Cento porti. Da Gaza alle piazze

Comune-info - Wednesday, February 18, 2026

“100 Porti – 100 Città” è il nuovo itinerario di solidarietà della Freedom Flotilla Italia. Si comincia da Taranto il 2 maggio: una barca salperà e navigherà lungo le coste italiane, mentre un camper percorrerà le zone interne. Ogni tappa sarà un punto d’incontro con testimonianze, mostre fotografiche, proiezioni, presentazioni di libri, incontri nelle scuole, proposte di adesione alla campagna di boicottaggio del movimento BDS, gemellaggi, iniziative di sostegno alle strutture sanitarie di Gaza… Sono tanti i modi con cui singoli e realtà collettive possono partecipare per spezzare l’assedio del silenzio che avvolge la Striscia di Gaza e la Cisgiordania

Nelle acque del Mediterraneo sta per partire un progetto della Freedom Flotilla Italia che vuole portare la Palestina in giro per l’Italia: una barca, la Ghassan Kanafani, partirà da Taranto il 2 maggio 2026 e navigherà da porto a porto lungo le coste italiane, mentre un camper percorrerà le zone interne del Paese, raggiungendo anche le realtà più piccole e meno visibili. Lo scopo è trasformare il viaggio in un vero cantiere politico, per creare, tappa dopo tappa, un’infrastruttura di lotta popolare capace di spezzare l’assedio del silenzio che avvolge la Striscia di Gaza e la Cisgiordania.

L’obiettivo della campagna è creare una rete di solidarietà e resistenza che possa ampliare l’ondata di mobilitazione, trasformando ogni sosta in un momento di riflessione e impegno. Ogni tappa sarà un punto d’incontro in cui testimonianze dirette, dati e analisi si affiancheranno a mostre fotografiche, proiezioni, presentazioni di libri e incontri nelle scuole. Le piazze diventeranno laboratori di contro-informazione, capaci di smontare la propaganda che nasconde la realtà dell’occupazione.

Ma resistere al genocidio significa anche proteggere la memoria collettiva di un popolo: portare nelle città italiane le storie, le immagini, la musica e le voci dei palestinesi significa impedire che la loro cultura venga distrutta insieme alle loro case e ai loro ospedali. La solidarietà, allora, smette di essere un gesto simbolico e diventa un impegno concreto: trasformare la consapevolezza in azione, la conoscenza in empatia e l’indignazione in una rete capace di attraversare confini geografici e culturali, perché la speranza di un futuro libero possa davvero prendere radice.

I pilastri della campagna

Un pilastro centrale del progetto è la pressione dal basso sulle istituzioni. Coinvolgere amministrazioni locali e università significa esercitare una spinta su chi governa affinché riconsideri le proprie relazioni commerciali e diplomatiche con chi pratica l’occupazione e l’apartheid. Attraverso mozioni nei consigli comunali, campagne di boicottaggio e iniziative concrete, come i gemellaggi, l’obiettivo è contribuire a smantellare il blocco illegale imposto a Gaza agendo sul tessuto politico del nostro Paese.

Un altro obiettivo fondamentale della campagna è trasformare i porti in presidi di responsabilità politica: i porti e gli interporti non sono luoghi neutri di transito delle merci, ma nodi cruciali in cui l’etica si scontra con il profitto. In questo quadro, il movimento Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni (BDS) viene promosso come strumento non violento di pressione economica.

Altro elemento concreto e urgente è il sostegno alle strutture sanitarie di Gaza. L’ospedale Al-Awda, simbolo di resistenza medica sotto le bombe, rappresenta il volto umano della crisi e il progetto intende raccogliere fondi e risorse per garantire che possa continuare a operare. Parallelamente, la campagna porta con sé la richiesta di liberazione dei prigionieri politici palestinesi, tra cui Marwan Barghouti e il dottor Hussam Abu Safiya, inserendosi in una più ampia lotta per i diritti umani che include anche i detenuti politici in Italia.

Un movimento che cresce: dall’indignazione all’azione organizzata

Il progetto punta a trasformare l’indignazione spontanea in qualcosa di duraturo: una rete organizzata di città solidali e resistenti, coordinate tra loro e capaci di moltiplicarsi nel tempo. Gli incontri con scuole e università mirano a costruire una narrazione critica, coinvolgendo le nuove generazioni. I gemellaggi tra città italiane e città palestinesi, e tra scuole italiane e scuole in Palestina, creano legami concreti di solidarietà e scambio culturale che vanno oltre la durata del tour.

La chiamata è rivolta a chiunque non voglia voltarsi dall’altra parte. I modi per diventare parte di questa rete solidale sono tanti e diversi: si può organizzare l’arrivo del camper o della barca nella propria città, coinvolgere associazioni, sindacati e collettivi locali, partecipare alla logistica di una tappa già esistente o semplicemente diffondere la campagna nella propria comunità e sui propri social. Ogni contributo conta, perché è dalla somma di tanti gesti concreti che nasce un movimento capace di durare.

Tutte le informazioni per aderire si trovano sulla pagina Facebook della Freedom Flotilla Italia.

La campagna “100 Porti – 100 Città” è una risposta concreta a chi si chiede cosa può fare, da dove si trova, con quello che ha. Un porto alla volta, una città alla volta, finché il silenzio non avrà più posto.

L'articolo Cento porti. Da Gaza alle piazze proviene da Comune-info.