Assemblea azionisti ENI, ReCommon: “così il governo archivia la lotta alla crisi climatica”

Pressenza - Wednesday, May 6, 2026

In occasione della settima assemblea degli azionisti consecutiva di ENI a porte chiuse, ReCommon denuncia come il quinto mandato da amministratore delegato di Claudio Descalzi sarà contraddistinto da un crescente aumento degli investimenti e delle attività estrattive del Cane a sei zampe nel comparto fossile. Ormai ENI non parla più di transizione, le scoperte di nuovi e ingenti giacimenti di petrolio e gas aumentano e la società non sembra nemmeno interessata a fare greenwashing per dipingere come sostenibili le sue operazioni. In questo modo è sempre più un ostacolo nel far sì che l’Italia riesca a rispettare gli impegni presi alla COP21 di Parigi nel 2015 per contrastare la crisi climatica.

Eppure ENI è partecipata al 30 per cento dallo Stato italiano, che sembra solo preoccuparsi di intascare un lauto dividendo legato alle attività estrattive della società. Il governo guidato da Giorgia Meloni ha deciso di confermare per un quinto mandato Descalzi, stabilendo un record che fa dell’ad una sorta di monarca dell’oil&gas italiano. Recommon ribadisce che l’iter per le nomine delle grandi partecipate pubbliche andrebbe profondamente rivisto, garantendo maggior trasparenza e uno scrutinio parlamentare che al momento sono totalmente assenti in tutto il processo. Quasi pleonastico ribadire tutte le perplessità legate anche alla nomina della nuova presidente di ENI, Giuseppina Di Foggia, che così tante polemiche ha suscitato a livello nazionale.

Nei primi quattro mesi del 2026, ENI ha realizzato nuove scoperte di giacimenti di petrolio e gas per un miliardo di barili equivalenti di petrolio di riserve da sfruttare nei prossimi anni; come raffronto, in tutto il 2025 le scoperte erano state di 900 milioni di barili. Allo stesso tempo, la stragrande maggioranza degli investimenti nel nuovo piano industriale 2026-2030 continuerà ad andare al core business fossile dell’esplorazione ed estrazione di petrolio e gas, con l’obiettivo di continuare a far crescere la produzione complessiva annua del 3 per cento, fino a toccare i due milioni di barili al giorno.

«Questa assemblea degli azionisti stabilisce dei record negativi: quinto mandato per un amministratore delegato che non si scosta di una virgola dal business as usual e settimo incontro a porte chiuse, così da evitare che qualcuno, come noi azionisti critici, possa disturbare il manovratore» ha affermato Antonio Tricarico di ReCommon. «In Italia, ENI è il più grande ostacolo alla lotta alla crisi climatica. Per questo, insieme a Greenpeace Italia e a 12 cittadine e cittadini, nel 2023 abbiamo intentato la Giusta Causa contro la società e i suoi azionisti pubblici Ministero delle Finanze e Cassa Depositi e Prestiti. In risposta ENI ha mosso ben tre cause per diffamazione e un esposto penale nei nostri confronti. Molestie legali inaccettabili se si pensa che ENI è la più influente azienda partecipata italiana, ossia che per il 30 per cento sono i cittadini e cittadine a esserne proprietari» ha aggiunto Tricarico.

 

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