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Agroecologia e comunità rigenerative: a Bracciano una giornata di confronto tra giovani, agricoltori, scuole e istituzioni
Sabato 24 ottobre dalle 9.30 alle 19.00 presso il Chiostro degli Agostiniani di Bracciano (RM), Navdanya International promuove un incontro dedicato alla resilienza dei territori, alla biodiversità e alla partecipazione delle comunità. L’evento, intitolato “Agroecologia e Comunità Rigenerative – Reti di resilienza tra giovani, scuole, agricoltori e istituzioni”, conterà sulla presenza di esperti di agroecologia, rappresentanti istituzionali, associazioni, organizzazioni giovanili e realtà agricole si confronteranno sulle sfide della transizione ecologica, tra esperienze locali e prospettive internazionali. Come si costruiscono comunità capaci di affrontare le crisi ambientali, climatiche e sociali? Quale ruolo possono svolgere l’agroecologia, la tutela della biodiversità, l’educazione ecologica e la partecipazione dei cittadini nella rigenerazione dei territori? E come trasformare le esperienze di rigenerazione ecologica e sociale in processi collettivi, capaci di incidere sulle politiche pubbliche e sulle scelte che riguardano il futuro dei territori? Le risposte a queste domande già esistono e da tempo si sono trasformate in buone pratiche che attendono ora di essere tradotte in politiche concrete. In un contesto internazionale segnato dall’aggravarsi della crisi climatica, dalla perdita di biodiversità e dalla crescente vulnerabilità dei sistemi alimentari, l’agroecologia rappresenta non soltanto un insieme di pratiche agricole sostenibili, ma anche una prospettiva di trasformazione ecologica, culturale e sociale. Un approccio che riconosce nella diversità biologica e culturale, nell’autonomia delle comunità e nella condivisione delle conoscenze le condizioni fondamentali per costruire sistemi alimentari e territori più resilienti. Dalle esperienze locali alle politiche nazionali e internazionali L’incontro nasce dalle esperienze che Navdanya International sviluppa attraverso il programma Terrae Vivae, i percorsi di educazione ecologica e Formazione Scuola Lavoro, il progetto “RiGenerAzione Ecologica – Cittadinanza e Partecipazione”, cofinanziato dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, e Officine Municipali, realizzato in collaborazione con il Comune di Bracciano e cofinanziato dall’Unione europea nell’ambito del PR Lazio FSE 2021–2027. Esperienze che mettono in relazione scuole, nuove generazioni, produttori agricoli e istituzioni, sperimentando forme di apprendimento, cooperazione e partecipazione attiva alla vita dei territori. L’iniziativa, che gode del patrocinio del Parco Naturale Regionale Bracciano-Martignano, intende andare oltre la presentazione delle singole progettualità, aprendo uno spazio di confronto sulle condizioni necessarie per rafforzare le reti territoriali e collegare le esperienze locali alle strategie nazionali e ai processi internazionali per la sostenibilità e la sicurezza alimentare come conferma la direttrice di Navdanya International, Ruchi Shroff: “Le buone pratiche che provengono dai territori sono di fatto laboratori da dove escono le proposte per la democraticizzazione e la sostenibilità dei sistemi alimentari anche a livello internazionale”. Giovani, biodiversità e partecipazione: il programma della giornata La mattinata, dalle 10.00 alle 12.30, sarà dedicata a “Giovani e territori”, uno spazio di confronto tra organizzazioni giovanili sul ruolo delle nuove generazioni nei processi di rigenerazione, nel quadro della Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile. Nel pomeriggio, dalle 14.30 alle 18.00, il programma entrerà nel vivo con due conversazioni pubbliche dedicate alla resilienza dei territori e alla costruzione collettiva del cambiamento. Particolare attenzione sarà riservata alla biodiversità agricola e alla sovranità dei semi, con l’intervento di