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ROMA: ENNESIMO ATTACCO AGLI SPAZI SOCIALI. “LOA ACROBAX” SOTTO MINACCIA DI SGOMBERO
Non si fermano gli attacchi agli spazi sociali autogestiti, portando avanti il piano del governo Meloni di criminalizzare e eliminare le esperienze di autorganizzazione, in un ottica repressiva e securitaria. Dopo lo sgombero di spazi storici in tutta Italia, come il Leoncavallo di Milano e l’Askatasuna di Torino, l’ennesima minaccia arriva dritta al quartiere Marconi di Roma, dove dal 2002, l’ex cinodromo abbandonato è tornato libero come LOA Acrobax. Lì hanno preso attività culturali, sport popolare, iniziative antifasciste, di lotta al precariato e musica indipendente. “È necessario parlare di “noi”. Un noi collettivo e cittadino che tra piazze e strade, relazioni decennali e nuove generazioni, tra quartieri distanti km e milioni di persone, costituisce una comunità vitale e un’intelligenza collettiva potentissima” scrivono compagne e compagni invitando all’assemblea cittadina che si terrà mercoledì 25 marzo, alle ore 18.30 presso Acrobax. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, l’intervento di Valerio, compagno di Acrobax. Ascolta o scarica. Di seguito il comunicato diffuso: “Ci dicono che abbiamo molto da perdere Noi rispondiamo che abbiamo ancora tanto da realizzare! E’ necessario parlare di “𝙣𝙤𝙞”. Un noi collettivo e cittadino che tra piazze e strade, relazioni decennali e nuove generazioni, tra quartieri distanti km e milioni di persone, costituisce una comunità vitale e un’intelligenza collettiva potentissima. Per questo vi invitiamo 𝙢𝙚𝙧𝙘𝙤𝙡𝙚𝙙ì 25 𝙢𝙖𝙧𝙯𝙤 𝙤𝙧𝙚 18.30 𝙖𝙙 𝘼𝙘𝙧𝙤𝙗𝙖𝙭 𝙥𝙚𝙧 𝙪𝙣’𝙖𝙨𝙨𝙚𝙢𝙗𝙡𝙚𝙖 𝙘𝙞𝙩𝙩𝙖𝙙𝙞𝙣𝙖 su sgomberi e minacce repressive ma, sopratutto, su possibilità, alternative e lotta. 🗣️ LINK GANCIO Per questo 𝙨𝙖𝙗𝙖𝙩𝙤 28 𝙢𝙖𝙧𝙯𝙤 𝙨𝙖𝙧𝙚𝙢𝙤 𝙞𝙣 𝙥𝙞𝙖𝙯𝙯𝙖 𝙘𝙤𝙣 𝙜𝙡𝙞 𝙀𝙦𝙪𝙞𝙥𝙖𝙜𝙜𝙞 𝙙𝙞 𝙩𝙚𝙧𝙧𝙖 𝙘𝙤𝙣𝙩𝙧𝙤 𝙡𝙖 𝙜𝙪𝙚𝙧𝙧𝙖 𝙙𝙚𝙞 𝙧𝙚 𝙚 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙚 𝙧𝙚𝙜𝙞𝙣𝙚! 👑 Per questo vi aspettiamo 𝙙𝙤𝙢𝙚𝙣𝙞𝙘𝙖 29 𝙢𝙖𝙧𝙯𝙤 𝙥𝙚𝙧 “𝘼𝙘𝙧𝙤𝙗𝙖𝙭 𝙘𝙞𝙩𝙩à 𝙖𝙥𝙚𝙧𝙩𝙖” – una (stra)ordinaria giornata dentro e fuori dall’ex cinodromo della Capitale. 🌞 Mentre nel mondo, sopra le nostre teste, si giocano battaglie di potere e venti di guerra spirano in tutte le latitudini, il piano del governo italiano, che evidentemente ha bisogno di nemici interni per avere carte in più da giocare nella sfida elettorale, va avanti. Come se fosse un gioco di ruolo si stabiliscono gli obiettivi di quella che è una rivincita personale, ma anche una necessità: eliminare le “sacche di resistenza”, togliere di mezzo chi si permette ancora di esprimere il proprio dissenso, chi costruisce quotidianamente una alternativa e la rende possibile. QualcunƏ in questi anni l’ha definita anomalia romana, quel complesso ecosistema di spazi sociali e case occupate, associazionismo dal basso, comitati di quartiere che come piccoli(grandi)neurotrasmettitori costruiscono connessioni, generano impulsi, attivano percorsi, costruiscono possibilità per tuttɜ, in una metropoli complessa e indebitata, laddove ci sarebbe solo cemento, degrado o abbandono. In questi primi mesi dell’anno questa anomalia romana comincia ad essere messa sotto pressione, e dopo aver puntato il faro su Spin Time ed L38 e aver sgomberato ZK, ora lo spazio LOA Acrobax viene identificato come il prossimo tassello di quella guerra alle occupazioni che ha preso il via la scorsa estate con il Leoncavallo, è continuata con Askatasuna, il presidio del Pilastro di Bologna, minaccia Officina99 a Napoli e adesso punta su Roma. Articoli di giornale con illazioni su presunte indagini giudiziarie, la lista degli immobili da sgomberare (redatta dall’allora prefetto Piantedosi ora ministro dell’interno) che ricompare su giornaletti e giornalacci; influencer prezzolati che ci dedicano i loro sproloqui; giornaliste d’assalto alla