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Male Adriatico: rigassificatori, opacità e democrazia sospesa
Il festival INTO THE BLUE 2026 apre una crepa nel racconto della “transizione energetica” In un pomeriggio affacciato sull’Adriatico, tra il porto e le spiagge romagnole — dove nidificano specie protette come il fratino e le tartarughe marine — si discute di cloro, gas liquefatto e decisioni prese altrove. Non è solo un confronto tecnico: è il tentativo di ricostruire una catena di responsabilità che, secondo ricercatori, giornalisti e attivisti, si interrompe proprio dove dovrebbe farsi più trasparente. L’incontro “Male Adriatico. Onde di cloro, dal tubo alla carcassa”, ospitato il 7 giugno al Club Nautico di Rimini nell’ambito del festival INTO THE BLUE 2026, mette al centro una domanda: com’è stato possibile avviare il rigassificatore di Ravenna senza una Valutazione di Impatto Ambientale completa, invocando l’emergenza energetica? La tesi che emerge è netta: la cosiddetta transizione energetica si muove in una zona grigia in cui interessi industriali e responsabilità pubbliche si sovrappongono. In questo spazio operano due aziende — Eni e Snam — entrambe partecipate pubbliche ma di fatto autonome nelle scelte operative. La “convenienza” del mare Il nodo tecnico riguarda il funzionamento del rigassificatore. Il “ciclo aperto” utilizza acqua marina per riscaldare il gas liquefatto, evitando di bruciare combustibile. Il risparmio — circa 40 milioni l’anno — poggia su una variabile instabile: la temperatura del mare. Negli stessi tre anni di ciclo aperto, a Riccione si registrano picchi di tartarughe con DTS e aumento di schiume: tre volte su tre, ricorda Sauro Pari (Fondazione Cetacea ETS). Non è ancora una prova di correlazione, ma abbastanza per chiedersi: siamo sicuri che sia solo una coincidenza? Un beneficio economico privato che si costruisce sull’esternalizzazione dei costi ambientali: clorazione delle acque, alterazioni degli ecosistemi, sottoprodotti potenzialmente tossici. In questo contesto, le compensazioni ambientali ed economiche rischiano di silenziare il dissenso, è qui che nasce quello che molti relatori definiscono un vero e proprio ricatto: o accetti l’infrastruttura, oppure rinunci a lavoro e opportunità promesse per il territorio. Anche la metodologia dei monitoraggi solleva criticità: effettuati quando l’impianto opera sotto capacità, producono dati che tendono a sottostimare gli impatti e vengono poi utilizzati per giustificare l’espansione. Opacità e controllo Sul piano istituzionale emerge una frattura democratica. Sauro Pari denuncia la secretazione dei risultati delle analisi delle acque: “Non abbiamo potuto vedere nessun dato”. Allo stesso tempo, in parole di Antonio Lazzari, esperto di valutazioni ambientali, vi è un eccesso di documentazione tecnica con una forma di “overload informativo” che svuota la trasparenza di significato, di decine di migliaia di documenti tecnici: una mole tale da rendere impraticabile un controllo effettivo. A questo si aggiunge un limite strutturale: ispezioni e verifiche ambientali sono in larga parte programmate e basate anche su dati forniti dagli stessi gestori. Un meccanismo prevedibile che rischia di ridurre tutto a una mera formalità, dentro un circuito locale chiuso. Quando viene meno un’indipendenza sostanziale, si svuota anche la funzione pubblica. Da qui le proposte emerse: introdurre forme di controllo peer review indipendenti, affidate a organismi scientifici esterni a rotazione, per rompere l’autoreferenzialità dei monitoraggi e restituire verificabilità ai dati. E, come ha ricordato Lazzari, sul piano politico la proposta di RECA (Rete Emergenza Climatica e Ambientale Emilia-Romagna) di riconoscere l’energia come bene comune, per sottrarre le scelte strategiche a una gestione opaca in mano al mondo finanziario e speculativo, e riportarle sotto responsabilità collettiva. In Italia, criteri e priorità dei monitoraggi sono definiti da ISPRA e attuati dalle ARPA, dentro un sistema formalmente regolato ma che seleziona cosa rendere visibile e cosa lasciare nell’ombra. È in questa discrezionalità che si incrina la funzione pubblica del controllo e si apre una frattura tra responsabilità dichiarate e presenza reale delle istituzioni, frattura che si prolunga anche a livello europeo, dove le deroghe convivono con una trasparenza carente. Stato presente, Stato assente È in questo cortocircuito che si colloca l’intervento di Elena Gerebizza di Re:Common: “Lo Stato è dentro e lo Stato è fuori, eppure lo Stato non c’è”. Antonio Lazzari lo traduce in una domanda brutale: se è l’amministratore delegato di Eni a sedere ai tavoli internazionali del gas accanto ai Presidenti del Consiglio, anche nei paesi più autoritari, chi è davvero al comando? Circa il 30% di Eni e Snam è sotto controllo statale: lo Stato è insieme regolatore e azionista. Una sovrapposizione che indebolisce il controllo pubblico e solleva un nodo essenziale: chi gestisce davvero risorse pubbliche, e a vantaggio di chi? Ne deriva una frammentazione dei progetti, valutati per parti e non nel loro impatto complessivo, spesso approvati in urgenza con evidenti criticità giuridiche. Questo schema si riflette nella promozione di tecnologie “green” come il