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Elementari Oberdan (Pisa): la Polizia regala zainetti e cappellini. Il no di alcuni genitori
L’invito da parte della Polizia di Stato alla partecipazione in occasione del 174° anniversario della sua fondazione è stato accolto anche dalle scuole elementari Oberdan di Pisa. L’evento si è tenuto il 10 aprile presso la stazione Leopolda e al termine della cerimonia ai bambini e alle bambine sono stati distribuiti diversi gadget quali zainetti e cappellini. Non a tutti però, grazie all’intervento di alcuni genitori e genitrici. È davvero difficile capire quale possa essere il risvolto didattico-pedagogico di iniziative del genere e infatti abbiamo notizia che diversi genitori e genitrici non hanno firmato l’autorizzazione all’uscita prevista chiedendo che i propri figli e le proprie figlie potessero rimanere a scuola (sarebbe interessante sapere quali attività didattiche alternative sono state organizzate per i bambini e le bambine che non hanno partecipato alla cerimonia). Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università invitiamo i genitori e le genitrici di Pisa a visitare il nostro sito e a collaborare con lo snodo locale della nostra organizzazione (per contatti, scrivere a osservatorionomili@gmail.com) affinché simili pratiche estremamente positive di consapevole rifiuto della militarizzazione dei luoghi della formazione possano diffondersi il più ampiamente possibile non solo nelle scuole ma in tutta la società civile. Alleghiamo a tale proposito una richiesta di esonero da attività che prevedano la collaborazione con le forze armate o di polizia che genitori e genitrici possono presentare sia al momento di iscrivere i propri figli e le proprie figlie a scuola sia in qualsiasi altro periodo dell’anno scolastico (vedi qui). Coordiniamoci. Collaboriamo. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, Pisa Modulo genitori per esoneroDownload -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
AssOrienta e Carriere in Divisa al liceo Buonarroti di Pisa
I genitori del liceo scientifico Buonarroti di Pisa ci segnalano un incontro che si terrà online il 16 aprile con AssOrienta e interesserà studenti, genitori e docenti. Le scuole fungono ormai da trampolino di lancio per le carriere militari o rappresentano l’ambito privilegiato della cultura militarista, la palestra nella quale addestrare le giovani generazioni alla normalità della guerra. AssOrienta, ente iscritto nell’Elenco del Ministero dello Sviluppo Economico delle Associazioni Professionali che rilasciano attestati, è particolarmente attivo (clicca qui). Proprio sulla home page del suo sito web la prima notizia in cui il visitatore si imbatte sono le carriere militari che nelle attività formative e di orientamento beneficiano della massima attenzione. Leggiamo testualmente: “Tutti i giovani si trovano davanti a uno dei bivi più importanti della loro vita: da una parte il mondo del lavoro, dall’altra il mondo universitario, utile per continuare a formarsi e a specializzarsi ed ottenere un titolo di studio superiore.In pochi però sanno che è possibile ottenere una laurea e al tempo stesso percepire uno stipendio. Come? Frequentando le Scuole Sottufficiali o le Accademie Militari. Nello specifico, chi accede alle Scuole Sottufficiali ha a disposizione un percorso di studio della durata di tre anni per conseguire la laurea triennale e il grado di Maresciallo; invece chi è iscritto alle Accademie Militari ottiene una formazione di cinque anni e quindi la laurea magistrale e il grado di Tenente. Uno dei compiti dei nostri orientatori è proprio quello di fare Orientamento alle Carriere in Divisa. In questo modo i ragazzi che stanno per ultimare il percorso di scuola superiore avranno chiare le innumerevoli possibilità di studio e di carriera all’interno delle Forze Armate e delle Forze di Polizia”. Proviamo a riflettere su quanto scritto alla luce anche delle reiterate prese di posizione, degli studi e degli approfondimenti presenti sul sito dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università e nei libri pubblicati che auspichiamo possano essere presentati e discussi sui territori: AssOrienta è ben consapevole delle crescenti difficoltà in cui si imbattono le famiglie italiane, difficoltà economiche diffuse e tali da pregiudicare l’accesso alle facoltà universitarie. Per quanto meno attrattivo sia il titolo di studio dopo anni di depotenziamento della scuola pubblica e di mortificazione dello studio stesso, in una società nella quale l’ascensore sociale è fermo da anni impedendo alle classi sociali meno abbienti di aspirare