Sul colonialismo italiano
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Milano 2019, vernice rosa sporcata da una statua dedicata a Indro Montanelli,
fascista
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Mercoledì 27 maggio sera ho seguito il programma di La7 “Una giornata
particolare”. Ero molto curioso e attento nel capire come la storia del
colonialismo italiano venga ancora oggi raccontata nel 2026. Cercavo di capire
dove mi avrebbe portato questa storia nera del fascismo e del mito
dell’“italiani brava gente” nel Corno d’Africa, e cosa ne rimanga ancora oggi.
Ho capito tre cose che confermano il mio pensiero sui giornalisti italiani e
sulla politica italiana, dalla sinistra alla destra.
La prima è che molti italiani, soprattutto politici e presidenti di questi
tempi, continuano a credere che “gli italiani siano stati brava gente in
Africa”, che abbiano fatto solo opere buone e che quindi non ci sia bisogno di
chiedere scusa.
La seconda è che i giornalisti, a loro volta, si adattano sempre alla situazione
politica del momento e non sono mai abbastanza onesti nel raccontare il
genocidio compiuto dai fascisti italiani, che causò la morte di decine di
migliaia di civili etiopi, eritrei, somali e libici.
La terza cosa riguarda il Corno d’Africa: finché noi somali, etiopi ed eritrei
resteremo divisi, e finché i governi italiani continueranno a non prendere
seriamente la questione del colonialismo italiano nel Corno d’Africa, sarà
difficile arrivare alla verità.
Non sono uno storico né un esperto della materia, ma so che il mio Paese, la
Somalia, nonostante sia tra le vittime del colonialismo, viene ancora trattato
come una parte marginale della storia, dove le tracce del colonialismo e le sue
vittime diventano quasi fantasmi.
Conosco i racconti di mio nonno Ali, che parlava di suo padre, Omar Aboki Maxaad
(Waliyow), mio bisnonno. Fu tra i civili e i ribelli durante le “pacificazioni”.
Fu anche tra i primi a parlare italiano in Somalia. Non so con certezza quale
fosse il suo ruolo, ma i racconti tramandati nella mia famiglia e il diario
scritto in italiano da mio nonno parlano di torture, repressioni e situazioni
terribili causate dai militari fascisti italiani.
Soltanto in Somalia per 71 anni, dal 1889 al 1960 morirono migliaia di civili e
tanti combattenti della resistenza somala guidata dal Sayid Mohammed Abdulle
Hassan.
Durante il genocidio – quando in Etiopia tra il 1936 e il 1941 venivano uccisi
decine di migliaia di civili etiopi – la Somalia veniva usata come base militare
per invadere l’Etiopia.
E poi ci sono le migliaia di vittime del canale Keli Assale o Keli Asaylow, dove
centinaia di somali venivano usati per attraversare il canale. Ancora oggi non
esistono informazioni precise né tracce sul numero reale delle vittime. Senza
parlare di tutto ciò che accadde durante la resistenza: qualcuno sa dire quante
persone morirono nel crollo della diga e dei canali di Genale, sul fiume Basso
Scebeli (Webi Shabelle)?
Il termine somalo “Ma dhamaato” (madamato) significa letteralmente “qualcosa che
non ha fine” o “che non finisce”, poiché è composto da “Ma” (Non) e “Dhammaad”
(Fine o termine). Di conseguenza, il significato completo della frase indica una
ferita o una situazione che non si conclude mai. Il modo in cui questo fenomeno
viene presentato nella trasmissione non corrisponde assolutamente alla realtà
storica: all’epoca, una bambina di dodici anni non si sposava per scelta. La
verità è che i militari fascisti prendevano queste bambine con la forza. Se
Indro Montanelli e molti altri ufficiali hanno abusato ripetutamente di
dodicenni eritree, etiopi o somale, non si è trattato di matrimonio, ma di pura
pedofilia.
All’epoca molte famiglie non ne parlavano, e ancora oggi la comunità non
considera affatto quelle unioni come matrimoni. Come dice la parola stessa, “Ma
dhamaato” è qualcosa che non finisce: gli abusi e le violenze subiti da
moltissime donne e bambine sono fatti storici documentati. Lo testimoniano
ancora oggi le numerose fotografie dell’epoca che ritraggono queste donne nude,
i cui sguardi non mostrano alcuna felicità.
Siamo ancora molto lontani dalla verità, e solo attraverso una narrazione onesta
si può decostruire questa pagina buia della storia italiana. Finché l’Italia non
riconoscerà davvero i propri crimini e i propri errori, il Corno d’Africa
continuerà a essere una zona di instabilità politica.
Verità e giustizia per il Corno d’Africa.
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