
Quello che possiamo fare
Comune-info - Friday, March 20, 2026
Disegno di Gianluca Costantini (che ringraziamo)C’è una ragione evidente per cui voteremo NO al referendum che si tiene domenica 22 e lunedì 23: questa è l’ultima chiamata per fermare una trasformazione autoritaria e propriamente fascista dell’assetto politico istituzionale italiano.
Dal 1748, quando Charles-Louis de Secondat, barone di La Brède e di Montesquieu pubblicò L’Esprit des Lois, testo fondamentale per la cultura politica moderna, si sa che la divisione dei poteri è a fondamento della libertà civile, e che il “potere assoluto corrompe assolutamente”. Solo chi è completamente in mala fede può negare che l’obiettivo di questa riforma è limitare l’autonomia della magistratura e concentrare il potere nelle mani dell’esecutivo.
Non illudiamoci che la vittoria del No apra una prospettiva di democrazia e di pace. La guerra incombe e la coppia maledetta di etno-nazionalismo e totalitarismo tecno-finanziario è profondamente radicata nella costituzione materiale del mondo contemporaneo. Ci vuol altro che un referendum per uscire da questo abisso. Eppure quel che possiamo fare è impedire che si consolidi uno stato di polizia e mantenere aperti spazi di vita intelligente. Perciò dobbiamo spiegare a tutti che in questo referendum ci giochiamo forse l’ultima possibilità di fermare una svolta apertamente fascista, e dunque è opportuno che tutti coloro che non hanno simpatia per le carogne vadano a votare.
Con questo potrei anche avere concluso il mio messaggio. Invece no.
Mi prendo la libertà di aggiungere qualche considerazione sulla prospettiva che si sta aprendo (ma che potrebbe anche chiudersi rapidamente dopo questo fine settimana): nell’area latina – Italia Francia e naturalmente Spagna e Portogallo – pare possibile interrompere l’occupazione del potere da parte di un ceto di ignoranti aggressivi, amici della mafia, aspiranti assassini.
Le elezioni in Castiglia hanno fermato e rovesciato l’avanzata dei franchisti di Vox. Il primo turno delle amministrative in Francia ha aperto la strada a un’affermazione delle sinistre e particolarmente della France Insoumise, che in questa maniera potrebbe ripeterebbe il miracolo politico del 7 luglio 2024, quando i lepenisti furono fermati, e si aprì la possibilità di un governo delle sinistre che solo il tradimento di un presidente spregevole poté impedire. In Italia abbiamo la possibilità di fermare l’avanzata dei successori di Mussolini e dei razzisti putinisti della Lega. La presidente del Consiglio si aggrapperà probabilmente al suo seggio, ma per lei sarebbe l’inizio della fine.
Se l’arco latino fosse teatro di un simile rovesciamento dovremmo cantare vittoria? Dovremmo pensare di avere sventato il pericolo che incombe? Certamente no. L’onda nera globale è ben lungi dall’essere esaurita, e sta per arrivare un cataclisma economico e finanziario destinato a moltiplicare gli effetti della guerra. Ma proprio per questo è importante creare un’area in cui la ragione prevalga sulla follia, e l’umanità prevalga sulla violenza.
Questo è un voto sullo stato di diritto e sulla divisione dei poteri. Ma è anche un voto sull’alternativa tra umanità e orrore. È un voto in cui ciascuno deve scegliere se stare dalla parte dei nazi-sionisti o dalla parte di chi dice No al genocidio.
È per questo che c’è qualche ragione di essere ottimisti: forse in Italia non c’è molta gente che ha letto L’Esprit des Lois, e l’indipendenza dei giudici non è al primo posto nell’attenzione della maggioranza. Ma una maggioranza nettissima degli italiani ha orrore per gli assassini sionisti e per il genocidio. E tutti hanno capito che questo governo (che criminalizza come antisemita chi si oppone il genocidio) è composto dai discendenti di coloro che stavano dalla parte di Adolf Hitler quando si trattava di mandare a morte gli ebrei, e da coloro che oggi stanno di nuovo dalla parte di chi infligge umiliazione tortura e morte a un intero popolo, agli ebrei del nuovo secolo, a coloro che il razzismo perseguita e vorrebbe eliminare.
L'articolo Quello che possiamo fare proviene da Comune-info.