a condizioni di vita migliori derivanti anche dalla frequentazione di scuole e facoltà universitarie, il messaggio lanciato è ben comprensibile. Si invitano le famiglie a prendere in seria considerazione la carriera militare per consentire ai figli la frequenza di facoltà che non potrebbero permettersi in altro modo, specie se l’ateneo si trova lontano da casa, se i costi di un stanza o di un posto letto rappresentano uno ostacolo insormontabile per le deboli finanze di famiglia. Indossare una divisa è la condizione per accedere a un diritto, quello allo studio, che dovrebbe essere universale e sancito dalla nostra stessa Costituzione, precluso invece dai mancati investimenti nell’Istruzione. La carriera militare diventa appetibile perché consente, ad esempio, a un giovane sportivo di avere i supporti necessari preclusi invece a un atleta estraneo alle società sportive legate alle Forze Armate. Ad esempio un atleta legato alle Forze Armate potrà beneficiare di un regolare stipendio e di contributi previdenziali oltre a strutture ove allenarsi. Al contrario un giovane agonista dovrebbe scegliere tra lavoro e sport o beneficiare dell’aiuto economico della famiglia o di sponsorizzazioni. La carriera militare, infine, può essere intrapresa con o senza diploma, con o senza laurea breve e\o magistrale. Sono bandite delle borse di studio Onore al merito per prepararsi ai concorsi delle Forze Armate e di Polizia. Non siamo davanti a un semplice orientamento professionale ma ad un indirizzamento studiato verso la carriera militare e la presenza degli orientatori nelle scuole di ogni ordine e grado è pari a quella di altri enti formatori. Il 16 aprile è garantito il rilascio del certificato FSL (Formazione Scuola-Lavoro) per gli studenti che parteciperanno. Anche con queste modalità si spiana la strada alla cultura di guerra e alla crescente militarizzazione delle scuole di ogni ordine e grado. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Pisa depredata: un’inchiesta collettiva contro il sacco della città e la rendita finanziaria
Pisa Depredata è un’inchiesta che nasce come processo collettivo di conoscenza e di azione politica proiettata verso il 2028 ed oltre, in quanto riteniamo che oggi più che mai sia in gioco il futuro della nostra città e purtroppo non … Leggi tutto L'articolo Pisa depredata: un’inchiesta collettiva contro il sacco della città e la rendita finanziaria sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
Proteggere Pisa
STUDIARE UN TERRITORIO COINVOLGENDO CHI LO ABITA È GIÀ UN MODO PER CAMBIARLO IN PROFONDITÀ. “PISA DEPREDATA” NON È UN’INCHIESTA GIORNALISTICA NÉ UNA RELAZIONE ACCADEMICA, MA UN PERCORSO COLLETTIVO DI CONOSCENZA E AZIONE PROMOSSO PER SALVARE LA CITTÀ DAL SACCHEGGIO DEL PATRIMONIO PUBBLICO, DAL CONSUMO DI SUOLO E DALL’OSSESSIONE DEL TURISMO. MA ANCHE PER FAR EMERGERE MOLTE ALTRE IDEE E PRATICHE DI CITTÀ -------------------------------------------------------------------------------- “Pisa Depredata” è un’inchiesta che nasce come processo collettivo di conoscenza e di azione politica proiettata verso il 2028 e oltre: oggi più che mai è in gioco il futuro della nostra città e purtroppo non solo di Pisa. Obiettivi, strumenti e metodo L’inchiesta è parte di un processo che mira a collegare analisi e intervento, conoscenza e conflitto; una ricerca realizzata sulla base di un metodo e di strumenti di impianto scientifico, che si affianca a iniziative pubbliche, momenti di partecipazione e riflessione, in una lettura politica-programmatica in cui la direzione è sempre quella di provare a invertire la tendenza con la costruzione di un’altra idea di città. Ecco perché “Pisa Depredata”: siamo attualmente di fronte a una città soffocata dagli interessi privati, in cui gli spazi di fruizione pubblica vengono sempre più cannibalizzati dalla speculazione, monetizzati in favore di pochi, e in cui le procedure della macchina amministrativa vengono piegate e semplificate per realizzare grandi operazioni speculative. Una città in cui è in atto un vero e proprio saccheggio del patrimonio pubblico, in cui i diritti, come quello alla casa e allo studio, diventano nei fatti preda di appetiti privati; eppure, una città che non è ancora perduta. Dal punto di vista degli strumenti, il lavoro si sviluppa attraverso una combinazione di fonti e pratiche: analisi di documentazione pubblica (atti amministrativi, piani urbanistici, bilanci, delibere), ricostruzione delle operazioni immobiliari e dei soggetti coinvolti, osservazione diretta delle trasformazioni urbane e confronto collettivo con la città. Al contempo segue un modello orizzontale di