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Volterra: “Disarmare le coscienze”, evento contro il riarmo e la normalizzazione della guerra
VENERDÌ, 18 SETTEMBRE 2026, ORE 17:30 SPAZIO ARCI, PIAZZALE XXV APRILE, BORGO SAN GIUSTO, VOLTERRA Volterra organizza “Disarmare le coscienze”, un incontro pubblico aperto a tutta la cittadinanza per parlare di riarmo, militarizzazione della società e di come la guerra stia diventando pericolosamente “normale“: nel linguaggio, nei media, nelle scuole, nelle scelte politiche. Sarà presente l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, una rete di docenti, associazioni pacifiste e sindacalismo scolastico di base che monitora l’infiltrazione della cultura militare nelle scuole e promuove una cultura di pace e pensiero critico. Si affronterà anche il tema del riarmo in Europa e dell’aumento delle spese militari a scapito dello stato sociale e dell’istruzione. Seguirà un dialogo aperto con le associazioni e tutta la cittadinanza: spazio a domande, osservazioni e proposte per costruire insieme azioni e iniziative future. Le associazioni che aderiscono: ANPI Castelnuovo-Pomarance, ANPI Volterra, Circolo Arci Casa del Popolo Borgo San Giusto, Circolo Arci Garofano Rosso, Collettivo Antifascista Volterra, CUB Pisa e Volterra, Emergency Volterra, Libreria aVeglia, Ass. Mondo Migliore, Pace e Disarmo Volterra, SSB Pisa, Sanitari per Gaza, Spazio Libertario Pietro Gori, Tavolo per la Pace Val di Cecina e Ultima Frontiera. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
#Pisa | 18–20 settembre FESTIVAL MEDITERRANEO 2026 Tre giorni di incontri, musica, workshop e confronto su #Mediterraneo, #migrazioni, #guerra, #pace, militarizzazione, colonialismo e lotte dal Mediterraneo ai Balcani.
September 14, 2026
Antonio Mazzeo
Pisa, 12 settembre: Sottrarsi alla guerra: antimilitarismo e obiezione di coscienza in Italia e in Europa
SABATO, 12 SETTEMBRE 2026, ORE 18 BIBLIOTECA FRANCO SERANTINI, VIA G. CARDUCCI N. 13, LOCALITÀ LA FONTINA, GHEZZANO (PISA) Nell’ambito dell’iniziativa che si svolgerà a Pisa per Liberazione in festa, organizzata dalla Biblioteca Franco Serantini, segnaliamo un dibattito dal titolo Sottrarsi alla guerra: antimilitarismo e obiezione di coscienza in Italia e in Europa. «Alla vigilia del vertice Nato di Ankara del luglio 2026, la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen e il segretario generale della Nato Mark Rutte hanno pubblicato un documento congiunto per annunciare un definitivo cambio di paradigma: l’Europa deve smettere di pensare alla guerra come un evento lontano, da cui la possano difendere alleati potenti, l’Europa deve armarsi e difendersi direttamente. Questo significa convertire i propri sistemi industriali alla guerra, ma anche obbligare i ragazzi e le ragazze di tutti i paesi membri a fare la guerra in prima persona. L’obiezione di coscienza alla leva obbligatoria ha una storia molto importante nel nostro paese, ma anche un presente di enorme importanza per il futuro del continente europeo, ai fini di contrastare un destino bellico che sembra già deciso». Ne parliamo con Marco Labbate (storico) Serena Tusini (attivista) Testimonianze di mobilitazioni contro l’arruolamento: le esperienze della Germania e del Movimento No Base di Pisa introduce Andrea Traina (BFS-Issoreco) Marco Labbate è dottore di ricerca in Storia dei partiti e dei movimenti politici all’Università di Urbino e vicedirettore dell’Istituto di storia contemporanea di Pesaro-Urbino, autore del libro Un’altra patria. L’obiezione di coscienza nell’Italia repubblicana (Pacini 2020). Serena Tusini è dottoressa di ricerca in Italianistica, insegna lettere nelle scuole superiori, è attiva nell’Osservatorio contro la Militarizzazione delle Scuole e delle Università, nato tre anni fa, in cui si occupa in particolare dei sistemi di leva a livello europeo. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Il bluff degli Student Hotel a Pisa: il Sindaco Conti inaugura la speculazione abitativa e festeggia la distruzione del Diritto allo Studio
L’inaugurazione del nuovo studentato privato in via Alessandro Della Spina è l’occasione per il Sindaco Michele Conti di rilanciare la narrazione secondo cui l’iniziativa privata “alza l’asticella della qualità” e “calmiera il mercato”. Si tratta di un teorema economico totalmente … Leggi tutto L'articolo Il bluff degli Student Hotel a Pisa: il Sindaco Conti inaugura la speculazione abitativa e festeggia la distruzione del Diritto allo Studio sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
Il genocidio di un popolo e l’ipocrisia degli abbracci di riappacificazione
A Cascine vecchie (San Rossore) abbiamo assistito per l’ennesima volta ad una scenetta di “riappacificazione” tra soggetti che rappresentano mondi e letture separate  dal quotidiano scorrere del tempo, qui ed ora, operando una continua scissione tra la grande Storia che ci riguarda e che ha sterminato allo stesso modo sei […] L'articolo Il genocidio di un popolo e l’ipocrisia degli abbracci di riappacificazione su Contropiano.
