Se quella famosa “maestra di vita” avesse allievi semplicemente diligenti e
appena un po’ intelligenti, non tanto, solo quel poco che basta per capire
quanto appreso, non ci sarebbe più nessun umano onesto, ripeto onesto, pronto a
sostenere, e nemmeno a giustificare, l’entità sionista autoproclamatasi Stato
il 14 maggio del 1948 e colpevole da sempre di eccidi, stragi, furti,
illegittime espulsioni e pulizia etnica contro la popolazione autoctona in
Palestina (e non solo).
Azioni delittuose, in parte precedenti e “propiziatorie” alla dichiarazione di
quel 14 maggio e da allora mai interrottesi, se non per brevissimi periodi e,
comunque, sempre restando nell’illegalità internazionale, mai sanzionata per
una sorta di “principio d’eccezione” che ha consentito a Israele di far
avanzare l’originario progetto coloniale sionista stritolando vite e diritti
umani con la complicità, a volte tacita, altre esplicita, della maggior parte
degli Stati sedicenti democratici.
Ma la Storia è impegno e fatica e così, molto spesso, viene sostituita dalla
cronaca dell’ultim’ora somministrata dal sistema mediatico, più o meno fedele
portavoce della narrazione dominante. Le poche eccezioni che forniscono
spiccioli di conoscenza storica autentica riescono a malapena a sollecitare una
riflessione sulle cause originarie dalle quali sono scaturiti gli effetti. Ma si
tratta di gocce nel mare.
È quindi indispensabile ricorrere alla Storia, sebbene nelle limitazioni imposte
dalle norme editoriali di una rivista come Valori, partendo dalla menzogna
originaria che vuole Israele nato per disposizione dell’ONU.
Visto che proprio l’articolo 1 della Carta Onu, al comma 2 afferma il rispetto
e la tutela del principio dell’auto-determinazione dei popoli, sarebbe ben
strano che la stessa Organizzazione sovranazionale che, tra l’altro, pone tra i
suoi fini il riaffermare la fede nei diritti fondamentali dell’uomo, si fosse
assunta il compito di negare sia l’auto-determinazione dei popoli che il
rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo.
Infatti l’ONU, nella faticosa approvazione a maggioranza dell’Assemblea
Generale della controversa Risoluzione 181 del 29 novembre 1947, non dispone
nulla – e neanche potrebbe farlo, non solo per non violare il suo stesso
statuto, ma perché l’Assemblea generale non ha potere vincolante – ma
semplicemente “propone” di risolvere il problema creatosi durante il Mandato
britannico sulla Palestina. Problema generatosi dapprima favorendo
l’immigrazione massiccia degli occidentali di religione ebraica, ma poi
frenandola per i conflitti violenti creatisi con la popolazione autoctona.
I britannici, pur essendo stati i facilitatori del progetto sionista in
Palestina con la dichiarazione Balfour del 1917, pagarono con pesanti atti di
terrorismo ebraico la loro tardiva moderazione. Infatti i gruppi terroristi,
come l’Haganah, l’Irgun e la banda Stern , quest’ultima di dichiarata
ispirazione fascista, non si accanirono più soltanto contro i civili arabi con
sanguinosi attentati nei mercati e nei centri abitati, ma contro gli stessi
inglesi che li avevano inizialmente favoriti.
Solo per testimonianza storica di queste affermazioni, generalmente occultate
alla memoria dell’opinione pubblica, ricordiamo l’attentato dell’Haganah alla
nave britannica SS Patria nel novembre 1940 che comportò circa 270 morti e quasi
200 feriti compresi gli stessi ebrei imbarcati sulla nave; l’omicidio del
ministro inglese Lord Moyne nel novembre del 1944, colpevole di rallentare
l’immigrazione ebraica; la strage del King David Hotel, sede del comando
britannico a Gerusalemme nel luglio del 1946, con circa 100 morti e 200 feriti;
l’attentato all’ambasciata britannica a Roma nell’ottobre dello stesso anno e
così via. Interessante ricordare anche che molti leader di quei movimenti
terroristi, poi confluiti in gran parte dell’IDF, sono poi diventati importanti
statisti israeliani e alcuni hanno perfino ricevuto il premio Nobel. Non per la
letteratura o la fisica o l’economia, ma Nobel per la pace!
