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Dal Mare Mostrum al Mare Nostrum: a Gallico si rompe il silenzio
Nell’ultimo di febbraio al CSOA ‘Angelina Cartella’ s’è chiusa la tappa finale della Carovana Migranti 2026 nel terzo anniversario della strage di Cutro. Dopo Crotone e Steccato di Cutro, la Carovana – accompagnata da familiari delle vittime e da attivisti della rotta balcanica – ha attraversato Riace, Caulonia, Roccella Jonica, Armo, per giungere infine a Reggio Calabria: “Un percorso di memoria e denuncia – scrive il quotidiano online reggino ‘Cult and Social’ -, ma anche di proposta concreta. Di seguito pubblichiamo un’estratto della cronaca di Marina Crisafi, che ha seguito l’evento: “Mare NMostrum. Rompere il silenzio sul genocidio e i migrantìcidi di Stato”[accì]    […] Gianfranco Crua di Carovana Migranti ha ripercorso oltre dieci anni di mobilitazioni lungo le rotte migratorie, dalla Sicilia alle Alpi. Se all’inizio l’attenzione era sui vivi in cammino, col tempo il lavoro si è spostato sull’assenza: gli scomparsi, i corpi senza nome, le famiglie che cercano risposte. «Non possiamo mollare, anche se i risultati si vedranno forse tra generazioni», ha affermato, rivendicando il valore di un lavoro lento di costruzione di empatia e consapevolezza. LA PROPOSTA: PROTOCOLLO INTERNAZIONALE E DIRITTO ALL’IDENTITÀ Uno degli obiettivi centrali della Carovana è la costruzione di un incontro internazionale con realtà come Caravana Abriendo Fronteras in Spagna e altre organizzazioni, per definire un protocollo condiviso sull’identificazione dei corpi e la ricerca degli scomparsi. Le richieste sono precise: creazione di una rete europea dei dati sugli scomparsi; procedure vincolanti per l’identificazione dei corpi; diritto dei familiari a partecipare a tutte le fasi, dall’identificazione alla sepoltura e al rimpatrio; visti temporanei per consentire la presenza nei processi e nelle ricerche. L’obiettivo dichiarato è vincolare le istituzioni nazionali ed europee ad attivarsi, riconoscendo come inalienabile il diritto delle famiglie a conoscere la sorte dei propri cari. LA “PIUMA” DI FRANCESCO PIOBBICHI: MEMORIA COME ATTO DI RIBELLIONE Al centro dell’incontro anche la proposta di Francesco Piobbichi, disegnatore sociale e operatore di Mediterranean Hope, che da anni lavora sul tema delle lapidi nei cimiteri di frontiera. La sua idea è un simbolo semplice e potente: una piuma di libertà cinta da filo spinato, da apporre sulle tombe senza nome. Un segno per affermare che quei morti non sono numeri, ma “martiri della libertà di movimento”, vittime di una politica delle frontiere che definisce necropolitica. Piobbichi ha raccontato l’origine di quel simbolo: il salvataggio di un giovane, Segen, leggero “come una piuma”, morto purtroppo poco dopo lo sbarco a Pozzallo. Da quella storia nasce la proposta di una memoria che non sia retorica istituzionale, ma presa in cura collettiva: mappatura del DNA delle vittime, dignità delle sepolture, rifiuto di lapidi anonime o disumanizzanti. Proposta che ha dato vita anche ad un’apposita petizione su Change.org (link per firmare). «La memoria è un atto di ribellione all’impotenza», ha sintetizzato, invitando istituzioni e società civile a prendersi cura delle tombe dei migranti nei cimiteri calabresi e siciliani. CAROVANA 2026: UN PERCORSO CHE UNISCE LE LOTTE A rappresentare la Carovana anche Alfonso De Stefano, dalla Sicilia, che ha ricordato come l’iniziativa nasca oltre dieci anni fa in Piemonte e in Val di Susa e attraversi da anni i territori di frontiera. L’anno scorso il percorso aveva toccato la costa tirrenica, quest’anno si è concentrato su Crotone, Cutro e l’area ionica, fino alla tappa finale di Gallico. «Viaggiano con noi quattro familiari delle vittime di Cutro», ha sottolineato, «e Sabina dal Montenegro. Il valore aggiunto della Carovana è coniugare la lotta al migranticidio con la resistenza al genocidio del popolo palestinese». Secondo De Stefano, non si tratta di temi distinti ma di una medesima logica di esclusione e violenza che attraversa confini diversi. Per questo, ha spiegato, il percorso guarda anche alla costruzione di nuove mobilitazioni nel Mediterraneo, coinvolgendo reti internazionali e società civile. L’obiettivo resta quello dichiarato fin dall’inizio: rompere