September 6, 2026
Contropiano
Pisa: creato un intestino artificiale per ridurre la sperimentazione sugli animali
Un intestino creato in laboratorio, tecnicamente un bioreattore di pochi centimetri, con una membrana che si contrae e si rilassa e cellule umane che si dispongono da sole in rilievi tridimensionali. È il risultato del lavoro dell'Università di Pisa coordinato da Giovanni Vozzi, del Dipartimento di Ingegneria dell'Informazione e del centro di ricerca "E. Piaggio", in collaborazione con Yu Shrike Zhang del Brigham and Women's Hospital e della Harvard Medical School di Boston. La novità, pubblicata sulla rivista scientifica Results in Engineering non sta nella miniaturizzazione, ma nel movimento... Questo è un articolo di approfondimento riservato ai nostri abbonati. Scegli l'abbonamento che preferisci (al costo di un caffè la settimana) e prosegui con la lettura dell'articolo. Se sei già abbonato effettua l'accesso qui sotto o utilizza il pulsante "accedi" in alto a destra. ABBONATI / SOSTIENI L'Indipendente non ha alcuna pubblicità né riceve alcun contributo pubblico. E nemmeno alcun contatto con partiti politici. Esiste solo grazie ai suoi abbonati. Solo così possiamo garantire ai nostri lettori un'informazione veramente libera, imparziale ma soprattutto senza padroni. Grazie se vorrai aiutarci in questo progetto ambizioso. Username Password Ricordami     Password dimenticata The post Pisa: creato un intestino artificiale per ridurre la sperimentazione sugli animali appeared first on L'INDIPENDENTE.
September 4, 2026
L'INDIPENDENTE
InvestiRE SGR è un problema in comune
A PISA CONOSCONO BENE INVESTIRE SGR, PROPRIETARIO DELL’IMMOBILE ABBANDONATO E RECUPERATO DA SPIN TIME, A ROMA, OGGI SGOMBERATO. SANNO BENE CHE, COME TUTTI I FONDI IMMOBILIARI SPECULATIVI, IMPOVERISCE I QUARTIERI. INVESTIRE SGR, IN REALTÀ, È NOTO ANCHE A MILANO, FIRENZE, TORINO, TREVISO. QUALCHE RIFLESSIONE SULLE ANALOGIE TRA IL CASO DI SPIN TIME E L’ESPERIENZA DI DISTRETTO 42 A PISA E SUL MODELLO PREDATORIO DEI FONDI DI INVESTIMENTO PUBBLICI -------------------------------------------------------------------------------- Foto SPIN TIME LABS -------------------------------------------------------------------------------- Anche a Pisa seguiamo con profonda preoccupazione e indignazione la vicenda dello Spin Time Labs di Roma, un’esperienza sociale ed abitativa straordinaria dove centinaia di persone e famiglie hanno trovato casa, cultura e comunità, oggi messe a rischio dall’inerzia delle amministrazioni e dalla fame della finanza immobiliare. Il comunicato con cui InvestiRE SGR ha tentato di giustificare la propria condotta per conto del Fondo Immobili Pubblici (FIP) rivela la natura predatoria di un soggetto che a Pisa conosciamo da tempo. L’inchiesta Pisa Depredata ha già documentato come i meccanismi di svalutazione del patrimonio collettivo vengano usati per fabbricare asset speculativi. Nel 2014 il “Municipio dei Beni Comuni” liberò dall’abbandono l’ex Distretto Militare di Leva in via Giordano Bruno, dando vita all’esperienza del Distretto 42. Quell’edificio venne celermente sgomberato per essere alienato e, nel 2017, insieme alla Caserma Artale, un compendio dal valore stimato tra i 22 e i 40 milioni di euro è passato dal Demanio al fondo gestito da Cassa Depositi e Prestiti e operato da InvestiRE SGR per la cifra stracciata di soli 8,4 milioni di euro. Oggi, su quelle ceneri, la SGR sta completando l’operazione di social housing “Borgo San Martino”. Cos’è una SGR: la tutela del risparmio non è la garanzia del profitto Per smontare la narrazione di InvestiRE SGR occorre comprendere