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Terremoto in piazza a Palermo
Un’altra giornata di mobilitazione studentesca oggi, 23 ottobre, anche a Palermo, mentre il Presidente della Repubblica Mattarella arriva al teatro Massimo, per il congresso nazionale degli avvocati “amministrativisti”, con ingente dispiegamento di forze dell’ordine. Piazza blindata ma non troppo: turisti e persone adulte, me compresa con tanto di kefiah, vengono fatte passare mentre un paio di ragazzini, da soli, vengono fermati e invitati a fare il giro largo. Intanto da tutta la città, con la Rete Studentesca Palermo, centinaia e centinaia di studenti si concentrano a Piazza Marina, saranno poi un corteo senza bandiere di partito; l’unica bandiera che sventola è quella della Trinacria per la presenza di un gruppo del Collettivo Studentesco Trinacria (indipendentista…), appunto. Camminano compatti e pacifici fino a Palazzo Comitini, attuale sede del Comune, dove verranno accolti in delegazione mentre gli altri aspettano fuori con slogan e cartelli. In testa lo striscione di solidarietà e unità con agricoltori, pescatori e autotrasportatori, che fino a stamane presidiavano l’ingresso del porto – senza alcuna regia mafiosa, nonostante le fake news di regime – e che  hanno dovuto sgomberare per la minaccia di precettazione. Non sentiamo il terremoto (4.5 punti, epicentro a Cefalù) che ha fatto paura non solo ai piani alti e che induce la delegazione, rientrata dal colloquio “a palazzo” proprio per questo, a sciogliere il concentramento. Gli agricoltori sono ancora in lotta; gli studenti sono ancora in lotta: diverse scuole superiori sono occupate o in assemblea permanente… Domani è un altro giorno….   Maria La Bianca
October 23, 2026
Pressenza
Karim Hamarneh a Trieste: ‘La diaspora palestinese in Italia’.
L’ININIZIATIVA IN SVOLGIMENTO NEL POMERIGGIO DI VENERDÌ 23 OTTOBRE È ORGANIZZATA DALLA SEZIONE LOCALE DI ASSOPACE PALESTINA E DALL’ASSOCIAZIONE CULTURALE TINA MODOTTI APS.  Nato nel 1951 a Beith-Jala (Betlemme, Cisgiordania), Karim Hamarneh finisce la scuola elementare a Betlemme. Per lavoro i suoi genitori si trasferiscono in Giordania, a Karak, dove lui frequenta le scuole medie e secondarie. Nel 1969 arriva in Italia, a Genova, dove vive tuttora e lì si laurea in farmacia. È attivo nelle organizzazioni studentesche giordano-palestinesi. Nel 2019 fonda l’ASSOCIAZIONE CULTURALE LIGURIA PALESTINA, molto attiva in Liguria e nelle regioni adiacenti, che vede la cultura come forma di resistenza pacifica e democratica. Nell’incontro introdotto da Roberto Cirelli, Karim Hamarneh parlerà della diaspora palestinese e delle attività della sua associazione. Trieste – venerdì 23 ottobre, h 18:15 Casa del popolo “A. Gramsci” (via Ponziana 14 – primo piano)  Maddalena Brunasti
October 20, 2026
Pressenza
Repubblica Democratica del Congo: spegnere l’incendio prima che divampi
La rete “Insieme per la Pace in Congo”, nata in occasione della visita di Papa Francesco a Kinshasa nel 2023, comunica: > Siamo sconcertati e preoccupati per l’iniziativa presa dall’ex-presidente > Joseph Kabila che, lo scorso 11 ottobre, da Goma, capoluogo della provincia > del Nord Kivu, ha costituito il Fronte per la Rifondazione della Nazione > (FRN), un movimento politico-militare che ingloba e sostituisce i precedenti > movimenti M23 e AFC e ne assume gli obiettivi. > > Quest’iniziativa sdogana ancora una volta l’aggressione ruandese alla > Repubblica Democratica del Congo e crea una coalizione che sembra voler > ripercorrere la strada presa trent’anni fa dal padre Laurent-Désiré Kabila, > che, facendo da paravento a Paul Kagame (Ruanda), Yoweri Museveni (Uganda) e > Pierre Buyoya (Burundi), realizzò i piani di destabilizzazione del Paese, > sostenuti dagli Stati Uniti e dalla Gran Bretagna. Oggi come allora, > l’iniziativa avalla il progetto internazionale di destabilizzare il Paese di > Lumumba per impadronirsi delle sue ricchezze. Al di là delle parole > altisonanti in favore della giustizia e dei diritti umani, la dichiarazione di > fondazione è l’annuncio di una nuova guerra, che farà colare ancora molto > sangue di tanti giovani congolesi e ruandesi e infliggerà nuove sofferenze a > famiglie già stremate da quasi due anni di occupazione sanguisuga. > > Tutti gli incendi, come quelli in Ucraina e in Palestina, vanno spenti subito, > perché quando divampano diventano pressoché inarrestabili. Purtroppo la > Comunità internazionale continua a fiancheggiare il regime ruandese, promotore > di tutte le guerre nella RD Congo di questo trentennio, quando dovrebbe > chieder ragione del suo operato, eventualmente produrre sanzioni e farle > rispettare. Dopo ingenti e continui sostegni economico-finanziari, militari e > strategici accordi per l’approvvigionamento di materie prime degli Stati Uniti > e dell’Unione Europea con il Ruanda, è di questi giorni l’assegnazione, > proprio al Ruanda, del nuovo circuito per