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Primo evento del Comitato Fiorentino per il No al referendum con Margherita Cassano
Al circolo Arci di Piazza dei Ciompi  a Firenze si è  dato inizio, martedì  13 Gennaio, alla campagna per il No al prossimo referendum sulla riforma della giustizia. Un pubblico attento e numeroso ha ascoltato Margherita Cassano, già presidente della Corte di Cassazione  e Alessandro Nencini coordinatore del Comitato giusto dire no per la Toscana, con introduzione di Augusto Cacopardo del Coordinamento per la democrazia costituzionale e Paolo Solimeno di Giuristi Democratici. foto di Cesare Dagliana Margherita Cassano Com.No Referendum Com.No Referendum Com.No Referendum Com.No Referendum Margherita Cassano Margherita Cassano Com.No Referendum Com.No Referendum   Cesare Dagliana
La newsletter di Carteinregola del 12 gennaio 2026
Carteinregola aderisce al Comitato Società Civile per il NO al Referendum costituzionale (e promuove la raccolta firme) Leggi  Vai alle istruzioni per firmare  Perché al referendum sulla riforma costituzionale della magistratura bisogna convintamente votare e far votare NO di Alfredo M. Bonagura,   Leggi la sintesi Leggi il documento  Vai a Riforma costituzionale della magistratura, cronologia e materiali Dossier Mobilità di Carteinregola: Programmi, progetti, conflitti, domande, proposte Vai al Dossier Vai alla registrazione del convegno di presentazione del 4 dicembre con  Anna Maria Bianchi, Paolo Gelsomini, Giancarlo Storto, con gli interventi di Giovanni Zannola Presidente della Commissione capitolina Mobilità e l’Ing. Alessandro Fuschiotto Roma Servizi per la Mobilità Il porto crocieristico di Fiumicino, implicazioni per il sistema di mobilità di Roma di Pietro Spirito Leggi Demolizione e ricostruzione di immobili, il Consiglio di Stato fa chiarezza di Anna Maria Bianchi Missaglia Leggi La controriforma della Corte dei Conti, una “Salva Milano” generalizzata  di Anna Maria Bianchi Missaglia LeggiSalva Milano, cronologia materialiI nuovi poteri speciali per la trasformazione degli stadi possono derogare al Codice dei Beni culturali di Anna Maria Bianchi Missaglia Leggi L’Assemblea Capitolina approva la Delibera che fissa limiti per l’applicazione della Legge regionale della Rigenerazione urbana di Anna Maria Bianchi Missaglia Leggi vai alle Osservazioni di Carteinregola al testo approvato della LR 12/20225 – Modifiche alla LR della rigenerazione urbana 7/2017 La girandola delle Occupazioni di Suolo Pubblico tra Governo e Comune. E non vince la Città di Paolo Gelsomini  Leggi   Con la Fontana di Trevi a pagamento un altro pezzo di città pubblica diventa una merce per i turisti di Anna Maria Bianchi Missaglia Leggi   Trasformazioni delle città occidentali: dalla Polis greca, da cui tutto è nato, alla dissolvenza dell’oggi di Paolo Gelsomini di Paolo Gelsomini Leggi   13 anni di Carteinregola E un nuovo sito ­ Da molto tempo la nostra associazione era al lavoro per  rinnovare quello che è il nostro principale strumento di comunicazione, il megafono delle nostre battaglie e proposte. Volevamo migliorare la grafica e la struttura,  mantenendo però quello che è diventato  il marchio di Carteinregola,  un’impostazione che dal 2016 a oggi  è stata premiata da decine di migliaia di visualizzazioni ogni anno. ­ Leggi tutto Segnalazioni 14 gennaio 2026 dalle ore 16:00 alle 19:00 confronto aperto con l’Assessorato e il Dipartimento Ambiente per parlare della gestione e della cura del verde pubblico di Roma Capitale si terrà nella  Casa della Città in Piazza Giovanni da Verrazzano,7 organizzato dal   Coordinamento delle Associazioni per il Regolamento del Verde e del Paesaggio Urbano di Roma Capitale 19 gennaio 2026 ore 18:00 20 via Pelago 3  Roma mobilità al terzo saluti Francesca Falchi, vicepres  Consiglio municipal,  introduce Martina Testa capogruppo di Roma Futura,  interventi Giovanni Caudo Roma Futura presidente Commissione PNRR,  Eugenio Patanè assessore alla mobilità, Paolo Marchionne, presidente del III Municipio CONCRETAMENTE Le decisioni di Roma Capitale per la città Ogni settimana Roma Capitale racconta le decisioni assunte per dare attuazione agli impegni del programma di mandato. Pillole video e audio che illustrano, in 60 secondi, un provvedimento e i suoi effetti concreti sulla città e sulla vita deli cittadini: dai servizi educativi alla mobilità, dall’ambiente all’innovazione. Vai alla pagina  Metropolitano, il primo Urban Center di Roma e della Città Metropolitana, inaugurato lo scorso dicembre, si presenta con un primo programma di incontri, eventi e laboratori.  Si comincia con la presentazione del progetto CArMe, per il rilancio e la fruibilità dell’area archeologica monumentale centrale, con un ciclo di incontri a partire dal 16 gennaio alla presenza di Assessori capitolini e Presidenti dei municipi.Vai al sito Roma Urban Center  scarica il calendario delle attività  Vai Sveja – La rassegna stampa su Roma che cambia ogni giorno Delibere di Giunta e Assemblea Capitolina Come trovare le Proposte di Deliberazione sul sito di Roma Capitale  TUTTE LE INIZIATIVE DI CARTEINREGOLA  Per osservazioni e precisazioni scrivere a: laboratoriocarteinregola@gmail.com 12 gennaio 2026
