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ROMA: VERSO LO SCIOPERO DEL 30 OTTOBRE CONTINUANO LE OCCUPAZIONI DELLE SCUOLE SUPERIORI
La protesta studentesca continua ad allargarsi a Roma. Il quadro aggiornato al 27 ottobre comprende istituti di diverso ordine e indirizzo, con iniziative che si sono susseguite nell’arco di diverse settimane. Una mobilitazione continua a estendersi in vista dello sciopero generale del 30 ottobre. Tra i primi istituti romani interessati dalle occupazioni di ottobre figurano i licei Cavour e Newton. Nei giorni successivi la protesta ha raggiunto il Morgagni, il Plinio Seniore, il Gullace, il Francesco D’Assisi, il Maria Montessori e il Benedetto da Norcia. Nella mobilitazione sono stati coinvolti anche l’Istituto superiore Leopoldo Pirelli, l’Istituto Giorgio Ambrosoli e l’Istituto tecnico cine-tv Roberto Rossellini. Al liceo Paolo Toscanelli di Ostia è stata inoltre segnalata una protesta sulle condizioni degli ambienti scolastici. La nuova ondata ha raggiunto poi il liceo classico Torquato Tasso, l’Istituto magistrale Margherita di Savoia, il liceo artistico Giulio Carlo Argan e l’Istituto Piaget-Diaz, a Tor Sapienza. Tra gli istituti interessati dalle mobilitazioni viene segnalato anche il liceo artistico Ripetta. Nelle ultime ore l’elenco si è ulteriormente allungato con il Mamiani, a Prati, e l’Istituto di istruzione superiore Croce-Aleramo, nel quartiere Colli Aniene, dove gli studenti hanno occupato la sede di via Sommovigo. Occupato anche l’Istituto J. Von Neumann, a San Basilio. Le ragioni della protesta sono diverse, ma tra le principali rivendicazioni dei collettivi ci sono la richiesta di maggiori finanziamenti per l’istruzione pubblica, la denuncia delle condizioni di alcuni edifici scolastici e la contestazione delle politiche del governo in materia di riarmo e costo della vita. La critica riguarda anche il definanziamento della scuola pubblica e della sanità, oltre alle difficoltà che, secondo i promotori, impediscono alle nuove generazioni di costruire prospettive concrete di emancipazione. In altri istituti, le rivendicazioni riguardano problemi più immediati: bagni non funzionanti, infiltrazioni, spazi inagibili, carenze strutturali e servizi insufficienti. È il caso del Piaget di Tor Sapienza, dove gli studenti hanno denunciato le condizioni dei servizi igienici e l’assenza di spazi adeguati per le attività scolastiche e ricreative. Tutte le scuole annunciano la loro partecipazione allo sciopero generale di venerdì 30 ottobre. I collettivi studenteschi hanno annunciato la partecipazione alla giornata di protesta, con l’obiettivo di collegare le rivendicazioni della scuola a quelle dei lavoratori. Dall’Istituto J. Von Neumann, nel quartiere periferico e popolare di San Basilio, sentiamo Matteo Ascolta o scarica   
October 27, 2026
Radio Onda d`Urto
Le occupazioni fiorentine mostrano la distanza tra studenti e governo
Nel corso della scorsa settimana, a Firenze, sono partite le occupazioni delle scuole. Quasi tutte: Alberti-Dante, Castelnuovo, Pascoli, Peano, Gramsci, Galileo-Michelangiolo, Porta Romana, Da Vinci (liceo), Rodolico, Salvemini-Duca d’Aosta, Machiavelli-Capponi, Marco Polo, Sassetti-Peruzzi, Buontalenti. Circa una quindicina (il numero … Leggi tutto L'articolo Le occupazioni fiorentine mostrano la distanza tra studenti e governo sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
In tutta Italia ci sono oltre cento scuole e università occupate
Nelle ultime tre settimane gli studenti italiani hanno dato vita alla più estesa ondata di occupazioni scolastiche e universitarie degli ultimi anni. Da Torino a Palermo, passando per Roma, Firenze, Bologna e Napoli, licei, istituti tecnici e sedi universitarie sono stati presi in mano da chi li frequenta, per chiedere edifici sicuri, più fondi all’istruzione e meno alle armi, e per opporsi al tetto agli alunni stranieri voluto dal governo. Un fenomeno che sui grandi media trova spazio soprattutto quando un corteo degenera in scontri, mentre la sua reale dimensione resta in ombra. Un conteggio esatto non esiste. Tuttavia, sommando i casi documentati dalla stampa nelle principali città si superano già le 60 scuole, a cui vanno aggiunti gli atenei e gli istituti dei centri minori, per un totale che con ogni probabilità supera il centinaio. Il punto di partenza è stato Torino, dove il 5 ottobre sono stati occupati il liceo