
Mike Huckabee ammette il mito della “Grande Israele”, il Piano Yinon
Pressenza - Sunday, February 22, 2026In un’intervista con Tucker Carlson incentrata sui confini biblici dello Stato ebraico, Mike Huckabee ha parlato delle possibilità di espansione del governo di Tel Aviv e dei suoi confini, dicendo che approverebbe un controllo israeliano sull’intera regione.
Carlson aveva citato il passo dell’Antico Testamento che promette ai discendenti di Abramo la terra “dal Nilo all’Eufrate”, un’area che oggi comprenderebbe Israele, Giordania, Siria, Libano e parti di Arabia Saudita e Iraq.
Mike Huckabee, ambasciatore degli Stati Uniti in Israele, ha risposto a Tucker Carlson, sostenendo che Israele è “una terra che Dio ha dato, attraverso Abramo, a un popolo che ha scelto. Era un popolo, un luogo e uno scopo. (…) Andrebbe bene se li prendessero tutti”, lasciando intendere che un’eventuale espansione non sarebbe in sé un problema, ma un “diritto biblico”.
Di fronte alla sorpresa dello stesso Carlson, che gli ha chiesto se davvero approverebbe un controllo israeliano sull’intera regione, Huckabee ha replicato che Israele “non sta chiedendo di prendersela”, per poi definire la sua uscita “un’affermazione in parte iperbolica”. Tuttavia ha aggiunto che, se Israele venisse attaccato e “vincesse quella guerra prendendo quei territori, allora sarebbe tutta un’altra discussione”, lasciando aperta la porta a uno scenario di espansione in seguito a un conflitto.
Nel corso dell’intervista l’ambasciatore ha anche attaccato le istituzioni del diritto internazionale, dicendosi “molto grato” che il presidente Donald Trump e il segretario di Stato Marco Rubio stiano cercando di “sbarazzarsi” della Corte Penale Internazionale e della Corte Internazionale di Giustizia, che a suo dire sarebbero diventate “organizzazioni fuori controllo” e non più impegnate in un’applicazione equa della legge.
L’Arabia Saudita, la Giordania, l’Egitto, la Lega Araba ed altri Paesi della regione hanno pubblicamente condannato l’ambasciatore statunitense in Israele, Mike Huckabee, per la dichiarazione rilasciata in un’intervista con Tucker Carlson riguardo al diritto di Israele di espandersi fino alla lunghezza territoriale promessa nella Bibbia, comunemente denominata “Grande Israele”.

La “Grande Israele”
“Grande Israele” è occasionalmente riferito alla Terra Promessa (definita nel libro della Genesi 15:18-21) od alla Terra di Israele ed è anche chiamato “Completa Terra d’Israele” o “Tutta la Terra d’Israele” (in ebraico: ארץ ישראל השלמה, Eretz Yisrael Hashlemah), ma è soprattutto l’espressione usata in ambito sionista per riferirsi ai confini auspicati di Israele: dal fiume Nilo all’Eufrate, costituito da tutto l’attuale Israele, i territori palestinesi, il Libano, gran parte della Siria, la Giordania e parte dell’Egitto.
Sappiamo che quello israeliano è settler colonialism, ovvero un colonialismo che prevede la cacciata, ma anche lo sterminio degli abitanti che gli israeliani intendono predare. E’ proprio il testo biblico del Deuteronomio 9 in cui si dice che il loro Dio gli ha dato la Terra promessa che si estende dall’Eufrate al Mar Mediterraneo.
Non è un caso che in questi decenni Israele abbia avverato quello che è il sogno biblico della “Grande Israele”. Considerando ciò che Israele ha commesso in questi decenni – l’occupazione israeliana della Cisgiordania, le alture del Golan siriano, l’ accerchiamento di Gaza e il suo assedio, le ripetute invasione e attacchi militari del Libano, il bombardamento dell’Iraq, gli attacchi aerei in Siria e i tentativi di contenere le capacità nucleari dell’Iran – si può affermare con certezza che la “Grande Israele” sia stia sempre più realizzando e che il sionismo, insieme all’Entità sionista, siano una “minaccia globale” per la stabilità del Medioriente.
Quindi l’ambasciatore USA Mike Huckabee ha fatto un favore a tutta l’opinione pubblica mondiale ad ammettere la volontà di creare la “Grande Israele”, rompendo il velo dell’ipocrisia e dell’ambiguità. Ora, anche chi non ha mai creduto a queste volontà espansionistiche di Israele per “diritto biblico”, non può più negarne l’esistenza.
Israele e i suoi governi stanno attuando con enormi successi ciò che furono gli obiettivi del Piano Yinon (ideato e scritto da Odeon Yinon nel 1982), che prevedeva una “grande Israele” creato un giorno dalla distruzione delle nazioni arabe oggi percepite come minacce per Israele. Il piano prevedeva di rovesciare i governi arabi esistenti, lasciandosi alle spalle sette caotiche e contrapposte di enclave musulmane facilmente conquistabili, che avrebbero, di fatto, giustificato una “grande Israele” dominante dal Mar Mediterraneo attraverso i fiumi Tigri ed Eufrate. Il Piano Yinon era pensato come una campagna sistematica per minare, dividere e distruggere con ogni mezzo necessario le diverse nazioni arabe per consentire a Israele di progredire senza ostacoli con il sostegno esterno delle correnti sioniste nei movimenti neoconservatori americani e fondamentalisti cristiani.
Nel 2017, Ted Becker, ex professore di diritto Walter Meyer alla New York University e Brian Polkinghorn, illustre professore di analisi dei conflitti e risoluzione delle controversie alla Salisbury University , hanno argomentato come il Piano Yinon fu adottato e perfezionato in un documento politico del 1996 intitolato A Clean Break: A New Strategy for Securing the Realm (Rapporto Clean Break), scritto da un gruppo di ricerca guidato da Richard Perle e Paul Wolfowitz presso l’Institute for Advanced Strategic and Political Studies, affiliato a Israele, a Washington. Sionisti neoconservatori statunitensi come Richard Perle e Paul Wolfowitz si aggrapparono a questo piano di Oded Yinon, lo infilarono silenziosamente nei think tank di destra ben finanziati di Washington (ad esempio, l’American Enterprise Institute). Alcuni anni dopo, Richard Perle divenne una delle figure chiave nella formulazione della strategia di guerra in Iraq adottata durante l’amministrazione di George W. Bush nel 2003. Il Rapporto Clean Break divenne famoso per aver sostenuto una nuova politica aggressiva, tra cui la rimozione di Saddam Hussein dal potere in Iraq e il contenimento della Siria attraverso l’impegno in una guerra per procura e sottolineando il suo possesso di “armi di distruzione di massa” (mai esistite realmente).
Il Likud, partito d’estrema destra di Netanyahu, è la forza politica che più di tutte si sta impegnando in questo senso. Nell’agosto 2025, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha affermato di essere impegnato in una “missione storica e spirituale” e che sente un legame con la visione della “Grande Israele”. Nello stesso mese ha espresso, nel contesto del genocidio a Gaza, l’intenzione di occupare Gaza per smantellare Hamas e l’anno precedente il ministro della difesa israeliano Israel Katz aveva affermato che Israele continuerà a mantenere il controllo militare della Striscia di Gaza anche dopo la guerra. Sempre nell’agosto 2025, il governo israeliano ha approvato la costruzione di 3.000 nuovi insediamenti illegali in Cisgiordania, dichiarando che l’obiettivo è quello di compromettere definitivamente la possibilità di nascita di uno Stato palestinese.
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