Non potendo ripercorrere, per ragioni di spazio, tutto il cammino storico che ha
portato Israele a impersonare il paradigma dell’illegalità legalizzata, grazie
anche all’indiscutibile intelligenza politica della Hasbara, artefice di una
narrativa filo-israeliana riprodotta e amplificata dai media mainstream, mi
limiterò a suggerire la lettura di saggi storici anche di autori israeliani di
religione ebraica, poiché importante fonte di conoscenza storica . Importante
perché documentata e non frutto di opinioni personali. Le opere di Ilan Pappé,
Shlomo Sand, Uri Avnery , Benny Morris, Avi Shlaim, solo per citare alcuni tra
gli storici ebrei israeliani, forniscono esaurienti elementi per comprendere
la nascita e l’evoluzione storica e politica della questione che stiamo provando
a esaminare. La produzione di storici ebrei e non ebrei è notevole, ma la
lettura dei loro saggi, purtroppo, resta confinata nella cerchia degli “addetti
ai lavori” e quindi non arriva all’opinione pubblica. Per questa c’è la
narrativa dominante veicolata dal mainstream.
Così sembra normale parlare di ebrei come fossero un popolo e non una comunità
religiosa sparsa nel mondo, peraltro con numerose sfaccettature al proprio
interno. In altri – infausti – periodi storici questa confusione portò a
discriminazioni razziste, la più orrenda delle quali fu quella che determinò
l’olocausto nazi-fascista. Oggi è importante evitare confusioni e ribadire con
decisione che fondere religione e popolo riservando la nazionalità ai soli
ebrei in quanto ebrei, come deciso da Israele, è una forma di razzismo, e
affermarlo non ha niente a che vedere con l’antisemitismo. Sappiamo però anche
bene che, grazie al sottile intelligente lavoro della Hasbara, schierarsi contro
il razzismo di natura sionista comporta il rischio di essere definiti
antisemiti, ma è un paradosso che rifiutiamo. Neanche Zenone di Elea,
l’inventore del paradosso di Achille e la tartaruga sarebbe arrivato a tanto, ma
le vie della Hasbara sono infinite. Esattamente come infiniti sono i suoi
tentacoli, quelli che permettono a uno Stato di meno di 10 milioni di abitanti (
il 20% dei quali neanche con pienezza di diritti in quanto, non essendo ebrei,
hanno la cittadinanza ma non la nazionalità) di bombardare ovunque voglia
violando ogni spazio aereo senza subire sanzioni, di uccidere senza processo,
neanche sommario, migliaia di cittadini ritenuti nemici o semplicemente
scomodi in ogni parte del mondo con omicidi che non vengono sanzionati in
quanto definiti “mirati”. Di occupare illegalmente e violentemente territori
non suoi senza che il mondo intervenga se non con qualche occasionale rimprovero
e senz’altre conseguenze che quelle lucidamente mostrate con delinquenziale
spavalderia dal criminale ministro Ben Gvir quando ebbe a dichiarare che se
nessuno aveva fermato il suo Paese nel corso degli anni mentre violava numerose
norme delle legalità internazionale, era chiaro che avrebbe potuto seguitare a
violarle portando avanti il progetto sionista senza ostacoli. I fatti gli hanno
dato ragione.