le gare di Formula 1, a partire dal > 2030. Già lo scorso anno ha ospitato i campionati mondiali di ciclismo su > strada, nell’ottica di una politica mirata a mostrare il proprio prestigio > agli occhi della Comunità Internazionale. Il Ruanda è anche uno dei paesi > destinatari dei migranti che l’Europa non vuole accogliere. Inoltre, > trattandosi di un piccolo paese sovrappopolato e ci chiediamo, tra l’altro, in > quale regione intenderà creare i campi di raccolta per i governi europei. > Forse nella martoriata regione congolese del Kivu? > > Al di là delle parole o di isolate sanzioni, il regime ruandese gode > pienamente dell’appoggio statunitense e dell’Unione Europea. Quest’ultima, > andando contro il parere quasi unanime del suo Parlamento, ha confermato > l’accordo per i minerali rari e preziosi, la cui estrazione e > commercializzazione fraudolenta è la principale causa dell’infinita sofferenza > delle popolazioni dell’est congolese. La comunità internazionale dovrebbe > prendere in considerazione il recente piano di pace in cinque punti preparato > dal Premio Nobel Denis Mukwege. Come società civile, desideriamo camminare al > fianco di questo popolo e di tutti i popoli della regione dei Grandi Laghi, > costretti a subire guerre che non hanno scelto. In linea con il diritto > internazionale e con la Risoluzione 2773 (2025) del Consiglio di Sicurezza > delle Nazioni Unite, che chiede alle forze ruandesi di cessare il sostegno > all’M23 e ritirarsi dal territorio della Repubblica Democratica del Congo, > chiediamo a nostra volta alla comunità internazionale di assumersi le proprie > responsabilità, anteponendo la pace e la tutela dei diritti umani agli > interessi economici. Ci impegniamo a promuovere forme di resistenza civile non > violenta, compresi boicottaggi mirati e a sensibilizzare l’opinione pubblica > italiana ed europea, affinché non prevalgano il silenzio e l’indifferenza di > fronte alle responsabilità dei governi e di chi trae profitto dai conflitti. > > Roma, 15 ottobre 2026 – Rete “Insieme per la Pace in Congo” Maddalena Brunasti
October 20, 2026
Pressenza
Procedure di frontiera: il Tribunale di Palermo solleva questione di legittimità costituzionale sulla finzione di non ingresso
Il giudice Michele Guarnotta sospende l’obbligo di residenza presso Villa Sikania e rimette alla Corte costituzionale la disciplina degli artt. 5-ter, 5-quater e 5-quinquies del d.lgs. 142/2015. Con ordinanza del 13 ottobre 2026, il Tribunale di Palermo, Sezione specializzata in materia di immigrazione, giudice dott. Michele Guarnotta, ha sollevato d’ufficio questione di legittimità costituzionale della disciplina che impone ai richiedenti asilo sottoposti alla procedura di frontiera di risiedere esclusivamente in un luogo determinato. La decisione è intervenuta nell’ambito di un reclamo proposto dall’avv. Claudia Avenia, del Foro di Agrigento, nell’interesse di un cittadino egiziano destinatario di un provvedimento prefettizio di obbligo di residenza presso il centro Villa Sikania di Siculiana. LA TUTELA DEL RICHIEDENTE Il Tribunale ha riconosciuto i presupposti per la rimessione in termini ai sensi dell’art. 153, comma 2, c.p.c., rilevando che il richiedente non era stato posto nelle condizioni di comprendere effettivamente il provvedimento e i rimedi giurisdizionali esperibili. Particolare rilievo hanno assunto le difficoltà linguistiche emerse durante l’audizione, essendo il richiedente in grado di parlare esclusivamente il dialetto egiziano e non l’arabo standard utilizzato dall’interprete. Il giudice ha inoltre accolto l’istanza cautelare ex art. 700 c.p.c., sospendendo l’efficacia esecutiva del provvedimento prefettizio. LA QUESTIONE COSTITUZIONALE Il Tribunale ha ritenuto rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale degli artt. 5-ter, 5-quater e 5-quinquies del d.lgs. 142/2015, in riferimento agli artt. 2, 3 e 10, comma 3, Cost. Al centro della questione vi è la cosiddetta finzione di non ingresso, che consente di considerare giuridicamente non entrato nel territorio nazionale un richiedente asilo fisicamente presente in Italia. Secondo il giudice, tale disciplina rischia di comprimere il diritto costituzionale di asilo, i diritti inviolabili della persona e il principio di eguaglianza. Particolarmente significativo è il richiamo alla teoria dei controlimiti, nel rapporto tra la normativa europea sulle procedure di frontiera e i principi fondamentali della Costituzione italiana. Il Tribunale ha sospeso il giudizio e disposto la trasmissione degli atti alla Corte costituzionale. La questione, nata da un reclamo individuale, potrebbe avere conseguenze generali sulla disciplina delle procedure di frontiera, qualora la Consulta riconoscesse l’illegittimità delle disposizioni censurate. Tribunale di Palermo, ordinanza del 13 ottobre 2026 Si ringrazia l’avv. Claudia Avenia, Foro di Agrigento, per la segnalazione dell’ordinanza e il commento.