Salvatore Ceccarelli, genetista agrario di fama internazionale, che approfondirà il rapporto tra diversità genetica, adattamento ai cambiamenti climatici e autonomia degli agricoltori. Al confronto parteciperanno, tra gli altri, Caterina Batello presidente dell’Associazione Italiana di Agroecologia, Mara Cossu e Tiziana Occhino del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Silvia Canali del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, Silvia Francescon dell’Unione Buddhista Italiana, il sindaco di Bracciano Marco Crocicchi, rappresentanti delle aziende agricole del territorio (Fattoria biologica Le Bricchiette, Fattoria Faraoni, Azienda Agricola La Argentina), del mondo della scuola (Istituto Agrario Salvo D’Acquisto, Liceo Artistico dell’IIS Luca Paciolo) e delle organizzazioni giovanili (Rete delle Associazioni giovanili dalla mappatura del progetto RiGenerAzione Ecologica: Cittadinanza e Partecipazione) e della società civile (GASP – Gruppo di Assistenza e Solidarietà Popolare). Interverranno inoltre Magdalena Ackermann, della società civile presso il Comitato ONU per la Sicurezza Alimentare Mondiale, e Ruchi Shroff di Navdanya International. Una specifica sessione, “Territori in relazione: Bracciano–Tubas”, sarà infine dedicata alla cooperazione internazionale in agroecologia e alle prospettive di resilienza delle comunità, attraverso il collegamento tra il territorio di Bracciano e quello palestinese di Tubas. Un incontro aperto alla cittadinanza Durante l’intera giornata il Chiostro degli Agostiniani ospiterà esposizioni dei progetti educativi realizzati dalle scuole, la mostra artistica “Ars non dat Panem” del Liceo Artistico dell’IIS Luca Paciolo, il contest fotografico organizzato da Terrae Vivae Youth, produttori locali, iniziative di scambio dei semi, giochi agroecologici e laboratori creativi per bambini e adulti. Nel chiostro del convento saranno allestiti degli stand da parte dei produttori, delle associazioni e del CRAS Centro Recupero Animali Selvatici della Riserva Lago di Vico. L’iniziativa intende valorizzare la conoscenza e la partecipazione come strumenti concreti di trasformazione, favorendo nuove alleanze tra chi coltiva la terra, chi educa, chi studia, chi amministra e chi si impegna quotidianamente nella tutela dei beni comuni. Un’occasione per mettere in relazione pratiche, saperi e politiche, nella convinzione che la rigenerazione dei territori non possa essere affidata esclusivamente a soluzioni tecniche, ma richieda processi democratici, cooperazione e comunità capaci di decidere insieme il proprio futuro. Informazioni e partecipazione Evento: Agroecologia e Comunità Rigenerative – Reti di resilienza tra giovani, scuole, agricoltori e istituzioni Data: Sabato 24 ottobre 2026 Orario: 9.30–19.00 Luogo: Chiostro degli Agostiniani, Via Umberto I, 5 – Bracciano (RM) Programma e modulo di adesione: https://navdanyainternational.org/it/save-the-date-agroecologia-e-comunita-rigenerative/ Contatti: info@navdanyainternational.org https://navdanyainternational.org/it/   Navdanya International
October 20, 2026
Pressenza
Il discorso di Edward Mukiibi all’inaugurazione di Terra Madre
«NEI QUATTRO MESI TRASCORSI DALLA SCOMPARSA DI CARLO PETRINI MI SONO SPESSO RITROVATO A PENSARE ALLA PRIMA VOLTA CHE L’HO INCONTRATO», HA ESORDITO IL PRESIDENTE DI SLOW FOOD INTERNATIONAL. Edward Mukiibi ha ripercorso la propria esperienza dalla sua prima partecipazione a Terra Madre come giovane agricoltore ugandese fino ad oggi, mentre come esponente alla guida del movimento internazionale vi interveniva per invocare pace, giustizia sociale e tutela della biodiversità riaffermando l’impegno delle comunità Slow Food di tutto il mondo a costruire un sistema alimentare più equo e sostenibile: > Nel 2008 sono arrivato a Terra Madre come delegato dell’Uganda. > > Ero un giovane agricoltore, desideroso di imparare, curioso del mondo e > determinato a difendere la biodiversità nella mia