Regina Margherita e l’istituto Carlo Ignazio Giulio. Nel giro di dieci giorni le scuole superiori occupate in città erano diventate una ventina, con altri istituti in agitazione nella cintura, da Moncalieri a Chieri. A Roma, dopo il Cavour e il Newton, solo tra il 19 e il 20 ottobre sono stati occupati otto istituti, dal Plinio al Morgagni, dal Montessori al Rossellini, il cui collettivo denuncia aule allagate e bagni inagibili e una scuola «diventata una caserma dove arrivare con un ritardo di cinque minuti a scuola può provocare sanzionamenti, così come l’alzare la testa portando il dissenso tra le mura scolastiche». A Firenze gli istituti occupati sono arrivati a 14 tra città e area metropolitana, con studenti che promettono: «Andremo avanti finché non ci ascolterete». La mappa non si ferma alle grandi città del Centro-Nord. A Napoli, dopo il liceo Tito Lucrezio Caro, occupato anche contro il progetto di un CPR (i Centri di Permanenza per il Rimpatrio, dove vengono trattenuti i migranti in attesa di espulsione) a Castel Volturno, sono stati occupati l’Umberto, il Mercalli, il Sannazaro e il Genovesi e la protesta ha raggiunto l’università, con Palazzo Giusso dell’Orientale e due sedi della Federico II occupate contro il carovita. A Bologna dopo il liceo Laura Bassi è toccato al liceo scientifico Copernico, mentre il Rosa Luxemburg è stato occupato e il Minghetti bloccato. A Milano il corteo del 16 ottobre si è concluso con l’occupazione dell’ex obitorio di via Francesco Sforza, edificio vuoto destinato all’Università Statale, mentre a Genova le scuole occupate sono state tre. In Sicilia, a Palermo gli studenti dei licei Umberto I e Vittorio Emanuele II dormono a scuola e resteranno fino a venerdì, mentre altri cinque istituti sono in stato di agitazione. A Catania gli studenti del liceo Boggio Lera hanno avviato l’autogestione, cioè la gestione diretta delle attività didattiche, per spezzare quello che chiamano un «immobilismo storico giunto al limite». Le rivendicazioni sono omogenee da un capo all’altro del Paese. Al primo posto c’è l’edilizia scolastica, con infiltrazioni, riscaldamento guasto e piani interi dichiarati inagibili. Subito dopo la richiesta di spostare risorse dalla spesa militare alla scuola, riassunta nello slogan «più soldi per la scuola e meno per le armi» che a Firenze diventa la proposta concreta di trasferire 10 miliardi all’istruzione pubblica. Ovunque si contesta il decreto del ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara che rende vincolante il limite del 30% di alunni che non parlano bene l’italiano in ogni classe, con il trasferimento degli altri in scuole vicine. Poi il carovita, la cosiddetta «scuola-caserma», cioè regolamenti disciplinari sempre più rigidi e il nuovo voto in condotta che può costare la bocciatura, lo stop ai percorsi di formazione scuola-lavoro e l’introduzione dell’educazione sessuo-affettiva in classe. Tra gli universitari, l’Unione degli Universitari ha piantato le tende davanti a una decina di atenei chiedendo, tra l’altro, 4 miliardi per alloggi pubblici, in un Paese in cui mancano 236.000 posti letto per studenti. Le occupazioni sono la parte più visibile di una mobilitazione più ampia, che si ispira apertamente alla rivolta delle scuole francesi («facciamo come in Francia» è lo slogan più diffuso) e si inserisce in un’ondata di proteste giovanili che sta attraversando molti Paesi del mondo. Il 16 ottobre lo sciopero studentesco convocato da OSA, Cambiare Rotta, Rete degli Studenti Medi e Fridays for Future ha portato in piazza migliaia di giovani in decine di città, da Roma – dove la questura ha contato 5.000 persone e gli organizzatori 20.000 – a Bari e Cagliari, mentre OSA rivendica 400.000 partecipanti in tutta Italia. La risposta delle istituzioni si è concentrata sull’ordine pubblico e sulla repressione. A Milano, dopo gli scontri del 17 ottobre, i fermati sono stati oltre 200, quasi tutti minorenni. Gli studenti, intanto, guardano avanti: per questo sabato 24 ottobre sono previsti cortei in almeno otto città, mentre il 30 ottobre aderiranno allo sciopero generale proclamato dall’USB e il 20 novembre torneranno in piazza per lo sciopero studentesco europeo contro la guerra, lo stesso giorno in cui la CGIL ha convocato il proprio sciopero generale. The post In tutta Italia ci sono oltre cento scuole e università occupate appeared first on L'Indipendente.