Le immagini della manifestazione del 17 Ottobre a Roma
Senza commentare ecco alcuni volti della manifestazione “La via maestra” ossia la via indicata dalla Costituzione per una trasformazione radicale, in un certo senso rivoluzionaria del nostro Paese: pace, disarmo, solidarietà, tutti i diritti per tuttə. Il 20 Novembre la Cgil proclama lo sciopero generale lo stesso giorno dello sciopero europeo degli studenti. Mauro Carlo Zanella
October 18, 2026
Pressenza
I gemellaggi che ci piacciono
Il Comune di Milano, a tutt’oggi, rimane gemellato con quello di Tel Aviv. Noi di “In piazza per Gaza”, dal 16 giugno 2025 presenza quotidiana in piazza del Duomo a MIlano, abbiamo scelto un altro gemellaggio: quello con le compagne e i compagni di Losanna, dal 30 giugno 2025 presenti tutti i giorni davanti alla stazione ferroviaria. Il 9 ottobre Alessandra, Michele, Paolo e Renata hanno “disertato” piazza Duomo a Milano per andare a conoscere le compagne e i compagni di Losanna, partecipando con loro al presidio che si svolge di fronte alla stazione ferroviaria, dalle 17:30 alle 18:30, ogni giorno dal 30 giugno 2025. Scorrono le stagioni: estate, autunno, inverno, primavera e poi di nuovo estate, autunno…e le persone continuano imperterrite a manifestare in strada. I passanti, per lo più frettolosi, perché stanno andando a prendere un treno, a volte sono indifferenti o addirittura abbassano la testa, a volte sorridenti e grati, a volte, più o meno apertamente, ostili. Si sentono i clacson dei veicoli che passano per la strada che separa il presidio dalla stazione e ci hanno spiegato che spesso sono saluti di sostegno rivolti proprio a chi è lì a mostrare cartelli e sventolare bandiere. In particolare avevano individuato un taxi che “salutava” sempre, finché un giorno il tassista è andato a presentarsi, ha detto di essere palestinese, che all’interno della sua vettura tiene una piccola bandiera della sua terra ed ha partecipato con loro all’azione. Samir invece ha dovuto interrompere, per questioni di lavoro, la sua presenza al presidio e, da allora, si dedica, in ogni momento che può e in ogni luogo della città, alla raccolta firme per l’iniziativa popolare federale per il riconoscimento dello stato di Palestina che è stata lanciata da un gruppo di cittadini di Ginevra. Obbiettivi del presidio di Losanna sono quindi: la protesta, l’informazione, la raccolta firme ma anche il sostegno, tramite raccolta fondi, a GazaLand, un’associazione umanitaria creata a Losanna da palestinesi di Gaza per Gaza che fornisce cibo, acqua e prodotti essenziali alle famiglie. GazaLand è stata scelta perché, al presidio, è presente regolarmente Rami, un palestinese che collabora con l’associazione. Da più di un’anno, Charlotte e Ulysse, il suo cane labrador, avevano preso l’abitudine di essere tutte le sere al presidio della stazione di Losanna. Ulysse era diventato un po’ la mascotte del gruppo, faceva parte della «famiglia». Poi, il dramma… Una sera di metà agosto, Charlotte e Ulysse avevano osservato l’eclissi solare sul balcone del loro appartamento, si erano poi soffermati, nella speranza di vedere qualche stella cadente e infine erano andati a dormire, lui sul balcone e lei nel suo letto. Verso le cinque del mattino Charlotte, svegliata dall’abbaiare di Ulysse, vede intorno a lei le fiamme. Chiama il cane rimasto sul balcone. Invano. Preso dal panico, non ce la fa a raggiungerla. Circondata dalle fiamme Charlotte deve fuggire. Infila presto pantaloni e scarpe ed esce sul marciapiede. Tutto brucia, anche il povero Ulysse. Charlotte rimane impietrita dall’orrore, ha perso tutto: casa, vestiti, documenti, foto, mobili, ricordi, è rimasto solo un cumulo di cenere. Ulysse le ha salvato la vita ma l’ha lasciata sola. Distrutta, è accolta da Luca, un amico della stazione che, ancora oggi, si prende cura di lei con altri amici. La sera dell’incontro con «gli amici di piazza del Duomo a Milano», Charlotte, per la prima volta dopo la tragedia, è tornata al presidio. E’ ancora molto fragile ma, a poco a poco, la luce filtra tra le nuvole. La lotta per la Palestina e i bambini di Gaza dà senso alla sua vita. I gazawi hanno dedicato un murale a Charlotte e Ulysse. Questo invece è il messaggio che le hanno inviato: “Un messaggio per la signora Charlotte dal cuore di Gaza, una terra che conosce il dolore, le perdite