abilità del cokseur è quella di stabilire legami e relazioni con persone locali o in possesso di documenti attraverso cui effettuare le transazioni.

La logica, quindi, è quella di sviluppare reti che consentano la circolazione dei soldi legata ai servizi di informazione, di assemblaggio delle domande e di trasporto necessari a chi deve muoversi nascostamente ma che sono fuori da logiche di sfruttamento criminale – di tipo sessuale e lavorativo ad esempio – alle quali invece allude in modo general generico l’informazione mediatica. 

Altra figura simile ma diversa è quella del passeur, termine che indica invece più spesso una persona originaria del paese di transito (ad esempio Marocco, Algeria, Tunisia ma anche Mauritania e così via), e che a differenza del cokseur – che ha un ruolo di relais, informazione, assemblaggio – lavora operativamente a organizzare lo spostamento: ha contatti con gli chauffeur (coloro che guidano i mezzi) o è esso stesso proprietario di qualche mezzo (spesso sono persone che già svolgevano un lavoro nel trasporto di oggetti). 

La logica con cui ci si affida a un cokseur o a un passeur è sempre la stessa: quella del passa parola e della raccomandazione informale («altre persone con lui sono riuscite a fare boza»). Ma più in generale si ha poca scelta: per sottrarsi alla violenza bisogna proseguire, e per proseguire spesso ci si espone alla violenza. 

Altri termini testimoniano infine della complessa rete di figure che aiutano le persone a cui la mobilità è interdetta a muoversi verso condizioni migliori: tornano ad esempio nelle testimonianze i lanceurs («sono i maghrebini, les arabes che ti lanciano nel mare»), les guides (migranti molte volte respinti o ai quali persone locali insegnano le strade del passaggio), i kamò (una parola che probabilmente viene da camorassien, che sembra essere una traslazione ivoriana della parola «camorrista»).

Se il cokseur ha tra i suoi compiti economici quello di reclutare le bouteille per il viaggio, il kamò rappresenta invece il manager del convoi, il soggetto subsahariano che stabilisce i contatti con les arabes. 

Esempi dal campo

Probabilmente se non fossi riuscito a passare e a salvarmi, se non fossi riuscito a fare boza, io sarei diventato un cokseur perché parlo le lingue e non avrei avuto altre scelte. Ho avuto molte occasioni di diventare cokseur. Ma se sei lì da cinque anni, dieci anni e nessun paese ti dà documenti, né la Tunisia né puoi andare in Europa né puoi tornare che è tutto bruciato, allora cosa fai? Certo che inizi a lavorare nel mondo del viaggio. 

Intervista con Hamid, giovane uomo di origine camerunese incontrato in Tunisia, ora in Italia