il silenzio, trasformare la memoria in azione collettiva e rilanciare l’idea di una Calabria – e di un’Europa – aperta e solidale, capace di assumersi responsabilità concrete verso i vivi e verso i morti delle frontiere. RESTIAMO UMANI La serata si è chiusa nel segno dello slogan che accompagna l’intero percorso: “Restiamo umani”. Non solo memoria, dunque, ma proposta politica e culturale: costruire una Calabria aperta e solidale, reclamare verità e giustizia per Cutro e per tutte le stragi del Mediterraneo, pretendere procedure trasparenti per l’identificazione dei corpi, rivendicare il diritto universale alla dignità della sepoltura e alla conoscenza della sorte dei propri cari. Al Cartella ieri si è scelto di “rompere il silenzio”, con le parole dei familiari, con le storie delle rotte, con un simbolo leggero come una piuma e pesante come la memoria e la responsabilità collettiva.    Redazione Sicilia
March 3, 2026
Pressenza
Il punto di approdo di chi resta fuori
-------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Per il tredicesimo anno consecutivo, Medici per i Diritti Umani (MEDU) – come racconta nel rapporto “Gli insediamenti dell’esclusione” – è intervenuta nella Piana di Gioia Tauro, garantendo nei mesi di gennaio e febbraio 2026 supporto socio-legale e orientamento sanitario ai braccianti che vivono nel campo container di Contrada Russo e nella Tendopoli di San Ferdinando. Sono state prese in carico 40 persone regolarmente soggiornanti, provenienti da diversi Paesi dell’Africa occidentale. Il 70% vive stabilmente in Italia da oltre tre anni e si sposta stagionalmente seguendo i cicli agricoli. Trenta erano già state supportate negli anni precedenti: un dato che conferma la cronicizzazione della marginalità abitativa e lavorativa. La paga media dichiarata è di circa 50 euro al giorno. Si registra un maggiore ricorso a contratti formali, ma restano diffusi contratti brevi e giornate non registrate. Le giornate in busta paga (12–20 al mese) raramente coincidono con quelle effettivamente lavorate. La stagione agrumicola è stata inoltre più breve e meno favorevole, anche a causa della ridotta resa produttiva legata alla siccità dell’anno precedente. La Tendopoli ha ospitato quest’anno in media circa 500 persone, mentre in passato è arrivata a ospitarne fino a 1.200. Una soluzione nata come temporanea è divenuta uno spazio di marginalità permanente. Servizi igienici deteriorati, assenza di illuminazione, accumulo e combustione di rifiuti, tende usurate e mancanza di misure di sicurezza rendono le condizioni di vita gravemente inadeguate. Nella giornata di martedì ancora un campanello di allarme: un incendio ha coinvolto due tende e si è reso necessario il trasporto in ospedale di un giovane residente. Negli anni scorsi, roghi analoghi hanno già provocato vittime all’interno dell’insediamento. Non si tratta di fatalità, ma dell’esito prevedibile di condizioni strutturalmente insicure. Si registra inoltre un aumento della presenza di persone con dipendenze, di cittadini stranieri con disagio psichico e di lavoratori segnati dal fallimento del Decreto Flussi: persone entrate regolarmente in Italia ma rimaste escluse dalla procedura di assunzione e dalla regolarizzazione, precipitate in una condizione di invisibilità istituzionale. Gli insediamenti della Piana non sono soltanto spazi di precarietà abitativa: rappresentano il punto di approdo di chi resta fuori dai meccanismi formali di accesso ai diritti. MEDU torna a chiedere alle istituzioni interventi essenziali e non più rinviabili: il superamento dell’approccio emergenziale con un piano strutturale di accoglienza diffusa; la garanzia effettiva dell’accesso a residenza, codice fiscale e assistenza sanitaria; controlli efficaci lungo tutta la filiera agricola; una revisione profonda del Decreto Flussi per evitare che produca nuova esclusione. Finché la risposta resterà temporanea, la marginalità continuerà a riprodursi, lasciando centinaia di lavoratori intrappolati tra precarietà abitativa e ricattabilità lavorativa. -------------------------------------------------------------------------------- Leggi il rapporto completo “Gli insediamenti dell’esclusione” -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Il punto di approdo di chi resta fuori proviene da Comune-info.