ricerca di scoop che si insinuano di nascosto; pattuglie in borghese fuori dallo spazio; pressioni relative alla gestione dell’ordine pubblico in vista delle prossime mobilitazioni nazionali e della ripartenza della Global Sumud Flotilla. In questo quadro, una realtà come Acrobax, diventa di slancio una priorità da colpire. Una realtà che ha spinto e continuerà a spingere sempre in direzione ostinata e contraria al Governo neo fascista di Fratelli d’Italia. E lo facciamo con determinazione insieme a tutto quel tessuto sociale che ha riconosciuto e combatte un indirizzo nazionale e internazionale che vuole fascistizzare la società. Da Israele all’Ungheria, dall’Italia all’Argentina, fino ad arrivare agli Stati Uniti. Perché? Perché siamo contro l’economia di guerra che ci stanno imponendo. Perché? Perché siamo consapevoli della precarietà che permea il mercato del lavoro e le nostre vite; consapevoli della pressione fiscale che aumenta, erodendo sempre di più un welfare già impoverito che non permette alle nuove generazioni neanche di immaginarlo, un futuro stabile. Perché? Perché abbiamo ben presente l’idea di città che vogliamo, contro speculazioni, studentati di lusso e consumo di suolo. Perché? Perché laddove chiudono spazi noi li apriamo, spalancando orizzonti e tracciando percorsi di liberazione. Ci vogliono precariɜ perché sanno che laddove manchi un baricentro stabile la reazione è inibita, il timore di non avere il tempo cresce e la forza di immaginare altro si affievolisce, fino a spegnersi. Ma noi acrobatɜ da anni abbiamo imparato a camminare sul filo, da anni abbiamo chiaro il nostro di obiettivo che è costruire e non distruggere: costruire una comunità larga, solidale e accessibile, fatta di relazioni, di sport popolare, di musica, di cultura, di elaborazione e riflessione politica, di condivisione. Capace di trasformare, persino migliorare e supportare la vita di chi lo attraversa. Capace di mettersi in rete con altre realtà per dare corpo e sentimenti alla possibilità, oltre l’utopia, di un mondo dove il fascismo non abbia più ragion d’essere. Conosciamo il nostro valore politico e sociale. Conosciamo quello che si articola e mobilita nei differenti territori di Roma. Siamo, insieme a tante, tantissime realtà vive e attive, spazio del possibile, antidoto all’avanzata di un capitalismo mortifero, fatto di guerre e genocidio e portato avanti incondizionatamente dagli uomini bianchi eterocis che quel potere lo incarnano nel più viscido dei modi. Siamo antidoto all’azzeramento dei diritti, antidoto alla povertà educativa e sociale la cui forbice si allarga sempre di più a discapito di quelle soggettività che occupano le fasce più basse della piramide dei diritti e dei privilegi. E in questo momento, invece di immaginare una chiusura difensiva, vogliamo rilanciare e chiamare a raccolta tutte le intelligenze, le lotte e la fantasia collettiva di questa città, non soltanto per noi ma per tuttɜ. Perché sotto attacco non ci sono solo quattro mura, bensì un’idea di città e di vita che non si può sgomberare, né qui né altrove. Perché la campagna elettorale non si giocherà sulla pelle dell’idea di città e di vita che quotidianamente rendiamo possibile. Perché vogliamo essere argine alla deriva in cui ci vogliono trascinare. Vogliamo essere un’esplosione infestante di forza, determinazione e bellezza. “Non si sgombera un’idea” dicevamo qualche anno fa. E, a distanza di più di 5 anni, lo confermiamo convintamente perché avevamo e abbiamo chiara l’indicazione degli zapatisti: Niente per noi, tutto per tutti! Pensiamo che non si possa accettare di cadere unə alla volta, sarebbe ferita troppo profonda per noi stessɜ e per la nostra città. Sappiamo invece quello che ci hanno insegnato le maree: possiamo trasformare Roma, e non solo, avanzando tuttɜ insieme.”