e le difficoltà. Oggi le inviamo tutto il nostro affetto e il nostro sostegno. Sappiamo che la perdita di Ulysse è stata un immenso dolore per lei, soprattutto dopo l’incendio che ha distrutto la sua casa. Perdere la propria casa è una prova terribile, ma perdere un compagno fedele che faceva parte della propria vita è un dolore indescrivibile. Noi dell’associazione GazaLand di Gaza abbiamo realizzato un disegno che ritrae lei e Ulysse. Desideravamo che questo disegno le arrivasse da Gaza come un bellissimo ricordo di lui, per dirle: Ulysse rimarrà sempre nel suo cuore e nei suoi ricordi. Alla stazione di Losanna, tutte le persone che sono al suo fianco hanno percepito il suo dolore. Siamo tutti con lei e le auguriamo tanto coraggio e forza in questo momento difficile. Charlotte, noi abitanti di Gaza sappiamo cosa significa perdere una persona cara e perdere la propria casa. Condividiamo il suo dolore e le inviamo tutta la nostra solidarietà e il nostro affetto. “ Al link sotto copiato si possono vedere: il filmato della realizzazione del murale e altro materialeuhj Presidio di Losanna Articolo di Renata Pironi e Michele Sangiorgio Redazione Milano
October 15, 2026
Pressenza
Le liste di proscrizione del governo israeliano
  sprimiamo piena solidarietà a Cosimo Pederzoli e Maria Elena Delia, due cittadini italiani che compaiono con nome e cognome in un report del governo israeliano sulle manifestazioni degli ultimi giorni, con l’accusa di promuovere attività antisemite. L’elenco, compilato dal ministero israeliano per la diaspora e la lotta all’antisemitismo, comprende manifestazioni e presidi organizzati in numerosi paesi del mondo e ritenuti “iniziative antisemite”. Che un governo straniero compili elenchi di cittadini italiani e li accusi di antisemitismo solo perché partecipano a iniziative e manifestazioni pacifiche in cui si criticano duramente le politiche di Israele è un’ingerenza inaccettabile. Ancora una volta ribadiamo che usare l’accusa di antisemitismo come arma di delegittimazione politica, oltre a reprimere il dissenso, svilisce la lotta contro l’antisemitismo vero. Il governo italiano intervenga con fermezza nei confronti delle autorità israeliane, pretenda chiarimenti su questa schedatura e soprattutto tuteli i propri cittadini da simili attività di profilazione. Nel documento sono state inserite anche una serie di associazioni e collettivi che da anni si mobilitano a sostegno della causa palestinese e contro l’occupazione e il genocidio. Esprimiamo sostegno e solidarietà alle realtà coinvolte. Ecco l’elenco delle manifestazioni e con alcuni nominativi considerati antisemiti preparato dal governo israeliano: da pag. 21 si citano i movimenti italiani: https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2026/10/mashlat_Q4_2026_global_october_7_anniversary_protests_report_he_06_10_2026.pdf mashlat_Q4_2026_global_october_7_anniversary_protests_report_he_06_10_2026   ANBAMED
October 12, 2026
Pressenza
Greta Thunberg e Francesca Albanese al Marea Village: da Bagnoli a Gaza, le lotte per i diritti si incontrano
Nel Parco San Laise, ex base NATO di Napoli, un incontro gremito nonostante la pioggia battente. Al centro del dibattito il legame tra militarismo, crisi ambientale, genocidio e resistenza dei territori. NAPOLI, 10 ottobre 2026 – Una sala gremita, la pioggia battente e un pubblico che, per trovare riparo, avanza progressivamente fino a ritrovarsi quasi a ridosso dei relatori. Nessuna distanza, un unico flusso di partecipazione, scandito a più riprese dai cori «Free Palestine» e «Siamo tutti antifascisti». È questa l’atmosfera che ha accompagnato l’incontro con Greta Thunberg e Francesca Albanese al Marea Village, ospitato nel Parco San Laise di Bagnoli, negli spazi dell’ex base NATO. Un luogo tutt’altro che casuale, come è stato ricordato più volte durante il pomeriggio: un’ex installazione militare restituita alla città, mentre la presenza della NATO è stata trasferita altrove. Un territorio che porta ancora le ferite dell’industrializzazione e dell’inquinamento e nel quale le comunità locali continuano a rivendicare bonifica, salute e accesso pubblico al mare. GRETA THUNBERG: DALLA LOTTA PER BAGNOLI ALLA RESISTENZA GLOBALE Arrivata a Napoli il 9 ottobre, Greta Thunberg ha incontrato studenti e attivisti, visitato Bagnoli e partecipato a un’assemblea