Perfino di fronte a crimini contro l’umanità come il far esplodere
contemporaneamente migliaia di cercapersone in Libano provocando una ventina di
morti, decine di accecati, centinaia di mutilati e circa 4.000 feriti di varia
gravità, compresi numerosi bambini, nemmeno quello ha prodotto il dovuto
ribrezzo morale e le dovute conseguenze politiche. Al contrario, è stata
magnificata la straordinaria tecnologia di cui dispone Israele! E il giorno
successivo, chi lo ricorda più? Il giorno successivo Israele ha fatto il bis con
la strage dei walkie talkie. Altre decine di morti e centinaia di feriti. Per
qualche ora i media sedicenti democratici e le organizzazioni antifasciste come
l’Anpi hanno fatto gli indignati, ma anteponendo sempre alla loro molto
discreta indignazione la strage di un anno prima commessa da Hamas. La
percezione creata nell’opinione pubblica, quindi, è che si sia trattato di
“comprensibile” rappresaglia. Poco importa che riguardasse il Libano e non la
Striscia di Gaza, dove il genocidio ormai era in pieno svolgimento. Poco importa
anche che la strage dei cercapersone è risultato essere stata pianificata anni
prima del fatidico 7 ottobre. Per le anime belle che di tanto in tanto si
dichiarano critiche trovando che Israele sta un pochino esagerando e, magari, si
chiedono come abbia fatto a diventare tanto feroce, c’è già l’anti-critica
pronta: Israele ha il diritto a difendersi e Hezbollah e Hamas sono movimenti
terroristi. Anzi, qualche genio della creatività mediatica aggiunge pure che
Hamas è un prodotto del Mossad ed è in stretta collaborazione con Netanyahu,
confondendo il divide et impera che Israele ha sempre praticato con successo con
la politica di Hamas!
Una lettura corretta sia di Hezbollah che di Hamas chiarirebbe che si tratta di
partiti che hanno un’ala armata e che combattono contro l’occupazione. Alcune
azioni, al pari di quelle di ogni combattente contro l’occupazione in ogni
periodo storico, possono classificarsi “terroriste”, come i nazisti
classificavano quelle della Resistenza italiana o i francesi quelle della
Resistenza algerina, tanto per capirci. Ma Hezbollah e Hamas restano partiti
nati da movimenti contro la repressione e l’occupazione israeliana. Quindi,
rovesciare causa ed effetti è un’operazione storicamente scorretta e
profondamente disonesta.
Ma il dogma “Israele ha diritto a difendersi” supera ogni ragione altrui. E nel
concetto di difesa rientra e si dissolve ogni aggressione israeliana, ogni
strage, comprese quelle precedenti il fatidico 7 ottobre. Solo per fermarci
all’ultimo ventennio sparisce “margine protettivo” con 560 bambini gazawi
massacrati in 50 giorni oltre a migliaia di adulti; sparisce “piombo fuso” con
circa 350 bambini massacrati in 21 giorni oltre a migliaia di adulti; spariscono
le stragi continue “a bassa intensità” in tutta la Palestina occupata con le
migliaia di morti e decine di migliaia di feriti con l’unica colpa di essere
palestinesi! e si riduce perfino l’entità della strage e della cacciata dei
palestinesi durante la “Nakba”, contemporanea alla cosiddetta Dichiarazione di
Indipendenza di Israele.
Si dissolvono anche le responsabilità criminali di Ben Gurion, il polacco ateo
di origine religiosa ebraica, “padre” dello Stato di Israele. Responsabilità
celate dietro il suo dichiararsi socialista e dietro il riconoscimento immediato
del neo Stato da parte dell’Unione Sovietica, la stessa che fornì, insieme agli
USA, le armi per sconfiggere le armate arabe che all’epoca si ribellarono al
piano sionista.
Un notevole errore storico è quello di credere che solo i governi Netanyahu
(anche lui di origine polacca e anche lui ateo, sebbene utilizzi le più feroci
pagine dell’Antico testamento per incitare al genocidio) siano portatori del
progetto sionista, mentre in realtà ne sono solo i più sanguinari e osceni
esecutori. Il buon socialista Ben Gurion, membro del MAPAI , rivolto ai suoi
alti ufficiali dichiarò, già nel lontano 1948 che “Dobbiamo usare il terrore,
l’assassinio, l’intimidazione, la confisca delle terre e l’eliminazione di ogni
servizio sociale per liberare la Galilea dalla sua popolazione araba”
Per sfatare narrazioni distorte, fermiamo anche l’attenzione sulla prima donna
premier di Israele, Golda Meir, già ambasciatrice israeliana presso l’URSS ,
anche lei di nascita russa, più precisamente ucraina, anche lei atea, sfuggita
da bambina ai pogrom russi che avrebbero colpito anche lei perché di origini
ebraiche. Una delle sue frasi celebri può essere indicativa del suo progetto
politico, anche sorvolando, per ragioni di spazio, sulla pratica degli “omicidi
mirati” in ogni nazione senza mai subire processi o almeno sanzioni.