October 23, 2026
L'INDIPENDENTE
SCUOLA: LA PROTESTA NON SI FERMA ANZI SI ALLARGA. DECINE QUELLE OCCUPATE A ROMA
La protesta non si ferma anzi si allarga anche nelle scuole, contro un futuro che non c’è. Si allunga così ogni giorno che passa l’elenco delle occupazioni contro carovita, mancanza di futuro, collasso della scuola pubblica e dl Valditara con tetto agli alunni di origine migrante. Istituti occupati a Napoli, Bologna, Torino, Firenze, Cosenza e Roma. Al liceo Plinio Seniore di via Montebello di Roma il Collettivo “20 novembre” ha diffuso un documento politico dell’occupazione, in cui si legge che la grande partecipazione allo sciopero dello scorso 16 ottobre “ha reso evidente la necessità di organizzare la rabbia sociale, che può sfociare solo nel conflitto, e quella di riprenderci i nostri spazi e occupare la nostra scuola, necessari per garantire una formazione anti-sistema altrimenti impossibile. Siamo contro una scuola che assomiglia sempre di più a un’azienda con ruoli dirigenziali ormai assimilati a manager autocratici e accentratori. Contro una scuola caserma, in cui la militarizzazione è sempre più intrinseca al percorso di studio”. “Occupare, manifestare, scioperare, sono le parole d’ordine per la ripartenza della nuova gioventù che di fronte al nemico non farà neanche un passo indietro. Usciti dalla scuola, continueremo a riempire le piazze, portando avanti le nostre istanze, finché non saranno soddisfatte”. A essere occupata è stata anche la succursale del liceo Newton in via dell’Olmata (la sede principale era stata occupata lo scorso 13 ottobre). L’iniziativa è stata rivendicata dal collettivo Assange. Tra le motivazioni figurano “la situazione in Palestina”, ma anche la crisi abitativa: “Le case popolari – denunciano studentesse e studenti – non sono sufficienti per soddisfare la richiesta abitativa. E il governo, invece di tutelare le famiglie che vivono in complessi come quello Spin Time, continua a sgomberare queste comunità. Lasciando padri, madri e bambini per strada in condizioni disumane”. Dalla Capitale sentiamo le voci di studentesse-i raccolte al liceo Plinio – Seniore occupato realizzate dal nostro collaboratore, Stefano Bertoldi. Ascolta o scarica  Altre interviste realizzate al Plinio-Seniore e al Newton nella trasmissione Scuola Resistente in onda sabato prossimo alle 18.
October 22, 2026
Radio Onda d`Urto
Orientale Occupata: pretendiamo il futuro, occupiamo il presente
Lunedì scorso lə studentə hanno occupato Palazzo Giusso, sede storica dell’Università L’Orientale, in continuità con le lotte giovanili in tutta Europa e in complicità con le migliaia di lavoratorə che stanno bloccando il Mezzogiorno. Le parole d’ordine che hanno scelto di portare avanti sono legate alla condizione giovanile sempre più precaria in questo paese: no al caro vita, no al caro affitti e una generale richiesta di un futuro migliore. Prontamente è arrivata la risposta della ministra Bernini che ha additato gli studenti come violenti e prevaricatori in ben due occasioni: con un post Instagram e in occasione dell’inaugurazione dello studentato “La Corte” di Parma. Come noto a chi ha seguito le ultime vicende questi nuovi studentati costruiti con i fondi del PNRR, che dovevano riparare a un problema strutturale in Italia, sono diventati terreno fertile per la speculazione da parte di grandi aziende private del settore immobiliare. Per solo 12 anni saranno adibiti a studentati e con solo una piccola parte ad un prezzo “calmierato” che, come confermato già da numerose inchieste, può superare i 500 euro per una singola. «Abbiamo scoperto che la Ministra Bernini ha detto che l’Università è di tutti e non di chi la occupa. Ma è davvero così? O è solo di chi se la può permettere? Noi non ci stiamo e non crediamo che l’Università possa essere sottoposta all’aziendalizzazione e a paradigmi eurocentrici e guerrafondai. Vediamo invece l’Università come uno spazio da rivendicare e all’interno di quello spazio costruire dei momenti di confronto e soprattutto di socialità alternativa». Così rispondono i collettivi alla Ministra in reel pubblicato su Instagram. Le prime giornate di Occupazione sono