
La sorprendente grandezza di alcune, ma numerose, realtà ‘minuscole’
Pressenza - Wednesday, April 22, 2026Il voluminoso Atlante delle micronazioni, degli stati e dei territori anomali elenca circa 12˙900 “entità politiche che si considerano nazioni” e, illustrandone la posizione nelle mappe geografiche e la storia, scritta in proclami e incisa in stemmi, bandiere, francobolli, monete e oggetti emblematici, documenta l’esistenza di 872 micronazioni formate in passato e attualmente presenti in tutto il mondo.
Questo repertorio di realtà costituite “dagli imperi autoproclamati alle colonie dimenticate e ai territori separatisti… dai territori riconosciuti de facto o provvisori, inclusi quelli dei popoli non rappresentati, fino alle micronazioni politiche, artistiche, turistiche, virtuali, immaginarie e persino burlesche e fraudolente” veniva pubblicato quest’anno in gennaio, a marzo era già esaurito ed ora è stato ristampato.
Fino ad oggi però ho avuto difficoltà a concentrarmi sui suoi contenuti. Brancolando nel caos dei tanti clamorosi avvenimenti che nei 4 mesi trascorsi si sono susseguiti freneticamente, non ho trovato l’occasione consona per recensire questo libro, che mi incuriosiva molto.
“Forse oggi l’era dello stato-nazione è finita ed è tempo di ripensare a uno schema sociale che tenga conto di tutte le complessità d’una collettività, nel bene o nel male, globalizzata – spiega la sua introduzione – Un pianeta diviso in circa 200 territori, in cui un governo prende decisioni avulse dal resto del mondo, sembra un sistema adatto a società preglobali. Oggi è necessario organizzare i popoli del mondo su più livelli, partendo dalle organizzazioni internazionali super partes, all’interno delle quali sono presenti gli stati nazionali, a loro volta divisi in regioni autonome che assecondano particolarismi e localismi che la società umana presenta”.
In questa analisi ho ravvisato un parallelismo con due visioni del mondo convergenti nella stessa prospettiva.
Da un lato ho riscontrato la coerenza con il principio etico del rispetto dell’autodeterminazione dei popoli, che in epoca contemporanea è stata sancita inviolabile in due ‘carte’ scritte, rispettivamente, nel 1945 e nel 1976:
- nella Carta dell’ONU, cioè nell’atto costitutivo delle Nazioni Unite, anche statuto dell’organizzazione politica sovranazionale e atto istitutivo della International Court of Justice, facendo esplicito riferimento ai diritti dei cittadini di ogni nazione, grande o piccola (equal rights of men and women and of nations large and small), e di ogni popolazione (principle of equal rights and self-determination of peoples);
- nella Carta di Algeri, ovvero Dichiarazione Universale dei Diritti dei Popoli, denunciando che, con “l’intervento diretto o indiretto, utilizzando le società multinazionali, appoggiandosi sulla corruzione delle polizie locali, prestando il suo aiuto a regimi militari fondati sulla repressione poliziesca, la tortura e la distruzione fisica dei suoi avversari, servendosi di tutte le strutture e attività alle quali è stato dato il nome di neo-colonialismo”, inoltre con “la complicità di governi spesso da esso stesso imposti”, l’imperialismo “estende il suo controllo su molti popoli” e “continua a dominare una parte del mondo” e proclamando che “tutti i popoli del mondo hanno pari diritto alla libertà: il diritto di liberarsi da qualsiasi ingerenza straniera e di darsi il governo da essi stessi scelto, il diritto di lottare per la loro liberazione, nel caso fossero in condizioni di dipendenza, e il diritto di essere assistiti nella loro lotta dagli altri popoli”.
Dall’altro lato ho riscontrato la coincidenza con alcune teorie su cause ed esiti della crisi globale imperversante nel pianeta in cui i confini tra gli stati-nazione non combaciano più quelli delle frontiere, e barriere, ideologiche, dominato dalle grandi società multinazionali,… popolato da persone aggregate in associazioni internazionali e ONG e in comunità, etniche, religiose, culturali, come quella accademico-scientifica, sparpagliate in tanti luoghi e città del globo ma tra loro collegate e interconnesse e che compongono una società civile pluricentrica, pluralistica e cosmopolita.