Nel giugno del 1969, intervistata dal Sunday Times, dichiara : “Non esiste una
cosa come il popolo palestinese. Non è che noi siamo venuti e li abbiamo
cacciati e preso il loro paese. Essi non esistono”. Pur essendo atea, nella
migliore tradizione sionista religiosa, nell’ottobre del 1971 in un’intervista a
Le Monde circa Israele dichiara: “Questo paese esiste come il compimento della
promessa fatta da Dio stesso. Sarebbe ridicolo chiedere conto della sua
legittimità”. Penso che per aver chiarezza di quanto l’essere socialisti
significasse poco, anzi niente rispetto ai diritti del popolo palestinese,
queste dichiarazioni possano bastare.
Un altro personaggio che ha favorito narrazioni totalmente menzognere come la
“generosa offerta” del luglio 2000, una vergogna alla quale Arafat rispose
dignitosamente “no grazie”, è l’ex laburista Ehud Barak, anche lui di origine
est europea (lituana per la precisione) e anche lui non credente, ma viste le
origini religiose della famiglia, anche lui israeliano doc. Proprio in merito
alla “generosa offerta” rifiutata da Arafat, nell’agosto del 2000 dichiarò al
Jerusalem Post che “I palestinesi sono come coccodrilli, più gli date carne, più
ne vogliono”.
Passando alla destra sionista e per evitare che le dichiarazioni del criminale
di guerra Yoav Gallant e dei mostruosi ministri Smotrich e Ben Gvir sembrino
originali, è opportuno ricordare che l’ex terrorista, poi Primo ministro e
infine Nobel per la pace(!) Menachem Begin, esponente del Likud , nato in
Bielorussia, in un discorso alla Knesset nel giugno del 1982 (già insignito del
Nobel da 4 anni) dichiarò che i palestinesi “sono bestie che camminano su due
gambe” mentre un suo predecessore, anche lui ex terrorista, nato in Bielorussia
ed esponente del Likud, cioè Yitzhak Shamir, nel 1988 prometteva al suo pubblico
di coloni, che i palestinesi “saranno schiacciati come cavallette… con le teste
sfracellate contro i massi e le mura”.
Concludo questa parte fatta di citazioni, ignobili ma utili alla memoria,
tornando alla votazione all’Assemblea generale dell’ONU del 1947 che proponeva
la partizione della Palestina tra i suoi abitanti autoctoni e gli immigrati
ebrei, con una dichiarazione del futuro Nobel per la pace che rappresenta la
sintesi del progetto sionista: “La divisione della Palestina è illegale. Non
sarà mai riconosciuta. Gerusalemme è e sarà per sempre la nostra capitale. Eretz
Israel verrà ricostruito per il popolo d’Israele. Tutto quanto. E per sempre.”