comunità. > > Come molti di voi, sono arrivato qui senza sapere che quest’esperienza mi > avrebbe cambiato la vita. Qui ho incontrato persone provenienti da ogni angolo > del mondo che condividevano gli stessi valori e le stesse difficoltà. E qui ho > incontrato Carlo Petrini. > > Carlo possedeva un dono raro: riusciva a far sentire a una persona proveniente > da una piccola comunità rurale che la sua voce contava nel plasmare il futuro > del mondo. Ascoltava prima di parlare. Faceva sentire le persone comprese. E > ci ha insegnato che ogni comunità, per quanto piccola o remota, custodisce un > sapere che il mondo non può permettersi di perdere. > > Oggi, qui davanti a voi in veste di presidente di Slow Food International, mi > rendo conto che Terra Madre non è semplicemente un evento. È un luogo dove le > vite si trasformano, dove nascono amicizie, dove le comunità trovano forza e > dove le persone comuni scoprono di poter diventare agenti di cambiamento. > > Il mio percorso personale ne è la prova. > > E guardandomi intorno in questa stanza, so che ci sono molte altre storie come > la mia. > > Questa è l’eredità di Carlo. > > Non un edificio. Non un’istituzione. Una rete vivente di persone che credono > che un altro sistema alimentare, e un altro mondo, siano possibili. > > Carlo ha dedicato la sua vita alla realizzazione di questa visione: un mondo > in cui il cibo nutre le persone e il pianeta, in cui la biodiversità è > protetta e in cui la dignità appartiene a coloro che coltivano, pescano, > allevano, raccolgono e preparano il nostro cibo. > > Una delle espressioni più potenti di questa visione è Terra Madre. Una rete > globale con profonde radici locali. Un luogo dove la diversità diventa forza. > Un luogo dove le differenze si trasformano in dialogo. Un luogo dove le > comunità scoprono di non essere sole. Ecco perché ci siamo uniti. > > Non solo per partecipare a conferenze e workshop. > > Non solo per condividere culture gastronomiche e costruire relazioni. > > Siamo qui perché il mondo ha bisogno della nostra voce collettiva. > > Siamo qui per rifiutare la fame, l’ingiustizia, i nazionalismi, la guerra e la > distruzione della biodiversità. > > Siamo qui per rifiutare un sistema che distrugge il nostro futuro. > > Siamo qui per affermare una visione diversa. > > Una visione radicata nelle comunità, nella solidarietà e nella cura del nostro > unico pianeta. > > E soprattutto, siamo qui perché crediamo che il cibo possa essere una forza di > trasformazione. > > Il cambiamento richiede fiducia e unità. > > Fiducia nelle nostre comunità. Unità al di là dei confini. > > La fiducia che piccole azioni, moltiplicate per milioni di persone, possano > trasformare il mondo. Come Carlo ci ricordava spesso: chi semina utopia > raccoglie realtà. > > Il futuro che desideriamo si costruirà quando le persone riacquisteranno il > potere di produrre cibo, proteggere i semi, condividere le conoscenze e > prendersi cura della biodiversità. Questo potere appartiene alle persone, non > alle multinazionali. > > Invito tutti noi a parlare con una sola voce contro la guerra, la fame, la > crisi climatica e la perdita di biodiversità. > > Questa mattina ho avuto l’onore di incontrare il presidente della Repubblica > Italiana.  > > A nome della nostra rete globale, gli ho consegnato una lettera che racchiude > le speranze, le preoccupazioni e le aspirazioni di milioni di persone che > credono in un’alimentazione buona, pulita ed equa per tutti. > > Gli ho chiesto di contribuire a diffondere il nostro messaggio oltre questi > confini, perché le sfide che affrontiamo oggi non si fermano alle frontiere > nazionali. Affrontare le crisi odierne richiede una leadership globale, ma > questa deve iniziare ascoltando le persone più direttamente colpite da tali > problematiche. > > Signor Presidente, la ringrazio per essere stato con noi oggi. > > Insieme, ricordiamo ai leader politici di tutto il mondo che la pace, la > giustizia alimentare e la tutela della biodiversità sono scelte politiche. > > Il compito che ci attende è quello di unirci per nutrire le persone, > proteggere la biodiversità, prenderci cura del nostro pianeta e lasciare un > futuro migliore a chi verrà dopo di noi. > > Il mondo ha bisogno di comunità abbastanza coraggiose da immaginare un futuro > diverso e abbastanza determinate da renderlo realtà. > > In questi giorni a Terra Madre rinnoviamo la nostra fiducia in noi stessi e la > nostra reputazione. > > Rafforziamo la nostra unità. > > Lasciamo questo incontro pronti ad agire. > > Perché il futuro del nostro cibo non deve essere deciso da pochi. > > Deve essere plasmato dai milioni di persone nelle comunità di tutto il mondo, > che ogni giorno scelgono di prendersi cura della Terra e gli uni degli altri. > > E quando le generazioni future chiederanno cosa abbiamo fatto in questo > momento di crisi, la nostra risposta sarà semplice:  > > Abbiamo scelto la vita anziché l’indifferenza. > > Abbiamo scelto la cooperazione anziché la divisione. > > Abbiamo scelto la biodiversità anziché l’uniformità. > > Abbiamo scelto la pace anziché il conflitto. > > E insieme, attraverso il cibo, abbiamo scelto di cambiare il mondo in meglio. > > Carlo ci ha insegnato che un mondo migliore è possibile. > > Lui ha fatto la sua parte, ora tocca a me e a te portare avanti la sua > visione. Ora è il nostro turno di realizzarla. > > Grazie per il lavoro che svolgete ogni giorno. Grazie per portare speranza > nelle vostre comunità. Grazie per dare vita allo ‘spirito’ di Terra Madre… > “cibo buono, sano ed equo per tutti“.   Redazione Italia
September 24, 2026
Pressenza
Per il ritorno della biodiversità basterebbe lasciar in pace la natura
Nel 2005, nel Norfolk settentrionale, la famiglia Sayer smise di coltivare colza in un campo di due ettari: il terreno era difficile da drenare e non ne valeva più la pena. Da allora su quella terra non è stato piantato un solo seme. Niente arature profonde, niente miscele commerciali di semi di fiori selvatici, niente rimozione del terriccio superficiale: i metodi standard con cui, in Europa, si prova a far rinascere un prato. Solo uno sfalcio l’anno, con il fieno portato via, come un secolo fa. Oggi quel campo, ribattezzato Sayer’s Meadow (il prato dei Sayer), ospita più di 150 specie vegetali e, in estate, migliaia di orchidee selvatiche che i residenti del villaggio raggiungono lungo un sentiero informale tracciato con i propri passi. A documentarlo è uno studio pubblicato su Restoration Ecology dal geografo Carl Sayer, dell’University College London, insieme al padre Derek, proprietario del terreno, e ai colleghi Peter Robinson e Jan Axmacher. Per undici anni, dal 2011 al 2022, il gruppo ha censito ogni due o tre stagioni le piante del campo, concentrandosi su alcune decine di parcelle di un metro quadrato. Risultato: il numero medio di specie per parcella è raddoppiato, da circa dieci a quasi venti. Dopo il primo decennio sono comparse specie localmente rare come l’orchide palustre meridionale, la carice a cespo e la centaurea comune, insieme alla cresta di gallo minore, pianta semiparassita che indebolisce le graminacee e apre spazio ai fiori più delicati: non a caso, in Inghilterra, la chiamano “meadow maker”, la pianta che fa il prato. Un dettaglio complica la lettura più rassicurante della vicenda: alcune specie rare non crescevano in nessun campo nel raggio di quasi cinque chilometri. I ricercatori ipotizzano che i semi siano arrivati incastrati negli zoccoli o nel pelo dei cervi di passaggio, un’ipotesi che dice più sulla dispersione della fauna selvatica che su qualunque piano di ripristino scritto a tavolino. Il punto che lo studio analizza riguarda le politiche di restauro ecologico che governi e agenzie ambientali finanziano in Europa. Il metodo standard prevede miscele di sementi commerciali, spesso non locali, capaci di produrre in fretta quelli che alcuni conservazionisti