
Dissonanza cognitiva e orizzonte secolare: pensare con due cervelli
Comune-info - Wednesday, January 7, 2026
Una foto della mostra “Nel mirino della memoria” (ospitata in diverse città, in ottobre a Bari), con i disegni di Gianluca Costantini dedicati ai giornalisti uccisi a Gaza Tristezza, rabbia, paura hanno segnato l’anno 2025: il genocidio è diventato parte di un panorama sinistro che la maggior parte degli umani segue con orrore senza poter fermare gli assassini sionisti. Il travolgente incalzare dell’onda trump-putinista sommerge la civiltà del diritto, e cancella sprezzante la compassione per il dolore altrui.
Una dittatura militare dell’oligarchia razzista bianca, erede diretto del Ku Klux Klan, ha preso il sopravvento e non si vede alcuna forza capace di resisterle. Questo regime oligarchico-razzista si fonda sulla guerra e crollerà con la guerra, ma questa guerra non lascerà che le macerie di quel che fu la civiltà umana.
ll diritto internazionale non è mai esistito. Nel 1953 le potenze coloniali europee, con l’aiuto della CIA, impiccarono il primo ministro iraniano, Mohammed Mossadeq, regolarmente eletto, e lo sostituirono con Reza Pahlavi. Quel che è cambiato è che allora, in nome del diritto, esisteva una forza capace di opporsi all’imperialismo occidentale: la forza del movimento anticoloniale, e del movimento operaio internazionalista. Quella forza non esiste più. È questo il punto su cui occorre concentrare l’attenzione, non il diritto internazionale: dov’è la forza, quale soggetto possiede la forza per sottrarsi allo sfruttamento schiavistico che il dominio nazi-liberale ha restaurato?
La dittatura oligarchico-mafiosa della razza bianca declinante ha caratteri terminali, perché la razza bianca sta perdendo l’energia espansiva dell’epoca moderna, e non accetta il declino. Muoia Sansone con tutti i filistei è il suo motto. Il veleno biblico prevale sull’antidoto umanistico, illuminista e socialista che in epoca moderna tentò di salvare il genere umano.
Mentre la potenza criminale Usa aggredisce il Venezuela, che per quanto ne sappiamo non produce droghe ma petrolio, la Meditomidine, una droga sterminatrice si sta diffondendo da Philadelphia. Gli esperti prevedono che si diffonda in tutto il territorio degli Stati Uniti.
Il suicidio di quel popolo è inarrestabile perché la vita è orribile per la grande maggioranza di chi vive in quell’inferno.
Ma il suicidio nord-americano ha carattere micidiale. Cominciamo a capire che il destino manifesto di quel popolo miserabile è terminare la vita intelligente sul pianeta terra. Non sappiamo quante decine di migliaia di persone stanno soffrendo nei lager allestiti per la più grande deportazione di tutti i tempi. Sappiamo che quelle misure violano in modo sistematico ogni principio costituzionale, ogni principio del diritto e ogni sentimento umano.
Intanto Israele persegue il genocidio con tutti i mezzi: l’espulsione del personale delle ONG fa parte di un piano apertamente genocida. Vogliono ucciderli tutti, a uno a uno, e usano tutte le tecniche utili a questo scopo. Il genocidio sionista ha stabilito che la ferocia è la sola regolatrice dei rapporti interni alla razza umana.
Nel 1957 lo psicologo Leo Festinger parlò di dissonanza cognitiva per definire una condizione nella quale l’esperienza smentisce le aspettative morali e le categorie percettive di cui disponiamo. Dissonanza è l’incompatibilità tra l’esperienza che ci aspettiamo di vivere e l’esperienza che stiamo in effetti vivendo.
L’orizzonte (umanista, illuminista e socialista) in cui si formarono le nostre categorie interpretative, e soprattutto le nostre aspettative è svanito, e noi brancoliamo nella nebbia, a parlare di diritto, di legge, di futuro. Perciò ogni tentativo di resistenza sembra inadeguato, inefficace, gira a vuoto. Non c’è diritto, non c’è legge, non c’è futuro. C’è la forza scatenata contro l’umanità che non riconosce legge e prepara un futuro disumano dal quale è urgente disertare. Ma come?
Dal momento in cui le condizioni materiali per l’espansione si sono esaurite, e l’accumulazione di capitale può continuare soltanto con la devastazione di quel che resta dell’ambiente e del cervello umano, il capitale, dominato dalla pulsione espansiva, ha iniziato a distruggere le condizioni di vivibilità dell’ambiente planetario, e ha sottoposto la mente collettiva a uno stress che l’ha resa incapace di ragionevolezza, di critica e di empatia. Diviene quindi necessario formulare l’ipotesi che l’orizzonte del secolo ventuno sia la terminazione del genere umano.
Da questa ipotesi sorge la domanda: é possibile vivere felicemente in un orizzonte di terminazione? In teoria possiamo rispondere di sì: ogni essere umano ha sempre vissuto la sua esistenza in un orizzonte di terminazione, anche se ce lo siamo nascosto rimuovendo in modo sistematico la morte. Ma questo non ci ha impedito comunque di vivere felicemente pur sapendo che il nostro destino è l’estinzione.
Senza dimenticare che l’inevitabile per lo più non accade perché l’imprevisto prevale, la domanda da porsi nell’ambito del prevedibile è la seguente: come vivere felicemente nel tempo della (inevitabile) terminazione? Se vogliamo essere abbastanza svegli da saper cogliere l’imprevisto, occorre allora pensare con due cervelli: il cervello dell’inevitabile e il cervello dell’imprevedibile. Il cervello di quello che sappiamo e il cervello di quello che non sappiamo. Il non sapere giudica il sapere: quel che ignoriamo è la potenza di cui disponiamo (quando l’ignoranza è consapevole di sé, e si fa coscienza dell’infinità del possibile).
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