March 1, 2026
Comune-info
24-28 febbraio: carovana per la strage di Cutro
ripreso da MeltingPot. Il calendario degli incontri. A seguire i nostri link. “Rompere il silenzio”: la nuova Carovana per una Calabria aperta e solidale Dal 24 al 28 febbraio, contro l’oblio: tre anni dalla strage di Steccato di Cutro   Dal 24 al 28 febbraio torna per il secondo anno la Carovana per una Calabria aperta e solidale, un’iniziativa politica
February 24, 2026
La Bottega del Barbieri
Reggio Calabria, 20 dicembre: La scuola sotto assedio. Militarizzazione e censura
LA SCUOLA SOTTO ASSEDIO. MILITARIZZAZIONE, CENSURA E DIRITTO ALL’INSEGNAMENTO SABATO 20 DICEMBRE, ORE 18:30 REGGIO CALABRIA, CASA DEL POPOLO “RUGGERO CONDÒ” Mentre il governo italiano continua a sostenere il genocidio in Palestina e approva una manovra economica che destina cifre enormi all’apparato bellico, scuole e università sono sottoposte a una progressiva restrizione degli spazi critici e a una crescente militarizzazione. Accordi con le Forze Armate, iniziative che incentivano l’arruolamento, linguaggi e pratiche che normalizzano la guerra – rendendola “comprensibile”, “necessaria”, persino legittima – attraversano quotidianamente i luoghi di formazione, nel tentativo di “educare alla guerra” per legittimare i crescenti investimenti in armamenti, mentre si tagliano risorse proprio a scuola, sanità e servizi essenziali. La censura e il controllo che limitano la libertà d’insegnamento sono parte integrante di questo dispositivo. Convegni che proponevano un confronto sulla militarizzazione dei luoghi di formazione vengono annullati, mentre vengono diffuse circolari ministeriali che, dietro il linguaggio apparentemente neutro dell’istituzione, sopprimono di fatto la possibilità di discutere ciò che accade oggi in Palestina. Provvedimenti come il DDL Gasparri e il DDL Del Rio rafforzano questo quadro, configurando nuovi strumenti repressivi per comprimere il dibattito e colpire i docenti che provano ad agire secondo gli obiettivi educativi della scuola e dell’università: costruire una società più giusta e discutere criticamente il presente. INTERVENGONO: Antonio Mazzeo – Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università Maria Stelitano – Docenti per Gaza Alessandra Liccardo – USB Scuola Laura Marchetti – Prof.ssa di Pedagogia interculturale, Università Mediterranea (RC) -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Insieme alle arance torna il Rosarnofilmfest
-------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Una delle sedi per gli eventi del Rosarnofilmfest Fuori dal Ghetto è un luogo conosciuto soprattutto per il progetto “Casa dignità” destinato ai lavoratori braccianti, strappati alla vergogna della tendopoli di San Ferdinando. Il progetto è stato replicato in Piemonte nel saluzzese a Revello. Si chiama Dambe So, ed è un luogo che garantisce un letto, un bagno, una cucina per chi lavora tutto il giorno. L’ostello è sostenuto da Mediterranean Hope e dalla Federazione Chiese Evangeliche. Il Rosarnofilmfestival Fuori dal Ghetto ha molti partner (14 associazioni, fra questi la redazione di Comune) ed è promosso da Rete Comunità Solidale e SoS Rosarno che proprio in queste settimane torna a raccogliere ordini di arance dai gas in tutta Italia e anche all’estero. La campagna delle arance solidali di Etika sostiene una filiera etica di produzione e acquisto, il lavoro regolare e giustamente retribuito, e il diritto all’abitare presso gli ostelli sociali Dambe So. La programmazione del Rosarnofilmfest è partita alta il 5 novembre con don Nandino Capovilla (coordinatore nazionale di Pax Chisti), parroco di Marghera, e la presentazione a Cinquefrondi del suo libro su Gaza. Nell’estate don Nandino era stato protagonista di un episodio a Tel Aviv, bloccato al suo arrivo all’aeroporto di Ben Gurion e trattenuto per sette ore lunedì 11 agosto e successivamente espulso “per motivi di sicurezza”. Don Nandino ha poi aperto la 82ª Mostra del Cinema di Venezia con un intervento sul disumano massacro in corso a Gaza. A