CCS, imposte dall’alto come soluzioni climatiche senza un dibattito pubblico e senza un riscontro consolidato su larga scala: la retorica della transizione precede la verifica empirica. È in questo scarto tra beneficio economico e costo ambientale che si incrina l’impianto della cosiddetta transizione energetica. Non è secondario che tutto converga su Ravenna, già hub storico del fossile e oggi candidata a diventare uno dei principali poli europei per lo stoccaggio della CO₂ (progetto Agnes), con l’ambizione di attrarre flussi anche dall’estero. Una concentrazione che solleva interrogativi evidenti: più che ridurre il rischio, lo stiamo intensificando nel nostro stesso territorio. Il MASE qualifica queste infrastrutture come “monopoli naturali”, categoria storicamente riservata a beni essenziali come l’acqua. La transizione assume così i tratti di un dispositivo economico più che ambientale: si accentua la distanza tra chi cura realmente l’ambiente e chi, sotto etichetta green, ne trae vantaggio speculativo. A questo si aggiunge un elemento ricorrente denunciato da vari relatori: la difficoltà, quando non l’impossibilità, di accesso agli atti a livello regionale, nazionale ed europeo. Più che decarbonizzazione, emerge un riconfigurazione del profitto e dell’autoritarismo in chiave green. Alcune di queste infrastrutture vengono classificate come strategiche per la sicurezza energetica nazionale. Questo comporta regimi autorizzativi accelerati e, in alcuni casi, misure di sicurezza rafforzate attorno ai siti, un inquadramento che può limitare trasparenza e partecipazione pubblica. Nel territorio, oggi e domani, restano rischi concreti: infrastrutture ad alta pressione che attraversano aree abitate (a rischio esplosione), ecosistemi fragili sottoposti a stress chimico e termico, fenomeni visibili come l’aumento di schiume marine con ricadute anche sul turismo. Le valutazioni parlano di “rischio minimo”, ma non esplicitano gli scenari in caso di incidente. Il quadro che emerge è quello di una governance in cui benefici e responsabilità non coincidono: i vantaggi economici sono immediati e concentrati in mani private (per i primi 20 anni); i rischi e i costi ambientali e sociali sono diffusi, pubblici e “permanenti”. Una asimmetria che sposta il peso sulle comunità locali e le generazioni future. Co-esistenze: un invito alla vigilanza È in questo contesto che il festival INTO THE BLUE 2026 assume un significato che va oltre la dimensione culturale. Il tema di questa edizione, “Co-esistenze”, propone una riflessione sul rapporto tra esseri umani e ambiente marino, con particolare attenzione alla biodiversità e alla salvaguardia dell’ecosistema adriatico. L’incontro sui rigassificatori ha mostrato quanto questo equilibrio sia oggi compromesso. Il prossimo appuntamento, domenica 14 giugno al mattino, sarà dedicato ai diritti della natura: una prospettiva che propone di riconoscere agli ecosistemi uno statuto giuridico, superando l’idea che siano semplici risorse. Una risposta attiva emerge anche dalla “Carovana Diritti e Rovesci” promossa da RECA e AMAS-ER, che si conclude con il Convegno di Bologna del 13 giugno, in cui si mettono al centro vari temi: l’energia come bene comune, gli strumenti di partecipazione civica e il punto sulle quattro leggi regionali di iniziativa popolare (riguardanti acqua, energia, ambiente e rifiuti). Partecipare a questi incontri significa esercitare una forma di vigilanza civile. In un tempo in cui aumentano vulnus giuridici e autoritarismo, con decisioni sempre più accelerate a scapito della trasparenza, la partecipazione cittadina e la conoscenza condivisa sono gli strumenti più efficaci per riequilibrare il rapporto tra interesse collettivo e interessi economici privati, speculativi e finanziari. L’Emilia-Romagna e l’Adriatico, da Ravenna a Riccione, con le proprie fragilità e ricchezze, si configurano oggi come il laboratorio di questa tensione. E forse anche il luogo da cui può partire una nuova consapevolezza civile Approfondimenti: * Guarda il video della diretta dell’intera conferenza sul canale di Rete No RIGASS No GNL * Scarica il pdf con il programma completo del Festival Into the Blue – Sea Life Fest 2026 di Fondazione Cetacea ETS * Scopri il programma del Convegno conclusivo della Carovana “Diritti e Rovesci” di RECA Rete Emergenza Climatica e Ambientale Emilia Romagna e AMAS-ER Redazione Romagna
June 8, 2026
Pressenza
A Rimini il primo hotel amico dei rondoni
È a Rimini il Primo “Hotel Amico dei Rondoni”. Si tratta dell’Hotel Belvedere Spiaggia di Viserba, una struttura che da decenni ospita una grande colonia di Rondoni nei piccoli fori di areazione del tetto posti sui quattro lati dell’edificio. La proprietaria, Rosangela Passoni, continua a tutelare i piccoli fori dove si riproducono questi strabilianti e poetici concittadini alati. Li tutela anche nella memoria del marito Luca Bersani, che nel momento in cui furono necessari lavori di ristrutturazione scelse di non toccare quei buchi. Ne diamo l’annuncio proprio oggi, nella Giornata Mondiale dei Rondoni, condividendo qualche scatto dalla cerimonia di consegna della “Prima Targa Hotel Amico dei Rondoni” di venerdì scorso. Presenti tanti amici e anche il Comune di Rimini nella persona dell’Assessora