Riforma costituzionale della giustizia
In questo redazionale abbiamo provato a capire insieme i contenuti e i risvolti della riforma costituzionale della giustizia. Non solo separazione delle carriere di giudici e PM, ma più in generale una ridefinizione degli equilibri tra poteri dello stato. Riflettiamo sul ruolo della magistratura in una fase, come quella attuale, di profonda crisi delle democrazie occidentali.
Firmare e fermare – di Gianni Giovannelli
Lasciate ogni speranza voi ch’entrate Queste parole di colore oscuro Vid’io scritte al sommo d’una porta; Per ch’io: “Maestro il senso lor m’è duro”. Ed elli a me, come persona accorta: “Qui si convien lasciare ogni sospetto Ogni viltà convien che qui sia morta”. Dante, Inferno, Canto III, 9-15   La maggioranza parlamentare che sostiene [...]
Firmiamo per un referendum che cancelli la legge di modifica costituzionale in tema di giustizia
Rifondazione Comunista sostiene la raccolta firme e invita tutte le cittadine e i cittadini a sottoscrivere il quesito presentato da un comitato di giuristi perché si tenga un referendum per cancellare la legge di modifica costituzionale in tema di giustizia varata dal governo Meloni. Si può firmare solo sulla piattaforma on line. Questo il link: https://firmereferendum.giustizia.it/referendum/open/dettaglio-open/5400034 È importante raccogliere 500.000 firme sulla piattaforma on line entro e non oltre il 30 gennaio 2026. Siamo schierati per il NO con la nostra visione garantista di una giustizia orientata dai principi della Costituzione antifascista. Il referendum costituzionale contro la “controriforma” Nordio ha un carattere politico che una formazione politica antifascista non può sottovalutare. Non si voterà sulla separazione delle carriere come racconta la propaganda governativa, perché la questione è stata affrontata già dalla legislazione precedente. Stravolgono la Costituzione per portare avanti il piano di Licio Gelli e Silvio Berlusconi contro l’indipendenza della magistratura e rendere il PM subalterno alla polizia giudiziaria, cioè al governo. Una vittoria del SÌ nel referendum consentirà di rilanciare il disegno reazionario della destra contro la democrazia costituzionale, dal premierato all’autonomia differenziata che, nonostante la sentenza della Corte costituzionale, sta andando avanti con le pre-intese che Calderoli ha stretto con varie regioni. Perché è importante firmare 1) Il governo Meloni, con la consueta tracotanza, vuole imporre una data ravvicinata nel mese di marzo per la convocazione dei referendum, al fine di non perdere il vantaggio che per ora gli attribuiscono i sondaggi. Il successo della raccolta firme potrebbe imporre uno slittamento e consentire un ampio dibattito nel Paese su un tema complesso. 2) Il quesito che hanno depositato i deputati della destra è ingannevole, perché non dice che si modifica la Costituzione. Invece il testo presentato con la raccolta firme è più chiaro: “Approvate il testo della legge costituzionale concernente “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare” approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 253 del 30 ottobre 2025, con la quale vengono modificati gli artt. 87 comma 10, 102 comma 1, 104, 105, 106 comma 3, 107 comma 1 e 110 comma 1 della Costituzione?” Rifondazione Comunista invita tutte le antifasciste e gli antifascisti a firmare e a far firmare. Per firmare la richiesta di referendum segui questi passaggi: – Clicca sul tasto accedi e inserisci le tue credenziali (tramite SPID/CIE/CNS); – ⁠ Clicca sul campo ‘Raccolta di almeno 500.000 firme per il referendum confermativo del testo della legge costituzionale concernente “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare” – ⁠Clicca sul tasto ‘sostieni l’iniziativa’ e segui le istruzioni finali Maurizio Acerbo, segretario nazionale Gianluca Schiavon, responsabile giustizia del Partito della Rifondazione Comunista Rifondazione Comunista - Sinistra Europea
Firmiamo per fermare Meloni – di Effimera
È partita la raccolta firme promossa da un comitato autonomo di giuristi e attivisti sindacali perché si tenga un referendum per cancellare la legge di modifica costituzionale in tema di giustizia varata dal governo Meloni (si veda n. 295 del 20 dicembre 2025: la Cassazione ha comunicato di avere ricevuto in data 19 dicembre 2025 [...]