contro il progetto del CPR di Castel Volturno. Il giorno successivo ha preso parte al corteo cittadino per la Palestina, prima di raggiungere il Marea Village per l’incontro pubblico dedicato al rapporto tra militarismo, ecocidio e genocidio. Nel suo intervento, l’attivista svedese ha espresso innanzitutto la propria vicinanza alla popolazione di Bagnoli, riconoscendo la fatica di una battaglia che coinvolge il corpo, la vita quotidiana e il futuro di un’intera comunità. Proprio questa lotta, ha osservato, dimostra quanto sia necessario unire le rivendicazioni territoriali a quelle politiche, ambientali e sociali. «Stiamo vivendo veramente un momento senza precedenti. Questo momento fa molta paura, perché si stanno letteralmente sgretolando tutte le certezze, tutte le idee su cui avevamo fondato la nostra visione del mondo», ha affermato, denunciando un sistema ormai incompatibile con l’idea stessa di umanità. «Siamo arrivati al punto di criminalizzare l’empatia e di criminalizzare soprattutto il buon senso». Da qui il richiamo al significato simbolico del luogo che ospita l’incontro, un’ex base NATO, nella quale parlare di pace significa anche interrogarsi sul militarismo e sulle sue conseguenze. Per Thunberg, la guerra contro l’umanità e quella contro la natura sono profondamente connesse: il militarismo alimenta l’inquinamento, aggrava la crisi ecologica e contribuisce alla distruzione delle condizioni necessarie alla vita, mentre le risorse vengono sottratte alla tutela delle popolazioni. L’attivista ha insistito sulle responsabilità di un sistema nel quale gli interessi economici e i profitti di breve periodo prevalgono sulla sopravvivenza delle persone e dell’ambiente. «Le persone che in questo momento stanno distruggendo il pianeta sono le stesse persone che stanno permettendo che il genocidio sia ancora in corso». Una crisi dalle molteplici sfaccettature, ha ricordato, che coinvolge tutti, le persone che amiamo e le comunità nelle quali viviamo. Di fronte a questa realtà, «l’idea di rimanere neutrali di fronte a queste tematiche climatiche non è assolutamente accettabile». Il suo messaggio è tornato quindi a Bagnoli, alla capacità di organizzazione e resistenza dimostrata dagli abitanti: «E come le persone di Bagnoli sanno bene, non verrà nessuno a salvarci. Dobbiamo salvarci da soli, fare gruppo e rimanere attivi. Perché se una cosa è chiara è che le persone, le forze dietro a questa crisi hanno più a cuore i profitti a breve termine che l’aiuto verso le persone che ne soffrono le conseguenze». Particolarmente intenso l’appello rivolto alle nuove generazioni, alle quali Thunberg ha chiesto di trasformare la frustrazione in partecipazione politica e resistenza: «Mi rivolgo in particolare ai giovani qui presenti, a tutti i giovani, per dire che anch’io faccio parte di quel gruppo di giovani che si è visto rubare il futuro giorno dopo giorno da quegli adulti che erano in grado di proteggerci e di essere lì per noi». E ancora: «Dobbiamo sfruttare l’immensa rabbia che abbiamo, l’immensa frustrazione che abbiamo a causa di questo enorme tradimento delle generazioni precedenti e canalizzarlo in atti di resistenza». Nella parte conclusiva del suo intervento, Greta ha rivolto un durissimo attacco al governo italiano, definito apertamente «fascista». Pur riconoscendo che la popolazione italiana ha dimostrato di essere dalla parte della Palestina e contro il genocidio, ha denunciato la complicità dell’esecutivo nelle politiche migratorie del Mediterraneo: «Sappiamo bene che questo governo, fascista, continua ancora oggi ad essere complice diretto, autore diretto di politiche sistemiche volte alla completa deumanizzazione delle persone che provano ad attraversare il Mediterraneo». Una disumanizzazione che, secondo Thunberg, passa attraverso la costruzione dei CPR, definiti «veri campi di concentramento». Da qui l’appello a partecipare alla mobilitazione nazionale del 24 ottobre a Castel Volturno, contro il progetto del nuovo centro di permanenza per il rimpatrio, e allo sciopero generale del 30 ottobre. FRANCESCA ALBANESE: QUANDO IL DIRITTO INTERNAZIONALE VIENE CAPOVOLTO Nel suo intervento, Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati, ha ripercorso il progressivo indebolimento delle garanzie del diritto internazionale, richiamando il libro di Luigi Daniele, Il