come funzionano questi intermediari. Nate ufficialmente nel 1998 con il Testo Unico della Finanza (la “Legge Draghi”), le Società di Gestione del Risparmio hanno il compito di gestire patrimoni collettivi attraverso una rigida segregazione patrimoniale. La legge prevede che il denaro versato nei fondi costituisca un patrimonio autonomo e separato sia da quello della SGR stessa, sia da quello della banca depositaria. In questo modo, se la SGR o la banca dovessero fallire, i creditori non possono toccare i soldi degli investitori. Nel caso del Fondo Immobili Pubblici (FIP), le quote di capitale sono state acquistate da investitori istituzionali e dalle Casse di previdenza dei liberi professionisti: i contributi dei Medici e Odontoiatri (ENPAM), dei Giornalisti (INPGI), degli Psicologi (ENPAP) e dei Geometri (CIPAG) sono stati canalizzati nel mattone pubblico. La SGR si scherma dietro il dovere di tutelare i pensionati per rifiutare qualsiasi trattativa sociale. Tuttavia, la tutela del risparmiatore garantita dalla legge riguarda la separazione dei beni dal fallimento dell’intermediario, non la garanzia del profitto. I regolamenti finanziari stabiliscono espressamente che chi investe in un fondo immobiliare chiuso si assume il pieno rischio di mercato. Proteggere i contributi previdenziali non significa obbligare lo Stato o le città a garantire rendimenti speculativi o ad evitare minusvalenze a veicoli finanziari in scadenza. Profitti di rischio e “De Core”: l’incompatibilità dei tempi finanziari InvestiRE SGR — controllata dalla finanza privata vaticano-romana della famiglia Nattino (Banca Finnat Euramerica) insieme alla famiglia Benetton, Casse professionali e Fondazioni bancarie — gestisce un portafoglio di 7 miliardi di euro distribuito su 60 fondi suddivisi nelle macro-categorie Abitare, Infrastrutture Sociali, Uffici e Commerciale, e Ospitalità. Questi strumenti si muovono lungo una scala rigida di profili di rischio finanziario: dal Core (basso rischio e rendimenti stabili) al Core Plus, fino al Value-Add (rischio medio-alto che richiede interventi di riqualificazione) e all’Opportunistic (massimo rischio speculativo). Le categorie di rischio non sono meri codici contabili, ma determinano l’agire politico dei fondi e impattano direttamente sulla vita delle persone. Il FIP è nato come fondo Core perché la sua redditività era garantita in partenza dal settore pubblico: per l’immobile di Spin Time in via Santa Croce in Gerusalemme, prima di svuotarlo nel 2010, lo Stato ha versato al fondo oltre 48 milioni di euro in canoni di locazione, ripagando più di due volte il valore originario del bene. Al contrario, fondi come il Fondo Housing Toscano (FHT) operano con logiche Value-Add, muovendosi spesso dopo gli sgomberi per valorizzare l’immobile sul mercato dell’edilizia convenzionata. Mentre la finanza incasella l’immobile romano nel profilo Core, per 13 anni è stata la comunità di Spin Time a metterci il “cuore” (de core, per dirla alla romana). Attraverso una cura quotidiana e il welfare dal basso, gli abitanti hanno garantito la manutenzione ordinaria ed evitato che un colosso di 20.000 metri quadrati marcisse nell’abbandono, preservando lo stesso valore patrimoniale di cui oggi la SGR pretende di monetizzare la vendita. In questo ingranaggio, Cassa Depositi e Prestiti (CDP) gioca un ruolo ambiguo: fornisce la liquidità e assorbe i rischi utilizzando i libretti di risparmio postale dei cittadini, permettendo a InvestiRE SGR di operare a capitale proprio di rischio praticamente azzerato e di incassare commissioni di gestione garantite. I tempi dell’investimento