chiamano “McMeadow”, con un riferimento nemmeno troppo velato alla standardizzazione e alla scarsa qualità del McDonald’s: prati fioriti generici, dominati sempre dalle stesse margherite bianche e dallo stesso fiordaliso viola, identici dal Galles alla Slovenia. Il rischio, spiegano gli autori, è erodere proprio quella diversità genetica locale che la parola biodiversità dovrebbe proteggere. Sayer lo dice senza giri di parole: «Non dovremmo affidarci più spesso alla pazienza, invece che alla bustina di semi?». Nel Regno Unito i prati fioriti sono diminuiti di oltre il 90% dal secondo dopoguerra. Le superfici agricole abbandonate, però, non mancano, e da anni i governi le guardano come terreno di caccia per i piani di ripristino della biodiversità. Lo studio non dice che seminare sia sempre sbagliato: dove non esistono popolazioni di piante native nei dintorni, la natura da sola non basta. Ma prima di spendere in sementi e macchinari vale la pena chiedersi se un pezzo di terra lasciato in pace, con una gestione minima, non possa fare da solo gran parte del lavoro. Da quest’anno il campo ospita anche una coppia di barbagianni, che cacciano sopra l’erba alta. Sayer, che il progetto lo ha ereditato dal padre, non usa mezzi termini: «È la cosa di cui vado più fiero in tutta la mia vita». Il principio vale anche fuori scala, nel giardino di casa. Non serve un ettaro nel Norfolk: basta un angolo di prato non sfalciato ogni settimana, qualche pianta spontanea lasciata crescere invece che estirpata, foglie secche non sempre raccolte. Meno ordine e meno pesticidi significano più margine perché api, farfalle e piccola fauna trovino un rifugio. Non tutti i giardini diventeranno un santuario di orchidee, ma la logica è quella appena dimostrata: a volte il gesto più efficace, per la biodiversità, è non fare nulla, e avere la pazienza di aspettare. Foto di copertina: Joanna Atherton   The post Per il ritorno della biodiversità basterebbe lasciar in pace la natura appeared first on L'INDIPENDENTE.
August 25, 2026
L'INDIPENDENTE
India: Shakti / शक्ति – Le contadine e il paradigma biologico
> In occasione dell’attuale l’Anno Internazionale delle Donne Agricoltrici, > proclamato dalle Nazioni Unite, Navdanya ha pubblicato il documentario > “Shakti” (dal sanscrito: “potere”, “forza” o “energia” n.d.t.) dedicato alle > contadine indiane che si oppongono al sistema agroindustriale globale e nelle > comunità locali praticano con successo l’agricoltura biologica e rigenerativa. IL DOCUMENTARI0 Shakti si basa sulle testimonianze di produttrici biologiche da tutta l’India appartenenti al movimento Mahila Anna Swaraj (MAS). Il film documenta la loro resilienza e il loro spirito d’iniziativa come protettrici delle sementi, fautrici della difesa del libero accesso ai semi, nonché coltivatrici negli “Orti della Speranza” – un modello per la salute e la sicurezza alimentare. Racconta le loro storie sulla creazione di forme di agricoltura autoctone e sostenibili, che combattono l’eredità di debiti e tragedie causate dalle multinazionali degli OGM, e che hanno sostenuto le loro comunità nelle sfide e incertezze della pandemia. Questo cortometraggio di 35 minuti offre uno sguardo sul lavoro di base di Navdanya e Mahila Anna Swaraj, che stanno creando un paradigma biologico guidato dalle donne per il futuro della nostra alimentazione. SUI REGISTI Neel Chaudhuri è un drammaturgo, regista teatrale e cineasta con sede a Nuova Delhi, il cui lavoro esplora i temi della giustizia climatica, dell’ecologia e dell’agricoltura sostenibile in collaborazione con le comunità contadine locali. Tra i documentari che ha realizzato con Navdanya figura “Shakti”, dedicato alle cooperative di contadine e alla libera circolazione delle sementi in tutta l’India. Yashas Chandra è un cameraman e regista, il cui lavoro si concentra sull’India rurale, le tradizioni indigene e la resilienza ecologica. Ha collaborato con Navdanya alla realizzazione di cortometraggi che documentano l’agricoltura biologica, la diversità delle sementi e come le comunità possano dare risposta alle crisi climatiche e agricole, tra cui anche “Shakti”. IMMAGINI TRATTE DAL FILM Link al film Il documentario “Shakti” (produttore esecutivo: Vandana Shiva) dura circa 30 minuti ed è disponibile su YouTube con sottotitoli in italiano:  Traduzione dal tedesco di Anna Sette Navdanya International
