
Se la pandemia sbarca dalla Cruise
Pressenza - Wednesday, May 13, 2026I nostri luoghi comuni e la narrazione mainstream della cultura dominante, intrisi di razzismo e stigma sociale, ci hanno ormai fatto digerire lo schema del migrante sporco e infetto che arriva col barcone sulle nostre coste.
Il migrante, anche quando magari è nato nel nostro quartiere, rappresenta ormai la nostra soglia assoluta di percezione del pericolo e di insicurezza.
Eppure, le cronache epidemiologiche dell’hantavirus ci raccontano un’altra storia. Che l’epidemia, per ora non ancora pandemia, sbarca dalla nave da crociera.
Perché la Hondius non è una ‘carretta del mare’, ma una nave da crociera; ed i suoi passeggeri non sono dei poveri migranti scappati da persecuzioni etniche, conflitti locali e miseria.
Ma dei ricchi turisti bianchi del nord del pianeta, che hanno pagato un paio di decine di migliaia di euro a testa, per arrivare in luoghi dove fino a qualche anno fa si sarebbero spinti solo avventurosi e solitari viaggiatori o scienziati e ricercatori.
Per l’industria del turismo, la più climalterante in assoluto, tutto oggi è in vendita ed acquistabile, anche il luogo più inospitale e inaccessibile; dove non ha alcun senso razionale che arrivino decine di migliaia di persone.
L’unico senso è il profitto esclusivo delle multinazionali del turismo.
L’esperienza dell’overbooking di turisti e di monnezza che da anni ingolfa e ostruisce persino le vie himalayane di salita sull’Everest, è il caso più eclatante.
Ha senso entrare in una discarica del sud del pianeta per fotografare un uccello? Si, da un punto di vista commerciale è quello che ci racconta la storia della Hondius.
Un capriccio, un privilegio, acquistato a caro prezzo, e purtroppo pagato con la vita da persone che pensano che tutto sia comprabile; non c’è più alcun limite a niente, basta poterselo permettere.
Poco importa se le conseguenze di quel privilegio di alcuni, possono ricadere su un’intera umanità.
Poco importa se i primi a essere stati messi a rischio sanitario siano stati i lavoratori, quasi sempre malpagati, di quella nave da crociera.
O lo stesso personale tecnico e sanitario, che li ha dovuti aspettare nei porti e aeroporti per metterli cautelativamente in isolamento.
Al contrario, quelli che non hanno potere e privilegi, quelli della cultura subalterna, dalle discariche tossiche del sud del mondo scappano via, sfidando deserti, detenzione e torture nei lager libici che fanno il lavoro sporco in convenzione per i governi italiani.
Oppure, quelli che non riescono a mettere insieme i soldi per affidarsi ai trafficanti di esseri umani, in quelle discariche ci restano a lavorare; molti perfino a vivere.