Assemblea azionisti ENI, ReCommon: “così il governo archivia la lotta alla crisi climatica”
In occasione della settima assemblea degli azionisti consecutiva di ENI a porte
chiuse, ReCommon denuncia come il quinto mandato da amministratore delegato di
Claudio Descalzi sarà contraddistinto da un crescente aumento degli investimenti
e delle attività estrattive del Cane a sei zampe nel comparto fossile. Ormai ENI
non parla più di transizione, le scoperte di nuovi e ingenti giacimenti di
petrolio e gas aumentano e la società non sembra nemmeno interessata a
fare greenwashing per dipingere come sostenibili le sue operazioni. In questo
modo è sempre più un ostacolo nel far sì che l’Italia riesca a rispettare gli
impegni presi alla COP21 di Parigi nel 2015 per contrastare la crisi climatica.
Eppure ENI è partecipata al 30 per cento dallo Stato italiano, che sembra solo
preoccuparsi di intascare un lauto dividendo legato alle attività estrattive
della società. Il governo guidato da Giorgia Meloni ha deciso di confermare per
un quinto mandato Descalzi, stabilendo un record che fa dell’ad una sorta di
monarca dell’oil&gas italiano. Recommon ribadisce che l’iter per le nomine delle
grandi partecipate pubbliche andrebbe profondamente rivisto, garantendo maggior
trasparenza e uno scrutinio parlamentare che al momento sono totalmente assenti
in tutto il processo. Quasi pleonastico ribadire tutte le perplessità legate
anche alla nomina della nuova presidente di ENI, Giuseppina Di Foggia, che così
tante polemiche ha suscitato a livello nazionale.
Nei primi quattro mesi del 2026, ENI ha realizzato nuove scoperte di giacimenti
di petrolio e gas per un miliardo di barili equivalenti di petrolio di riserve
da sfruttare nei prossimi anni; come raffronto, in tutto il 2025 le scoperte
erano state di 900 milioni di barili. Allo stesso tempo, la stragrande
maggioranza degli investimenti nel nuovo piano industriale 2026-2030 continuerà
ad andare al core business fossile dell’esplorazione ed estrazione di petrolio e
gas, con l’obiettivo di continuare a far crescere la produzione complessiva
annua del 3 per cento, fino a toccare i due milioni di barili al giorno.
«Questa assemblea degli azionisti stabilisce dei record negativi: quinto mandato
per un amministratore delegato che non si scosta di una virgola dal business as
usual e settimo incontro a porte chiuse, così da evitare che qualcuno, come noi
azionisti critici, possa disturbare il manovratore» ha affermato Antonio
Tricarico di ReCommon. «In Italia, ENI è il più grande ostacolo alla lotta alla
crisi climatica. Per questo, insieme a Greenpeace Italia e a 12 cittadine e
cittadini, nel 2023 abbiamo intentato la Giusta Causa contro la società e i suoi
azionisti pubblici Ministero delle Finanze e Cassa Depositi e Prestiti. In
risposta ENI ha mosso ben tre cause per diffamazione e un esposto penale nei
nostri confronti. Molestie legali inaccettabili se si pensa che ENI è la più
influente azienda partecipata italiana, ossia che per il 30 per cento sono i
cittadini e cittadine a esserne proprietari» ha aggiunto Tricarico.
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