Palmi nei giorni successivi due proiezioni di film: Berlinguer, la grande ambizione, e il docufilm Noi e la grande ambizione con la presenza di Andrea Segre. Il progetto “Valigia” presentato da Lorenzo Terranera illustratore e scenografo (suoi fondali appaiono in alcuni programmi televisivi come Di Martedì), ha permesso ai ragazzi di alcuni istituti scolastici di Palmi, Cinquefrondi, Rosarno di apprendere le tecniche della comunicazione. Venerdì 14 novembre è stata una giornata densa di appuntamenti, iniziata a Palmi al teatro Manfroce con lo spettacolo di Ture Magro “Malanova”: la storia di una ragazzina abusata per anni da persone vicine alla ‘ndrangheta, una violenza tenuta nascosta per anni. La capacità di Ture Magro ha ottenuto attenzione e un assoluto silenzio da parte di ragazzi provenienti da scuole, spesso difficili, della Piana di Gioia Tauro. Nel pomeriggio sempre in una scuola a Rosarno si è svolto il concorso corti, quest’anno con la collaborazione dell’Archivio Memorie e Migranti. La giuria, come al solito composta da studenti e da lavoratori braccianti che hanno lavorato insieme, ha deciso il vincitore. Una scelta particolare che caratterizza il festival sta nel premio, volutamente non in denaro ma in prodotti della terra. Dambè So è stato il luogo dove alla fine di una lunga giornata ha accolto musica e cena africana con il Madya Trio. Il Rosarnofilmfestival Fuori dal Ghetto proseguirà ancora con incontro con le scuole, seguito da Sciara Progetti un laboratorio attivo, usando dei visori, partecipativo condotto in classe da formatori specializzati sui temi del bullismo e violenza di genere. A fine mese un incontro con “Il Patto territoriale” un confronto promosso dalla Chiesa Evangelica Valdese Reggio Calabria. Agroecologia e abitare ecosociale come fattori di cambiamento. Sabato 6 dicembre la presentazione di alcuni libri Schiavi mai di Antonio Olivieri e Boris Pesce, Integrazione di Ibrahim Diabate e Insorge l’aurora sull’oblio della frontiera di Francesco Piobbichi. Nelle settimane successive inizierà un percorso “Terra-la musica come legame ecosociale”. Intrecci sonori l’armonia dei canti popolari calabresi con Valentino Santagati. www.rosarnofilmfesti.org sostenuto dall’8xmille Tavola Valdese. -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Insieme alle arance torna il Rosarnofilmfest proviene da Comune-info.
November 17, 2025
Comune-info
Reggio Calabria, 4 novembre in piazza per dire “no alla retorica militarista”
Martedì 4 novembre 2025, Reggio Calabria è scesa in piazza con un presidio in piazza Sant’Agostino, di fronte l’ex Caserma Mezzacapo, nel cuore della città. Nella giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate, abbiamo sentito l’esigenza di prendere parola pubblicamente per denunciare come la retorica patriottica promossa dal governo rappresenti parte di un disegno più ampio: rendere accettabile e persino “desiderabile” la guerra, normalizzando l’ideologia bellicista per legittimare l’enorme incremento delle spese militari previsto dalla manovra finanziaria 2026. Questo processo non riguarda solo l’Italia, ma l’intera Europa – con il progetto di riarmo europeo – e l’Occidente nel suo complesso, con la NATO che pretende dai paesi membri un aumento delle spese militari fino al 5% del PIL. Siamo scesi in piazza per smascherare la narrazione bellicista del governo e per riaffermare il nostro sostegno al popolo palestinese e alla sua resistenza. Mentre la cosiddetta “pace” in Palestina si rivela sempre più una menzogna funzionale a un progetto coloniale, a Gaza continuano i massacri perpetrati da Israele con il sostegno dei nostri governi. Abbiamo ribadito che il “No” al genocidio del popolo palestinese non può spegnersi, non solo perché a Gaza oggi si muore, ma perché ciò che accade in Palestina parla anche dei processi politici, economici e sociali che attraversano il nostro Paese. Mentre il genocidio continua, in Italia si approvano piani di riarmo che sottraggono risorse a scuola, sanità, lavoro e welfare – settori che in Italia, e