La riforma della giustizia: un attacco alla democrazia e alla separazione dei saperi
Disabituatə a capire cosa sia la politica, rimaniamo disorientatə di fronte alle scelte che dall’alto irrompono sulla nostra realtà sociale. Il coinvolgimento della cittadinanza è minimo e la politica appare distante, come se le decisioni restassero chiuse nei palazzi istituzionali. Tuttavia le cittadine e i cittadini sono portatori di diritti e di interessi legittimi e comprendere che la realtà è eminentemente politica significa riconoscere i rischi e i pericoli legati a determinate riforme, leggi o scelte politiche. > Per esercitare davvero questo ruolo serve un’educazione politica di base, > radicata nei luoghi della formazione, per evitare che la politica diventi un > surrogato burocratico. Infatti una politica ridotta a mera amministrazione > genera apatia e distanza. Mentre fare politica significa occuparsi dei bisogni > delle persone e assumersi la responsabilità etica di decisioni orientate al > bene comune. Possiamo affermare ciò per chi ha promosso la riforma della giustizia? Il disegno di legge di revisione costituzionale di iniziativa governativa, intitolato “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”, rispecchia ciò che può essere definito agire in nome della responsabilità pubblica? La legge è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale, il 30 ottobre scorso, e la Corte di Cassazione ha accolto le quattro richieste di referendum sulla riforma costituzionale della giustizia. Da cittadine e cittadini è importante comprendere cosa si andrà a votare e le conseguenze di questa riforma sulla tenuta democratica dello Stato, sulla Magistratura e più in generale sulla Costituzione. I rischi e le minacce che oggi gravano sulla nostra forma di governo ci chiamano ad assumerci la responsabilità di difendere e preservare l’impianto costituzionale. IL DISEGNO DI LEGGE PER LA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA Il fascismo, proseguendo la tradizione dello Stato monarchico aveva concepito la Magistratura come un organo controllato dal potere politico, prevedendo che il Pubblico ministero dipendesse dal Governo. Oggi l’obiettivo è devitalizzare la Costituzione e attribuire alle maggioranze politiche il potere di indicare discrezionalmente alle procure quali procedimenti trattare e quali accantonare per farli cadere in prescrizione. Il disegno di legge Nordio vorrebbe modificare la Costituzione nella parte dedicata alla Magistratura intaccando alcuni principi cardini che l’Assemblea Costituente pose come inderogabili. Tuttavia uno degli obiettivi dichiarati dalla destra, dai governi Berlusconi fino a oggi, è stato quello di riportare il potere giudiziario sotto il controllo governativo. La caccia alle toghe “rosse” è sempre stato un obiettivo di queste forze reazionarie che non hanno mai accettato la Costituzione. > Il disegno di legge vuole impedire alla Magistratura di intromettersi nelle > questioni del potere e suggerirle quali reati perseguire e quali no. La riforma è l’ultimo tassello di una serie di interventi volti a porre sotto controllo il potere giudiziario: dal decreto sicurezza che introduce 19 nuovi reati, orientati contro specifiche categorie, all’eliminazione del reato di abuso d’ufficio, ai limiti alle intercettazioni preventive che rende più difficile perseguire reati gravissimi o attivare nuovi percorsi d’indagine, come ad esempio quelli inerenti le stragi avvenute in Italia, comprese quelle del 1992-1993 su cui nuovi filoni d’inchiesta sono in atto. I temi su cui ruota la proposta sono: la separazione delle carriere tra magistrati requirenti e giudicanti, lo sdoppiamento del Consiglio Superiore della Magistratura e l’istituzione di una nuova Corte disciplinare che assumerà gran parte delle competenze del Consiglio Superiore della Magistratura attuale. La Costituzione ne uscirebbe pesantemente rimodulata per quanto riguarda l’indipendenza e l’autonomia del potere