
PROCESSO STRAGE DI BRESCIA: SOPRALLUOGO NELLA BASE COPERTA DI SILVIO FERRARI IN VIA ALEARDO ALEARDI
Radio Onda d`Urto - Wednesday, May 6, 2026
“La descrizione fatta da Ombretta Giacomazzi della base coperta che era nella disponibilità di Silvio Ferrari corrisponde effettivamente all’appartamentino di via Aleardi a Brescia”, dove martedì 5 maggio 2026 c’è stato il sopralluogo voluto dalla Corte d’Assise nell’ambito del processo per la Strage di Piazza Loggia contro il neofascista veronese Roberto Zorzi, accusato di essere uno degli esecutori materiali dell’eccidio fascista, di Stato e della Nato di piazza Loggia.
Il virgolettato è dell’avvocato Federico Sinicato, legale di parte civile, intervistato da Radio Onda d’Urto.
Secondo la testimonianza di Ombretta Giacomazzi in quella piccola abitazione, una mansarda al civico 18 di via Aleardi, il neofascista bresciano Silvio Ferrari – morto dilaniato dall’esplosione di una bomba che trasportava sulla sua moto il 19 maggio 1974 – stampava fotografie scattate durante le riunioni alla caserma dei carabinieri di Parona a Verona e a cui partecipavano neofascisti di Ordine Nuovo, veronesi e bresciani, insieme a esponenti dei Servizi Segreti italiani e degli stessi carabinieri.
Le fotografie sarebbero state poi consegnate e vendute a carabinieri e esponenti della questura di Brescia. Il sopralluogo in via Aleardi segue quelli svolti a Verona sia nella caserma di Parona, sia a Palazzo Carli, all’epoca sede del Comando Ftase delle forze terrestri Nato del Sud Europa, altra sede di incontri in cui si metteva a punto la strategia stragista.
Sempre martedì 5 maggio, in aula è stato interrogato Rizziero Ziliani, noto a Brescia nei primi anni ’70 come picchiatore fascista. Ombretta Giacomazzi l’aveva indicato come partecipante ad alcuni degli incontri a Veron,a dove avrebbe scattato le fotografie poi stampate da Silvio Ferrari. Ziliani ha negato questi fatti.
Secondo l’avvocato di parte civile del processo Federico Sinicato, però, questa fase del processo rafforza l’attendibilità della teste di accusa Ombretta Giacomazzi: “Il tema delle fotografie non trova conferma nelle dichiarazioni di Rizziero Ziliani, ma evidentemente ce lo aspettavamo, perché Ziliani era un membro importante all’epoca del gruppo più duro della destra estrema bresciana e quindi era difficile ammettesse di aver fatto fotografie per conto di quel gruppo a cui facevano parte anche esponenti dei Servizi. Certamente – prosegue il legale di parte civile – la credibilità della Giacomazzi con riferimento alle riunioni, al fatto che avvenissero e che lei sia stata coinvolta in alcuni di questi incontri avvenuti alla caserma di Parona – che non aveva nessun motivo di conoscere se non per esserci stata portata – è stata confermata, così come confermata è la sua conoscenza di palazzo Carli a Verona e dell’appartamento di via Aleardi a Brescia“.
L’intervista di Radio Onda d’Urto all’avvocato di parte civile, Federico Sinicato Ascolta o scarica
(immagine tratta dagli scatti della Fondazione Luigi Micheletti, parte dell’Archivio della Casa della Memoria)