state contraddistinte da un grande lavoro per mettere in rete tante lotte apparentemente lontane ma in realtà strettamente legate tra loro. Infatti, lunedì dopo una grande assemblea in cui si è voluto spiegare al resto della comunità studentesca le ragioni dell’occupazione, lə studentə che hanno occupato hanno creato un momento di dibattito e confronto con i loro coetanei francesi e spagnoli, insieme a diversi collettivi di liceali che hanno occupato le loro scuole. Assemblea con studentə francesi e spagnolə «Sentire queste testimonianze dall’Europa in lotta, dalle scuole in occupazione è un grande motore per continuare la nostra mobilitazione in Università. Costruiamo assieme le prossime giornate di lotta in Università e riappropriamoci di questo luogo». Così una studentessa nell’intervento di chiusura dell’assemblea. Nel solco di questo ragionamento sono continuati i giorni di Occupazione. La mattinata del secondo giorno è stata segnata da un incontro tra lo Sportello Antisfratto di Napoli e altre organizzazioni attive sul tema del diritto all’abitare. Insieme a loro c’è stata anche la partecipazione di diverse persone sotto sfratto che hanno condiviso le loro esperienze e la loro rabbia nel vedere il proprio diritto all’abitare negato. Nel pomeriggio invece, si è svolta l’assemblea di I’m Queer Any Problem, collettivo queer e transfemminista, che da anni anima il pride dal basso organizzato in città. Subito dopo il cortile dell’Università ha visto ospitare l’assemblea cittadina contro il carovita. È stato un momento estremamente partecipato dove si sono uniti studentə, sindacati, collettivi e disoccupati per lanciare una campagna cittadina contro il carovita e convergere sulle date già esistenti contro la costruzione del Cpr a Castel Volturno il 24 ottobre e lo sciopero generale del 30 ottobre. «Ringraziamo tutte le realtà per essere intervenute. L’Università occupata è fucina di pratiche di confronto e di conflitto. Per noi la potenza di questo momento è di rendere finalmente l’università occupata un centro di dibattito, sperimentazione e progettazione politica. Per loro questo è il ruolo storico e sociale che l’Università dovrebbe avere e che purtroppo ha perso. È fondamentale unire le nostre lotte, intersecare i diversi processi di mobilitazione, e dunque rilanciamo le date del 24 ottobre e del 30 ottobre per costruire un ampio Movimento di opposizione sociale per riprenderci il futuro che ci stanno negando». Queste le parole di uno degli studenti presenti all’assemblea. La terza giornata di Occupazione tornerà sul tema della casa e ci saranno collegamenti con Plaza del Sol a Madrid e diversi momenti laboratoriali e di socialità per la comunità studentesca. In continuità con le loro pratiche di ascolto e confronto hanno inviato una lettera dalle mura del Palazzo Occupato a tutto il personale universitario dell’Ateneo per cercare supporto e appoggio da parte della comunità accademica nella loro lotta. Nel frattempo, hanno anche lanciato, attraverso i loro social, un appello a tutte le università italiane per unirsi alla mobilitazione. Per rimanere aggiornati sulle giornate di mobilitazione potete seguire Orientale Occupata su Substack: https://orientaleoccupata.substack.com/ Per contattare gli studenti: orientaleoccupata@proton.me Contatto Instagram: @xa.napoli La copertina è del collettivo Orientale Occupata Questo articolo è gratuito ma produrlo richiede tempo e impegno. Per mantenere la nostra informazione libera e accessibile abbiamo bisogno del tuo contributo, anche piccolo. Trasforma la tua lettura in un atto di sostegno. Clicca sul banner qui sotto e fai una donazione. Dona il tuo 5×1000 scrivi il codice fiscale 96405560580. 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October 22, 2026
DINAMOpress
[Nota di classe] Scuole occupate piazze in rivolta
Nella prima parte della trasmissione tracciamo un quadro delle proteste studentesche e di lavoratrici e lavoratori della scuola in Europa e in Italia dove ogni giorno vengono occupate scuole, in attesa dello sciopero del 30 ottobre. Nella seconda parte approfondiamo con un compagno la protesta radicale degli e delle studenti in Albania.