giudiziario con la conseguenza di mettere in serio pericolo lo Stato di diritto, la separazione e l’equilibrio tra i poteri dello Stato. PIANI DI RINASCITA DEMOCRATICA «Il punto fondamentale è il controllo del potere esecutivo sulla magistratura, da raggiungere con la separazione delle carriere». Così si leggeva nel Piano di Rinascita Democratica della loggia massonica P2. Il fine era spezzare l’indipendenza della magistratura e trasformare i Pubblici ministeri in strumenti del potere politico. Oggi, a più di 40 anni di distanza, quello stesso disegno ritorna ripulito, ma uguale nella sostanza. Il sogno di Gelli e Berlusconi sembra avverarsi. Infatti il ministro degli esteri Antonio Tajani ha affermato che: «con la riforma della giustizia si compie un grande sogno perseguito con tenacia dal Presidente Berlusconi e da Forza Italia. Un sogno di libertà e di garanzie per i cittadini». Su questo versante è nota la battaglia di Berlusconi, tessera numero 1816 della Loggia massonica P2, che screditò a più riprese l’operato della Magistratura, facendo della legge uno strumento di difesa privata. Secondo il governo un Pubblico ministero, come magistrato indipendente sottoposto solo alla legge per principio costituzionale, è pericoloso, perché ha la stessa cultura giuridica dei magistrati giudicanti. L’insofferenza nei confronti della Magistratura risponde a una necessità politica: ridurre l’autonomia dell’azione penale e avvicinare la magistratura requirente al potere politico. Che la riforma della Magistratura sia un tema caro alla destra è risaputo; che il potere esecutivo vuole essere libero di operare senza limiti è invece alquanto pericoloso per la tenuta democratica dello Stato e per l’impianto costituzionale. L’impianto normativo delineato rappresenta l’ennesimo esempio di come il governo Meloni voglia tagliare i fili con l’antifascismo, la Resistenza, la Costituzione e la cultura democratica; elementi imprescindibili a cui ancorarsi di fronte a una deriva autoritaria che si sta diffondendo nel Paese. LA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE, L’INDIPENDENZA DELLA MAGISTRATURA E IL CSM Punto fondamentale della riforma è la separazione delle carriere tra organi giudicanti (giudici che emettono sentenza) e organi requirenti (Pubblici ministeri e i procuratori che coordinano le indagini e rappresentano l’accusa). I promotori affermano che la riforma garantirebbe maggiore imparzialità, perché verrebbe meno la vicinanza di categoria che influenza le decisioni dei magistrati giudicanti. Chi si oppone, denuncia un tentativo di limitare l’autonomia dei magistrati rispetto al potere politico. In verità le carriere di Pm e giudice sono già separate: la riforma Cartabia del 2022 ha imposto che il passaggio da una funzione all’altra possa accadere soltanto una volta entro nove anni dalla prima assegnazione; a oggi i magistrati che hanno scelto di farlo sono meno dell’1%. La separazione delle carriere è uno specchietto per le allodole utile a concretizzare lo smembramento dell’organo giudiziario. > Il dato rilevante è che nei Paesi dove le carriere sono separate, i Pm sono > quasi sempre sottoposti al controllo politico e di conseguenza viene meno > l’obbligatorietà dell’azione penale. La separazione delle carriere come prevista dalla riforma sarà funzionale a sdoppiare l’organo di autogoverno della Magistratura: il Consiglio Superiore della Magistratura. Dato che verrebbero a crearsi due carriere separate, esse finirebbero per dipendere da organi direttivi differenti, con il risultato di minare l’indipendenza e l’autonomia, oltre a generare due percorsi opposti e potenzialmente conflittuali all’interno dell’amministrazione della giustizia. Così facendo controllare l’azione dei Pm e dei giudici sarà più semplice e di conseguenza gli organi requirenti potranno essere sottoposti più facilmente a una pressione esterna. Inoltre per gli organi requirenti e giudicanti si prevede l’abrogazione del sistema elettivo