In particolare, ho notato l’analogia con le tesi sull’ineluttabile sfacelo del sistema politico e militare che ha governato il mondo per secoli, ovvero sulla fine del predominio delle ‘grandi potenze’ occidentali – gli USA e le nazioni europee – elaborate da Amitav Acharya, un esperto di relazioni internazionali nato e laureato in India, ricercatore in atenei di Australia, Singapore, Canada, Inghilterra e Sud Africa e docente all’United Nations University, all’università di Harvard e all’American University di Washington D.C. che nel 2020 è stato insignito Scholar-Teacher of the Year Award, cioè del più prestigioso riconoscimento accademico conferito a un accademico statunitense. Idee che Amitav Acharya nel 2025 ha esposto in Storia e futuro dell’ordine mondiale, un saggio la cui traduzione in italiano veniva pubblicata all’inizio del 2026, casualmente contemporaneamente alla stampa dell’Atlante delle micronazioni, degli stati e dei territori anomali proposto da Kipple Officina Libraria, una casa editrice specializzata in “fantascienza, weird, noir, cyberpunk, letteratura fantastica, esoterismo, poesia, musica e fumetti”.
Che le previsioni degli esperti di geopolitica coincidessero con i pronostici degli appassionati di fantascienza non mi ha stupita, però a gennaio e nei mesi seguenti non riuscivo a distogliere lo sguardo dall’orrenda realtà del presente. In Ucraina, nella Striscia di Gaza, in Cisgiordania, in Libano, in Iran, in Sudan,… in così tanti paesi devastati dalle guerre le popolazioni subiscono atrocità talmente mostruose che mi pareva irrazionale, e immorale, soffermare la mia e altrui attenzione su delle nazioni minuscole e, per di più, immaginarie.
Poi l’allucinante ‘furia epica’ scagliata dagli USA contro l’Iran ha scaravoltato il mondo intero e l’assurdità delle dichiarazioni di Trump sulla ‘distruzione di una civiltà’ ha sbalordito tutti, persino gli osservatori più accorti.
E, rileggendo cronache e narrazioni dei fatti avvenuti dal gennaio scorso ad oggi col proverbiale senno di poi, ho capito l’utilità dell’atlante che descrive i fantasiosi modelli di stati simbolici, utopici o distopici, virtuali o paradossali che, storicamente, si sono concretizzati in tanti luoghi e molte forme, anche ma non solo bizzarre.
Tra le numerose micronazioni di varie tipologie elencate da Wikipedia spiccano le due istituite da Greenpeace per attirare l’attenzione dell’opinione pubblica sulle devastazioni ambientali: la República Glaciar, fondata nel 2014 sulle vette delle Ande al confine tra Cile e Argentina, un’area di ghiacciai insidiata dallo sfruttamento dei giacimenti minerari; il Global State of Waveland, la nazione indipendente e libera dalle trivellazioni delle compagnie petrolifere che fu proclamata nel 1997, sita sullo scoglio di Rockall e che per 42 giorni ha resistito alle rivendicazioni inglesi per il dominio territoriale sul masso che emerge dai flutti dell’Oceano Atlantico.
Il primo summit delle micronazioni si tenne nel 2003 in Finlandia e venne svolto nell’ambito di Amorph!03, un festival di performance art. Successivamente, nel 2004 alla Reg Vardy Gallery di Sunderland – Inghilterra, e nel 2005 all’Andrew Kreps Gallery di New York – USA, è stata esposta una collezione di “oggetti di mistica delle micronazioni”, ovvero emblematici della realizzazione dei fantasiosi progetti di stati auto-proclamati, tra cui anche alcuni reperti di Nutopia, il ‘paese concettuale’ che John Lennon e Yoko Ono concepirono nel 1973, quando veniva loro negato il permesso di risiedere negli USA perciò si proclamarono cittadini di una nazione senza frontiere e passaporti, come il mondo pacifico senza confini, “no land, no boundaries, no passports, only people”, che due anni prima avevano preconizzato nella canzone Imagine, incisa in Inghilterra nel 1971.
La letteratura sulle micronazioni è molto vasta, anche in Italia, dove un Atlante delle micronazioni è stato redatto nel 2015 e nel 2020 aggiornato da Graziano Graziani, autore nel 2018 del Catalogo delle religioni nuovissime e quest’anno di Storia delle rivoluzioni immaginarie.
Un libro celebre, Micronations: The Lonely Planet Guide to Home-Made Nations, è stato pubblicato nel 2006 e non casualmente dalla società editrice internazionale specializzata in guide turistiche la cui casa-madre è australiana. In Australia infatti, dove tante persone e collettività rivendicano i propri diritti con questa forma di protesta, sono site numerose micronazioni, tra cui il Regno Lesbo-Gay delle Isole del Mar dei Coralli proclamato nel 2004 e dissolto nel 2017 quando nella nazione-continente fu legalizzato il matrimonio tra coppie dello stesso sesso. Nel 2005 alla BBC andò in onda la serie di filmati comico-documentaristici, mockumentaries, trasmessi da Danny Wallace nel proprio appartamento-stato londinese, che era intitolata How to Start Your Own Country, cioè come il primo testo scritto su questo argomento, il manuale pubblicato nel 1979 dallo statunitense Erwin S. Strauss, uno scrittore di romanzi e saggi di fantascienza.