Alla luce di quanto esposto, ed è il minimo possibile, dovrebbe esser chiaro che
Israele sta semplicemente portando avanti l’antico progetto sionista. Quello che
vede nell’austro-ungarico Theodor Herzl, altro ateo ma di origine familiare
ebraica, il padre del sionismo moderno. Aveva le idee chiare Herzl, tanto che –
come si può leggere nei suoi Diari – mostrò il suo apprezzamento per Cecil
Rhodes, feroce colonizzatore britannico dell’Africa del Sud, scrivendogli: “Lei
è il tipo d’uomo di cui abbiamo bisogno. Ho solo cambiato la destinazione della
colonizzazione”. Herzl aveva chiaro che per sviluppare il suo progetto (in
parte nato come rifugio dalla discriminazione antisemita) aveva bisogno
dell’alleanza strategica di un impero, e quello britannico arrivò al momento
giusto, nel 1917 con la dichiarazione di Balfour al banchiere sionista lord
Rothschild che però Herzl non poté conoscere in quanto morto prematuramente nel
1904. Ma aveva previsto giusto affermando la necessità di creare un sistema
bancario in grado di finanziare la colonizzazione
Come si legge nel suo manifesto del sionismo, “Lo Stato ebraico”, pubblicato a
Vienna nel 1896, “Il nostro Stato dovrà avere alle spalle un capitale di credito
solido, riconosciuto dalle cancellerie europee”.
Infatti fu grazie all’incontro tra i due diversi interessi che dopo la fine
della prima guerra mondiale la Palestina, da provincia dell’Impero Ottomano,
divenne l’obiettivo del colonialismo d’insediamento utile all’Impero Britannico
e giustificato con il sogno di una parte degli ebrei della diaspora di
realizzare un loro Stato.
A questo punto resta da chiedersi come sia possibile che un minuscolo Stato,
criminale da sempre, distruttore del Diritto internazionale e generatore di caos
e illegalità anche quando non bombarda ma “semplicemente” occupa illegalmente,
assedia illegalmente, arresta illegalmente, compie azioni di pirateria in acque
internazionali da oltre 15 anni, possiede un arsenale atomico di oltre 100
testate nucleari, tortura i prigionieri, emana leggi razziste, confisca
illegalmente terre altrui, promuove azioni violente da parte dei suoi cittadini
e dei coloni che usa per conquistare altre terre palestinesi e tanto altro
ancora, come sia possibile che questo atomo pari allo 0,12% della popolazione
mondiale possa essere protetto, finanziato, sostenuto da decine e decine di
Paesi che hanno nelle loro Costituzioni principi del tutto opposti al suo
operato.
La risposta è generalmente occultata, ma non è difficile da trovare. Uno dei
volumi più recenti di Ilan Pappé e un testo meno recente di Livia Rokash
sarebbero già sufficienti a dare una prima risposta, ma ci limitiamo a
sintetizzarla con un’espressione metaforica: l’uso di numerosi tentacoli.
I tentacoli con cui la piovra Israele, con una testa detta Hasbara,
estremamente intelligente e spregiudicata, è riuscita ad afferrare e avvolgere i
più importanti centri di potere, finanziario, economico, politico, comunicativo,
culturale, scientifico, creando in tal modo una rete sia di interessi che di
ricatti, di “premi di fedeltà” e di esclusioni verso i non fedeli, le consentono
di restare impunita e sostenuta in ogni campo utilizzando e facendo utilizzare,
in particolare al sistema mediatico e politico, a livello trasversale, la
narrazione basata su menzogne evidenti ma ripetute fino a sembrare verità. Per
questo Israele ha creato ovunque strutture di potere (v. l’AIPAC negli Usa, che
finanziano tanto congressisti repubblicani che democratici purché
filo-sionisti). Il diffondersi ovunque di queste strutture, fedeli alla
manipolazione e alla narrazione a termini invertiti tra oppressore e oppresso,
e lo scavalcare il Diritto internazionale e ogni principio morale mantenendo al
guinzaglio governi e governanti di Paesi servitori sedicenti sovrani è la sua
forza. Tutto questo ricorda un vecchio film di fantascienza: L’invasione degli
ultracorpi.
Che fare dunque? Lo Stato non nato per volontà dell’ONU ma riconosciuto dall’ONU
solo un anno dopo la sua autoproclamazione, oggi, ai sensi della stessa Carta
ONU dovrebbe essere espulso o almeno sospeso dall’Organizzazione, ma questo non
avverrà e il progetto sionista seguiterà ad avanzare fino a quando almeno alcuni
dei suoi tentacoli non verranno tagliati. Non solo per il bene dei palestinesi,
ma dell’intera umanità.
Redazione Palermo