partecipazione dal basso, grazie a informazioni raccolte tramite questionari sottoposti alla cittadinanza, a segnalazioni e proposte emerse dal dialogo con i quartieri, a momenti di riflessione collettiva con iniziative pubbliche. A questi elementi si è affiancata una rielaborazione teorica, necessaria per collocare i fenomeni osservati dentro processi più ampi — in particolare quelli legati alla finanziarizzazione dell’abitare e alla trasformazione del ruolo dello Stato e del mercato immobiliare. La finalità non è di produrre una mappatura esaustiva, ma di individuare nodi significativi, casi esemplari e linee di tendenza capaci di restituire una lettura complessiva della città. Contestualmente è stato realizzato un sito, concepito come uno strumento “vivo” in costante aggiornamento, che possa rappresentare uno strumento di produzione di conoscenza e un punto di riferimento per approfondimenti teorici e programmi concreti, attraverso l’uso di mappe interattive e contenuti grafici in grado di permettere una lettura accessibile ed efficace dei contenuti L’oggetto della inchiesta Non è una ricerca neutrale ma un’analisi di impianto scientifico che punta a collegare la conoscenza al conflitto, fornendo strumenti per smontare le narrazioni dominanti della giunta Conti. I dati e le proiezioni future smentiscono ad esempio categoricamente il cavallo di battaglia della giunta Conti sbandierato anche in questi giorni in vista della approvazione del Piano Operativo Comunale: il ritorno ai 100.000 abitanti. La realtà descrive una città ferma a quota 90-91.000, destinata a calare ulteriormente entro il 2050. A questo si aggiunge che per chi a Pisa ci vive, o meglio, prova a viverci è ben chiaro come sia sempre più difficile l’accesso al mercato abitativo tra aumento degli affitti, a fronte di 4000 case sfitte, e nuovi 1.300 posti letto in hotel studenteschi che i grandi fondi immobiliari intendono realizzare in città, e anche come l’over tourism con il dilagare degli affitti brevi 1827) stia piano piano mangiando ogni spazio cittadino, Le politiche attuali, basate su grandi opere (dalla Darsena Europa, alla Tangenziale nord-est per arrivare alla nuova base militare nel Parco di San Rossore) e “mattone”, non attraggono residenti ma li espellono. Puntare tutto sulla gentrificazione, l’over tourism e la rendita immobiliare con mega piano di svendita del patrimonio pubblico ( solo il Comune di Pisa nel bilancio preventivo 2026 ha inserito 20 milioni di euro derivanti da alienazioni) l’arrivo dei grandi Fondi immobiliari produce un aumento del costo della vita che rende Pisa inaccessibile alle famiglie e agli studenti. Il “sacco” del quartiere di Santa Maria” con l’asse che va dall’operazione dell’ex-Santa Chiara, passando per la ex-Caserma Artale fino all’ex-Apes in Via Fermi è solo un caso eclatante, ma paradigmatico di un’inchiesta che analizzerà casi scandalosi di svendita e privatizzazione in tutta la città a partire anche da alcuni grandi recuperi avvenuti con il Pnrr, a partire dal Parco della Cittadella. Le prossime settimane con la discussione del Piano Operativo saranno un primo passaggio concreto e cruciale della nostra inchiesta contro il modello predatorio che la destra sta realizzando, fatto di consumo di suolo, la realizzazione di centinaia di posti auto cementificando le aree verdi, la prosecuzione di opere scelerate iniziare dal centro-sinistra come la Cittadella Aeroportuale e la mega area residenziale e ricettiva adiacente al Porto di Marina di Pisa “Da Pisa depredata” ad un’altra città possibile Abbiamo la ferma convinzione che esista una alternativa che si può costruire solo grazie ad una conoscenza e consapevolezza sempre più diffusa di questi processi. Per questo vogliamo portare questa inchiesta dentro la città, nelle assemblee, nei quartieri, ma anche in dibattiti e confronti che facciano crescere la nostra consapevolezza sul mondo e la città in cui viviamo. “Pisa Depredata“ è anche strumento a disposizione della cittadinanza, dei sindacati, dei movimenti e delle associazioni sia per una diffusione della informazione ma soprattutto per la mobilitazione diffusa a partire dai quartieri. È necessario un radicale cambio di paradigma: la città deve tornare a essere un bene comune amministrato per chi la abita, non una merce per gli affaristi. [Diritti in Comune (una città in comune, rifondazione comunista)] -------------------------------------------------------------------------------- La prima traccia di lavoro dell’inchiesta: Pisa Depredeta avvio inchiestaDownload -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Proteggere Pisa proviene da Comune-info.