e la sua sostituzione con un sistema di estrazione a sorte. Questo metodo potrebbe condurre al sorteggio di tutti o quasi tutti giudici e PM vicini o iscritti a una singola corrente oppure quasi tutti giudici e PM provenienti dallo stesso territorio o da uno stesso ufficio. Infine l’aumento dei componenti laici (eletti dal Parlamento), da un terzo fino al 50%, all’interno degli organi divisi per funzioni condurrebbe a un preoccupante sconfinamento del potere politico sulla Magistratura. > L’ultimo punto controverso della riforma è l’istituzione di un organo > disciplinare: l’Alta Corte. Questa andrà a sottrarre la funzione disciplinare > al CSM. I rischi riguardano anche la sua composizione interna poiché potrebbe > riservare posti esclusivamente a magistrati di legittimità (come i componenti > della Corte Suprema di Cassazione), rischiando di minare il principio di > autonomia della magistratura. LA STORIA CI INSEGNA A DUBITARE DEL POTERE La riforma sulla separazione delle carriere odierna riprende uno dei punti centrali del Piano di Rinascita Democratica di Licio Gelli. Questa analogia non può essere derubricata come dettaglio tecnico poiché la riforma appare una prosecuzione di quella visione di rinascita che la P2 voleva imporre per rovesciare lo Stato. Nordio stesso ha dichiarato che: «l’opinione di Gelli era giusta». Detto ciò, vale la pena ricordare che Licio Gelli e la Loggia Massonica P2 sono stati riconosciuti dalle ricostruzioni storiche e dalle indagini giudiziarie come i finanziatori e i soggetti responsabili dei piani eversivi e delle stragi che hanno caratterizzato l’Italia nel dopoguerra, almeno fino a quella della strage alla Stazione di Bologna del 2 agosto 1980. Dire che la riforma non è un problema significa ignorare da dove arrivano certe idee e cosa volevano davvero produrre. Vuol dire trattare come neutrale ciò che neutrale non è mai stato, perché influenzato da una visione antidemocratica. Sottovalutare questi segnali significa non conoscere la storia del Paese. Disegni come questi somigliano troppo a quelli di chi voleva un Paese più controllato e meno libero. È in atto un colpo di mano spacciato per riforma tecnica, che tende a riscrivere i rapporti tra la magistratura e il potere che essa esercita e gli altri poteri dello Stato. Il serio rischio di compromettere l’autonomia e l’indipendenza dell’organo giudiziario e l’equilibrio dei poteri, secolare principio della nostra democrazia, è più che una realtà. Come la storia ci insegna, l’opera di degenerazione della democrazia è un processo che fa apparire come legittima la progressiva erosione dello Stato di diritto e l’equilibrio dei poteri. L’elemento preoccupante è che in primavera si voterà su una questione tanto delicata, ma di cui le forze politiche, che dovrebbero difendere la Costituzione, non si stanno occupando. Questo Paese ha un grave problema con la memoria. E senza memoria, non c’è democrazia. Non c’è giustizia. Non c’è futuro. La copertina è di Massimiliano Calamelli (Flickr) SOSTIENI, DIFENDI, DIFFONDI DINAMOPRESS Per sostenere Dinamopress si può donare sul nostro conto bancario, Dinamo Aps Banca Etica IT60Y0501803200000016790388 tutti i fondi verranno utilizzati per sostenere direttamente il progetto: pagare il sito, supportare i e le redattrici, comprare il materiale di cui abbiamo bisogno L'articolo La riforma della giustizia: un attacco alla democrazia e alla separazione dei saperi proviene da DINAMOpress.
La controriforma della giustizia. La posta in gioco
L’attacco all’ordinamento dello Stato da parte di questo Governo sembra inarrestabile e la Contro-Riforma della Giustizia ne rappresenta l’ennesimo tassello. “Questa riforma è un grimaldello – afferma la già Magistrato Maria Longo, durante la sua esposizione online – per far saltare tutto l’assetto istituzionale dello Stato e il suo assetto democratico”. Dopo l’azione del […] L'articolo La controriforma della giustizia. La posta in gioco su Contropiano.