immobiliare — scansioni pluridecennali e scadenze rigide come la liquidazione del FIP fissata per il 2027 — sono strutturalmente incompatibili con le urgenze quotidiane dell’emergenza abitativa e con i bisogni primari delle persone. Il caso di Pisa e la Costituzione L’esperienza pisana di via Giordano Bruno dimostra il cortocircuito di questo modello. Con l’esperienza del Distretto 42, la cittadinanza aveva restituito all’ex caserma una funzione sociale immediata e gratuita. Sgomberato quel presidio, lo spazio è stato incanalato nel Fondo Housing Toscano per realizzare il complesso “Borgo San Martino”: un’operazione finanziata per oltre il 60% con risorse pubbliche e dal risparmio postale di CDP, su cui la SGR della famiglia Nattino estrae rendita e commissioni private. L’Articolo 42 della Costituzione parla chiaro: «… La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti». La tutela della proprietà e dei fondi d’investimento è subordinata al rispetto della funzione sociale. Non esiste alcun principio costituzionale che tuteli il margine di profitto degli investitori finanziari rispetto al diritto alla casa. Di fronte alla scadenza del 2027, la risposta deve essere netta: le istituzioni non devono cedere ad alcun ricatto e gli investitori del fondo devono farsi carico della minusvalenza di mercato. Fermare l’estrazione di profitto sui beni comuni Quanto accade a Roma e a Pisa dimostra come InvestiRE SGR e il modello economico finanziario che rappresenta sia una minaccia sistemica per la gestione pubblica e sociale dei territori. Questo modello si ripete in modo omogeneo in molte altre città italiane. Firenze: dal 2018 la SGR gestisce la trasformazione dell’ex Manifattura Tabacchi, affiancando un’esigua quota di social housing a complessi residenziali di lusso e spazi commerciali. Per un’analisi dettagliata sulle alienazioni nel capoluogo toscano si veda il reportage su Firenze Alienata. Milano: Dal 2015 attiva nei progetti di rigenerazione di Cascina Merlata e dell’area ex Trotto per la realizzazione di grandi interventi in edilizia convenzionata (“Social & Student Housing”). Torino: Dal 2019 impegnata nella riconversione ad uso residenziale temporaneo e universitario delle palazzine dell’ex Villaggio Olimpico MOI, precedentemente interessate da un’occupazione abitativa. Treviso: Dal 2023 opera tramite il Fondo Veneto Casa nell’intervento residenziale di via Pisa. L’intera architettura proprietaria della SGR e le sue ramificazioni sono state ricostruite nell’inchiesta dell’Associazione Caminantes pubblicata su Global Project. In vista della Manifestazione e dell’Assemblea Nazionale il 19 e 20 settembre “Il tempo di Spin Time è ora”, rivolgiamo un invito rivolto a tutti i collettivi, ai sindacati di base e ai movimenti per il diritto all’abitare è quello di mappare capillarmente le operazioni di InvestiRE SGR nelle proprie città. È tempo di fermare l’estrazione di profitto sui beni comuni: la priorità collettiva deve essere il benessere delle persone e la tutela della funzione sociale della proprietà, non la capitalizzazione speculativa dei risparmi. È tempo che chi governa i territori smetta di cedere ai ricatti della finanza, e trovi il coraggio di amministrare custodendo e preservando il bene comune. -------------------------------------------------------------------------------- [Gruppo di Lavoro “Pisa Depredata”] -------------------------------------------------------------------------------- LEGGI ANCHE: > Il tempo nuovo di Spin time -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo InvestiRE SGR è un problema in comune proviene da Comune-info.