Analogamente, il compilatore dell’Atlante delle micronazioni, degli stati e dei territori anomali è l’italiano Lukha B. Kremo, o Lukha Kremo Baroncinij, pseudonimi di Gianluca Cremoni Baroncini, “autore di 14 romanzi e più di 100 racconti di fantascienza e fantasy e di un manuale di Tarocchi quantistici” che si autodefinisce un “animatore di nuove dinamiche culturali e sottoculturali artistiche e letterarie attivo in particolare nella fantascienza e nel fantastico”. E, siccome è anche premier della Nazione Oscura Caotica da lui fondata nel 2004, nel gennaio scorso gli ho chiesto come lui e la ‘sua’ micronazione si ponevano nei riguardi del leader che governa la ‘grande potenza’ americana all’insegna del motto “make America great again”.
Lukha B. Kremo : «La Nazione Oscura Caotica è democratica, quindi la questione è stata sottoposta al voto dei suoi cittadini, che ha decretato la neutralità. Alcuni detestano Trump, e non vogliono aver niente a che fare con lui, altri lo temono, quindi piuttosto che inimicarselo preferiscono assecondarlo, e tra i suoi ammiratori c’è chi lo reputa un ‘visionario’, da seguire ed emulare, e chi lo considera un affabulatore molto abile, soprattutto nell’uso dei social media, con cui confrontarsi è tanto intrigante».
M.B. – Però nella realtà autorevolezza e autoritarismo non sono la stessa cosa…
Lukha B. Kremo : «Infatti, ma sebbene la differenza fra loro sia enorme non è facile distinguere tra le forme in cui si esplicano. L’autorevolezza, che si basa sul riconoscimento del suo valore e si esprime con la sua rappresentazione in rituali e cerimoniali in cui viene ‘messa in scena’ mediante simboli espressivi, lessicali, visivi e gestuali, che si sovrappongono, perciò facilmente confondono, con quelli dell’autoritarismo, che invece è un’estrinsecazione della forza che si impone e del predominio. Ad esempio, a me è capitato che, mentre mi aggiravo per le stanze di un Palazzo di Giustizia vestito in divisa di rappresentanza della Nazione OScura Caotica, sono stato avvicinato da un ministro che, scambiandomi per un diplomatico di chissà quale stato in visita nella città, ha ritenuto doveroso accogliermi ossequiosamente e salutare con deferenza».
M.B. – E poi avete chiarito l’equivoco?
Lukha B. Kremo : «Veramente no. Fargli sapere che era stato bleffato lo avrebbe umiliato, perciò gli ho risposto come si aspettava di essere ricambiato, nello stesso modo pomposo in cui lui si era rivolto a me».
Oltre che alle altre micronazioni, Lukha B. Kremo ha creato la Nazione Oscura Caotica ispirandosi alla Repubblica di Torriglia che per circa un anno è stata realizzata nel territorio montano che si estende al crocevia tra Liguria, Lombardia e Piemonte e attraversato dalla ‘statale 45’ che collega Genova a Piacenza. Un’area che dall’estate 1944 è stata interamente controllata dai partigiani, principalmente della Divisione Garibaldi Cichero, e fino alla Liberazione, cioè al 25 aprile 1945, isolata dall’RSI governata dai fascisti e occupata dall’esercito nazista. Perciò ho pensato che oggi la stravagante micronazione che ravviva la memoria di un’esperienza della Resistenza alla dittatura nazi-fascista potrebbe rappresentare un modello concettuale a cui fare riferimento proprio per capire come reagire alle sfide delle subdole insidie che minacciano la libertà e i diritti che i popoli hanno conquistato nel passato e nel presente possono difendere, altrimenti perdere.
ATLANTE DELLE MICRONAZIONI, DEGLI STATI E DEI TERRITORI AUTONOMI / 1a Parte – MICRONAZIONI; 2a Parte – STATI E TERRITORI ANOMALI; 3a Parte – POPOLI NON RAPPRESENTATI; 4a Parte – ONU; 5a Parte – Appendice, con materiali a corredo, bibliografia e sitografia