Il mondo in un parco
IN QUALSIASI ANGOLO DEL MONDO, ANCHE IN UN PARCO DI UNA PERIFERIA URBANA, È
POSSIBILE RITROVARE BUONA PARTE DEI TEMI DEL CONFLITTO SOCIO-AMBIENTALE DI
QUESTA NOSTRA EPOCA, MA ANCHE RICONOSCERE COME PERSONE COMUNI, REALTÀ SOCIALI,
PERFINO POPOLI, HANNO SMESSO DI ESSERE SPETTATORI IMPOTENTI DELLE DEVASTAZIONI
IN CORSO. IL BISOGNO DI UNA SOLIDA VISIONE AL TEMPO STESSO SCIENTIFICA E
OLISTICA IN GRADO DI ASSECONDARE LA NATURA COMPLESSA DELL’ECOLOGIA PUÒ PRENDERE
FORMA IN DIVERSI MODI. UN PREZIOSO APPUNTAMENTO NEL PARCO DI AGUZZANO DI ROMA,
LABORATORIO DI BIODIVERSITÀ
Chi ha memoria dei grandi movimenti ambientalisti di massa degli anni
Settanta-Ottanta del Novecento in Europa e in tutto il mondo, ricorderà la
potenza evocativa del concetto di “energie alternative”. Erano anni in cui i
temi ambientali si legavano in maniera indissolubile al pacifismo,
all’antimperialismo, all’antinuclearismo e ai movimenti di liberazione delle
donne. Dietro l’idea-forza delle energie alternative si prefigurava un mondo
alternativo allo “stato presente delle cose”, con un diverso modo di produzione,
di consumo, di scambio, di mobilità, di istruzione, di salute, di gestione del
riciclo/rifiuto, di organizzazione urbanistica, di rapporti tra le persone, di
rapporto con la natura, ecc. Una società basata su funzioni, principi e valori
radicalmente alternativi, che sarebbe stata la condizione necessaria per
adottare un modo di produrre energia anch’esso propriamente alternativo alle
fonti fossili.
Era una bella visione utopica e rivoluzionaria, quella dell’ambientalismo
politico e sociale del secolo scorso, che preparava la strada all’immaginazione
di un mondo desiderabile e vivibile, altro dal futuro inquinato, avvelenato,
surriscaldato, supersfruttato e depauperato che le grandi multinazionali
prospettavano alle generazioni future. Dominava anche l’idea che il tempo fosse
“dalla nostra parte” e che le istanze di cambiamento si sarebbero diffuse nella
società ben prima che il capitale, trasformata in merce ogni risorsa, materiale
e immateriale, del pianeta, entrasse in una fase autodistruttiva trascinando con
sé in una rovinosa caduta ogni forma di vita.
Oggi ben poco è rimasto di quell’immaginario. Il concetto di energie alternative
è stato spazzato via dal concetto rassicurante e moderno di “energie
rinnovabili”: non più solare in alternativa al fossile, ma solare in aggiunta al
fossile e presto al nucleare. Non più un mondo sostenibile basato sulla
parsimonia e sul rispetto degli equilibri della natura, ma la corsa sfrenata per
depauperare le risorse naturali e gli ecosistemi, impoverire e annichilire
l’umanità e portare il pianeta verso un punto di non ritorno oltre il quale gli
equilibri climatici e ambientali saranno irreversibilmente compromessi. In
questo quadro gli scenari di guerra e la corsa al riarmo sembrano sancire in
maniera sprezzante questa tragica tendenza.
Anche il tempo non gioca più “a nostro favore” perché in un sistema globale
ormai squilibrato, innumerevoli fattori di natura fisica, economica e sociale
agiscono in maniera sinergica fra loro e concorrono a rendere estremamente
rapidi e profondi i processi di trasformazione e degrado
degli equilibri ambientali, sociali e geopolitici determinando scenari di
estrema complessità. Il collasso climatico, già pienamente operante in questo
nostro tempo, si presta ad essere un ottimo esempio di come un sistema altamente
complesso e altamente perturbato che evolve con crescente velocità non possa
essere governato con risposte semplici o strategie dilatorie che rinviano sine
die la necessaria, radicale trasformazione dei sistemi economico-sociali
globali.
Tuttavia non sarebbe corretto affermare che i popoli della Terra e le nuove
generazioni del terzo millennio siano solo spettatori impotenti dello scempio.
Le forme possibili di resistenza con le quali affrontare l’era difficile nella
quale l’umanità è ormai entrata si manifestano ad esempio nel protagonismo dei
popoli nativi che sperimentano pratiche di adattamento basate sulla natura,
infinitamente più efficaci del nulla che accompagna le conferenze dell’ONU sul
clima. O ancora, con la radicalità dei movimenti giovanili che affermano la
centralità e l’urgenza dei temi ambientali e denunciano l’inazione dei governi e
per questo spesso subiscono pesanti forme di repressione. In questo contesto è
importante sottolineare anche il ruolo della società civile, sempre più confusa
e impaurita dai molti fattori di crisi globale ma talvolta capace di tutelare i
frammenti di natura presenti nelle città e di creare reti di solidarietà sociale
per contrapporsi alle opere di sfruttamento e devastazione del territorio.
La strada che, generazione dopo generazione, l’umanità dovrà percorrere per
evolvere in equilibrio con i sistemi naturali dovrà essere ispirata da una
solida visione scientifica e olistica per comprendere e assecondare la natura
non lineare e complessa dell’ecologia. Diversamente, tutte le semplificazioni e
i riduzionismi che hanno caratterizzato la nascita e la crisi delle società
moderne continueranno a spingere verso la catastrofe. Gli esempi sono sotto gli
occhi di tutti: la presunzione che l’Uomo si possa erigere al di sopra della
natura, dominarla e piegarla alle proprie ambizioni e ai propri interessi; la
convinzione che la tecnologia sia in grado di arginare gli squilibri ambientali
e, insieme alla repressione e alla guerra, le emergenze sociali; l’illusione che
l’energia nucleare sia la risposta, semplice e pulita, ai problemi energetici,
senza considerare che non è di più energia che l’umanità ha bisogno ma di
parsimonia, sostenibilità e distribuzione equa delle risorse. Sono esempi di
quanto sia devastante una cultura di potere, riduzionista e pseudo scientifica,
che non ammette che in ogni suo aspetto il mondo sia regolato in definitiva
dalle leggi della complessità e dell’ecologia.
È con queste convinzioni che abbiamo iniziato un viaggio per conoscere la
biodiversità di una piccola area naturale protetta, perché anche in un avamposto
periferico come il parco di Aguzzano di Roma è possibile ritrovare tutti i temi
del conflitto socio-ambientale di questa nostra epoca. Tutelare gli ecosistemi è
una precisa e forte presa di posizione politica che si unisce alle istanze
solidaristiche, ai diritti dei popoli, al ripudio della guerra e del riarmo,
alla necessità di redistribuire equamente le risorse. In definitiva al lungo,
incessante e travagliato cammino verso una società equa.
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