diritto del più forte. La distruzione dell’ordine internazionale. Un testo che, secondo Albanese, dovrebbe essere letto da qualsiasi giornalista e rappresentante politico che, dopo tre anni di quello che definisce genocidio a Gaza, continui a ricorrere alla legittima difesa per giustificare le operazioni israeliane. La giurista ha ricordato come il processo di erosione del diritto internazionale non sia cominciato a Gaza, ma affondi le proprie radici nella cosiddetta guerra al terrore successiva all’11 settembre 2001. Nel suo ragionamento, norme nate per proteggere i civili, i bambini, i giornalisti, il personale sanitario e gli ospedali sono state progressivamente reinterpretate fino a essere utilizzate per giustificare proprio quelle condotte che avrebbero dovuto impedire. Albanese ha poi espresso la propria soddisfazione nel condividere l’incontro con Greta Thunberg, sottolineando come la difesa dei diritti umani e quella dell’ambiente non possano essere considerate battaglie separate. Crisi climatica, siccità, scarsità delle risorse, conflitti e migrazioni sono fenomeni strettamente collegati. Nel suo intervento ha rivolto anche un riconoscimento esplicito all’attività di Sea-Watch: «Sea-Watch fa un lavoro incredibile, che si schiera contro quel tentativo di imporre l’omissione di soccorso istituzionalizzata». Una denuncia rivolta alle politiche migratorie europee che, secondo Albanese, spingono cittadini e istituzioni a voltare le spalle a chi attraversa il Mediterraneo «per sopravvivenza, non per scelta», alla ricerca di una possibilità di vita all’interno di quella che ha definito la «fortezza Europa». Un altro passaggio particolarmente significativo ha riguardato il rapporto tra economia, diritto internazionale e genocidio. Albanese ha sottolineato la necessità di superare la frammentazione delle competenze e di mettere in relazione le diverse discipline, raccontando come proprio l’approfondimento degli interessi economico-finanziari legati all’occupazione israeliana abbia segnato una svolta nel suo lavoro. «È proprio nel momento in cui ho avuto la capacità di concentrarmi sui nessi economico-finanziari del sistema che permette al genocidio di andare avanti nell’impunità più assoluta e di continuare ad aumentare i propri profitti, è lì che il sistema si è rivoltato contro con violenza». La relatrice ha richiamato le conseguenze subite dopo la pubblicazione del suo rapporto sull’economia dell’occupazione e del genocidio, evidenziando come l’indagine sugli interessi economici coinvolti abbia provocato reazioni particolarmente dure. Il suo intervento si è concluso con un invito a riconoscere le connessioni tra le diverse battaglie: «Ed è lì il segreto: dobbiamo veramente imparare a far dialogare il diritto con l’economia, l’economia con l’ambiente e riuscire noi, in quanto cittadini e cittadine, a capire perché queste cose sono collegate. E se ci uniamo, secondo me, la spuntiamo». LE ALTRE VOCI DEL MAREA VILLAGE Numerose le voci che hanno contribuito al dibattito, arricchendolo di testimonianze, analisi e differenti esperienze di attivismo. Tra gli intervenuti, il giurista Luigi Daniele, autore del volume Il diritto del più forte, e l’economista Emiliano Brancaccio, che ha richiamato le responsabilità strutturali della logica del capitale e la necessità di costruire un’alternativa a un sistema fondato sulla massimizzazione del profitto. Spazio anche a Sanabel, progetto di solidarietà con i bambini e i ragazzi con disabilità di Gaza, accompagnato da una testimonianza video sulle difficoltà affrontate dagli operatori del Centro Irada nel riprendere le attività educative in un territorio devastato dalla guerra. Tra le voci intervenute anche Giulia, giovane attivista palestinese del Centro Culturale Handala Ali di Napoli, realtà impegnata nella solidarietà con il popolo palestinese e nella promozione della sua cultura e dei suoi diritti. Particolarmente intensa la testimonianza di Giorgia Linardi, portavoce di Sea-Watch Italia, organizzazione umanitaria impegnata nelle operazioni di ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale e nella denuncia delle violazioni dei diritti delle persone migranti. Linardi ha portato all’attenzione del pubblico la drammatica realtà di chi tenta di attraversare il mare per raggiungere un luogo sicuro, raccontando episodi di persone