Tassare i ricchi, referendum in California
Manca poco al 3 novembre, il giorno che sancirà quanto potere Trump possiede
ancora agli occhi degli elettori e dentro il Congresso. Se già la battaglia si
preannunciava infuocata, a rinfocolare per bene i tizzoni ci si è messa la
California, proponendo, in quattro e quattr’otto, un referendum statale abbinato
all’elezione federale di metà mandato: se vincesse, introdurrebbe per la prima
volta per volere popolare una tassa patrimoniale nella roccaforte della
proprietà privata.
Si tratta della Proposition 40, passata agli onori della cronaca come la “tassa
sui miliardari”, ossia un’imposta straordinaria una tantum del 5% su chi
possiede più di un miliardo di dollari. Si stima che ricadranno nei parametri
della tassa duecento ultra ricchi e che nell’arco di cinque anni (durante i
quali verrà spalmata la tassa) porterà alle casse della California circa cento
miliardi di dollari. È stata voluta da Dave Regan, presidente del sindacato dei
lavoratori della sanità dell’Ovest (United Healthcare Workers West SEIU-UHW),
uno dei più grandi degli States, con 120.000 iscritti solo in California.
Sebbene ancora molto lontana dall’ideale di un sistema sanitario pubblico e per
tutti, la California era uno degli Stati USA che più riusciva a garantire un
servizio medico (MEDIC-AID, qui conosciuto come MEDI-Cal) ai cittadini più
poveri e a fornire assistenza sociale ai disagiati. Questi programmi sono stati
le prime e principali vittime del “Big Beautiful Act” voluto da Trump, che ha
tagliato in maniera drastica e sconsiderata i fondi federali normalmente loro
destinati; ciò ha causato all’intero sistema sanitario una grave instabilità e
il rischio tangibile di un collasso di interi suoi settori. Da qui è partita la
miccia: l’idea di procurarsi i soldi necessari per salvare MEDI-Cal (a cui
andrebbe circa il 90 % del ricavato) prendendoli da dove ce ne sono in eccesso.
Con un sorrisetto beffardo non si può fare a meno di notare l’effetto boomerang
che l’atto di Trump ha messo in moto (lo rifarebbe se avesse potuto guardare
nella sfera di cristallo?). Dalla California l’idea di tassare chi possiede
troppo ha alzato un polverone in tutto il Paese e ne ha varcati i confini,
riempiendo le pagine di quotidiani di mezzo mondo, il web di video accorati e di
vignette satiriche dove, a suon di meme e slogan, ognuno dice la sua.
Insomma, parlare di tassare i ricchi non è più un tabù! I miliardari sembrano
essersene accorti e forse intimoriti che dalle parole si passi ai fatti
rispondono con azioni aggressive. Qualcuno, in verità, si è dimostrato da subito
collaborativo come Jensen Huang, il co-fondatore di Nvidia, e qualcun altro
recentemente ha alzato bandiera bianca (Zuckerberg pagherà), ma i più sembrano
decisi a dare battaglia senza mezze misure. Dunque da quando, a inizio giugno,
la Proposition 40 è apparsa al grande pubblico in tutta la sua folgorante
semplicità, si sono viste cordate di miliardari che, per bloccarne l’esito,
hanno già speso la follia di oltre 293 milioni di dollari in spots pubblicitari,
petizioni, consulenze tecnico-legali e altre diavolerie (le proposizioni 41 e
42, anch’esse parte dello stesso referendum, che se passassero, grazie a
cavilli, annullerebbero la 40 pur se avesse vinto) e sembrano pronti ad andare
anche oltre pur di non partecipare attivamente nel ricompensare la società.
Il primo spauracchio messo in campo dalle nobili menti è una minaccia di
immemorabile data, che suona più o meno così: “Se passa la tassa ce ne andiamo,
così da noi non avrete più nemmeno quello che vi diamo oggi.” Per rendere più
credibile la minaccia l’hanno condita con un po’ di terrorismo lavorativo: “Non
porteremo via solo la nostra figura fisica, sposteremo le fabbriche” (le high
tech in particolare). In verità questi traslochi non sono così semplici da fare
e potrebbero rivelarsi poco convenienti. Gli altri Stati USA, invece di
configurarsi come dei favolosi paradisi fiscali dove continuare ad accumulare
denaro senza scocciature, potrebbero trasformarsi in trappole. Se passasse la
Proposition 40 ogni americano medio guarderebbe con ammirazione alla vittoria
ottenuta dai californiani e potrebbe desiderare la stessa cosa.
Ma non è tutto oro quello che luccica e la strada è in salita. La Proposition 40
è stata formulata in fretta e furia per poter rientrare nei tempi previsti dalla
legge californiana per la votazione di medio termine e pertanto presenta delle
pecche. A mio avviso non gravi, paragonate al messaggio che veicola, ma che
comunque vale la pena di ricordare. Per bruciare i tempi l’equipe di Regan ha
fatto sondaggi a tappeto e in base alle risposte ottenute ha costruito i
dettagli del referendum. A ciò si aggiunge la clausola della retroattività, che
farà storcere il naso ai giuristi: per scongiurare il pericolo della fuga dei
miliardari la legge entrerebbe in vigore a partire dal 1° gennaio 2026. Tutti i
residenti fiscali in California in quella data sarebbero così soggetti alla
tassa, anche se in seguito si trasferissero in un altro Stato.
Inoltre piace poco ai più radicali perché valida solo per quest’anno, ma queste
sono quisquilie: se si è di buon animo e si cerca il bene della collettività si
superano e si vota SI. Purtroppo le cose non stanno così e non sarà facile
spuntarla: sebbene i sondaggi la diano in leggero vantaggio, gli esperti
ritengono che abbia solo un 30% di probabilità di vittoria, perché Regan ha
finito i soldi e dall’altra parte ci si aspetta un barrage di pubblicità
all’ultimo momento.
L’altro grosso problema, oltre all’opposizione dei miliardari, è il fronte
democratico, che si è spaccato. Bernie Sanders appoggia la proposta, mentre il
governatore della California Newson guida la linea del NO, seguito da alcuni
sindacati, tra cui quello degli insegnanti. Ognuno ha un proprio sporco, piccolo
privilegio da difendere, ma non entrerò in merito – forse si potrebbe dedicare
al tema un articolo o forse non lo meritano neppure. Semplicemente mi permetto
di scrivere che chi si illude di potersi sempre parare il culo facendo spallucce
ai problemi degli altri alla fine perirà sotto il peso della propria ignavia. La
rivoluzione arriverà e intanto l’idea di tassare i ricchi si sta facendo strada.
Buona notizia: in Italia la proposta di legge di iniziativa popolare 1% equo ha
già ampiamente superato le 50.000 firme necessarie per presentarla in
Parlamento.
Marina Serina