
Insegnare la lingua italiana tra diritti e cittadinanza
Comune-info - Saturday, April 18, 2026
Il laboratorio di serigrafia della Scuola di Cittadinanza fa parte della Scuola di italiano, in stile educazione diffusa, promossa da Ciac Parma. Precisione e collaborazione, parola dopo parola, colore dopo colore: si può apprendere anche fuori dalla aule scolastiche e senza banchi, si può costruire una società diversa e antirazzista in tanti modi diversi Entrando nelle aule della scuola d’italiano del CIAC, la prima cosa che colpisce non è il silenzio dello studio, ma il suono di una risata collettiva. Siamo nel cuore di una struttura che ogni giorno accoglie circa 120 studenti, suddivisi in dieci classi che coprono l’intero spettro dell’apprendimento, dal primo approccio all’alfabetizzazione fino al livello A2 avanzato.
In via Bandini a Parma, sede della scuola di italiano di Ciac, l’apprendimento della lingua italiana non è considerato un traguardo puramente scolastico, ma un prerequisito fondamentale per l’esercizio dei diritti di cittadinanza.
Lucia, la coordinatrice, spiega come la scuola sia un organismo in costante movimento. “Siamo organizzati su tre sessioni annuali di circa tre mesi e mezzo ciascuna ma manteniamo una flessibilità d’ingresso a ciclo continuo”. Ogni venerdì pomeriggio, i nuovi candidati vengono sottoposti a un colloquio e a un test di livello per garantire un inserimento mirato. Ma la vera notizia è il cambiamento demografico tra i banchi: sebbene gli uomini siano ancora la maggioranza, il numero delle donne è letteralmente esploso negli ultimi due anni. Il segreto? Un’intuizione pratica: lo “Spazio bimbi”. “Abbiamo creato un’area dove le mamme possono lasciare i propri figli durante le lezioni”, mi racconta Lucia. Un piccolo servizio che ha rimosso un ostacolo enorme per l’integrazione femminile.
“La mia paura più grande – dice Mariagrazia, una delle “maestre” – è non riuscire a dare abbastanza attenzione a tutti, non cogliere l’esperienza individuale di chi ho davanti”. L’approccio scelto mira a creare un ambiente di apprendimento orizzontale, dove l’errore linguistico diventa un elemento di coesione: “Ridere insieme dei propri sbagli – conclude Mariagrazia – sia quelli degli studenti che quelli della maestra, trasforma l’aula in un gruppo unito”.
Il pilastro dell’offerta formativa è la “Scuola di Cittadinanza”, un percorso che si affianca ai corsi mattutini per adulti e pomeridiani per minori. Non è una scuola comune. Si tiene il martedì, mercoledì e giovedì mattina, in orario complementare alle lezioni di lingua. L’obiettivo è trasferire la lingua fuori dalle mura scolastiche attraverso laboratori di arte, musica, serigrafia e giardinaggio, oltre a visite guidate ai musei e alle istituzioni del territorio.
Timothy, uno degli studenti della scuola, sottolinea la necessità di questo pragmatismo: “Saper scrivere è importante, ma se non sai rispondere a una domanda semplice come ‘Come stai?’, non puoi dire di conoscere davvero la lingua. La pratica ti permette di parlare con le persone, ed è questa la cosa più utile”.
In questo contesto, l’italiano smette di essere una barriera per diventare uno strumento di autonomia. L’obiettivo finale, come emerge dalle diverse voci della scuola, non è solo l’alfabetizzazione, ma la costruzione di una rete di relazioni che permetta a ogni individuo di abitare consapevolmente lo spazio pubblico della città.
Pubblicato su Ciaconlus.org
L'articolo Insegnare la lingua italiana tra diritti e cittadinanza proviene da Comune-info.