August 14, 2026
Pressenza
Stop temporaneo alle attività forestali in Guinea
> Il governo della Guinea Conakry ha annunciato la sospensione delle attività di > taglio, importazione e trasporto della legna su tutto il territorio nazionale > dall’8 luglio al 30 settembre 2026. La decisione, resa pubblica dal Ministero dell’Ambiente e dello Sviluppo Sostenibile, rientra nel periodo annuale di riposo biologico previsto dal Codice Forestale del Paese. Questa misura riguarda tutti coloro che operano all’interno della filiera del legno, dagli operatori forestali ai trasportatori e ai commercianti, nonché gli enti locali e le popolazioni che vivono nelle aree limitrofe. Secondo il Ministero, questo periodo di riposo biologico consente agli ecosistemi forestali di rigenerarsi, favorendo la salvaguardia del patrimonio naturale del Paese. Le autorità sottolineano che la tutela delle foreste contribuisce a preservare la biodiversità, le risorse idriche e gli equilibri ambientali da cui dipendono le comunità locali. L’iniziativa si inserisce nel piano nazionale di gestione sostenibile delle risorse naturali e incoraggia a vivere le foreste in modo responsabile, riconoscendo il ruolo fondamentale che queste ricoprono per il benessere delle comunità presenti e future. La ripresa delle attività di taglio, importazione e trasporto del legno sarà oggetto di una comunicazione ufficiale al termine di questo periodo di riposo biologico. -------------------------------------------------------------------------------- TRADUZIONE DAL FRANCESE DI LAURA FRESCINA Pressenza Conakry
July 14, 2026
Pressenza
L’estate dell’ascolto: in Emilia-Romagna la musica riscopre la natura, la storia e la cura dell’umano
Da Rimini a Ravenna, fino alla pianura bolognese, una rete di rassegne culturali prestigiose propone un’alternativa etica ai mega-concerti della riviera, il cui impatto antropico mette a rischio habitat dunali e specie protette. Al centro: l’ecologia profonda, la sorellanza e la cura degli spazi comunitari. C’è un’Emilia-Romagna estiva che sfugge alle logiche del turismo di massa, del consumo rapido e dell’intrattenimento rumoroso. È un’area geografica e culturale che, nel mese di luglio, si riscopre legata da un filo invisibile: quello dell’ascolto profondo, dell’intimità e della cura reciproca tra l’essere umano e l’ambiente che lo ospita. Attraverso formati che uniscono la ricerca musicale, la cura dell’umano e dell’ambiente, diverse rassegne nelle province di Rimini, Ravenna e Bologna stanno tracciando una mappa della resistenza culturale, dimostrando come l’arte possa farsi custode del territorio e delle relazioni umane. Sintonizzarsi con la biosfera: il gemellaggio tra “In mezzo scorre il fiume” e “Altissime Voci” Il primo esempio di questa sinergia si manifesta sabato 11 luglio nell’incantevole e protetta cornice dell’Oasi del Quadrone a Medicina (BO), con l’evento Voci d’Acqua: voci d’acqua e sinfonie selvatiche. Non si tratta di un concerto tradizionale, ma di un’escursione sensoriale itinerante e completamente acustica (unplugged) che prenderà il via alle prime luci dell’alba, alle ore 07:00, da località La Vallona. L’appuntamento nasce dal gemellaggio artistico e d’intenti tra due festival regionali improntati all’ecologia profonda: In mezzo scorre il fiume, diretto dalla cantante e ricercatrice Luisa Cottifogli, e Altissime Voci – Festival Musicale tra Terra e Cielo, ideato e guidato da Arianna Lanci, mezzosoprano e responsabile LIPU di Rimini. L’evento vedrà le due artiste e direttrici fondere