Francesca Mattei che ringraziamo. Un momento importante per la nostra comunità, importante simbolicamente, culturalmente e umanamente. È stato bello condividerlo e speriamo ne arrivino tanti altri di questi momenti: momenti in cui ricordarsi, INSIEME, del valore e della meraviglia di convivere con questi messaggeri di pace e di gioia. Si parla tanto di ambiente, ma l’ambiente non è un contenitore vuoto, non è una semplice risorsa da sfruttare: l’ambiente è vivo, è la VITA della Natura tutta attorno a noi, anche in un contesto fortemente antropizzato. Ed è un errore pensare che i Rondoni non ci riguardino. I Rondoni ci riguardano. Ci riguardano eccome. La presenza dei Rondoni si lega alla salute ecosistemica degli spazi in cui viviamo. E non solo, la presenza dei Rondoni si lega persino alla salute del nostro mondo interno: un cielo vivo e risonante è un bene di valore inestimabile e se ce lo dimentichiamo siamo davvero perduti. Ma oltre a questo c’è di più. C’è il diritto delle altre specie viventi ad esistere, ad essere parte del mondo, e a donarci il mistero e la bellezza della loro presenza. Lo scriveva anche Papa Francesco nella sua Enciclica Laudato Sì, cui daremo voce nel prossimo evento del Festival ALTISSIME VOCI presso l’Ospedale Infermi di Rimini domenica prossima, 14 giugno, a partire dalle 17.30. C’è inoltre un altro aspetto cui dare valore nella relazione con questi uccelli: è in gioco infatti, da parte nostra, l’occasione di creare le condizioni di una convivenza che fonda una nuova umanità: un’umanità che prova finalmente a riconciliarsi con la Natura. Tanto più che la biodiversità che si lega agli edifici non viene mai presa seriamente in considerazione. Nonostante sia in pericolo. Nonostante sia così preziosa. Questa iniziativa vuole provare a gettare un seme. Speriamo germogli. E speriamo in tante altre targhe ad altri hotel virtuosi. La nostra proposta al Comune di Rimini è quella di creare un portale dove inserire tutte le strutture alberghiere da noi segnalate: strutture che rispettano i nidi di Rondoni, Rondini e Balestrucci. Perché sempre più proprietari siano incentivati ad agire in questo senso e perché i turisti possano scegliere quegli alberghi che tutelano con gesti concreti la biodiversità. Proprio da Rimini può e deve partire un percorso di valorizzazione di coloro che nell’ambito dell’offerta turistica aiutano la natura selvatica e i benefici ecosistemici che ne derivano. Anzi, possiamo ufficialmente annunciarlo con questa Prima Targa Hotel Amico dei Rondoni: da Rimini questo percorso è già partito!! Speriamo tanto che il Comune colga il nostro invito. Buona Giornata Mondiale dei Rondoni! Ricordate di alzare gli occhi al cielo e di aprire bene le orecchie in ascolto della Altissime Voci! E per chi oggi è a Rimini: unitevi alla nostra camminata urbana, ci sono ancora pochissimi posti! Prenotazioni su whatsapp al numero 3890570107 Arianna Lanci Redazione Romagna
June 8, 2026
Pressenza
Altissime Voci 2026 riprende il volo con il conferimento della prima targa Hotel Amico dei Rondoni
Ci sono storie che vanno raccontate. Storie bellissime, di tutela della Natura, ma soprattutto di relazioni. Dopo le targhe CASA AMICA DELLE RONDINI e CASA AMICA DEI BALESTRUCCI, è in arrivo la PRIMA TARGA HOTEL AMICO DEI RONDONI. Dopo la signora Maria e la signora Giuseppina, è la volta di un’altra donna: Rosangela Passoni, per tutti Rosy, la proprietaria dell’Hotel Belvedere Spiaggia, che da anni “protegge” quei piccoli fori di areazione dove nidificano i Rondoni, li protegge anche nella memoria del marito. L’iniziativa, un unicum a livello nazionale e non solo nazionale, parte da Lipu e Monumenti Vivi Rimini, in sinergia con ALTISSIME VOCI Festival Musicale tra Terra e Cielo, dal 2023 impegnato in una proposta culturale che porti l’ascolto al cuore della relazione tra umani e natura selvatica dentro la città. In occasione della prossima Giornata Mondiale dei Rondoni, il Festival organizza due momenti importanti. * Venerdì prossimo, 5 giugno, a partire dalle ore 19, a Viserba, a due passi dalla spiaggia, la consegna di una targa per premiare un importante gesto di tutela della biodiversità nell’offerta turistica riminese. Perché da Rimini parta un percorso che valorizzi le strutture che si rivolgono a un turismo sensibile verso la vita della Natura. Perché della biodiversità che si lega agli edifici si parla ancora troppo poco, nonostante sia così preziosa e così in pericolo a causa delle ristrutturazioni e delle caratteristiche della moderna edilizia. Questa iniziativa vuole dunque lanciare un segnale preciso: la città è un ecosistema, ogni relazione tra le specie che la abitano va curata, con amore, competenza e attenzione. Tutta la cittadinanza è invitata a partecipare, per conoscere la storia di Rosy, per sentirsi uniti, come comunità, a chi adotta comportamenti virtuosi nella difesa della Natura, anche e soprattutto con ricadute nel turismo. * Domenica prossima, 7 giungo, a partire dalle ore 18.30, sarà la volta della ormai tradizionale Camminata urbana in ascolto e osservazione dei Rondoni, con la guida di Cristian Montevecchi, birdwatcher di grandissima esperienza e socio AsOer in prima linea nella tutela del Fratino. “La poesia del cielo vivo sopra la città” sarà anche l’occasione