April 15, 2026
Comune-info
Pisa, “Mese della prevenzione sugli abusi” diventa “Mese dei figli dei militari”: proteste dell’Osservatorio
Il mese di aprile è stato designato come “Mese della Prevenzione degli Abusi sui Minori” negli Stati Uniti nel 1983[1], allo scopo di portare particolare attenzione sul tema dei maltrattamenti delle persone piccole e sulla necessità che le comunità lavorino insieme per il sostegno alle famiglie e la prevenzione di ogni forma di violenza[2]. All’interno delle forze armate, nelle basi USA e nelle scuole per la prole delle/dei militari, qui comprese la base militare di Camp Darby e la scuola elementare e media DoWEA (Department of War Education Activity) di Livorno questa ricorrenza diventa il “Mese dei figli di militari”. Un’occasione per far conoscere ai genitori i metodi della pedagogia amorevole, così lontani dall’addestramento militare? Per uscire dalle basi, conoscere i luoghi e creare occasioni d’incontro per la prole dei militari con le persone piccole del posto? Macché, niente di tutto questo. Leggiamo sul sito del DoWEA che “il Mese dei figli di militari” è un «momento per applaudire le famiglie dei militari, i loro figli e le loro figlie per i sacrifici quotidiani e le sfide che superano» e che «nel corso del mese, la DoWEA incoraggerà le scuole a organizzare eventi speciali per onorare i bambini militari e far sì che amministratori e presidi integrino i temi di questo mese nei loro doveri e responsabilità quotidiani. Questi sforzi ed eventi speciali sottolineeranno l’importanza di fornire ai bambini servizi e sostegno di qualità per aiutarli ad avere successo nello stile di vita militare mobile».[3] Il comma 1 dell’articolo 29 della Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza del 1989 recita così: «Gli Stati parti convengono che l’educazione del fanciullo deve avere come finalità: a) favorire lo sviluppo della personalità del fanciullo nonché lo sviluppo delle sue facoltà e delle sue attitudini mentali e fisiche, in tutta la loro potenzialità; b) sviluppare nel fanciullo il rispetto dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali e dei principi consacrati nella Carta delle Nazioni Unite; c) sviluppare nel fanciullo il rispetto dei suoi genitori, della sua identità, della sua lingua e dei suoi valori culturali, nonché il rispetto dei valori nazionali del paese nel quale vive, del paese di cui può essere originario e delle civiltà diverse dalla sua; d) preparare il fanciullo ad assumere le responsabilità della vita in una società libera, in uno spirito di comprensione, di pace, di tolleranza, di uguaglianza tra i sessi e di amicizia tra tutti i popoli e gruppi etnici, nazionali e religiosi e delle persone di origine autoctona; e) sviluppare nel fanciullo il rispetto dell’ambiente naturale».[4] La retorica di esaltazione dei “valori” militari che il “Mese dei figli di militari” mette in evidenza ci appare in contraddizione coi principi sopra citati. A queste persone piccole la carriera militare e la guerra vengono presentate non solo come necessarie, ma addirittura virtuose; devono convivere con l’idea che i propri genitori rischino la vita (e uccidano altre persone, magari piccole come loro, un aspetto che non viene sottolineato sul sito del DoWEA). Allora si organizzano feste e iniziative varie (aspettiamo il programma dettagliato per Camp Darby) per convincerle che sono esse stesse “Little troopers” (Piccoli soldati: è il nome di un’associazione che sostiene le famiglie delle/dei militari), protagoniste in quanto nate da soldatesse e soldati di grandi imprese patriottiche. Una manipolazione bell’e buona. Come si concilia tutto questo con l’educazione al rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali sanciti dalle Nazioni Unite e delle civiltà diverse dalla propria? O con uno “spirito di comprensione, di pace, di tolleranza, di uguaglianza tra i sessi e di amicizia tra tutti i popoli e gruppi etnici, nazionali e religiosi e delle persone di origine autoctona”, per non parlare del rispetto dell’ambiente? Quando, storicamente e attualmente, l’esercito USA muove guerre di aggressione verso Paesi terzi e di controllo imperialistico, non certo di difesa del proprio territorio; guerre che sono sempre, anche, crimini ambientali di portata enorme. Poi, siccome a pensar male si fa peccato, ma spesso ci s’indovina, ci chiediamo anche quanta pressione