le proprie voci in un dialogo intimo con il paesaggio sonoro dell’oasi, muovendosi tra le tradizioni locali delle mondine, la poesia e l’improvvisazione vocale. La collaborazione con il Corpo Guardie Ambientali Metropolitane sottolinea la natura non solo artistica, ma civica dell’iniziativa. È l’espressione di una “sorellanza” che mette al centro la custodia della Terra, ricordando alla comunità l’interconnessione profonda tra uomo e biodiversità. Spazi restituiti alla comunità: la memoria sul colle di Rimini Spostandosi verso la costa, ma salendo sui colli di Covignano che dominano la riviera, la cura dell’umano e la valorizzazione del territorio trovano spazio nella seconda edizione di Serate al Colle – Tra cinema, storie e stelle. Promossa dall’Associazione Roveto Ardente APS con l’obiettivo di restituire alla cittadinanza il rinnovato giardino dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose “Alberto Marvelli”, la rassegna trasforma questo spazio verde in un avamposto di dialogo, silenzio e riflessione collettiva. L’iniziativa anima l’estate riminese attraverso un percorso culturale articolato in cinque giovedì a ingresso gratuito durante tutto il mese di luglio. Il calendario propone un’eterogeneità di linguaggi che spazia dal cinema d’autore all’approfondimento artistico: dopo l’apertura del 2 luglio dedicata alla proiezione di Leggere Lolita a Teheran, il programma prosegue il 9 luglio con un focus incentrato su Giotto e il fumetto. Il 16 luglio la rassegna culmina nell’intreccio narrativo-musicale dello spettacolo L’ascoltastorie, per poi riprendere con la settima arte il 23 luglio con Appuntamento a Land’s End e concludersi il 30 luglio con la pellicola L’Orchestra Stonata. Un mosaico di appuntamenti ideato per riscoprire la dimensione comunitaria e il valore civico della condivisione all’aria aperta. Archeologia della musica  Il viaggio attraverso questa estate dell’ascolto prosegue nel territorio ravennate con un pilastro della programmazione concertistica estiva: la rassegna I luoghi dello Spirito e del Tempo. Attiva da oltre trent’anni e inserita nel prestigioso network europeo REMA (Early Music in Europe), questa manifestazione si distingue per la sua capacità di fondere l’archeologia musicale con la valorizzazione del patrimonio monumentale romagnolo. Organizzato dal Collegium Musicum Classense, il festival persegue l’obiettivo etico di aprire al pubblico cortili, chiese e palazzi storici normalmente non visitabili, trasformandoli in culle di memoria e condivisione. È in questa imponente cornice che giovedì 30 luglio, alle ore 21:00, il cinquecentesco cortile di Palazzo Grossi a Castiglione di Ravenna ospiterà il Trio Lympha con il concerto Harmonia Mundi: il canto degli elementi. Attraverso l’uso di strumenti antichi e rari come il salterio e la nyckelharpa, uniti a percussioni e canti corali, la formazione proporrà un raffinato programma in cui la musica antica si fonde con le tradizioni popolari del mondo. Il filo conduttore della serata sarà il “battito degli elementi”, un concetto filosofico e sonoro capace di legare il misticismo medievale di Ildegarda di Bingen ai canti dei nativi americani. L’evento, ad ingresso a offerta libera, intende dimostrare come le radici musicali di culture, geografie e secoli apparentemente distanti rispondano allo stesso identico stimolo ancestrale: la vibrazione del cosmo e la profonda relazione spirituale tra l’essere umano e la natura. Un modello culturale per il futuro Cosa unisce, dunque, l’alba di Medicina, il giardino comunitario di Rimini e i palazzi storici del ravennate? La risposta risiede nella decostruzione del classico “grande evento” spettacolare a favore di una dimensione più intima, etica e sostenibile. Si avverte la necessità di porre un’alternativa ai mega-concerti che ogni estate si insediano sui litorali: appuntamenti di massa che rischiano di compromettere l’equilibrio delle delicate aree dunali, ecosistemi fragili