August 28, 2026
Comune-info
Pisa: i cittadini bloccano i cantieri contro il consumo di suolo
«Il verde pubblico non è in vendita» e «Sindaco ferma il cantiere, vieni a parlare con il quartiere» sono due degli striscioni con cui i residenti hanno protestato contro il cantiere di via Maccatella, a Pisa, che prevede un campo da basket polifunzionale e un parcheggio su un’area verde a ridosso del viale delle Piagge, definito dai residenti «il più importante polmone verde della città». Lunedì il movimento Insieme per le Piagge e il Comitato Difesa Alberi Pisa hanno presidiato il cantiere, che nel frattempo è stato fermato, per opporsi al consumo di suolo previsto dal progetto. Alla manifestazione hanno partecipato anche diversi consiglieri di opposizione. «Prendiamo atto del fatto, senza attribuirgli al momento ulteriori significati», hanno scritto gli organizzatori a proposito del cantiere rimasto chiuso, precisando comunque di voler «continuare a monitorare l’evoluzione della situazione». Le richieste, ribadite in un comunicato congiunto, sono le stesse da settimane: cancellazione formale del parcheggio, un nuovo confronto pubblico sul progetto del campo, tutela dell’area verde e risposte chiare sulle scelte urbanistiche previste dal Piano Operativo Comunale. E soprattutto un incontro pubblico – non mediato da comunicati stampa – con il sindaco Michele Conti di Fratelli d’Italia e gli assessori Frida Scarpa, Virginia Mancini e Massimo Dringoli, da tenersi alla biblioteca comunale. «Vogliamo che il confronto si concentri sui fatti, sugli atti amministrativi, sui progetti, sui costi e sulle alternative», scrivono i comitati, precisando di non voler «alimentare una contrapposizione politica» né fare «una battaglia contro lo sport». Al centro della contestazione resta la domanda sulla reale utilità dell’opera. Il progetto, finanziato con una sponsorizzazione da 350mila euro dell’Associazione Nazionale Costruttori Edili nell’ambito del programma ministeriale “Sport Illumina”, porterebbe alle Piagge un campo di 30 metri per 15: secondo l’assessora Scarpa, appena il 5% dell’area verde complessiva, mentre i comitati sottolineano l’inutilità dell’opera, a fronte di impianti già esistenti e sottoutilizzati in città, da Largo Petrarca al palazzetto dello sport. La mobilitazione è partita a fine luglio, quando sono cominciati i lavori: oltre 1.400 firme raccolte in pochi giorni, un incontro con gli assessori giudicato «insoddisfacente», un’assemblea cittadina che il 19 agosto ha riunito circa 150 persone. «Questi spazi non solo rappresentano un prezioso rifugio per la biodiversità locale, ma hanno anche un impatto significativo sulla qualità della vita di noi residenti. Distruggere queste aree per far posto a parcheggi asfaltati o strutture sportive non necessarie equivale a danneggiare irreparabilmente l’equilibrio ambientale di Pisanova», si legge nella petizione online. Nel mezzo, anche momenti di tensione, con commenti social giudicati eccessivi dai quali lo stesso Comitato Difesa Alberi Pisa ha preso pubblicamente le distanze, rifiutando «qualsiasi forma di violenza verbale e fisica» e rivendicando un metodo fatto di «confronto democratico». Un episodio, in particolare, ha animato le ore successive al presidio: gli striscioni appesi alla recinzione del cantiere, sono spariti. Insieme per le Piagge ne ha pubblicato le foto del prima e del dopo, parlando di censura, e ha risposto rimettendoli al loro posto il giorno successivo. Il Comune, dal canto suo, respinge la ricostruzione dei comitati: nessun albero verrà tagliato, assicura Scarpa, e il cantiere porterà anzi cento nuove alberature, un “bosco dei nuovi nati” da piantare tra ottobre e novembre. Il Comitato Difesa Alberi cita però un accesso agli atti, con l’unica autorizzazione ufficiale della Soprintendenza, che indicherebbe il contrario: il taglio, scrivono, «è previsto». Resta un dato che nessun comunicato può cambiare: un albero giovane impiega dai 15 ai 30 anni per avvicinarsi alle funzioni di uno adulto per ombra, raffrescamento e filtro dell’aria, perché la mitigazione del calore dipende dall’estensione della chioma. The post Pisa: i cittadini bloccano i cantieri contro il consumo di suolo appeared first on L'INDIPENDENTE.
