
Il mondo in un parco
Comune-info - Monday, January 19, 2026In qualsiasi angolo del mondo, anche in un parco di una periferia urbana, è possibile ritrovare buona parte dei temi del conflitto socio-ambientale di questa nostra epoca, ma anche riconoscere come persone comuni, realtà sociali, perfino popoli, hanno smesso di essere spettatori impotenti delle devastazioni in corso. Il bisogno di una solida visione al tempo stesso scientifica e olistica in grado di assecondare la natura complessa dell’ecologia può prendere forma in diversi modi. Un prezioso appuntamento nel Parco di Aguzzano di Roma, laboratorio di biodiversità

Chi ha memoria dei grandi movimenti ambientalisti di massa degli anni Settanta-Ottanta del Novecento in Europa e in tutto il mondo, ricorderà la potenza evocativa del concetto di “energie alternative”. Erano anni in cui i temi ambientali si legavano in maniera indissolubile al pacifismo, all’antimperialismo, all’antinuclearismo e ai movimenti di liberazione delle donne. Dietro l’idea-forza delle energie alternative si prefigurava un mondo alternativo allo “stato presente delle cose”, con un diverso modo di produzione, di consumo, di scambio, di mobilità, di istruzione, di salute, di gestione del riciclo/rifiuto, di organizzazione urbanistica, di rapporti tra le persone, di rapporto con la natura, ecc. Una società basata su funzioni, principi e valori radicalmente alternativi, che sarebbe stata la condizione necessaria per adottare un modo di produrre energia anch’esso propriamente alternativo alle fonti fossili.
Era una bella visione utopica e rivoluzionaria, quella dell’ambientalismo politico e sociale del secolo scorso, che preparava la strada all’immaginazione di un mondo desiderabile e vivibile, altro dal futuro inquinato, avvelenato, surriscaldato, supersfruttato e depauperato che le grandi multinazionali prospettavano alle generazioni future. Dominava anche l’idea che il tempo fosse “dalla nostra parte” e che le istanze di cambiamento si sarebbero diffuse nella società ben prima che il capitale, trasformata in merce ogni risorsa, materiale e immateriale, del pianeta, entrasse in una fase autodistruttiva trascinando con sé in una rovinosa caduta ogni forma di vita.
Oggi ben poco è rimasto di quell’immaginario. Il concetto di energie alternative è stato spazzato via dal concetto rassicurante e moderno di “energie rinnovabili”: non più solare in alternativa al fossile, ma solare in aggiunta al fossile e presto al nucleare. Non più un mondo sostenibile basato sulla parsimonia e sul rispetto degli equilibri della natura, ma la corsa sfrenata per depauperare le risorse naturali e gli ecosistemi, impoverire e annichilire l’umanità e portare il pianeta verso un punto di non ritorno oltre il quale gli equilibri climatici e ambientali saranno irreversibilmente compromessi. In questo quadro gli scenari di guerra e la corsa al riarmo sembrano sancire in maniera sprezzante questa tragica tendenza.
Anche il tempo non gioca più “a nostro favore” perché in un sistema globale ormai squilibrato, innumerevoli fattori di natura fisica, economica e sociale agiscono in maniera sinergica fra loro e concorrono a rendere estremamente rapidi e profondi i processi di trasformazione e degrado
degli equilibri ambientali, sociali e geopolitici determinando scenari di estrema complessità. Il collasso climatico, già pienamente operante in questo nostro tempo, si presta ad essere un ottimo esempio di come un sistema altamente complesso e altamente perturbato che evolve con crescente velocità non possa essere governato con risposte semplici o strategie dilatorie che rinviano sine die la necessaria, radicale trasformazione dei sistemi economico-sociali globali.
Tuttavia non sarebbe corretto affermare che i popoli della Terra e le nuove generazioni del terzo millennio siano solo spettatori impotenti dello scempio. Le forme possibili di resistenza con le quali affrontare l’era difficile nella quale l’umanità è ormai entrata si manifestano ad esempio nel protagonismo dei popoli nativi che sperimentano pratiche di adattamento basate sulla natura, infinitamente più efficaci del nulla che accompagna le conferenze dell’ONU sul clima. O ancora, con la radicalità dei movimenti giovanili che affermano la centralità e l’urgenza dei temi ambientali e denunciano l’inazione dei governi e per questo spesso subiscono pesanti forme di repressione. In questo contesto è importante sottolineare anche il ruolo della società civile, sempre più confusa e impaurita dai molti fattori di crisi globale ma talvolta capace di tutelare i frammenti di natura presenti nelle città e di creare reti di solidarietà sociale per contrapporsi alle opere di sfruttamento e devastazione del territorio.
La strada che, generazione dopo generazione, l’umanità dovrà percorrere per evolvere in equilibrio con i sistemi naturali dovrà essere ispirata da una solida visione scientifica e olistica per comprendere e assecondare la natura non lineare e complessa dell’ecologia. Diversamente, tutte le semplificazioni e i riduzionismi che hanno caratterizzato la nascita e la crisi delle società moderne continueranno a spingere verso la catastrofe. Gli esempi sono sotto gli occhi di tutti: la presunzione che l’Uomo si possa erigere al di sopra della natura, dominarla e piegarla alle proprie ambizioni e ai propri interessi; la convinzione che la tecnologia sia in grado di arginare gli squilibri ambientali e, insieme alla repressione e alla guerra, le emergenze sociali; l’illusione che l’energia nucleare sia la risposta, semplice e pulita, ai problemi energetici, senza considerare che non è di più energia che l’umanità ha bisogno ma di parsimonia, sostenibilità e distribuzione equa delle risorse. Sono esempi di quanto sia devastante una cultura di potere, riduzionista e pseudo scientifica, che non ammette che in ogni suo aspetto il mondo sia regolato in definitiva dalle leggi della complessità e dell’ecologia.
È con queste convinzioni che abbiamo iniziato un viaggio per conoscere la biodiversità di una piccola area naturale protetta, perché anche in un avamposto periferico come il parco di Aguzzano di Roma è possibile ritrovare tutti i temi del conflitto socio-ambientale di questa nostra epoca. Tutelare gli ecosistemi è una precisa e forte presa di posizione politica che si unisce alle istanze solidaristiche, ai diritti dei popoli, al ripudio della guerra e del riarmo, alla necessità di redistribuire equamente le risorse. In definitiva al lungo, incessante e travagliato cammino verso una società equa.

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