per conoscere scorci di Rimini inediti e cogliere il valore ecosistemico degli edifici. Prenotazione obbligatoria su whatsapp: 3890570107 Protagonisti in entrambe le date saranno loro, i Rondoni: uccelli migratori che ogni anno a primavera tornano dall’Africa subsahariana per riprodursi nei nostri edifici, rendendoli così scrigni di biodiversità dal prezioso valore ecosistemico. I Rondoni non sono solo bellissimi, si nutrono esclusivamente di insetti volanti come zanzare e mosche: sono nostri alleati, dovremmo conoscerli e aiutarli anziché ignorarli. In questa edizione del Festival centrale sarà il concetto di ONE HEALTH, l’idea che la salute delle persone dipenda strettamente dalla salute degli animali e delle piante: il prossimo evento, domenica 14 giugno, si terrà infatti presso l’Ospedale Infermi di Rimini, grande colonia di Rondoni pallidi! Redazione Romagna
June 1, 2026
Pressenza
Forlì ospita la mostra “Orchidee spontanee di Romagna” nell’ambito di BiodiversyFest
WWF Forlì-Cesena Dopo il passaggio della carovana di RECA, che ha richiamato l’attenzione sulle criticità ambientali del territorio: dal consumo di suolo alla pressione delle nuove infrastrutture, fino ai rischi legati alla salute dei cittadini e alla tutela del verde urbano e l’interessante convegno del dott. Cianconi sulle conseguenze a livello psichico e mentale che gli eventi estremi derivanti dalla crisi climatica e dalla mancanza di spazi naturali provocano alle persone,  Forlì si prepara ad accogliere un evento che celebra la bellezza della natura e invita a riflettere sul valore della biodiversità. La mostra sulle orchidee spontanee di Romagna, promossa nell’ambito di BiodiversyFest, porterà nel cuore della città un patrimonio naturale prezioso e fragile, da conoscere e proteggere. Suggestive forme, colori brillanti e delicati profumi raccontano il fascino di un fiore straordinario: l’orchidea. Le orchidee spontanee della Romagna comprendono molte specie, simili alle loro cugine tropicali ma di dimensioni più contenute; sono piante terricole che crescono nel terreno in simbiosi con microrganismi fungini. Si tratta di un patrimonio da tutelare, protetto da leggi nazionali, che va osservato e rispettato nel proprio ambiente naturale, senza essere sottratto al luogo in cui vive. Una biodiversità da ammirare da vicino, ma da lasciare al suo posto. La mostra, allestita presso il chiostro di San Sebastiano a Forlì, è composta da 42 fotografie in formato 40x60, montate su cavalletto. L’inaugurazione si terrà mercoledì 27 maggio alle ore 18, alla presenza del vicesindaco e assessore alla Cultura Vincenzo Bongiorno, che porterà i saluti dell’Amministrazione comunale, di Paolo Laghi e Massimo Milandri, che illustreranno le caratteristiche di queste piante. L’iniziativa è realizzata in collaborazione con l’Amministrazione comunale, WWF Forlì-Cesena e GIROS Romagna Montefeltro e resterà aperta fino al 7 giugno. L’appuntamento rappresenta un’occasione per unire divulgazione, sensibilizzazione e meraviglia, offrendo al pubblico un momento di incontro con la natura e con uno dei suoi simboli più eleganti. In un tempo in cui la crisi climatica e la riduzione degli spazi naturali incidono sempre più sul benessere delle persone, la valorizzazione della biodiversità diventa anche un gesto culturale e civile. Redazione Romagna
May 25, 2026
Pressenza
“Giovani & Territorio: percorsi di agroecologia e cittadinanza”
Sabato 23 maggio a Bracciano un pomeriggio di attività e incontri focalizzati sul rapporto tra giovani, scuola e futuro dei territori. L’iniziativa celebra la Giornata Internazionale della Biodiversità e si inserisce nel programma Terrae Vivae di Navdanya International, dedicato alla rigenerazione delle comunità ecologiche attraverso percorsi di ecoliteracy, partecipazione e agroecologia, incentrati sull’apprendimento esperienziale, i saperi locali e il ruolo attivo delle nuove generazioni. Terrae Vivae agisce come una “scuola diffusa della Terra”, intrecciando ricerca, formazione e azione dal basso per rafforzare la resilienza dei sistemi alimentari locali e ricostruire il legame tra comunità e paesaggi. Nel corso del pomeriggio saranno presentate le esperienze sviluppate con studentesse e studenti del territorio all’interno dei percorsi di educazione ecologica e cittadinanza attiva di Terrae Vivae: il progetto RiGenerAzione Ecologica – Cittadinanza e Partecipazione, co‑finanziato dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica nell’ambito della Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile, realizzato con il Liceo Ignazio Vian di Bracciano e Anguillara Sabazia; il progetto La Cura della Terra è Cura della Vita, realizzato grazie ai fondi dell’8×1000 dell’Unione Buddhista Italiana, con il Liceo Artistico dell’IIS Luca Paciolo di Anguillara Sabazia; e i percorsi formativi FSL (Formazione Scuola Lavoro) sostenuti da Ecologia – Unione Buddhista Italiana, con l’Istituto Agrario Salvo d’Acquisto di Bracciano. Parteciperanno il Sindaco e l’Amministrazione Comunale di Bracciano. La giornata conclude un percorso di ecoliteracy che, attraverso Terrae Vivae, ha avvicinato giovani del territorio agli ecosistemi locali, alla biodiversità e ai sistemi alimentari, formando cittadine e cittadini più consapevoli del