August 26, 2026
L'INDIPENDENTE
PISA: BOEING MILITARE DEL KUWAIT TRANSITATO DALL’AEROPORTO GALILEI, MOVIMENTATO MATERIALE BELLICO
Nella notte di lunedì 24 agosto velivoli militari provenienti dal Kuwait sono transitati dall’aeroporto Galilei di Pisa, come denunciato da attivisti e attiviste del Movimento No Base e altre realtà pisane. Le immagini raccolte sul posto documentano la movimentazione di un sistema di artiglieria, apparentemente contraerea, posizionato a ridosso della rampa aperta del velivolo. L’aereo è “un Boeing C-17A Globemaster III, identificabile dal numero di matricola e dalla bandiera kuwaitiana impresse sulla coda”, fa sapere Diritti in Comune – Pisa. Diritti in Comune ricostruisce anche gli spostamenti recenti del velivolo attraverso le informazioni disponibili sulle piattaforme pubbliche di tracciamento aereo, indicando passaggi tra Kuwait, Italia, Stati Uniti e Regno Unito. “La successione di queste tratte conferma l’inserimento del velivolo in un’intensa rete di collegamenti militari internazionali“, sostiene il gruppo. È però soprattutto quanto sarebbe avvenuto sulla pista di Pisa a sollevare gli interrogativi. Non viene infatti stabilito se il materiale sia stato caricato o scaricato dal C-17. Da qui la richiesta di chiarimenti alle istituzioni. “Perché armamenti e velivoli militari stranieri vengono movimentati sulle piste pisane senza che la cittadinanza riceva alcuna informazione?”, domanda Diritti in Comune. Il Movimento No Base di Pisa, attivo contro l’industria delle armi sul territorio, denuncia: “il coinvolgimento bellico italiano passa da qui”. Nell’audio l’appello pubblico del Movimento No Base. Ascolta o scarica.
August 25, 2026
Radio Onda d`Urto
Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud di Pisa sulle morti sospette di persone bisognose di cura e ascolto
PUBBLICHIAMO UN IMPORTANTE ARTICOLO DEL COLLETTIVO ANTIPSICHIATRICO ANTONIN ARTAUD DI PISA RELATIVAMENTE ALLE CIRCOSTANZE CHE HANNO CAUSATO LA MORTE DI FAKIR, TITOLARE DI UNA DITTA DI TRASPORTI E FACCHINAGGIO, A BOLOGNA NEL LUGLIO SCORSO. NE CONDIVIDIAMO L’IMPIANTO E L’ANALISI CHE PORTA INEVITABILMENTE IL DISCORSO SULLA PROGRESSIVA MILITARIZZAZIONE DI OGNI ARTICOLAZIONE DELLA SOCIETÀ ITALIANA IN UN’OTTICA REPRESSIVA SEMPRE PIÙ PRONUNCIATA. LA LETTURA DI OGNI FENOMENO SOCIALE, COMPRESE QUELLE SITUAZIONI IN CUI SI ESPRIMONO PARTICOLARI SOFFERENZE E BISOGNI, IN CHIAVE ESCLUSIVAMENTE SECURITARIA DIMOSTRA LA COMPLETA INCAPACITÀ E LA PATENTE INADEGUATEZZA DI APPARATI ISTITUZIONALI EVIDENTEMENTE CONVINTI CHE L’UNICA RISPOSTA POSSIBILE SIANO MANETTE E MANGANELLI. COME IL COLLETTIVO, SIAMO ANCHE NOI CONVINT3 CHE «UN VERO CAMBIAMENTO NON PUÒ PASSARE CHE DALLA CONSAPEVOLEZZA DIFFUSA DELLA NECESSITÀ DI UN RITORNO ALLA DISPONIBILITÀ ALLA CURA, QUELLA VERA, FATTA DI ASCOLTO, CAPACITÀ DI RELAZIONE, VICINANZA». NO, DECISAMENTE QUESTA NON PUÒ ESSERE LA NUOVA NORMALITÀ. COMUNICATO STAMPA È passato un mese da quando il 19 luglio scorso a Bologna è stato ucciso Abderrahim Fakir, 42 anni, schiacciato a terra e soffocato dalla polizia durante un fermo. Fakir viveva in Italia da quando aveva sette anni ed era titolare di una ditta di trasporti e facchinaggio. Negli ultimi mesi alla sua avvocata aveva manifestato timori legati all’entrata in vigore del nuovo Patto europeo sulla migrazione. Aveva paura di essere espulso dall’Italia nonostante avesse i documenti in regola. La sua terribile storia è sparita dai giornali. Non se ne parla già più. Sembra che non rimanga altro da fare che aspettare i risultati dell’autopsia. Anche se non ne abbiamo bisogno per sapere come è morto. Da quando il 3 marzo 2014 Riccardo Magherini è morto schiacciato a terra a Firenze, contenuto e soffocato dai carabinieri, non abbiamo fatto un passo avanti. Siamo rimasti sempre e ancora lì. Riccardo chiedeva aiuto. Come Fakir. Sembra ormai una pratica ordinaria, normale, accettabile quella di rispondere all’inquietudine, allo