March 18, 2026
Radio Onda d`Urto
NON SI SGOMBERA UN’IDEA – SOLIDARIETA’ A LOA ACROBAX
“CI DICONO CHE ABBIAMO MOLTO DA PERDERE  NOI RISPONDIAMO CHE ABBIAMO ANCORA TANTO DA REALIZZARE!” Acrobax è sotto attacco! Ci racconta i dettagli Cristiana, a nome dello storico centro sociale romano. https://radio.sonarproject.net/media/podcast/2526/acrobax.mp3   C’è una cosa che la storia dei movimenti a Roma insegna da decenni: gli spazi possono essere chiusi, ma ciò che li ha generati continua a vivere nelle relazioni, nelle pratiche e nelle comunità che li hanno attraversati. Chi ha vissuto questa città lo sa bene. Anche noi di Radiosonar lo abbiamo imparato negli anni del csoa Sans Papiers, lo abbiamo difeso nelle lotte per SCuP, lo abbiamo visto rinascere ogni volta che il Cinema Palazzo ha dimostrato cosa significa restituire un luogo alla vita collettiva invece che alla speculazione. Attraversare questi ed altri spazi oggi chiusi, come il Leoncavallo, L’Askatasuna e gli altri spazi sgomberati da questo scellerato governo è una ferita che non si può rimarginare, è un destino comune che va cambiato, è una lotta collettiva che non smetteremo mai di sostenere! Ogni volta la stessa storia: provano a cancellare un’esperienza e si ritrovano davanti qualcosa di più grande. Una rete di persone, di culture, di solidarietà che non si lascia archiviare con un’ordinanza o con l’arrivo della celere e delle ruspe. È dentro questa storia che si inserisce Acrobax. Uno spazio che negli anni ha restituito all’ex cinodromo un significato completamente diverso da quello dell’abbandono. Un luogo dove si sono incontrate pratiche sociali, sport popolari, iniziative culturali, mutualismo e aggregazione giovanile. Un punto di riferimento per molte persone che in quella parte della città hanno trovato possibilità, relazioni e strumenti per immaginare altro. Quando si attaccano esperienze come Acrobax, non si colpisce soltanto un indirizzo o un edificio. Si prova a ridurre gli spazi di autonomia, di partecipazione e di produzione culturale indipendente che tengono viva questa città. Roma, però, ha una memoria lunga. Ed è proprio da questa memoria che nasce la volontà di ritrovarsi e discutere insieme di quello che sta accadendo. Mercoledì 25 marzo alle ore 18.30 ad Acrobax si terrà un’assemblea pubblica aperta alla città. Un momento di confronto sulle politiche di sgombero che negli ultimi anni hanno colpito diversi spazi sociali, ma soprattutto un’occasione per ragionare su come difendere e moltiplicare le esperienze di autogestione. Domenica 29 marzo lo spazio tornerà ad aprirsi alla città con una giornata di iniziative dentro e fuori l’ex cinodromo “Acrobax città aperta”. Un modo semplice e diretto per ribadire che questi luoghi esistono perché vengono attraversati, vissuti e costruiti collettivamente. Gli spazi sociali non sono solo edifici. Sono relazioni, pratiche, comunità. E quando queste comunità esistono davvero, diventano molto più difficili da cancellare di quanto qualcuno immagini. Come direbbe Obi-Wan Kenobi: “È un campo di energia creato da tutte le cose viventi. Ci circonda e ci penetra. Tiene unita la galassia.” Anche le idee funzionano così. > “Non si sgombera un’idea” dicevamo qualche anno fa. E, a distanza di più di 5 > anni, lo confermiamo convintamente perché avevamo e abbiamo chiara > l’indicazione degli zapatisti: Niente per noi, tutto per tutti! > > Acrobax Quando queste idee sono condivise da molte persone, non c’è sgombero che possa fermarle.   Radiosonar.net
March 15, 2026
RadioSonar.Net
JoJoFest 2025, la festa politica che trasforma la memoria in azione
L’energia e l’acuta intelligenza politica di Josef Yemane Tewelde, per tuttə semplicemente Jojo, continuano a circolare nelle strade e nei luoghi di lotta di Roma, a un anno e mezzo dalla sua prematura scomparsa. La testimonianza più concreta di questa eredità collettiva è la seconda edizione del JoJoFest, che si terrà il 12 ottobre presso il L.O.A. Acrobax in via della Vasca Navale 6. Una giornata di sport popolare, musica, socialità e riflessione politica organizzata da un’ampia rete di realtà sociali, collettivi, amicə e compagnə che con Jojo hanno condiviso percorsi di lotta e di vita. Il JoJoFest è molto più di un evento commemorativo. Dalla mattina