legame tra terra, cibo e comunità. Nelle parole di Ruchi Shroff, direttrice di Navdanya International: “Siamo davvero orgogliosi di quello che questi ragazzi e queste ragazze hanno costruito insieme, nelle aule e sul territorio. Dal 2023 portiamo avanti questo percorso in stretta collaborazione con le scuole del territorio, e ogni anno vediamo crescere qualcosa di concreto: i percorsi formativi per i più giovani e per gli studenti della formazione scuola-lavoro hanno condotto all’allestimento di un’aula verde scolastica e alla mostra Arte e Suolo che è la dimostrazione di quanto il lavoro artistico possa diventare uno strumento potente per avvicinarsi alla terra e agli ecosistemi. Vogliamo continuare a costruire questo spazio di incontro tra giovani e territori, perché è da qui che nasce un cambiamento reale”. L’evento è promosso nell’ambito del progetto Coworking Space Bracciano – Ecofficine cofinanziato dal PR Lazio FSE 2021‑2027. sabato 26 maggio 2026 a Bracciano Officine Municipali (ex ASL), via Braccianense Claudia 105 16.00 – Apertura dei lavori 16.30 – 17.30 – Terrae Vivae: spazio di dialogo e presentazione dei progetti Incontro tra istituzioni, scuole, produttori e giovani, con presentazione dei progetti 17.30 – 18.30 – Mostra Collettiva & Workshop Arte e Suolo Presentazione dei lavori realizzati dai giovani partecipanti ai percorsi scolastici. 18.30 – 20.00 – Aperitivo conviviale & DJ‑Set Studentesco Ingresso libero fino a esaurimento posti. Info: info@navdanyainternational.org   Redazione Italia
May 19, 2026
Pressenza
Bologna, 21 maggio. Più Natura meno cemento
Salviamo la biodiversità di Bertalia-Lazzaretto 21 Maggio, alle ore 18:30 presso: Casa di quartiere Casa Gialla, Piazza Giovanni da Verrazzano 1-3, Bologna. Le nostre città hanno disperatamente bisogno di respirare. Il comparto Bertalia-Lazzaretto, con i suoi 73 ettari, non è uno spazio vuoto in attesa di cemento, ma una vera e propria infrastruttura ecologica e un’oasi periurbana. È la casa
Uno studio sull’Ecuador infonde speranza: le foreste pluviali possono rigenerarsi più rapidamente del previsto
> Buone notizie dall’Ecuador: le foreste pluviali possono riprendersi più > velocemente di quanto si pensasse. Uno studio dell’Università Tecnica di > Darmstadt mostra che la biodiversità sui terreni agricoli abbandonati in > Ecuador è tornata a oltre il 90% del suo livello originale in 30 anni. > Tuttavia, i ricercatori avvertono che questo recupero funziona solo se le > foreste primarie intatte sono vicine. Le foreste pluviali tropicali sono tra gli ecosistemi più ricchi di biodiversità sulla Terra ma i più minacciati. La deforestazione, l’agricoltura e il cambiamento climatico mettono in pericolo la biodiversità e l’equilibrio ecologico mondiale. Un gruppo di ricerca dell’Università Tecnica di Darmstadt ha studiato un’area della foresta pluviale nella regione di Chocó, nel nord-ovest dell’Ecuador, per oltre tre decenni, osservando come si sviluppa l’ex terreno agricolo una volta che non viene più utilizzato. Il risultato è la rigenerazione naturale dalla quale si può ottenere molto, ma non può sostituire la protezione attiva della foresta. GLI EX TERRENI AGRICOLI SI POSSONO RECUPERARE QUASI COMPLETAMENTE IN 30 ANNI I ricercatori hanno confrontato 62 siti, tra cui pascoli, piantagioni di cacao, le cosiddette foreste secondarie (che ricrescono naturalmente dopo la deforestazione o l’uso agricolo) e foreste primarie incontaminate. Alcune di queste aree sono protette dall’organizzazione ecuadoriana per la conservazione Jocotoco e fanno parte di una riserva più grande. Le foreste secondarie studiate si sono sviluppate dopo essere state utilizzate per decenni come pascoli o piantagioni di cacao. I ricercatori hanno analizzato 16 gruppi di organismi, tra cui animali, piante e batteri, coprendo oltre 8.500 specie e sequenze batteriche. I loro risultati mostrano che la biodiversità ha recuperato oltre il 90% del suo livello originale in 30 anni. In altre parole, i danni causati dalla deforestazione o dall’agricoltura intensiva possono, in larga misura, essere invertiti. Circa tre quarti delle specie tipiche delle foreste primarie sono tornate. Tuttavia, ciò non significa che l’ecosistema sia completamente ripristinato dopo tre decenni; alcuni gruppi di specie impiegano molto più tempo per riprendersi. GLI ANIMALI SVOLGONO UN RUOLO CHIAVE NELLA RIGENERAZIONE Gli animali con grandi areali — come uccelli, pipistrelli, scimmie e api — sono particolarmente importanti. Disperdono i semi, impollinano le piante e aiutano a ripristinare i terreni. Anche le popolazioni animali si sono riprese. Nel corso di circa 38 anni, sono stati in grado di ricolonizzare ex terreni agricoli o migrare dalle foreste vicine, sostenendo il ritorno di specie vegetali. Gli alberi, al contrario, spesso impiegano più tempo a riprendersi. Molti alberi tipici della foresta pluviale crescono lentamente, raggiungono la maturità riproduttiva tardi e sono relativamente rari. Le colonie batteriche, tuttavia, hanno mostrato uno scarso recupero. I ricercatori interpretano questo come un possibile effetto a lungo termine dell’agricoltura intensiva e delle condizioni ambientali alterate. L’USO DEL SUOLO E L’AMBIENTE CIRCOSTANTE SONO CRUCIALI Non tutte le aree sono state