smarrimento, all’evidente sofferenza, all’intimo turbamento in maniera repressiva e violenta, anche con lo schiacciamento a terra, il ginocchio sulla schiena, le manette, la contenzione, il soffocamento. Le cronache sono piene di storie simili a quella di Fakir o di Riccardo Magherini. Chi vuole, (noi come Collettivo ci siamo cimentati in questa impresa) si prenda la briga di cercarle, studiarle, divulgarle… Tantissime sono le persone decedute in seguito all’esecuzione di un fermo di polizia con annesso Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO), all’azione congiunta di divise e camici bianchi, di gazzelle della polizia e ambulanze del 118 o della Croce Rossa. Riccardo e Fakir sono morti come tanti altri. Luigi Marinelli, schiacciato da un ginocchio sulla schiena durante l’intervento della polizia nella sua abitazione a Roma il 5 settembre 2011. Giacomo Zotti, morto a Urago d’Oglio in provincia di Brescia durante un TSO, a causa di due iniezioni di sedativo mentre era bloccato dai carabinieri il 26 ottobre 2011. Vincenzo Sapia, soffocato a terra da un carabiniere a Mirto Crosio in provincia di Cosenza il 24 maggio 2014. Andrea Soldi, immobilizzato con una presa al collo, ammanettato e soffocato durante un TSO (non voleva recarsi al CSM a farsi somministrare la dose di psicofarmaci) da tre vigili urbani e uno psichiatra il 5 agosto 2015 a Torino. Arafet Arfaoui, morto a Empoli il 17 gennaio 2019 dopo un’iniezione di sedativo mentre era ammanettato e schiacciato a terra dai carabinieri, con i piedi legati da un cordino di plastica. Igor Squeo, morto a 33 anni in circostanze ancora non chiarite la notte tra l’11 e il 12 giugno 2022 a Milano in seguito a un intervento di polizia e sanitari nel suo appartamento, ammanettato, schiacciato a terra in posizione prona e potentemente sedato. M.M, soffocata a 39 anni all’interno di una chiesa di Vigevano dopo essere stata ammanettata, contenuta e bloccata a pancia in giù da due vigili urbani il 3 novembre 2023. E chissà quante altri. Tante, troppi hanno perso la vita nel corso di un intervento delle forze dell’ordine durante l’esecuzione di un Trattamento Sanitario Obbligatorio. Il TSO a tutt’oggi continua a essere l’unica pratica considerata “medica” che impone una “cura” indesiderata e involontaria attraverso l’intervento della forza pubblica. A migliaia ne vengono praticati ogni anno in Italia, decine ogni giorno. E troppo spesso finiscono così, con la morte “accidentale” di chi li subisce. Come società e come individui facciamo fatica a empatizzare con chi esprime una sofferenza latente, evitiamo di considerare il dolore interiore e nascosto. Siamo capaci di percepire solamente la minaccia. L’unica risposta a chi si trova in un momento di difficoltà, chiede aiuto ed esige cura, ascolto, vicinanza e accoglienza sono le forze dell’ordine e dosi massicce di neurolettici e sedativi. L’incontro ravvicinato con una persona in forte crisi ha come conseguenza quasi meccanica l’appello a chi ha il monopolio della forza. Farsi carico, prendersi personalmente cura di una persona che esprime difficoltà sembra appartenere a spazi, tempi e dimensioni lontane. Nel nostro tempo, nel nostro spazio, nella nostra dimensione ciò non è più possibile. Si salta a piè pari qualsiasi rapporto umano. Chi urla per strada è potenzialmente pericoloso per sé e per gli altri, e al cittadino che non vuole guai non rimane che una soluzione, chiamare le forze dell’ordine o l’ambulanza per il ricovero coatto in psichiatria. Spesso quando le divise operano insieme ai camici bianchi, le parole si trasformano in armi, le relazioni sono surrogate da bombardamenti di psicofarmaci, contenzione e segregazione in reparti psichiatrici. Fakir è morto perché bravi cittadine alla finestra desiderosi di tranquillità, cellulare alla mano in modalità ripresa video, lo hanno consegnato a uomini in divisa. I quali, ben lungi dal preservare l’incolumità delle persone, hanno messo in atto il