soprattutto in Calabria, avrebbero invece bisogno di investimenti reali. Abbiamo ricordato che la mano che arma il genocidio del popolo palestinese è la stessa che finanzia la guerra per produrre profitti per pochi, mentre condanna gli altri alla precarietà, alla povertà, alla fame, alla mancanza di servizi. Il presidio del 4 novembre è stato anche un momento di protesta contro la decisione del Ministero della Cultura di cancellare il convegno “La scuola non si arruola”, promosso dall’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università. Una scelta che si inserisce in un clima sempre più intollerante verso il pensiero critico e che mira a silenziare ogni voce contraria alla deriva militarista. Intanto, nelle scuole si promuove l’arruolamento e nelle università si moltiplicano accordi con atenei israeliani e aziende che traggono profitto dalla guerra. Siamo quindi scesi in piazza per dire no alla militarizzazione degli spazi educativi e sociali, per mostrare che la cittadinanza non accetta di morire – o di vedere morire altri – per il profitto di pochi. Abbiamo manifestato al fianco della Palestina perché dire no al genocidio significa anche dire sì alla giustizia sociale, ai servizi pubblici, all’autodeterminazione dei popoli contro ogni forma di oppressione. Con i nostri corpi in piazza abbiamo espresso la volontà di continuare a mobilitarci: contro la militarizzazione della nostra società, contro il genocidio e l’apartheid in Palestina, contro l’ideologia bellicista e i progetti di riarmo, per costruire insieme una società più giusta, equa e libera. Coordinamento Pro Palestina Reggino
Rosarno Film Festival “Fuori dal Ghetto”: online il bando della 4ª edizione
È online il bando per partecipare alla quarta edizione del Rosarno Film Festival – Fuori dal Ghetto, l’iniziativa culturale che, ormai da quattro anni, intreccia cinema, lotte sociali e diritti dei lavoratori agricoli. Il festival si svolgerà tra ottobre e novembre 2025, in concomitanza con la stagione di raccolta degli agrumi nella Piana di Gioia Tauro, e vedrà ancora una volta la partecipazione diretta dei braccianti e degli studenti delle scuole superiori, che comporranno la giuria chiamata a premiare i cortometraggi in concorso. Quest’anno il tema centrale sarà lo sfruttamento del lavoro e la sicurezza sul lavoro, una delle emergenze sociali più gravi e diffuse in Italia. Il concorso intende accendere i riflettori su violazioni quotidiane legate a orari, salari, contributi, ferie e condizioni di salute, che toccano trasversalmente il mondo agricolo da nord a sud: dalla Piana di Gioia Tauro in Calabria a Saluzzo in Piemonte, da Nardò in Puglia a Latina nel Lazio, fino a Ragusa in Sicilia. Il lavoro nero, il caporalato e le pratiche di sfruttamento colpiscono infatti non solo i lavoratori stranieri ma anche molti italiani, alimentando ghettizzazione e invisibilità. La rassegna cerca perciò di raccogliere storie di vita: racconti di accoglienza negata e soprusi, ma anche esperienze di riscatto, di convivenza e lavoro regolare che mostrano come sia possibile costruire economie solidali e comunità resilienti, capaci di contrastare spopolamento ed emarginazione. Fuori dal Ghetto nasce con l’obiettivo di dare voce a chi vive condizioni di sfruttamento e marginalità, trasformando il cinema in uno strumento di denuncia, dialogo e inclusione. Nel corso delle edizioni, l’evento è cresciuto in visibilità e partecipazione, attirando associazioni, registi, attori e attivisti dall’Italia e dall’estero. Il festival è promosso da Mediterranea Hope – Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, Rete Comunità Solidali e S.O.S. Rosarno, con l’adesione di una rete sempre più ampia di realtà sociali, culturali e solidali, tra cui Sea Watch, ResQ, ZaLab, Campagne Aperte, RiMaflow, Acmos, ICS – Consorzio Italiano Solidarietà, oltre a numerose associazioni e collettivi impegnati nei territori. MODALITÀ DI PARTECIPAZIONE * Le opere dovranno avere una durata massima di 20 minuti. * Formato consigliato: Mpg4 (1920×1080), max 2 GB, preferibilmente tramite WeTransfer. * La selezione è a cura della direzione artistica, che informerà gli autori del risultato tramite telefono o email. * I lavori devono essere inviati entro il 30 settembre 2025 Scarica il bando