dove la tutela della biodiversità — come la salvaguardia dei pulli di fratino o la protezione dei nidi di tartaruga marina — dovrebbe essere la priorità assoluta. Un precedente virtuoso in questa direzione viene tracciato ogni anno a giugno da Into the Blue – Sea Life Fest. Giunto nel 2026 alla sua sesta edizione, il festival organizzato da Fondazione Cetacea tra Rimini e Riccione è nato proprio per promuovere la coesistenza sostenibile tra le attività umane e la biologia marina. In questo panorama, tutti i festival citati non si limitano all’aspetto concertistico, ma propongono una musica concepita come strumento di connessione profonda, promuovendo cultura a 360 gradi. Le esecuzioni sonore si arricchiscono così, di volta in volta, di momenti emozionanti che uniscono ricerca (etnomusicologica o scientifica), alternandosi a seminari, conferenze di approfondimento, letture drammatizzate e poesia, offrendo al pubblico occasioni plurali di riflessione. Queste rassegne dimostrano che la musica e l’arte non devono necessariamente consumare il territorio che le ospita, ma possono valorizzarlo, proteggerlo e spiegarlo. In un momento storico segnato da forti crisi ambientali e sociali, in cui l’antropizzazione dei litorali mette a dura prova gli habitat costieri, e in cui tra cementificazione e taglio di alberi si mettono a rischio di alluvioni intere città, l’alleanza tra festival artistici regionali, il supporto reciproco tra artiste impegnate nel sociale e la scelta di dare spazio alla fragilità umana offrono un modello culturale necessario. In un paese in cui molti lavoratori dello spettacolo, per riuscire a sopravvivere, scelgono il silenzio o una “neutralità” che non li esponga pur di non scontentare i committenti per arrivare a fine mese, il successo di queste rassegne lancia un segnale potente. La loro crescente affluenza di pubblico non ha nulla a che fare con i grandi eventi commerciali di massa, rappresenta, al contrario, l’espansione di una comunità consapevole che cerca risposte e condivisione. In Emilia Romagna quest’estate la musica ci invita a fermarci e ad ascoltare, per meditare sul nostro passato… E sul futuro che vogliamo dipingere insieme. Per conoscere tutti gli appuntamenti delle Rassegne musicali citate: * In mezzo scorre il fiume: Per consultare il calendario completo della VII edizione del festival itinerante tra arte, musica e natura guidato da Luisa Cottifogli, è disponibile il portale ufficiale di In mezzo scorre il fiume. * Altissime Voci: Il programma completo del festival musicale dedicato ai rondoni e alla biodiversità urbana, ideato e diretto da Arianna Lanci, si trova sulla pagina Facebook Altissime Voci 2026 * Serate al Colle: Il cartellone completo dei cinque giovedì culturali ospitati nel giardino del Seminario vescovile sul colle di Covignano è raggiungibile sul portale dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose “Alberto Marvelli”, * I luoghi dello spirito e del tempo: Per esplorare i trent’anni di storia della rassegna europea di musica antica e la scheda del concerto del 30 luglio a Palazzo Grossi, è possibile visitare il sito ufficiale: Collegium Musicum Classense o la pagina Facebook de I luoghi dello spirito e del tempo. * Into the Blue – Sea Life Fest: Per documentarsi sulle attività di salvaguardia della fauna marina romagnola e sui dettagli del festival sulla coesistenza balneare svoltosi a giugno, le informazioni ufficiali e i report dei nidi protetti sono pubblicati direttamente sul sito di Fondazione Cetacea. Redazione Italia
July 10, 2026
Pressenza
TELT racconta la biodiversità dopo aver devastato la Val Clarea
C’è qualcosa di profondamente emblematico nella scelta di TELT di pubblicare un volume dedicato alla biodiversità della Val Clarea. Non tanto perché studiare e documentare il patrimonio floristico di un […] The post TELT racconta la biodiversità dopo aver devastato la Val Clarea first appeared on notav.info.
June 30, 2026
notav.info