e condizionamenti ricevano figlie e figli delle soldatesse e soldati USA, a indirizzare le loro stesse vite verso la carriera militare e quanto lo sforzo formativo e l’impegno economico del DoWEA per «stimolare ogni studente a massimizzare il proprio potenziale e a eccellere a livello accademico, sociale, emotivo e fisico per prepararsi alla vita, all’università e alla carriera»[5] sia indirizzato a tale scopo, violando così anche il principio sancito dal paragrafo a) del succitato comma della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza e il diritto all’autodeterminazione. Il “Mese dei figli di militari” ci sembra quindi in palese e ingannevole contraddizione col “Mese della Prevenzione degli Abusi sui Minori”. La violenza sulle persone piccole in tutte le sue forme – fisica, sessuale, psicologica, emotiva, istituzionale, ecc. – nasce dalla pedagogia nera, ovvero il sistema “educativo” basato sul controllo da parte delle figure di riferimento adulte delle azioni, delle parole, del tempo, delle scelte delle persone piccole attraverso punizioni, umiliazioni, percosse, ricatti, giudizi, minacce, sensi di colpa, tecniche manipolatorie (il gaslighting, la menzogna “a fin di bene”, ma anche premi e lodi), fino agli insulti, le percosse, lo stupro, l’infanticidio. Il sistema “educativo” che insegna l’obbedienza cieca e la sottomissione a chi è più forte o comunque in una posizione di potere. Ora, quale stile educativo è meglio allineato alla pedagogia nera di quello militare che anzi ne è la massima espressione? Riusciamo a immaginare un ambito meno violento, meno rispettoso delle specificità e libertà individuali e dei diritti umani? Giustamente ci scandalizza il pensiero dei cosiddetti “bambini soldato”, le persone piccole che in alcuni Paesi sono costrette a imbracciare e usare le armi. Noi troviamo altrettanto disdicevoli la retorica militarista del “Mese dei figli di militari” e diciture come “Piccoli soldati” (“Little troopers”). A meno che, anche in questo caso, non si vogliano usare due pesi e due misure e giudicare le iniziative a seconda del Paese di provenienza, se più o meno ricco e potente. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, Pisa -------------------------------------------------------------------------------- [1] Child Welfare Information Gateway Archived 2010-08-28 at the Wayback Machine, History of National Child Abuse Prevention Month. 3 April 2009. [2] https://www.childwelfare.gov/preventionmonth/about-national-child-abuse-prevention-month/ [3] https://www.dodea.edu/month-military-child [4] Convenzione sui diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, ONU 1989. [5] https://www.dodea.edu/month-military-child
Pisa, 10 aprile: Appello alla mobilitazione per il 77° anniversario della NATO
VENERDÌ, 10 APRILE, ORE 16:00 PISA, PIAZZA XX SETTEMBRE Nei giorni scorsi si sono riunite realtà organizzate e singoli attivisti per discutere insieme sul 77° anniversario della fondazione della NATO, che precede di poco l’Ottantesimo della Repubblica Italiana. Due storie, quella della Repubblica e quella della NATO, che in Italia, non solo si intersecano, ma si intrecciano e si fondono. È necessaria al riguardo una riflessione critica collettiva diffusa, che purtroppo, bisogna ammetterlo, non c’è, o è nascosta, frazionata, interna alle coscienze, senza essere capace di arrivare alla ribalta della discussione politica, indirizzata anzi in una sola direzione: far accettare a tutti gli italiani la guerra come qualcosa di naturale ed inevitabile. Purtroppo, si può solo constatare il fatto che, davanti all’ennesima guerra di USA e Israele, la mobilitazione non è stata capace si fermare l’ennesima carneficina, di cui in Italia e in altre parti del mondo si percepiscono solo le ripercussioni economiche che vanno ad abbattersi negativamente, ancora una volta, sui redditi della gente comune, della classe lavoratrice, dei pensionati e delle famiglie, con le loro conseguenze sul potere di acquisto di salari e pensioni e sulla qualità delle esistenze. È evidente come la frenetica corsa al riarmo e il rafforzamento dell’economia di guerra che si sta cercando di compiere sotto gli occhi e il naso di tutti, sostenuta dalla malsana idea che l’economia del Paese possa beneficiare dalla sostituzione della manifattura tradizionale con quella della produzione di armenti mentre le forze politiche