fino alla sera, la giornata intreccerà sport, cultura e dibattiti, affrontando i temi che hanno attraversato l’impegno di Jojo: libertà di movimento, diritto alla cittadinanza e all’abitare, critica dei dispositivi di esclusione e delle eredità coloniali, fino alla solidarietà internazionale con la Palestina. L’obiettivo non è solo ricordare, ma tenere aperto un orizzonte di possibilità, quello che Jojo ha tracciato con la sua presenza costante e potente, con il suo modo di fare politica fatto di ascolto, cura e relazioni profonde. Jojo si sarebbe certamente compiaciuto delle enormi mobilitazioni di queste settimane contro il genocidio in Palestina. Lui, che sapeva tenere la barra dritta anche nei periodi di bassa, senza lasciarsi travolgere dallo sconfittismo e dall’inerzia, avrebbe visto in questa nuova marea il segno dell’immensa potenzialità dei movimenti sociali. Le manifestazioni di oggi, con la loro composizione aperta, plurale, attraversata da differenze senza pretesa di sintesi, raccontano esattamente il mondo che Jojo amava e contribuiva a costruire. Una ragione in più per partecipare in tantissimə allo JojoFest. Intorno al suo nome si è creata una costellazione eterogenea di persone, organizzazioni e comunità che interrogano il presente in profondità, con vivacità intellettuale e passione. Ne abbiamo parlato con Giovanna Cavallo, attivista, amica e compagna di lungo corso di Jojo, tra le organizzatrici della giornata, che ci ha raccontato il senso politico e umano di questa giornata, e la forza che continua a muoversi attorno al suo nome. Josef Yemane Tewelde – Jojo – è stato compagno e amico per più generazioni di militanti. Qual è oggi il significato politico del suo ricordo? In che modo le sue lotte parlano alla Roma del 2025? Il ricordo di Jojo oggi è un atto politico. Non si tratta solo di memoria affettiva, ma di una memoria attiva, capace di trasformarsi in azione e di continuare a nutrire pratiche di libertà e giustizia. Josef rappresenta un punto di riferimento per le giovani generazioni militanti, student, attivist e persone che a Roma e non solo hanno lottato per una città più giusta, aperta, accogliente. Le sue battaglie, dal diritto alla cittadinanza alla libertà di movimento, dalla lotta contro i CPR al diritto all’abitare, parlano con forza alla Roma del 2025, una città attraversata da contraddizioni sociali sempre più profonde, ma anche da energie nuove, da reti di solidarietà e resistenza che si organizzano ogni giorno. Jojo ci ha insegnato a guardare oltre i confini, materiali e simbolici, e a costruire dal basso alternative concrete all’esclusione e al razzismo istituzionale Avete scelto il registro della festa, pur dentro un dolore ancora vivo. Perché questa scelta? Che valore politico hanno musica, sport e socialità in una giornata come questa? Il festival è una scelta politica. È la forma più potente per dire che la vita, la gioia, la relazione sono parte integrante della lotta. Il JoJoFest non vuole essere solo un momento commemorativo, ma uno spazio vitale dove sport popolare, musica, cultura e convivialità si intrecciano alla riflessione politica. È il modo più autentico per ricordare Jojo, che sapeva unire rigore e allegria, impegno e leggerezza, rabbia e sorriso. Lo sport e la musica diventano linguaggi universali che abbattono barriere e costruiscono comunità: non sono “contorno”, ma strumenti di liberazione collettiva, pratiche quotidiane di resistenza. In questo senso, il JoJoFest è anche un laboratorio politico che parte dal corpo, dall’incontro, dalla gioia condivisa come forme di costruzione di libertà. Com’è organizzata la giornata del 12 ottobre? Il JoJoFest inizierà alle 13 con il pranzo condiviso organizzato insieme a O.S.A.I. – l’Osteria degli Scuppiati Anticapitalista Itinerante – e alla comunità eritrea di Roma, un incontro di sapori e storie. Contemporaneamente prenderà il via il secondo Trofeo di Basket Popolare 3vs3 “Josef Yemane Tewelde”, accompagnato dal dj set di Radio Torre Sound System, The Rebel Dj, Lion’s Way e El Gadzé. Alle 15 sarà proiettato il documentario “Nessun confine, solo orizzonti” di Tezeta Abraham.A seguire, alle 15.30, la tavola rotonda pubblica su cittadinanza, libertà di movimento e legge sicurezza, con interventi e contributi