October 22, 2026
Radio Ondarossa
Sommosse, occupazioni e blocchi: l’Italia di Meloni è in subbuglio
Sciopero studentesco del 16 ottobre. Migliaia di studenti scendono in piazza in tutte le città italiane da Nord a Sud. Alcuni giornali hanno scritto: «non li abbiamo visti arrivare». Ma le occupazioni delle scuole erano cominciate a Torino, Bologna, Milano, Roma e Napoli già da una settimana, resistendo alla repressione folle di dirigenti scolastiche e polizia. E non solo le scuole del centro, hanno iniziato a occupare anche scuole nelle zone più periferiche. > I giornali locali e nazionali hanno iniziato fin da subito con una campagna > martellante sui danni provocati dalle occupazioni, condividendo video e reel > di scuole devastate amplificando e ampliando la realtà dei danni. Ad esempio, a Roma, è girato ovunque un video del Liceo Tulio Levi Civita dove una notte sono entrate delle persone esterne e hanno provocato dei danni nella scuola. Ma non hanno girato i video dei giorni seguenti dove gli e le studenti hanno ripulito, ridipinto e riorganizzato la scuola, e chiamato la comunità solidale di insegnanti e abitanti del quartiere a supporto della scuola. Così l’occupazione è stata difesa ed è finalmente riuscita a inchiodare il municipio sul tema degli spazi scolastici. Il 16 ottobre ci sono state tensioni a Torino, Milano, Bologna e Roma, piazze in tutta Italia, con diverse organizzazioni studentesche coinvolte, dai collettivi autorganizzati ai sindacati studenteschi come UDS, Rete degli Studenti e OSA. Nelle piazze molti erano i richiami alla Francia, alla Spagna e all’Albania in rivolta e lo slogan principale delle piazze era «soldi alla scuola e non alla guerra». “ITALIA IN PIAZZA17” Sabato mentre a Roma era convocata una grande manifestazione della Cgil dal cui palco Landini ha convo lo sciopero generale per il 20 novembre, in molte altre piazze d’Italia erano convocate piazze da “Italia in piazza17”. Una pagina instagram, gruppi telegram e un manifesto generico di rivendicazioni sul lavoro, stipendi, scuola, sanità, case e strade sicure. «Una manifestazione che non è organizzata da nessun partito politico, sindacato o organizzazione militante», «Vogliamo che la piattaforma superi le divisioni destra e sinistra» «Portate le bandiere italiane». > E così è stato in molte piazze, per la maggior parte piccole. Ma la differenza > l’hanno fatta Milano, Bologna e Torino, seppur in maniera diversa. A Milano un corteo di giovani e giovanissimi parte con bandiere italiane, bandiere palestinesi, qualche cartello contro il carovita e qualche coro “siamo tutti antifascisti”. Ma nei pressi di piazza Duomo la polizia carica il corteo, subito in maniera violenta spezza il corteo e rastrella chi trova. Ancora cariche in via Broletto e cariche in piazza Duomo dove parte una caccia alle persone in mezzo a turisti/e attoniti/e. Ed è qui che la situazione cambia. Le persone scappano, ma nuovi capannelli si riformano. La polizia carica. Ma nuove persone arrivano. Lancio di lacrimogeni. Si scappa, ma poi si ritorna. Piazza Duomo è grande e ragazzi e ragazze non vanno via. La polizia fa caroselli. Carica e prende tutte le persone che riesce. Mena e mena forte. Ma non riesce a ristabile l’ordine per ore. Fino a sera. > Dalle cronanche leggiamo di 72 giovani portati in questura, di cui 44 > minorenni, tra questi ne sono stati arrestati 16, di cui 9 minorenni. Persone > quasi tutte sconosciute alle forze dell’ordine, con nessun precedente, o > vicinanza a gruppi politici. Molti sono italiani di seconda generazione. Non è > chiaro se ci siano ragazze tra le persone fermate. Nelle stesse ore a Bologna la situazione è simile, scontri che durano per ore, portati avanti da giovani e giovanissimi, con tante persone di seconda generazione. Qui la polizia dopo aver caricato per ore in centro città, si è spostata in piazza Lucio Dalla, dove ha caricato persone inermi che stavano passando il sabato sera nei prati adiacenti alla piazza. A Torino invece la piazza “Italia in piazza” era chiaramente organizzata dalla destra, diverse persone di Futuro nazionale sono state poi riconosciute tra chi organizzava, e si è