rigenerate alla stessa velocità. Le ex piantagioni di cacao si sono riprese più velocemente dei pascoli, probabilmente perché gli alberi, l’ombra e la lettiera delle foglie sono rimasti più intatti. Anche l’ambiente circostante si è rivelato determinante. Il rapido recupero della foresta pluviale era possibile solo perché le foreste intatte nelle vicinanze fungevano da serbatoi da cui le specie potevano tornare. Senza tali foreste, la rigenerazione sarebbe probabilmente molto più lenta — o potrebbe non verificarsi affatto. LO STUDIO EVIDENZIA L’IMPORTANZA DI PROTEGGERE LE FORESTE PRIMARIE Lo studio dimostra che la ripresa è possibile. Nelle regioni con agricoltura su piccola scala, la rigenerazione naturale può essere una strategia efficace ed economica. Allo stesso tempo, i ricercatori mettono in guardia contro il falso ottimismo. La protezione delle foreste secolari rimane essenziale: sono cruciali per il recupero di terreni già degradati. A livello mondiale, ogni anno si perdono da quattro a sei milioni di ettari di foresta tropicale, all’incirca le dimensioni della Svizzera o della Lituania. I risultati dell’Ecuador evidenziano sia il potenziale che i limiti della rigenerazione naturale. Le foreste pluviali possono tornare se la terra è protetta, ha abbastanza tempo ed è circondata da foreste intatte. -------------------------------------------------------------------------------- TRADUZIONE DALL’INGLESE DI FILOMENA SANTORO. REVISIONE DI THOMAS SCHMID. KONTRAST.at
May 8, 2026
Pressenza
Sabato 2 maggio nell’itinerario del “Festival della Custodia di Orchidee spontanee”
Nell’ambito del Progetto Life Orchids, ormai concluso, di cui l’Ente di gestione delle Aree protette del Po piemontese è stato partner, è ‘germogliato’ un nutrito gruppo di appassionati della natura che, sottoscrivendo un accordo volontario, si sono impegnati alla tutela del territorio che abitano o frequentano. Tante persone coinvolte nella salvaguardia della biodiversità che dedicano una cura particolare al benessere di tante varietà di un fiore, le variopinte orchidee spontanee che a primavera sbocciano nei loro giardini, in orti, campi e vigneti che coltivano o in prati o boschi selvatici. L’opportunità di conoscere alcuni di loro è data nelle iniziative a calendario nel programma del Festival della Custodia di Orchidee spontanee, una rassegna di eventi coordinati dall’Ente di gestione delle Aree protette del Po piemontese in collaborazione con numerosi enti e associazioni locali. Sabato 2 maggio ci sarà l’occasione di incontrare Sergio Prato, un custode di orchidee selvatiche che abita a Robella d’Asti, un borgo del Monferrato circondato da boschi popolati dai roveri, come l’albero nello stemma del comune. Un paese le cui antiche tradizioni rurali sono tramandate dai suoi residenti e conservate, oltre che dell’ambiente e degli esseri viventi che lo ‘animano’, anche mediante la cura delle architetture, come la cascina monumentale Casale Armanda, e la conservazione dei memorabilia raccolti nel Museo delle Contadinerie. Maddalena Brunasti
April 29, 2026
Pressenza
Il lupo in provincia di Rimini: oltre la paura
RIMINI – In vista dell’incontro dei sindaci della provincia di Rimini previsto per il 30 gennaio, le associazioni ambientaliste e animaliste del territorio hanno diffuso un comunicato con l’obiettivo di riportare il dibattito sul lupo su basi scientifiche e conoscitive, contrastando una narrazione spesso parziale o allarmistica che rischia di alimentare paure infondate. Negli ultimi mesi, infatti, la presenza del lupo è tornata al centro dell’attenzione mediatica e politica. Secondo le associazioni firmatarie, però, il tema non può essere affrontato come un’emergenza faunistica, bensì come una sfida di convivenza che coinvolge l’intera collettività e richiede responsabilità, informazione corretta e gestione del territorio. UNA SPECIE MAI SCOMPARSA Dal punto di vista biologico, viene innanzitutto ricordato che in Italia vive una sottospecie unica al mondo: il lupo appenninico (Canis lupus italicus). Contrariamente a quanto spesso si afferma, il lupo non è mai scomparso del tutto dalla penisola italiana. A partire dagli anni Settanta, grazie alle politiche di tutela e a condizioni ambientali favorevoli, la specie ha progressivamente ricolonizzato gran parte del territorio nazionale, tornando anche in aree dove la sua presenza era stata a lungo dimenticata. Un elemento centrale per comprendere questo processo è la straordinaria capacità di adattamento del lupo. Predatore opportunista, può vivere in ambienti molto diversi tra loro – montani, collinari e pianeggianti – purché siano garantite prede, possibilità di rifugio e territori disponibili, anche in contesti fortemente antropizzati. TERRITORIO, BRANCHI E AUTOREGOLAZIONE La vita del lupo è strettamente legata al territorio, occupato da un solo branco, generalmente composto da una coppia riproduttrice – l’unica a riprodursi una volta l’anno – e dalla prole di diverse annate. Il territorio viene difeso attivamente e l’arrivo di altri lupi è spesso respinto anche con scontri violenti. Questo comportamento territoriale rappresenta un importante meccanismo naturale di autoregolazione della specie. Un altro aspetto chiave è la dispersione dei giovani adulti, che abbandonano il