da realtà sociali, collettivi e associazioni che continuano le lotte di Jojo. Dalle 19, la giornata proseguirà con concerti live del Cori uniti e Note resistenti – coordinamento Nora Tigges, Mata, BandaJorona, Cecilia Baliva Trio e i Chix, e per tutta la giornata saranno presenti mostre fotografiche e infoshop a cura della rete Stop CPR Roma. Quali temi saranno al centro dell’iniziativa? Con quali criteri li avete individuati? Come saranno sviluppati? I temi al centro della giornata nascono direttamente dal percorso e dalle lotte che Jojo ha portato avanti, e che oggi continuano a parlarci con forza. Al cuore c’è la libertà di movimento, messa costantemente in discussione da un sistema securitario che moltiplica confini e dispositivi di esclusione, come i CPR. Accanto a questo, il diritto alla cittadinanza e all’abitare, due fronti intrecciati che raccontano bene come la negazione dei diritti formali si traduca ogni giorno in precarietà, marginalità, discriminazione. Un altro filo che attraversa il festival è la necessità di decostruire i retaggi coloniali che continuano a modellare le nostre società e a produrre disuguaglianza e violenza, visibili tanto nelle politiche migratorie quanto nelle forme di razzializzazione diffuse. In questo quadro si colloca anche la questione palestinese, che più di ogni altra mette in luce la violenza strutturale di un sistema che fonda il proprio equilibrio sull’ingiustizia e sull’oppressione. Questi temi non sono scelti per caso: rappresentano la continuità tra la storia personale e politica di Jojo e le lotte collettive che attraversano oggi Roma e il mondo. Durante la giornata del JoJoFest, e in particolare nella tavola rotonda, verranno affrontati in modo corale e partecipato, attraverso interventi, discussioni pubbliche, materiali visivi e testimonianze. L’obiettivo è condividere analisi, costruire strumenti comuni di lotta e aprire spazi di immaginazione politica, capaci di dare nuova forza e voce a chi ogni giorno resiste e si organizza per una città più giusta e libera. Il “metodo Jojo” era costruire ponti oltre recinti e identità. Che tipo di insegnamento collettivo possiamo trarre, all’interno delle attuali forme della militanza, dalla postura con le quali Jojo attraversava, da protagonista, i collettivi e le lotte? Jojo aveva una capacità rara: quella di costruire connessioni autentiche, di unire realtà diverse senza appiattirne le differenze. Il suo “metodo” era fatto di ascolto, empatia, radicalità e cura. Nelle forme di militanza contemporanee, spesso segnate da frammentazione e stanchezza, il suo esempio ci richiama all’urgenza di ricostruire legami umani e politici, di riconoscere che la forza collettiva nasce dalle relazioni, dalla solidarietà e dal rispetto reciproco. Il suo modo di stare nelle lotte ci insegna che non basta “parlare di diritti”: bisogna praticarli ogni giorno, in ogni spazio, facendo della politica un gesto di comunità. Come proseguirà questo percorso? Ci sono ulteriori iniziative in cantiere? Il JoJoFest non è un evento isolato ma un processo politico permanente. Durante questa seconda edizione lanceremo un fondo di sostegno popolare, che da un lato servirà ad aiutare la madre di Josef, e dall’altro a garantire continuità alle future edizioni del festival e alle iniziative politiche che ne nasceranno. L’obiettivo è dare stabilità e respiro lungo a un percorso che vuole attraversare la città tutto l’anno, con momenti di formazione, mobilitazioni, spazi di incontro e pratiche mutualistiche. In questo senso, il JoJoFest è solo un punto di partenza: un laboratorio collettivo per immaginare una Roma libera da razzismo, sfruttamento e disuguaglianze – una città viva, pubblica e aperta a tuttə. L’immagine di copertina è di Vittorio Giannittelli SOSTIENI, DIFENDI, DIFFONDI DINAMOPRESS Per sostenere Dinamopress si può donare sul nostro conto bancario, Dinamo Aps Banca Etica IT60Y0501803200000016790388 tutti i fondi verranno utilizzati per sostenere direttamente il progetto: pagare il sito, supportare i e le redattrici, comprare il materiale di cui abbiamo bisogno L'articolo JoJoFest 2025, la festa politica che trasforma la memoria in azione proviene da DINAMOpress.
October 10, 2025
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