che la sostengono cercano, nemmeno più di tanto, di dissimulare il processo in atto. I benefici della sostituzione di un’economia di pace con una di guerra sono una bugia colossale ed un errore, oltre che un fatto incostituzionale. Dati alla mano, si può sostenere che un tale processo conduce di fatto alla perdita di milioni di posti di lavoro in Europa, non ad un loro aumento, con un ritorno economico esclusivo per una ristretta élite: i produttori degli armamenti stessi. Ma purtroppo, come sempre più spesso avviene nella società dello spettacolo, una bugia ripetuta 100 volte può diventare la verità assoluta, per chi non dispone di strumenti di analisi critica. Tali politiche di riarmo vengono ormai costantemente accompagnate da discorsi mainstream che dipingono il nostro paese e la UE come zone sotto costante minacce di un nemico esterno, per giustificarne l’implementazione, quando in realtà sono queste stesse politiche a metterci in pericolo. Nell’immaginario collettivo si sta cercando di costruire l’idea secondo la quale la guerra sia qualcosa di inevitabile, con militari che fanno propaganda nelle scuole di ogni ordine e grado. In questo quadro distopico, la stessa NATO può apparire come uno strumento di pace, agli occhi di Trump una specie di ferrovecchio. Tutto questo avviene mentre i nostri territori sono già, ogni giorno, attraversati da carichi di armi. Le Università rappresentano già il banco di prova per le tecnologie duali, ricerche che camuffate da studi a fini civili hanno, in realtà, l’obiettivo di produrre morte. Ormai già da anni questi temi attraversano innumerevoli atenei e facoltà. Ma è davvero inevitabile tale deriva? Sì, se non si va creando una coscienza pubblica critica capace di mettere in discussione la cultura della guerra e l’ennesimo pacchetto sicurezza che colpisce chi manifesta liberamente un pensiero critico. I promotori di questo documento e della mobilitazione ad essa connessa sono convinti che opporsi a certe tendenze non sia solo importante e necessario, ma che non ci sia altro da fare! Per questo si proposto di mettere in campo, in occasione dell’anniversario della NATO, un’iniziativa che porti avanti una narrazione controcorrente e critica al riguardo. La proposta concreta è quella di organizzare una piazza a Pisa, dove ciascuno possa portare un pezzo di esperienza contro la guerra, delle testimonianze di vario genere, anche di esperti studiosi della materia, un momento di informazione pubblica e di formazione dal basso, anche con un semplice microfono aperto alle realtà contro il riarmo, il militarismo e il pacchetto sicurezza; aperta a tutti coloro che provano a dimostrare a cosa serve e a chi conviene veramente la guerra, quando poi a combatterla e a subirne le conseguenze negative sono sempre i soliti noti: i Popoli, tutti noi. Questa iniziativa potrebbe segnare l’inizio di un percorso più ampio che potrà condurre più forti e preparati alla “commemorazione” dell’Ottantesimo anniversario, prevista il 2 Giugno 2026, della Festa della Repubblica Italiana che auspichiamo si trasformi in un’ulteriore occasione di riflessione sul coinvolgimento del nostro paese nella Guerra e non di una festa auto commemorativa di una repubblica, solo a parole, fondata sulla pace e contro la guerra. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. 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Pisa: i fascisti nel palazzo del potere locale, gli antifascisti allontanati dalla piazza
Come in altri recenti casi, i fascisti a Pisa cercano di rialzare la testa su tematiche a loro care: razzismo, xenofobia, militarismo dichiarato, securitarismo come risposta al malessere sociale a causa di una crisi devastante del capitalismo, gestita dal Governo Meloni, in stretta continuità con i precedenti esecutivi di centro […] L'articolo Pisa: i fascisti nel palazzo del potere locale, gli antifascisti allontanati dalla piazza su Contropiano.
April 1, 2026
Contropiano
Leonardo: le (loro) armi sui (nostri) treni
Un volantino del «Coordinamento 12 ottobre» sull’accordo RFI- Leonardo e sulla lotta dei ferrovieri per la sicurezza di tutte/i e contro militarizzazione e trasporto di armi. A seguire il link a un articolo sugli ultimi movimenti di “Leon’armo”. Conoscere quanto accade in ferrovia, sui binari e nelle stazioni che utilizziamo ogni giorno per andare al lavoro, a scuola, all’università. Più