
Gaza: un ecocidio
Comune-info - Thursday, March 12, 2026
Foto di Emad El Byed su UnsplashDa quasi due anni e mezzo, la Striscia di Gaza vive un inferno. I numeri sono devastanti: più di 72.000 morti di cui 21.289 bambini uccisi e 44.500 feriti. Dopo il cessate il fuoco del 10 ottobre 2025 sarebbero state uccise 618 persone e ferite 1.663.
Ma Gaza non è solo un luogo di vittime. È un territorio dove la vita, l’ambiente e il futuro stesso sono stati attaccati. La distruzione non colpisce solo case e strade, ma il cibo, l’acqua, l’aria pulita, le scuole e la memoria collettiva. Siamo di fronte a una strategia deliberata che colpisce il futuro stesso. Gli esperti parlano di ecocidio: una devastazione che compromette la sopravvivenza delle popolazioni attraverso tre livelli brutali.
Il primo: cibo e agricoltura. A Gaza, quasi un terzo delle serre e centinaia di siti agricoli sono stati rasi al suolo. In Iran, il collasso economico e gli attacchi alle infrastrutture energetiche stanno rendendo i beni di prima necessità inaccessibili, trasformando la fame in un’arma di pressione politica.
Il secondo: inabitabilità e sete. Mentre a Gaza macerie, amianto e liquami distruggono l’acqua potabile, in Iran gli attacchi ai desalinizzatori e alle infrastrutture idriche condannano intere regioni alla sete. Senza acqua e senza energia, un territorio smette di essere una casa e diventa una trappola.
Sapere e speranza: scuole, università, archivi e biblioteche vengono colpiti ovunque. La violenza non distrugge solo i corpi, ma spegne le infrastrutture cognitive di una società, scoraggiando chi cercava di fare del bene e chi voleva costruire un mondo migliore.
Il costo umano e morale è enorme. Questa “strategia della terra bruciata” sta diventando un modello accettato. Che cosa sarebbe altrimenti il silenzio dei governi, dei maggiori media?
Il silenzio, l’indecisione o la neutralità politica hanno conseguenze concrete sulle vite delle persone. Solo la Spagna ha avuto una posizione netta e visibile. Eppure, chi guida oggi le istituzioni avrebbe la responsabilità di prendere posizione, sostenere il diritto internazionale e proteggere non solo i civili, ma le basi stesse della loro vita futura.
Riconoscere l’ecocidio come crimine internazionale significa dare un nome a ciò che è inaccettabile: rendere inabitabile una terra e privare intere generazioni di un domani. Anche quando le armi taceranno, il danno rimarrà. La distruzione di Gaza e non riguarda solo il presente: riguarda il diritto di chiunque a un futuro possibile. La responsabilità di chi ha il potere di agire non può più restare in silenzio.
La guerra in Iran è un altro capitolo che si è aperto. Eppure c’è chi dice di non avere elementi per prendere posizione… Per questo, dicono tanti e tante, non dobbiamo tacere anche quando ci sembra che le nostre parole servano a poco.
A Gaza sono stati distrutti campi, frutteti, serre. Perfino i luoghi dove si conservavano i semi. Come se si volesse cancellare non solo il presente, ma anche la possibilità della vita futura. Allora proviamo a diventare noi, quei semi. Piccoli, forse invisibili, apparentemente insignificanti. Ma capaci di custodire la possibilità di qualcosa che ancora non si vede. Per questo vale la pena tentare.
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