«Un tutore per ogni minore straniero non accompagnato»

Progetto Melting Pot Europa - Wednesday, May 6, 2026

Per la prima volta in Italia si celebra una giornata dedicata ai cittadini e alla cittadine che affiancano i/le minori arrivati soli in Italia nel loro percorso di crescita. La ricorrenza cade nell’anniversario della Legge Zampa, la norma che nel 2017 istituì la figura del tutore volontario.

C’è chi li accompagna a scuola, chi li aiuta a orientarsi tra i servizi e le istituzioni, chi semplicemente è lì, presente, nei momenti più difficili. Sono i tutori volontari dei minori stranieri non accompagnati, e da oggi – 6 maggio 2026 – hanno una giornata tutta loro.

Si celebra per la prima volta in Italia la Giornata nazionale della Tutela Volontaria, un appuntamento pensato per dare visibilità a un impegno civico diffuso e prezioso, ancora troppo poco conosciuto. La data è simbolica: il 6 maggio 2017 entrava in vigore la Legge 47/2017, anche nota come Legge Zampa, che introdusse nell’ordinamento la figura del tutore volontario, aprendo la strada alla partecipazione della società civile nella protezione dei minori arrivati soli in Italia.

A nove anni da quella svolta normativa, la Giornata nasce su iniziativa di Tutori in Rete, la rete nazionale che riunisce venti associazioni e gruppi informali di tutrici e tutori volontari attivi su tutto il territorio, dal Trentino-Alto Adige alla Sicilia, dando vita a una comunità fondata su tre pilastri: la formazione e la competenza dei tutori, il sostegno reciproco tra pari e la rappresentanza collettiva nel dialogo con le istituzioni nazionali ed europee.

Per capire l’importanza delle figura basterebbero i numeri. Secondo i dati del Ministero del Lavoro aggiornati al 31 gennaio 2026, sono 15.893 i minori stranieri non accompagnati presenti in Italia. Ragazzi e ragazze arrivati soli, senza un genitore, senza un adulto di riferimento legalmente riconosciuto. E solo una parte di loro ha un tutore nominato.

È un sistema che fa i conti con la frammentazione dei servizi, la carenza di risorse, le difficoltà burocratiche e con un momento particolarmente critico, ossia il passaggio alla maggiore età, quando molte delle protezioni previste per i minori vengono meno e il rischio di cadere in una zona d’ombra, precarietà e perdita del titolo di soggiorno è concreto.

Chi è il tutore volontario e cosa fa

Il tutore volontario è un cittadino formato e nominato dal Tribunale per i minorenni con il compito di rappresentare legalmente il minore. Ma il suo ruolo va ben oltre la dimensione giuridica: è un punto di riferimento stabile nella vita quotidiana del ragazzo o della ragazza, un adulto che li accompagna nel rapporto con la scuola, con i servizi sociali e con le istituzioni: è, nei fatti, un ponte tra un sistema spesso opaco e una persona che cerca di costruirsi un futuro.

Le esperienze raccolte da Tutori in Rete mostrano come la presenza di un tutore renda più efficaci i percorsi educativi, faciliti l’accesso ai diritti e faccia davvero la differenza nel delicato passaggio all’autonomia.

La Giornata del 6 maggio è anche l’occasione per raccontare, attraverso volti, luoghi e parole provenienti da tutta Italia, chi sono le persone che ogni giorno scelgono di mettersi al fianco di questi ragazzi.

Non si tratta solo di fare rete tra volontari: Tutori in Rete partecipa al progetto di monitoraggio della tutela volontaria promosso dall’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza nell’ambito della Legge Zampa, ed è parte dell’iniziativa “Never Alone, per un domani possibile”, sostenuta da alcune delle principali fondazioni bancarie italiane.

A livello europeo, la rete è membro dell’European Guardianship Network (EGN), che lavora per migliorare i servizi di tutela per i minori non accompagnati in tutti gli Stati membri dell’UE, insieme a Save the Children, all’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza e a Defence for Children.

Due storie, una sola lezione

A dare concretezza a tutto questo sono le storie di chi, anche grazie alla tutela, ha migliorato il suo progetto di vita. 

Nurì è arrivato in Piemonte nel 2018, solo e minorenne, con alle spalle una storia di fuga. Ha incontrato la sua tutrice volontaria e da lì è cominciato un percorso condiviso: la scuola, il calcio, i primi lavori, e in mezzo tanta burocrazia, attese estenuanti per i documenti, episodi di discriminazione. Non è stato semplice, ma passo dopo passo hanno costruito fiducia. Oggi Nurì lavora tra le vigne delle Langhe con un contratto regolare, si muove in autonomia e ha una rete sociale solida. «Sono molto contento di te», ha detto alla sua tutrice. Una frase che dice tutto.

Souleymane arriva dalla Costa d’Avorio nel 2023, a 16 anni. Un errore nei documenti lo fa risultare maggiorenne: è una mediatrice culturale a scoprire la sua vera età e ad accompagnarlo nelle pratiche necessarie, diventando poi la sua tutrice volontaria. All’inizio ci sono la diffidenza, le difficoltà a scuola, l’incertezza sul futuro. Ma la relazione cresce, e con essa le possibilità: grazie alla rete attivata dalla tutrice, Souleymane incontra una famiglia affidataria. Oggi vive con loro, frequenta le superiori, gioca a calcio. «Grazie a te ho trovato una famiglia», le ha detto.

Storie diverse, ma con un filo comune: la tutela volontaria non è solo rappresentanza legale, è presenza continuativa, è relazione. È qualcuno che non ti lascia solo.

Un invito alla cittadinanza attiva

La Giornata non vuole essere solo un momento celebrativo. Tutori in Rete lancia un messaggio chiaro alle istituzioni e alla società civile: garantire un tutore volontario a ogni minore straniero non accompagnato. Oggi non tutti i minorenni che arrivano soli in Italia ne hanno uno, e questa lacuna pesa sul loro percorso di vita in Italia e autonomia.

«Dietro ogni tutela c’è una storia concreta fatta di fiducia, presenza e opportunità», si legge nel manifesto della Giornata. «Una società più giusta si costruisce anche così: non lasciando soli i più vulnerabili».

Un appello che è anche un invito rivolto a chiunque voglia saperne di più, a chi magari non ha mai sentito parlare di questa forma di cittadinanza attiva ma potrebbe scegliere di farne parte.