Mille bambini, lo sport come ponte tra Brescia e il BeninSi chiude la prima missione di Motus Atletica ad Abomey, in Benin. In cinque
scuole il progetto ha incontrato circa mille bambini. Foletti: «Abbiamo trovato
entusiasmo e una grande voglia di imparare. Ora dobbiamo costruire qualcosa che
possa continuare anche senza di noi»
Dalle piste di Sanpolino alle scuole di Abomey. È un viaggio di migliaia di
chilometri, ma soprattutto l’inizio di una relazione che Motus Atletica vorrebbe
far durare almeno tre anni. La prima missione in Benin, partita il 28 settembre
e arrivata ormai alle battute finali, ha portato sei esperti italiani nelle
scuole primarie della città: cinque istituti, circa mille bambini tra i 6 e gli
11 anni, insegnanti e operatori coinvolti in un programma che utilizza lo sport
come strumento di educazione, inclusione e crescita.
La partenza era stata annunciata a Brescia il 26 settembre allo stadio Gabre
Gabric di Sanpolino. L’obiettivo era ambizioso: non una semplice trasferta
sportiva, ma l’avvio di un progetto internazionale capace di mettere in
relazione competenze italiane e realtà locali, partendo dalla scuola e
dall’attività motoria.
I primi giorni in Benin hanno dato sostanza a quell’idea. Il 3 ottobre ad Abomey
l’Accademia Modus Africa ha inaugurato ufficialmente il programma dedicato agli
alunni delle primarie, alla presenza di Christophe Bokpe, ex calciatore
internazionale e co-fondatore del progetto internazionale e con il sostegno
delle istituzioni sportive beninesi. Gli esperti arrivati dall’Italia hanno
lavorato accanto agli operatori locali, portando metodi, esperienza e strumenti,
ma anche osservando una realtà nella quale lo sport può assumere un significato
che va molto oltre il risultato agonistico.
“La cosa che ci ha colpito maggiormente è stata la risposta dei bambini”
racconta Francesco Foletti, presidente di Motus Atletica. “Abbiamo trovato un
entusiasmo enorme, una partecipazione immediata, una curiosità che ci ha
confermato quanto sia importante creare occasioni di questo tipo. Ma questa
missione ci ha fatto capire anche un’altra cosa: non dobbiamo pensare a un
intervento che arriva dall’Italia e poi finisce. Il vero obiettivo è costruire
competenze e relazioni locali perché il progetto possa andare avanti nel tempo”.
Il Benin è un Paese dell’Africa occidentale affacciato sul Golfo di Guinea, con
una popolazione giovane e una forte crescita demografica. Abomey, nel sud del
Paese, è una città dalla storia particolare: fu la capitale del Regno di Dahomey
e conserva ancora oggi un’importante identità culturale. È qui che il progetto
ha scelto di partire, entrando direttamente nelle scuole.
Il modello immaginato da Motus Atletica punta infatti sulla scuola come luogo
privilegiato. L’attività fisica diventa un modo per insegnare disciplina,
rispetto delle regole, perseveranza e capacità di lavorare insieme, ma può
servire anche a riconoscere precocemente inclinazioni e talenti e, soprattutto,
a coinvolgere bambini che vivono situazioni di maggiore fragilità.
“Lo sport è una scuola di vita” aggiunge Foletti. “In questi giorni abbiamo
visto concretamente quanto possa essere uno strumento di relazione e di
crescita. Non significa che tutti debbano diventare campioni. Significa dare a
ciascun bambino la possibilità di scoprire qualcosa di sé, di misurarsi con gli
altri, di acquisire fiducia. E significa anche formare gli adulti che dovranno
accompagnare questo percorso”.
È questo il passaggio decisivo della missione. I circa mille bambini incontrati
rappresentano il primo risultato visibile, ma il progetto guarda già oltre. Nei
prossimi tre anni l’intenzione è consolidare il lavoro nelle scuole, formare gli
operatori locali, sviluppare lo sport scolastico e creare un collegamento anche
con istituti e realtà sportive bresciane e lombarde. Un progetto che coinvolge
Motus Atletica Italia e la Fondazione CSI per il Mondo e che punta a diventare
progressivamente autonomo sul territorio.
Per riuscirci, però, servono risorse. E dopo questa prima esperienza la ricerca
di sostenitori entra nella seconda fase del progetto. Motus Atletica cerca
aziende, fondazioni, associazioni e privati interessati a sostenere le prossime
missioni, la formazione e l’acquisto delle attrezzature necessarie. Una prima
forma di sostegno è già arrivata dalla raccolta di scarpe sportive usate, in
buone condizioni, destinate alle scuole coinvolte.
“Adesso sappiamo che il progetto è possibile” conclude Foletti. “Abbiamo visto i
bambini, incontrato gli insegnanti, lavorato con le realtà locali e capito dove
possiamo essere utili. La sfida vera comincia ora: trovare le risorse e le
persone che credano in questo percorso, perché quello che abbiamo iniziato ad
Abomey non rimanga una bella esperienza, ma diventi un progetto capace di
crescere e di camminare sulle proprie gambe.”
Da Brescia al Benin, dunque, il viaggio non finisce con il rientro della
delegazione. Se la prima missione serviva a capire se quel ponte fosse
possibile, i giorni trascorsi ad Abomey hanno dato la prima risposta. Adesso
bisogna costruirlo.
Per maggiori informazioni sul progetto questo è il link:
https://www.motusatletica.org/progetto-motus-for-africa/
Simona Duci