facilmente arrivati alle mani. In seguito mentre la piazza rimaneva vuota, sono stati danneggiate una libreria Feltrinelli e altri negozi del centro sempre da gruppi di giovani e giovanissimi. SOMMOSSE E SACCHEGGI LA DOMENICA A Milano la rabbia del sabato non si spegne. E domenica piccoli gruppi si danno appuntamento in Duomo, la piazza di ritrovo delle periferie, e iniziano i saccheggi dei negozi aperti (in effetti sarebbe arrivata l’ora di chiudere i negozi la domenica!). Si ruba e si distrugge, così com’era accaduto il giorno prima nelle piazze insorgenti francesi. Oggi i pennivendoli della destra e sinistra si scagliano contro questi atti impolitici. Contro questi persone giovani di seconda generazioni che non manifestano nel giusto modo, che sono incapaci di articolare delle proposte politiche, che invece di manifestare rubano le scarpe, vestiti e borse. E hanno anche distrutto dei libri. > I ragazzi e le ragazze che sono scesi a Milano a saccheggiare i negozi del > centro sono lì per restare. In questi anni sono stati descritti come maranza o > baby gang, trattati da nemico pubblico numero uno, vivono nelle periferie più > marginalizzate, vanno nelle scuole peggiori del nostro sistema scolastico e i > loro genitori sono le fascie più povere della nostra società. Ci si accorge di > loro solo quando diventano un problema di ordine pubblico. A scuola li chiamano i BES, alunni e alunne con bisogni educativi speciali per questioni economico-sociali. Ma i loro problemi non sono questioni individuali. Sono la grande questione di cui nessuno in questo Paese parla: la povertà e il razzismo strutturale. Sono quei ragazzi e ragazze che nascono qui, frequentano le scuole, e vivono tutta la loro infanzia e adolescenza senza cittadinanza, e sono sempre sotto il ricatto di perderla (come chiariscono le ultime proposte della Lega). Gli arresti salgono a 32 e in fermi in totale sono stati 271. La macchina repressiva picchia dura, e non solo a Milano. Da ieri, da tante città del Nord ci arrivano video di giovani ragazzi razializzati fermati senza nessun motivo e presi di mira nelle occupazioni e mobilitazioni studentesche. La polizia divide tra buoni e cattivi e la linea di divisione passa per il colore della pelle, una vera e propria profilazione razziale. BLOCCHI DI AGRICOLTURA E TRASPORTI NEL SUD ITALIA Tutte le prime pagine dei giornali oggi sono dedicare alle vetrine rotte di Milano. Una vera disgrazia in effetti. Così come la merce rubata. Nel frattempo nelle strade del sud Italia, in Calabria, Puglia e oggi anche in Campania, ci sono picchetti e blocchi della circolazione da giorni. Camion e trattori sono per strada, in ogni rotonda e nelle autostrade si rallenta o si ferma la circolazione. Il caro carburante rende impossibile portare avanti le imprese agricole e degli autotrasporti. Sabato in molte città i trattori si sono uniti ai cortei studenteschi, genitori, figli e figlie nelle strade contro un governo che non si interessa del Sud. Se i blocchi continueranno inizieremo a vedere meno merci negli scaffali e dietro quelle famose vetrine. E intanto esplode la lotta dell’Ilva di Tarantoe di Genova. > Non solo le periferie del Nord ma anche le aree periferiche del Sud Italia > stanno scoppiando. Quei territori dimenticati dal capitalismo avanzato dei > servizi, i quartieri dormitorio della forza lavoro sottopagata del nord e le > aree di produzione a basso valore aggiunto come l’agricoltura. Aree rese > invisibili dai centri nevralgici del potere economico e politico, ma che > esistono, nonostante l’abbandono. È forse la prima volta che in Italia, nello stesso momento, rischiano di scoppiare le periferie del Nord e i territori del Sud. Al momento è una giustapposizione di tempi, di spazi e di gruppi sociali, legati dal tema del carovita, non esiste una relazione, tantomeno un’alleanza, e spesso gli interessi sono confliggenti. Ma la concomitanza rischia di mettere in serio pericolo il governo. Per la prima volta dopo quattro anni. OCCUPAZIONI DI SCUOLE Ieri, ha occupato la prima università l’Orientale di Napoli e sono riprese le occupazioni delle scuole, sono decine in tutta Italia, licei