abbandonate in acqua, costrette a rimanere per giorni aggrappate a strutture di fortuna nell’attesa di un soccorso. Ha denunciato inoltre il paradosso di un sistema nel quale chi interviene per salvare vite umane rischia a sua volta provvedimenti restrittivi, sanzioni e conseguenze giudiziarie. Una testimonianza che ha riportato il dibattito alla concretezza delle operazioni di salvataggio e alla criminalizzazione della solidarietà, rendendo ancora più evidente il collegamento con le parole pronunciate poco prima da Albanese. Tra gli interventi conclusivi, Nives Monda, attivista del movimento BDS Napoli (Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni), ha riportato l’attenzione sull’importanza di tradurre la solidarietà con il popolo palestinese in azioni concrete. Il movimento, nato nel 2005 su iniziativa della società civile palestinese, promuove forme di pressione economica, culturale e istituzionale non violenta affinché Israele rispetti il diritto internazionale e i diritti dei palestinesi. Monda è impegnata anche nella rete degli Spazi Liberi dall’Apartheid Israeliana (SPLAI). Eddy Sorge, attivista del Movimento Disoccupati 7 Novembre e del laboratorio politico Iskra, tra le voci della mobilitazione contro l’America’s Cup a Bagnoli, ha sottolineato il significato politico della scelta del Parco San Laise come sede del Marea Village. Un territorio segnato da decenni di inquinamento e da una lunga storia di lotte per il lavoro, la salute e la restituzione del mare alla cittadinanza. Sorge ha criticato gli interventi legati all’America’s Cup, denunciando il rischio che, anziché rispondere alle esigenze di bonifica e riqualificazione ambientale, favoriscano nuove trasformazioni urbanistiche a danno degli abitanti. Ha infine rilanciato la mobilitazione prevista per l’11 ottobre a Bagnoli. DA BAGNOLI ALLA PALESTINA, UN’UNICA RICHIESTA DI GIUSTIZIA La serata si è così trasformata in qualcosa di più di un incontro con due figure internazionali. In un’ex base militare, tra la pioggia, gli applausi e i cori di una sala gremita, le rivendicazioni di Bagnoli hanno incontrato quelle per la Palestina, per la tutela dell’ambiente, per i diritti delle persone migranti e per la difesa del diritto internazionale. Il messaggio emerso dagli interventi di Greta Thunberg e Francesca Albanese è che queste battaglie non possono più procedere isolate: difendere un territorio, una popolazione o il diritto alla vita significa interrogarsi sulle stesse strutture di potere che ne minacciano l’esistenza. Nota redazionale: le dichiarazioni di Greta Thunberg riportate nell’articolo sono state raccolte e trascritte dall’autrice sulla base della traduzione italiana fornita dall’interprete che ha affiancato l’attivista durante l’incontro al Marea Village. Per ulteriori informazioni sugli appuntamenti e sulle iniziative del festival, consulta il programma del Marea Village . GALLERIA FOTOGRAFICA Alcuni momenti della giornata Foto: Lucia Montanaro / Pressenza La drag queen Priscilla durante il suo intervento al Marea Village, tra identità, libertà e diritti. La presentazione del progetto Sanabel a sostegno dei bambini autistici di Gaza e delle attività educative del Centro Irada, durante il Marea Village. Francesca Albanese durante il suo intervento al Marea Village, nel Parco San Laise di Bagnoli. Il pubblico gremisce gli spazi dell’ex base NATO di Bagnoli durante l’incontro al Marea Village. Greta Thunberg mostra la locandina della manifestazione nazionale contro i CPR del 24 ottobre a Castel Volturno, durante il Marea Village. Nives Monda, attivista di BDS Napoli, durante il suo intervento al Marea Village. Greta Thunberg durante il suo intervento al Marea Village, nel Parco San Laise di Bagnoli. Cartelli di protesta tra il pubblico durante l’incontro al Marea Village di Bagnoli. Eddy Sorge durante il suo intervento contro l’America’s Cup a Bagnoli, al Marea Village. Un momento del dibattito al Marea Village, nel Parco San Laise di Bagnoli. Giulia, attivista del Centro Culturale Handala Ali di Napoli, durante il suo intervento al Marea Village. Opera di Trisha esposta durante il Marea Village, al Parco San Laise di Bagnoli. Una veduta della sala gremita durante il dibattito al Marea Village, nell’ex base NATO di Bagnoli.   Lucia Montanaro
October 11, 2026
Pressenza
Sarà un “Autunno Caldo”?