ECUADOR: il NO al referendum e l’impatto sulle politiche neoliberiste di NOBOA@0
Domenica scorsa oltre 13 milioni di ecuadoriani si sono recati alle urne per esprimersi su tre domande referendarie ed una di carattere consultiva. La vittoria schiacciante del NO può ritenersi sorprendete, se si considerano i successi elettorali del presidente Noboa degli ultimi anni. Le proposte di riforma costituzionale miravano * ad eliminare il divieto di installare basi militari straniere sul territorio ecuadoriano (sancito oggi nell’articolo 5 della Costituzione del 2008), * impedire l’accesso ai fondi pubblici per i partiti politici (articoli 108 e 115) * ridurre il numero di deputati (fissato nell’articolo 118). * Il quesito consultivo, infine, chiedeva all’elettorato ecuadoriano di esprimersi sulla convocazione di un’assemblea Costituente allo scopo di redigere una nuova Carta Costituzionale per l’Ecuador. l’intento di Noboa e dell’attuale classe politica con questo quesito era quello di riscrivere una Carta costituzionale con una chiara matrice neoliberista e rivolta alle privatizzazioni. Il referendum arriva in un momento di forti tensioni in America Latina, legate sia alla presenza di navi da guerra statunitensi nel mar dei Caraibi e nell’oceano Pacifico, contro presunte imbarcazioni di narcotrafficanti, sia a seguito di 30 giorni di sciopero generale contro la sospensione del sussidio sul diesel in vigore dal 1974, misura che ha fatto impennare il prezzo del carburante da 1,80 a 2,80 dollari al gallone e ha innescato un focolaio di conflitto sociale dalle grandi città alle province rurali. Abbiamo posto alcune domande a Davide Matrone , docente e ricercatore di analisi politica all’Università Politecnica Salesiana di Quito, capitale dell’Ecuador, che ci ha risposto attraverso un’intervista audio divisa punto per punto. Possiamo considerare questo referendum come un banco di prova per le riforme neoliberali e soprattutto per i rapporti con gli USA, che segna una battuta d’arresto ai successi elettorali di Noboa del 2023 e 2025? Quanto possiamo considerare che abbiano impattato le proteste contro l’abolizione del sussidio sul diesel che hanno portato allo sciopero generale? Possiamo considerare lo sciopero generale come un’occasione per “compattare” un fronte ampio di opposizione democratica oppure il paese è attraversato da una radicalizzazione di soggettività oppresse che determina un’allontanamento dalle logiche democratiche verso un orizzonte più rivoluzionario?
ECUADOR: il NO al referendum e l’impatto sulle politiche neoliberiste di NOBOA@1
Domenica scorsa oltre 13 milioni di ecuadoriani si sono recati alle urne per esprimersi su tre domande referendarie ed una di carattere consultiva. La vittoria schiacciante del NO può ritenersi sorprendete, se si considerano i successi elettorali del presidente Noboa degli ultimi anni. Le proposte di riforma costituzionale miravano * ad eliminare il divieto di installare basi militari straniere sul territorio ecuadoriano (sancito oggi nell’articolo 5 della Costituzione del 2008), * impedire l’accesso ai fondi pubblici per i partiti politici (articoli 108 e 115) * ridurre il numero di deputati (fissato nell’articolo 118). * Il quesito consultivo, infine, chiedeva all’elettorato ecuadoriano di esprimersi sulla convocazione di un’assemblea Costituente allo scopo di redigere una nuova Carta Costituzionale per l’Ecuador. l’intento di Noboa e dell’attuale classe politica con questo quesito era quello di riscrivere una Carta costituzionale con una chiara matrice neoliberista e rivolta alle privatizzazioni. Il referendum arriva in un momento di forti tensioni in America Latina, legate sia alla presenza di navi da guerra statunitensi nel mar dei Caraibi e nell’oceano Pacifico, contro presunte imbarcazioni di narcotrafficanti, sia a seguito di 30 giorni di sciopero generale contro la sospensione del sussidio sul diesel in vigore dal 1974, misura che ha fatto impennare il prezzo del carburante da 1,80 a 2,80 dollari al gallone e ha innescato un focolaio di conflitto sociale dalle grandi città alle province rurali. Abbiamo posto alcune domande a Davide Matrone , docente e ricercatore di analisi politica all’Università Politecnica Salesiana di Quito, capitale dell’Ecuador, che ci ha risposto attraverso un’intervista audio divisa punto per punto. Possiamo considerare questo referendum come un banco di prova per le riforme neoliberali e soprattutto per i rapporti con gli USA, che segna una battuta d’arresto ai successi elettorali di Noboa del 2023 e 2025? Quanto possiamo considerare che abbiano impattato le proteste contro l’abolizione del sussidio sul diesel che hanno portato allo sciopero generale? Possiamo considerare lo sciopero generale come un’occasione per “compattare” un fronte ampio di opposizione democratica oppure il paese è attraversato da una radicalizzazione di soggettività oppresse che determina un’allontanamento dalle logiche democratiche verso un orizzonte più rivoluzionario?