
L’accoglienza che non si vede
Comune-info - Tuesday, April 28, 2026
Foto Festival delle Migrazioni Acquaformosa – Associazione don V. MatrangoloLunedì 27 aprile una delegazione di Recosol proveniente da diverse parti d’Italia è stata accolta dal rettore dell’università di Siena, Tomaso Montanari e dal corpo docente per conoscere e confrontarsi sulle realtà della Rete delle Comunità Solidali che da anni, lontano dai riflettori, operano per creare comunità accoglienti, aperte e pacifiche.
L’incontro – “Patrimonio invisibile” – nasce dalla volontà di Montanari di approfondire quegli aspetti del fenomeno migratorio che fanno riferimento a un’accoglienza inclusiva, attenta al benessere delle persone accolte e delle comunità accoglienti le cui storie sono per l’appunto poco visibili, lontane dall’attenzione dei grandi media. L’accoglienza dei migranti e dei rifugiati oggi viene disegnata come problematica, si fa riferimento ai grandi centri per il rimpatrio o alle strutture che ospitano centinaia di persone in luoghi fuori da qualsiasi contesto sociale, mentre a macchia di leopardo molti comuni italiani continuano ad ospitare al proprio interno stranieri – famiglie, donne vittime di tratta, minori non accompagnati, uomini – che studiano la nostra lingua, imparano un mestiere, vivono in abitazioni decorose e contribuiscono con il loro lavoro e la loro partecipazione alla vita comunitaria. Storie invisibili che però varrebbe la pena di raccontare, di conoscere e replicare per sfatare i falsi miti che la narrazione xenofoba ostinatamente impone attraverso i principali canali di comunicazione.
Montanari ha ascoltato tutte le testimonianze ed è poi intervenuto per sottolineare quanto sia importante la collaborazione tra chi opera sui territori e i luoghi di studio e analisi. L’università è un luogo di formazione e fornisce “gli strumenti” per permettere alle comunità di modificarsi, è necessario perciò interagire e trovare sempre nuove strade per contrastare logiche non inclusive.
All’incontro hanno partecipato in tanti. Giovanni Manoccio dell’associazione Don Vincenzo Matrangolo di Acquaformosa (Cs), un ‘associazione che racchiude al suo interno sette comuni per la maggior parte di origine Arbereshe che oggi dà lavoro ad oltre cento persone calabresi che gestiscono i progetti di accoglienza diffusa – SAI- nei comuni aderenti. Ogni anno da oltre quattordici anni, l’associazione Don Vincenzo Matrangolo organizza il Festival delle migrazioni, dieci giorni di incontri, dibattiti, musica che coinvolge persone da tutto il mondo, divenendo ormai un riferimento internazionale per le persone che si occupano del fenomeno migratorio.
Francesco Evangelista e Gianluca Annunziata della Rete Vesuviana Solidale che opera nell’area metropolitana di Napoli, nei comuni di Scisciano e Marigliano. La rete nata dalla collaborazione con diverse realtà locali ha aperto sportelli legali, organizza corsi di italiano gratuiti per tutti gli stranieri, ha un emporio solidale e ovviamente un progetto di accoglienza che prevede l’accompagno all’inserimento delle persone a tutto tondo grazie anche al supporto di associazioni ecclesiastiche. È oggi una realtà che incide profondamente sulla vita comunitaria, coinvolge la cittadinanza. Ha realizzato, tra le altre numerose iniziative, un campetto di calcio aperto e gratuito per tutti. Gli sportelli legali, nati come sostegno alle persone migranti, sono anch’essi oggi un riferimento per tutte le persone disagiate.
Alberto Mossino del PIAM di Asti. Il PIAM (Progetto Integrazione Accoglienza Migranti) è un’associazione laica composta da operatori sociali e migranti. Nato come risposta concreta alla grande presenza sulle strade del territorio astigiano di giovani donne straniere costrette alla prostituzione, dal 2000 si occupa di donne e immigrazione, con particolare attenzione alle vittime di tratta e sfruttamento. Dal 2011 è stato avviato un progetto di integrazione per richiedenti asilo, profughi e rifugiati, con il preciso intento di offrire a queste persone ciò che più di ogni altra cosa determina l’integrazione: i diritti. Il diritto alla cittadinanza, innanzitutto. Ma anche il diritto alla casa, il diritto alla salute, il diritto all’istruzione, il diritto alla maternità, il diritto alla socialità e il diritto all’indipendenza. E ovviamente il diritto a sognare.
Manuelita Scigliano presidente di Sabir e della Rete 26 febbraio. L’Associazione Sabir nasce (a Crotone) nel marzo 2017 su proposta di un gruppo di soci fondatori, già costituenti un gruppo informale di volontariato operante dal 2016 nell’ambito dell’educazione, della lotta alla povertà educativa, dell’inclusione sociale, della lotta alle disuguaglianze, del contrasto alla povertà, della solidarietà e della cooperazione internazionale. Sabir persegue finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale senza scopo di lucro in favore di quanti si trovano in condizione di fragilità ed emarginazione sociale. Inoltre, si pone lo scopo di promuovere lo sviluppo economico, sociale e culturale e di favorire la cooperazione internazionale nell’area mediterranea. In particolare, l’impegno di Manuelita è rivolto a lavorare sul territorio per garantire i diritti essenziali ai migranti e, a cominciare dai minori stranieri non accompagnati e sostenere i parenti delle vittime del naufragio di Cutro del 26 febbraio 2023 attraverso una rete di associazioni (la Rete 26 febbraio).
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