branco di origine per cercare nuovi spazi e formare un nuovo nucleo familiare. È proprio questo meccanismo che spiega la presenza del lupo anche in zone di pianura e costiere e che rende oggi centrale il tema della convivenza con l’uomo. NORMATIVA E GESTIONE: NESSUNA “LIBERALIZZAZIONE” Le associazioni ricordano inoltre che il recente declassamento del lupo da specie “rigorosamente protetta” a specie “protetta”, nell’ambito della Convenzione di Berna e della Direttiva Habitat, non equivale in alcun modo a renderlo una specie cacciabile. Secondo le valutazioni dell’ISPRA, basate sugli ultimi monitoraggi, per il 2026 sarebbe teoricamente ipotizzabile un numero massimo di abbattimenti pari a circa 160 individui a livello nazionale, di cui una quindicina in Emilia-Romagna. Tuttavia, ogni eventuale prelievo dovrebbe essere rigorosamente motivato e valutato caso per caso, sulla base di dati scientifici e valutazioni tecniche. Esperienze maturate in altri Paesi europei mostrano infatti che interventi non ponderati, soprattutto all’interno di branchi strutturati, possono risultare controproducenti, aumentando i conflitti e le predazioni sul bestiame, in particolare in assenza di adeguate misure di prevenzione. Analoghe criticità riguardano le operazioni di cattura e trasferimento, considerate costose, rischiose per gli animali e con scarse probabilità di successo. CONVIVERE È POSSIBILE Secondo le associazioni, la presenza del lupo in provincia di Rimini non è eccessiva né incompatibile con la convivenza umana. Al contrario, i branchi presenti tendono a stabilizzarsi e svolgono una funzione ecologica fondamentale, contribuendo a contenere popolazioni di ungulati, come i cinghiali, che causano danni significativi all’agricoltura e agli ecosistemi. La presenza dei lupi nei pressi dei centri abitati è spesso favorita da comportamenti umani scorretti, come la gestione inadeguata dei rifiuti o la disponibilità di cibo lasciato all’aperto. Per questo motivo, le associazioni indicano una serie di azioni concrete e non violente: sostegno reale agli allevatori attraverso recinzioni, cani da guardiania e misure di protezione; gestione corretta dei rifiuti da parte di Comuni e cittadini; custodia attenta degli animali domestici, in particolare dei cani; divieto di alimentare artificialmente i lupi; campagne di informazione sull’etologia del lupo e sui comportamenti corretti da tenere in caso di incontro. UN CONVEGNO PER INFORMARE Il confronto proseguirà giovedì 5 febbraio a Rimini, nella sala M. Pironi (ex Buonarrivo) in Corso d’Augusto, con un convegno dedicato al lupo e alla convivenza con la fauna selvatica, che vedrà la partecipazione di esperti nazionali e locali. All’incontro sono stati invitati i sindaci e gli assessori della provincia di Rimini, chiamati a confrontarsi pubblicamente su un tema che riguarda direttamente la gestione del territorio. Un’occasione importante, sottolineano le associazioni, per osservare come la classe politica locale intenda muoversi: se scegliendo la strada della conoscenza scientifica, della prevenzione e della responsabilità collettiva, oppure cedendo a soluzioni semplificatrici dettate dalla paura. Tra le realtà promotrici e firmatarie del comunicato figurano, tra le altre, WWF Rimini, Ambiente & Salute Riccione, ANPANA Rimini, dnA Rimini, ENPA Rimini, FIAB Rimini, Fondazione Cetacea Riccione, Greenpeace – Gruppo Locale Rimini, Legambiente Valmarecchia, LIPU Rimini e Monumenti Vivi Rimini. Un appuntamento che, nelle intenzioni delle associazioni, vuole riportare il tema del lupo fuori dalla logica della paura e dentro quella della conoscenza, della responsabilità collettiva e della convivenza possibile. Altre informazioni: > Convivere con il lupo > Lettera aperta ai giornalisti sul Lupo: “Basta fake news!” > “Pericolo lupo”, il linguaggio antropocentrico e specista come guerra contro > la Natura Redazione Romagna
January 30, 2026
Pressenza
Il mondo in un parco
IN QUALSIASI ANGOLO DEL MONDO, ANCHE IN UN PARCO DI UNA PERIFERIA URBANA, È POSSIBILE RITROVARE BUONA PARTE DEI TEMI DEL CONFLITTO SOCIO-AMBIENTALE DI QUESTA NOSTRA EPOCA, MA ANCHE RICONOSCERE COME PERSONE COMUNI, REALTÀ SOCIALI, PERFINO POPOLI, HANNO SMESSO DI ESSERE SPETTATORI IMPOTENTI DELLE DEVASTAZIONI IN CORSO. IL BISOGNO DI UNA SOLIDA VISIONE AL TEMPO STESSO SCIENTIFICA E OLISTICA IN GRADO DI ASSECONDARE LA NATURA COMPLESSA DELL’ECOLOGIA PUÒ PRENDERE FORMA IN DIVERSI MODI. UN PREZIOSO APPUNTAMENTO NEL PARCO DI AGUZZANO DI ROMA, LABORATORIO DI BIODIVERSITÀ Chi ha memoria dei grandi movimenti ambientalisti di massa degli anni Settanta-Ottanta del Novecento in Europa e in tutto il mondo, ricorderà la potenza evocativa del concetto di “energie alternative”. Erano anni in cui i temi ambientali si legavano in maniera indissolubile al pacifismo, all’antimperialismo, all’antinuclearismo e ai movimenti di liberazione delle donne. Dietro l’idea-forza delle energie alternative si prefigurava un mondo alternativo allo “stato presente delle cose”, con un diverso modo di produzione, di consumo, di scambio, di mobilità, di istruzione, di salute, di gestione del riciclo/rifiuto, di organizzazione urbanistica, di rapporti tra le persone, di rapporto con la natura, ecc. Una società basata su funzioni, principi e valori