loro compito primario: controllare, contenere e reprimere. Le persone sofferenti sono spesso circondate da uno stigma: una modalità collettiva, costruita nei secoli, di osservare la realtà che ci circonda e di rapportarsi alle persone, che trasforma la vulnerabilità in vergogna o pericolo. Dei matti si ride o se ne sta alla larga. Lo stigma psichiatrico va anche oltre: previene e annulla qualsiasi responsabilità personale anche se si mettono in atto trattamenti violenti e contenitivi prolungati. Alle persone considerate matte, pazze, deliranti difficilmente si crede, anche quando denunciano un danno o un abuso. Così agisce lo stigma. Ci si sente più liberi di agire impuniti. Chi è in crisi non è credibile e non è attendibile come testimone. Fakir è stato colpito anche da questo stigma. Dopo la sua morte è stata orchestrata dai media e dal dibattito politico di infimo livello a cui siamo abituati una campagna stampa tesa a screditarlo come persona. Si è detto che forse aveva delle patologie pregresse, che assumeva stupefacenti. È stata perquisita la sua abitazione ed è comparsa la sua cartella clinica di un ricovero risalente a un mese prima della morte, quando era andato al pronto soccorso dell’ospedale Maggiore di Bologna per un taglio al polso, durante il quale aveva chiesto un aiuto psicologico. Il fine era chiaro: dimostrare che lui stesso fosse la causa del suo omicidio. La famiglia di Fakir chiede verità e giustizia. La procura di Bologna ha già mostrato da che parte sta lo Stato: il fascicolo sui due poliziotti e i quattro operatori del 118 intervenuti al Pilastro non è stato aperto nel registro ordinario degli indagati, ma nel cosiddetto modello 45 bis, il registro “scudo” introdotto dall’articolo 12 del decreto sicurezza, riservato ai casi in cui si presume sin da subito una causa di giustificazione per chi porta una divisa, in adempimento del dovere. Chi vi finisce iscritto non è formalmente indagato e gli accertamenti procedono su un binario separato e più rapido rispetto a quello ordinario. Per la morte di una persona disarmata, bloccata a terra e ammanettata, il punto di partenza dell’inchiesta è la presunzione che agenti di polizia e i volontari della Croce Rossa abbiano agito legittimamente. Si tratta della prima applicazione in assoluto di questa norma in Italia. Siamo con le famiglie di chi subisce abusi di questo tipo, spesso destinate a un doppio lutto, a una doppia perdita: strappate per sempre alla presenza dei propri cari, private della consolazione di una verità processuale plausibile e accettabile. Pochissimi sono i processi che giungono a una conclusione effettiva. Il che aggiunge un ulteriore inquietante elemento alla violenza che famiglie, parenti, amici della persona deceduta a causa dell’abuso sono costretti a sopportare: la privazione anche di una spiegazione, di una successione plausibile dei fatti e delle cause che hanno portato alla morte delle persone a loro più care. Quello che è successo a Fakir e a tutti gli altri è il risultato della perdita di qualsiasi contatto umano. È la conseguenza della delega di azioni, pensieri e rapporti solidali a istituzioni prive per statuto di capacità relazionale, di reale interesse verso le sensazioni altrui e nei confronti di stati d’animo non rispondenti a uno standard conforme. Un vero cambiamento non può passare che dalla consapevolezza diffusa della necessità di un ritorno alla disponibilità alla cura, quella vera, fatta di ascolto, capacità di relazione, vicinanza. Tutte caratteristiche che, inesorabilmente, stiamo, forse per sempre, perdendo in questi anni infami. Ci rifiutiamo di pensare che questa deriva rappresenti la nostra nuova normalità. Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud via San Lorenzo 38, 56100 Pisa antipsichiatriapisa@inventati.org www.artaudpisa.noblogs.org 3357002669  -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. 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