del centro, ma anche scuole di periferia, iniziano a essere occupati anche degli istituti tecnici e qualche professionale. Le scuole dei “margini”, proprio quei luoghi che etichettano i ragazzi e le ragazze come problemi e si accorgono di loro solo quando “danno fastidio”. Possono essere queste occupazioni luoghi di ricomposizione sociale? Di costruzione di nuove alleanze? Di ripoliticizzazione delle giovani generazioni? > Possono queste lotte giovanili incontrarsi con le rivendicazioni delle lotte > sul lavoro e del carovita? Con le lotte per la sanità e contro la dismissione > del welfare pubblico? Per la casa e contro la speculazione immobilirare? L’Italia è in subbuglio. E il governo si prepara a varare una finanziaria che investe la maggior parte dei (pochi) soldi in spese militari invece che in scuola, sanità, istruzione, energia e trasporti. I saccheggi delle giovani generazioni, gli e le studenti in occupazione, lavoratori e lavoratrici dei trasporti e dell’agricoltura nei blocchi autostradali, da tre punti di vista diversi, ci spiegano come il patto neoliberale si è rotto. E non c’è alcuna mediazione possibile, da un lato perchè il governo ha in mano ormai solo il potere della repressione, e dall’altro perchè i corpi intemedi sono del tutto inefficaci. E si prepara l’ennesimo decreto sicurezza. Nelle prossime settimane in Italia sono indetti due scioperi, entrambi in modi diversi potrebbero essere momenti per rilanciare la lotta e creare spazi di convergenza, se fossero capaci di mettere al centro le rivendicazioni delle giovani generazioni, e di lato le dinamiche identitarie e competitive che li contraddistinguono. L’Europa è in fiamme: dalla Francia all’Albania, dalla Spagna all’Italia: in queste proteste, moti, atti insorgenti e sommosse soggiace l’unica possibilità di difesa contro la fascistizzazione della società. Non è più il momento di guardare le vetrine. Immagine di copertina di Gianfranco Giovanni Candida via Milano in Movimento Questo articolo è gratuito ma produrlo richiede tempo e impegno. 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October 20, 2026
DINAMOpress
[Nota di classe] Scuole (dis)connesse e in lotta (1/4: trasmissione intera)
Nella prima parte della trasmissione la corrispondenza di un tecnico informatico descrive di come la connettività ad internet di molte scuole sia a rischio per la scadenza dei contratti stipulati con fondi Pnrr (operatori Fastweb e Telecom): lo spreco dei soldi utilizzati e i 27 mila plessi che rischiano distacchi senza preavviso. Qui il link a Banda Larga per monitorare la situazione. Aggiornamenti dalla Francia sulle mobilitazioni in corso: ieri altra grande giornata di cortei (2 a Parigi e in moltissime altre città), con i blocchi delle università che continuano e si estendono anche al Conservatorio e a licei di tutti i livelli. Per sabato 17 è previsto uno sciopero che coinvolgerà non solo il mondo della scuola e dell'Università. Questo movimento sta portando insieme istanze antirazziste, decoloniali, in supporto alla Palestina, sindacali e fa emergere l'approccio razzista della violenza e della repressione, che è senza confronti con il passato: oltre 6.900 arresti in meno di 3 settimane. Sta arrivando la rivoluzione? Una docente del liceo scientifico Levi-Civita di Roma, istituto occupato insieme all'adiacente tecnico Lattanzio, ci parla del percorso di lotta e  mobilitazione di studenti, famiglie, docenti e personale. Le rivendicazioni riguardano i tagli all'istruzione, gli spazi sottratti alla didattica (uno dalla Sovrintendenza dei beni culturali e l'altro, la "rampa", rivendicata dal municipio V che concede questo spazio al profitto dei privati, vedi la Nike) e temi di carattere globale (contro il decreto sul tetto al 30%: "Nessuno a scuola è stranier*"), l'opposizione alla riforma degli istituti tecnici, la militarizzazione dell'istruzione. Gli attacchi ripetuti di squadracce armate di bastoni contro gli/le studenti occupanti, che rispondono aprendo al quartiere con tre assemblee pubbliche: i problemi si uniscono dalla rivendicazione. La risposta della politica oscilla tra silenzio e malcelata ostilità.    