Rompere ghettizzazione e invisibilità
-------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il concorso della rassegna Fuori dal ghetto. Rosarno Filmfestival quest’anno avrà come tema centrale lo sfruttamento del lavoro. La sicurezza sul lavoro. Al centro dunque c’è il contrasto allo sfruttamento lavorativo che rappresenta una piaga diffusa su tutto il territorio nazionale, caratterizzato dalla violazione in materia di orario di lavoro, salari, contributi, diritti alle ferie, salute e sicurezza lavorativa. Dalla Piana di Gioia Tauro in Calabria a Saluzzo in Piemonte, a Nardò Puglia, a Latina nel Lazio, a Ragusa in Sicilia, lavoro nero, grigio e caporalato rimangono elementi strutturali sui quali intervenire. Non solo per i lavoratori stranieri ma per tutti i lavoratori e lavoratrici. L’agricoltura crea infatti posti di lavoro per i migranti ma il sistema non riesce a costruire processi di accoglienza degna in grado di interrompere i processi di ghettizzazione e invisibilità. Per questo la rassegna cerca di raccogliere soprattutto storie di vita: storie di accoglienza negata, storie di soprusi ma anche storie di riscatto nella quali la convivenza e lavoro regolare costruiscono economie in grado di rispondere a processi di spopolamento, di crescita collettiva. È importante testimoniare e documentare. Le opere potranno avere una durata massima di 20 minuti. Le opere possono essere inviate in formato con estensione Mpg4 con dimensione massima di 2 GB (si consiglia di inviare I film in formato 1920×1080 con wetransfer). La selezione delle opere è a cura e a giudizio insindacabile della direzione artistica. Al termine della pre-selezione gli autori verranno informati sul risultato telefonicamente o via email. Le opere andranno inviate all’indirizzo email fuoridalghetto2022@gmail.com entro e non oltre il 30 settembre 2025. Data la particolarità del concorso non ci saranno premi in denaro. I vincitori (primo e secondo) riceveranno un cesto di prodotti agricoli della Cooperativa Mani e Terra di Rosarno, inoltre le opere verranno proiettate in tutti gli spazi che organizzeranno eventi e aderiranno al Fuori dal Ghetto. “Il cinema non è solo una fabbrica di sogni – ha detto Ken Loach – È anche strumento di indagine sociale e di supporto alle pratiche sociali, di critica e denuncia delle tante forme di sfruttamento, strumento di raccordo conoscitivo tra culture diverse”. Spiega Ibrahim Diabate, ghanese, operatore di Mediterranean Hope: “Questo festival ci dà la possibilità di dialogare con il territorio e istituzioni. Essere considerati. Dieci anni fa non era possibile. Il nostro punto di vista non viene mai ascoltato. La giuria per il concorso sarà composta da lavoratori braccianti e studenti e cerca di sanare questa mancanza, questo collegamento con il territorio”. Fuori dal ghetto. Rosarno Filmfestival è promosso da Mediterranea Hope– Federazioni delle Chiese Evangeliche in Italia, Rete delle Comunità Solidali/Recosol, S.O.S Rosarno con l’adesione di Sea Watch, ResQ, Campagne Aperte, Impresa Sociale Sankara/Caulonia, Ass. Coopisa Cooperazione in Sanità/Reggio Calabria), Ass. Culturale Terra dei Morgeti/San Giorgio Morgeto, Ass. Santa Barbara/San Ferdinando, Equo Sud/eggio Calabria, La Coperta della Memoria Piana di Gioia Tauro, Faro Fabbrica dei Saperi Kiwi impresa sociale/Rosarno, Autogestione in movimento Fuorimercato/Milano, Acmos e Cascina Arzilla/Torino, ICS Consorzio Italiano Solidarietà/Trieste, RiMaflow/Milano, I.C S Trieste. E ancora: Comune-info, Confronti, Altreconomia, Volere la Luna, Pressenza stampa Internazionale, ZaLab laboratorio indipendente/Padova, Carovane Migranti/Torino. Bando GhettoDownload -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Rompere ghettizzazione e invisibilità proviene da Comune-info.
July 8, 2025
Comune-info