Ieri pomeriggio si è tenuta a Roma, così come in molte città italiane e del mondo, una grande manifestazione di solidarietà con il popolo Palestinese. Il concentramento era al Colosseo e da lì il corteo si è sempre più ingrandito con l’arrivo di cortei provenienti da alcune scuole e da diversi quartieri di Roma superando così alla fine abbondantemente le diecimila persone. I manifestanti erano soprattutto giovani studenti universitari e giovanissimi ed agguerriti studenti delle superiori con i loro collettivi e la loro determinazione a cambiare il modo ed una Storia che sembra già irreversibilemte segnata da precarietà, disasti ambientali e dal terribile moloc della guerra. La manifestazione Romana è stata indetta dagli Studenti Palestinesi e da altre sigle della diaspora palestinese con la parola d’ordine “La fine del genocidio è la Fine del sionismo. Stop accordi. Embargo a “Israele”. Hanno partecipato al corteo alcuni partiti politici “extraparlamentari” : Rifondazione Comunista, PCI, Sinistra Anticapitalista, Partito Comunista dei Lavoratori. Presente anche il Movimento 5 stelle. Oltre ai diversi collettivi studenteschi delle diverse scuole di Roma, c’erano i giovani di Osa, di Cambiare Rotta, del Fronte della Gioventù Comunista e dei 5 stelle. 7 Il corteo è terminato pacificamente nel piazzale Aldo Moro, antistante l’Università la Sapienza. Mauro Carlo Zanella
October 11, 2026
Pressenza
“Primetime”: audience, spettacolarizzazione e morte in uno storico reality
“Primetime” è il felice esordio nella fiction del documentarista Lance Oppenheim, narratore originale, capace di fluidità e chiarezza attraverso un ritmo incalzante. Il film è la ricostruzione del Reality To Catch a Predator (Catturare un predatore) in onda negli USA sulla NBC dal 2004 al 2007. Nel programma furono usati degli attori esca i quali, fingendosi minorenni, in un appartamento che nascondeva un set,  attiravano i pedofili e li smascheravano in pubblico. Una candid camera, in un’escalation di sensazionalismo cannibale al quale i mezzi di comunicazione aspirano per aumentare potere, offre allo spettatore pedofili e predatori sessuali intrappolati e consegnati alle forze dell’ordine davanti a milioni di persone. To Catch a Predator diventa esempio del bisogno di mettere alla gogna a qualunque costo, rincorrendo la fama, esseri umani pericolosi, con effetti collaterali altrettanto distruttivi, i quali non risparmiano il suo stesso deus ex machina: Chris Hansen, conduttore del controverso programma televisivo incarnato da Robert Pattinson. Ascoltiamo ciò che lo stesso regista Lance Oppenheim ha dichiarato alla Mostra di Venezia 2026, dove il film è entrato in concorso: “Gran parte dei reality show è scabrosa per natura, ma pochi programmi hanno saputo mantenere una presa così salda sulla cultura di massa – e sulla mia stessa immaginazione – come ha fatto la rubrica To Catch a Predator di Dateline nei vent’anni trascorsi dalla sua prima messa in onda. Il suo conduttore, Chris Hansen, ha inaugurato uno spettacolo della punizione: il momento in cui l’indignazione morale si è trasformata in un appuntamento televisivo irrinunciabile: con Primetime, mi sono proposto di realizzare un ritratto istituzionale di To Catch a Predator al culmine del suo successo. Volevo ripercorrere le disparate ambizioni delle persone che si muovevano all’interno di questo apparato – un crociato del giornalismo, un cinico produttore televisivo e un sognatore di Hollywood di belle speranze — mentre convergevano in un momento di crisi.” “Primetime” sarà nelle nostre sale a partire dal 15 ottobre Un film di Lance Oppenheim con Robert Pattinson, Skyler Gisondo, Anna Faris, Merritt Wever, Bokeem Woodbine Genere: Drammatico Durata: 110 minuti. Produzione USA 2026. Uscita nelle sale: 15/10/2026  Trailer ufficiale italiano di Primetime Bruna Alasia
October 6, 2026
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