October 14, 2026
Radio Ondarossa
La protesta degli studenti cresce in tutta Italia: si moltiplicano occupazioni e cortei
Dalle occupazioni delle scuole alle tende davanti agli atenei, la mobilitazione studentesca si estende in Italia. In molte città d’Italia, tra cui spiccano Torino, Roma, Napoli e Genova, si moltiplicano assemblee, picchetti e interruzioni delle lezioni, mentre gli universitari tornano a denunciare affitti insostenibili e carenze nel diritto allo studio. Al centro delle contestazioni ci sono edifici degradati, carovita e politiche del governo, accusato dai manifestanti di privilegiare le spese militari rispetto all’istruzione e ai servizi pubblici. Sulla scia delle proteste francesi e spagnole, gli studenti preparano nuove iniziative: il prossimo appuntamento nazionale è lo sciopero del 16 ottobre. Quello che è stato definito dal Collettivo OSA uno “tsunami-occupazioni” vede Torino come uno dei fronti più estesi. Il 5 ottobre sono stati occupati il Regina Margherita e il Carlo Ignazio Giulio, seguiti il giorno successivo dal Sella Aalto Lagrange; al Gobetti è partita l’autogestione. In seguito si sono aggiunti l’Einstein e il Primo Liceo Artistico, insieme a scioperi, assemblee e blocchi in altri istituti. Questa mattina è stato occupato anche il Berti. L’assemblea studentesca del Gioberti ha diramato un comunicato in cui ha stigmatizzato il sistema Valditara, che vedrebbe la scuola come «luogo di disciplinamento per i futuri cittadini che devono imparare a subire in silenzio mentre approvano decreti razzisti e le scuole cascano a pezzi». Assemblee straordinarie sono state convocate al D’Azeglio e al Ferraris. Il 9 ottobre circa duecento studenti si erano riuniti davanti alla Città Metropolitana per chiedere interventi edilizi. Nel mirino dei collettivi ci sono anche le politiche scolastiche del governo, dal limite agli alunni stranieri al divieto del burqa. A Carignano, la Cub Sur ha denunciato la presenza dei carabinieri nei corridoi del Norberto Bobbio durante uno sciopero. A Roma, all’occupazione del Cavour del 6 ottobre si sono aggiunte, il giorno successivo, quelle del Lattanzio e del Tullio Levi Civita. Picchetti e assemblee si sono svolti anche all’Avogadro e al Newton. A Napoli, dopo il Tito Lucrezio Caro di Posillipo, lunedì 12 ottobre sono stati occupati l’Umberto, il Mercalli, il Sannazaro e il Genovesi. Al Mercalli la dirigente ha comunicato formalmente l’occupazione dell’istituto e l’impossibilità di garantire il regolare svolgimento delle attività didattiche e amministrative. La mattina di oggi, 13 ottobre, ha visto coinvolto nella mobilitazione anche il Mazzini, al Vomero, dove gli accessi sono rimasti chiusi e la dirigente ha richiesto l’intervento preventivo dei carabinieri. A Genova, dopo il Gobetti, anche il Calvino è stato occupato: seconda scuola cittadina in ventiquattro ore. Gli studenti contestano la gestione delle risorse pubbliche, con meno fondi a scuola, sanità e trasporti e più risorse al riarmo. Denunciano mancanza di riscaldamento, bagni inagibili, infiltrazioni e topi. Contestano il carovita, citando il carburante a 2,30 euro al litro e lo sconto statale di 30 centesimi giudicato insufficiente, oltre alle politiche di Valditara, al decreto bavaglio e all’ultimo decreto sull’immigrazione. Mobilitazioni anche a Bologna, dove un centinaio di ragazzi ha sfilato nel quartiere universitario. Sul fronte universitario tornano, dopo tre anni, le tende davanti a una decina di atenei e in piazza Montecitorio, sulla scia di Francia e Spagna. L’iniziativa, lanciata dall’Unione degli universitari con il titolo “Cara Italia, quanto ci costi?”, è stata inquadrata dai promotori come «una protesta diffusa per denunciare il carovita universitario, il fallimento delle politiche abitative e la trasformazione del diritto allo studio in un affare per i privati». Le richieste dell’Udu comprendono 1,7 miliardi per le borse di studio, quattro miliardi per un piano pluriennale di alloggi interamente pubblici, due miliardi per eliminare progressivamente le tasse universitarie e 1,5 miliardi per trasporti pubblici gratuiti, mense a prezzi calmierati e un servizio pubblico di supporto psicologico negli atenei. Dopo lo sciopero studentesco del 16 ottobre, i collettivi guardano alla mobilitazione generale del 30 ottobre, con l’obiettivo di portare nelle piazze una protesta comune con i lavoratori. The post La protesta degli studenti cresce in tutta Italia: si moltiplicano occupazioni e cortei appeared first on L'Indipendente.
October 13, 2026
L'INDIPENDENTE
[Normale Follia] Dalla Francia alla Spagna
Dalla Francia alla Spagna e alle occupazioni che si stanno attivando anche in Italia per imporre la voglia di riprendersi  futuro, desideri, autodeterminazione. Contro ogni forma di violenza sistemica, discriminazione e razzismo. Per dare spazio al pensiero critico indispensabile per la crescita. Sempre con Blos nelle prime fasi di crescita (orale, anale, edipica).
October 12, 2026
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