radicalmente alternativi, che sarebbe stata la condizione necessaria per adottare un modo di produrre energia anch’esso propriamente alternativo alle fonti fossili. Era una bella visione utopica e rivoluzionaria, quella dell’ambientalismo politico e sociale del secolo scorso, che preparava la strada all’immaginazione di un mondo desiderabile e vivibile, altro dal futuro inquinato, avvelenato, surriscaldato, supersfruttato e depauperato che le grandi multinazionali prospettavano alle generazioni future. Dominava anche l’idea che il tempo fosse “dalla nostra parte” e che le istanze di cambiamento si sarebbero diffuse nella società ben prima che il capitale, trasformata in merce ogni risorsa, materiale e immateriale, del pianeta, entrasse in una fase autodistruttiva trascinando con sé in una rovinosa caduta ogni forma di vita. Oggi ben poco è rimasto di quell’immaginario. Il concetto di energie alternative è stato spazzato via dal concetto rassicurante e moderno di “energie rinnovabili”: non più solare in alternativa al fossile, ma solare in aggiunta al fossile e presto al nucleare. Non più un mondo sostenibile basato sulla parsimonia e sul rispetto degli equilibri della natura, ma la corsa sfrenata per depauperare le risorse naturali e gli ecosistemi, impoverire e annichilire l’umanità e portare il pianeta verso un punto di non ritorno oltre il quale gli equilibri climatici e ambientali saranno irreversibilmente compromessi. In questo quadro gli scenari di guerra e la corsa al riarmo sembrano sancire in maniera sprezzante questa tragica tendenza. Anche il tempo non gioca più “a nostro favore” perché in un sistema globale ormai squilibrato, innumerevoli fattori di natura fisica, economica e sociale agiscono in maniera sinergica fra loro e concorrono a rendere estremamente rapidi e profondi i processi di trasformazione e degrado degli equilibri ambientali, sociali e geopolitici determinando scenari di estrema complessità. Il collasso climatico, già pienamente operante in questo nostro tempo, si presta ad essere un ottimo esempio di come un sistema altamente complesso e altamente perturbato che evolve con crescente velocità non possa essere governato con risposte semplici o strategie dilatorie che rinviano sine die la necessaria, radicale trasformazione dei sistemi economico-sociali globali. Tuttavia non sarebbe corretto affermare che i popoli della Terra e le nuove generazioni del terzo millennio siano solo spettatori impotenti dello scempio. Le forme possibili di resistenza con le quali affrontare l’era difficile nella quale l’umanità è ormai entrata si manifestano ad esempio nel protagonismo dei popoli nativi che sperimentano pratiche di adattamento basate sulla natura, infinitamente più efficaci del nulla che accompagna le conferenze dell’ONU sul clima. O ancora, con la radicalità dei movimenti giovanili che affermano la centralità e l’urgenza dei temi ambientali e denunciano l’inazione dei governi e per questo spesso subiscono pesanti forme di repressione. In questo contesto è importante sottolineare anche il ruolo della società civile, sempre più confusa e impaurita dai molti fattori di crisi globale ma talvolta capace di tutelare i frammenti di natura presenti nelle città e di creare reti di solidarietà sociale per contrapporsi alle opere di sfruttamento e devastazione del territorio. La strada che, generazione dopo generazione, l’umanità dovrà percorrere per evolvere in equilibrio con i sistemi naturali dovrà essere ispirata da una solida visione scientifica e olistica per comprendere e assecondare la natura non lineare e complessa dell’ecologia. Diversamente, tutte le semplificazioni e i riduzionismi che hanno caratterizzato la nascita e la crisi delle società moderne continueranno a spingere verso la catastrofe. Gli esempi sono sotto gli occhi di tutti: la presunzione che l’Uomo si possa erigere al di sopra della natura, dominarla e piegarla alle proprie ambizioni e ai propri interessi; la convinzione che la tecnologia sia in grado di arginare gli squilibri ambientali e, insieme alla repressione e alla guerra, le emergenze sociali; l’illusione che l’energia nucleare sia la risposta, semplice e pulita, ai problemi energetici, senza considerare che non è di più energia che l’umanità ha bisogno ma di parsimonia, sostenibilità e distribuzione equa delle risorse. Sono esempi di quanto sia devastante una cultura di potere, riduzionista e pseudo scientifica, che non ammette che in ogni suo aspetto il mondo sia regolato in definitiva dalle leggi della complessità e dell’ecologia. È con queste convinzioni che abbiamo iniziato un viaggio per conoscere la biodiversità di una piccola area naturale protetta, perché anche in un avamposto periferico come il parco di Aguzzano di Roma è possibile ritrovare tutti i temi del conflitto socio-ambientale di questa nostra epoca. Tutelare gli ecosistemi è una precisa e forte presa di posizione politica che si unisce alle istanze solidaristiche, ai diritti dei popoli, al ripudio della guerra e del riarmo, alla necessità di redistribuire equamente le risorse. In definitiva al lungo, incessante e travagliato cammino verso una società equa. -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Il mondo in un parco proviene da Comune-info.
January 19, 2026
Comune-info